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Ok, al Def. Con alcune raccomandazioni

Uno dei provvedimenti più importanti che abbiamo approvato questa settimana è il Documento di Economia e Finanza 2015. Il Def costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che traccia, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni, sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche, e gli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, adottati dall’Italia per il rispetto del Patto di stabilità e Crescita europeo.

Il Def espone per il periodo 2015-2019 le modalità e la tempistica attraverso le quali l’Italia intende proseguire nel risanamento dei conti pubblici, perseguire gli obiettivi di crescita e attuare le politiche programmate nel documento, anche sulla base degli indirizzi formulati dall’Unione europea. Anche in Commissione Agricoltura abbiamo espresso un parere e io ho fatto da relatore. Quello che abbiamo chiesto è di continuare a sostenere le imprese agricole condotte dai giovani, ma anche assicurare la corretta informazione al consumatore, attraverso chiare informazioni in etichetta. Servono, inoltre, politiche di sostegno alle imprese agroalimentari e una salvaguardia della biodiversità delle specie e razze di interesse zootecnico anche a rischio di estinzione. Sostenibilità ambientale, investimenti nell’innovazione e nella ricerca, sviluppo della banda larga nei territori agricoli, riduzione dell’impermeabilizzazione del suolo agricolo, difesa fitosanitaria delle nostre produzioni sono gli altri passaggi.

Infine, abbiamo espresso un’osservazione, ovvero di valutare la possibilità di ampliare il sistema di esenzioni dall’Imu agricola, in particolare ai terreni siti nelle aree svantaggiate, tenendo conto delle condizioni geografiche e socioeconomiche dei territori al fine di garantire una maggiore equità nell’applicazione del tributo, dando priorità ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola.

 

Divorzio (breve) all’italiana

Alla Camera abbiamo approvato in via definitiva, quasi all’unanimità (solo 28 voti contrari) il provvedimento sul cosiddetto “divorzio breve”, che interviene sulla disciplina dello scioglimento del matrimonio con la finalità di ridurre i tempi necessari a ottenere il divorzio.

Una legge frutto di una mediazione non sempre semplice tra le forze politiche che recepisce le osservazioni di magistrati, esperti e associazioni, con la finalità di rendere più snelle le procedure legali e ridurre i contenziosi. Ecco, dunque, le novità: viene ridotto da tre anni a un anno di durata minima il periodo di separazione ininterrotta dei coniugi per la legittimazione alla domanda di divorzio. Il termine decorrerà dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Ai fini della riduzione del termine non si tiene conto della presenza o meno di figli minori. È, inoltre, ulteriormente ridotto nelle separazioni consensuali a sei mesi la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che permette la proposizione della domanda di divorzio e viene riferito il termine più breve anche alle separazioni che, inizialmente contenziose, si trasformano in consensuali.

Inoltre, la comunione dei beni viene meno già nel momento in cui il giudice autorizza la coppia a vivere separata. La nuova disciplina si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento.

 

Tra accordi ed emendamenti

Anche questa settimana abbiamo proceduto con l’approvazione di disegni di legge di ratifica, come quello sul Trattato tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese, in materia di reciproca assistenza giudiziaria penale, o l’Accordo di collaborazione strategica tra l’Italia e il Governo del Montenegro. Abbiamo inoltre approvato ratifica ed esecuzione degli Emendamenti alla Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari del 3 marzo 1980, adottati a Vienna l’8 luglio 2005, e le norme di adeguamento dell’ordinamento interno. Come potete leggere fermi da quasi 10 anni.

 

Ca’ Granda, quelle operazioni da chiarire

Nei giorni scorsi ho presentato due interrogazioni, una delle quali riguarda la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La vicenda è lunga e complessa, ma in sintesi riguarda le operazioni di smembramento delle proprietà di un ingentissimo patrimonio immobiliare disponibile, sia urbano che rurale, accumulato in secoli di storia.

Dal mio punto di vista, queste complesse operazioni di carattere finanziario immobiliare e societario immobiliare non sembrano rispettare quanto previsto nell’accordo di programma sottoscritto nel 2000 fra Ministero della Salute, Regione Lombardia, Comune di Milano, Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento e Ospedale Maggiore di Milano (ora, appunto, Fondazione Irccs), rivisto nel 2004, finalizzato a definire le condizioni necessarie per la realizzazione di una grande ristrutturazione del complesso ospedaliero che fa capo alla Fondazione, stabilendo, in particolare, la soluzione di un mutuo per il finanziamento della ristrutturazione ospedaliera.

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze chiedo, dunque, se, nell’esercizio del potere di vigilanza spettante al suo Dicastero, queste operazioni rientrino nel rispetto della legge e nella garanzia del patrimonio dell’ente vista la complessità e la gravità delle operazioni stesse e ai valori economici in gioco. Inoltre, se è stata effettuata una verifica e vigilanza di tutte le principali vicende che hanno riguardato la Fondazione Irccs, a far tempo dalla sua nascita nel 2005 e principalmente i rapporti con la Fondazione Fiera di Milano; le vicende inerenti il patrimonio immobiliare disponibile urbano e rurale; i rapporti con Fondazione Cariplo/Banca Intesa San Paolo; le consulenze e la pareristica acquisita in relazione alle operazioni; le società e gli enti che fanno riferimento, anche non maggioritariamente, alla Fondazione; le risorse a bilancio per investimenti utilizzate per coprire sbilanci di parte corrente anche in relazione a possibili violazioni di legge e di atti/accordi amministrativi e alla sussistenza di possibili lesioni del preminente interesse pubblico generale.

 

Compensazioni illegittime

La seconda interrogazione che ho presentato è molto “tecnica” e per addetti ai lavori. Riguarda il fatto che in questi anni il Ministero delle Politiche agricole e forestali, attraverso Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura), ha trattenuto i contributi della Politica agricola comunitaria (Pac) alle aziende agricole che avevano ancora contenziosi in atto con lo Stato italiano per il pagamento delle multe per il superamento delle quote latte. Soldi andati a copertura delle multe che le aziende dovrebbero pagare allo Stato.

Ma il Tar del Piemonte, ancora nel 2012, ha sentenziato che ritiene illegittime le comunicazioni Agea che prevedono la compensazione e il presupposto provvedimento d’intesa tra il Ministero delle Politiche agricole e le Regioni, laddove dispone il recupero del prelievo supplementare nel settore lattiero-caseario mediante compensazione con gli aiuti comunitari.

Dunque, chiedo in quale capitolo del bilancio dello Stato sono allocati questi soldi, quale Ministero ne è competente e di quale somma ammontano le trattenute dei contributi Pac. Ma anche se questo Ministero ritenga corretto continuare a trattenere contributi comunitari dichiarati impignorabili.

 

Paolo Cova

 

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Una Giornata per le vittime dell’immigrazione

Proprio in queste ore si è consumata l’ennesima, immane tragedia dell’immigrazione. Siamo colpiti nel profondo dalla morte delle 700 vite umane che ancora una volta cercavano un futuro migliore e invece hanno trovato in modo atroce, la fine di ogni speranza.

Chi usa il tema dell’immigrazione per raccogliere voti sfrutta la vita umana per fini personali. Di fronte alla vita delle persone non ci devono essere tentennamenti perché la vita viene prima di tutto.

Solo qualche giorno fa alla Camera abbiamo votato l’istituzione di una Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, la cui data ricordasse la strage di Lampedusa, quando, anche in quel caso, un barcone stracarico di migranti affondò nel mare di fronte alla Sicilia. Era il 3 ottobre del 2013 e, d’ora in poi, quel giorno diventerà l’occasione simbolo per non dimenticare cosa accade, ormai quasi quotidianamente, a questi nostri fratelli meno fortunati.

In tale data saranno organizzati cerimonie, iniziative, incontri ed eventi con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i cittadini, alla solidarietà civile nei confronti dei migranti, al rispetto della dignità umana e del valore della vita, all’integrazione e all’accoglienza. E i primi a essere coinvolti in questa grande opera di solidarietà saranno i più giovani: nelle scuole saranno, infatti, promosse iniziative, anche in coordinamento con le associazioni e gli organismi operanti nel settore, al fine di sensibilizzare e formare i ragazzi sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza.

 

Ius soli per sport

Sul tema dell’integrazione, appunto, cominciamo a fare dei concreti passi avanti. Con una larghissima maggioranza, 422 favorevoli, 12 contrari e 6 astenuti, alla Camera abbiamo, infatti, approvato la proposta di legge di iniziativa parlamentare sulle disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva. Ora il provvedimento va al Senato.

In pratica, si tratta di una sorta di ius soli sportivo, in quanto i ragazzi non italiani, residenti nel nostro Paese, potranno ora tesserarsi nelle società appartenenti alle federazioni nazionali, alle associazioni e agli enti di promozione sportiva secondo le stesse procedure dei loro omologhi italiani.

Il testo è frutto di una intesa parlamentare che coinvolge sia maggioranza che opposizione e da cui è rimasta fuori solo la Lega Nord, e ridisegna la disciplina sull’adesione alle società sportive da parte di ragazze e ragazzi stranieri, demandata fino ad oggi agli statuti e ai regolamenti delle singole federazioni, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, secondo un regime totalmente disomogeneo e differente. Questa normativa è, invece, inclusiva e omogenea, ispirata nei fatti al cosiddetto ius soli sportivo, il principio secondo cui, ai fini sportivi, gli atleti stranieri nati sul suolo nazionale sono titolari degli stessi diritti degli italiani.

È previsto, infatti, che i minori non italiani residenti in Italia almeno dall’età di dieci anni, potranno aderire a società sportive appartenenti a federazioni nazionali, discipline associate e associazioni di promozione sportiva con le stesse modalità previste per gli italiani. Inoltre, il provvedimento assicura la validità del tesseramento sino all’eventuale acquisizione della cittadinanza, ma la legge che individua i requisiti per l’acquisizione della stessa cittadinanza non viene modificata.

  

Alla Camera tra natalità ed Expo

In settimana abbiamo approvato una serie di importanti mozioni sulle tematiche più disparate. Alcune riguardavano la promozione, l’adozione e l’incentivazione di misure a sostegno della natalità. I documenti chiedono e impegnano il Governo a sostenere sempre più la famiglia con interventi di tipo economico, ma anche dal punto di vista dei servizi, come gli asili nido, per permettere e agevolare la formazione di giovani nuclei famigliari.

Guarda al mondo del lavoro, il secondo tema: alcune mozioni che abbiamo votato fanno, infatti, riferimento alle iniziative in merito alla situazione occupazionale e produttiva del comparto aereo-aeroportuale. Diverse sono le crisi aziendali aperte per le quali abbiamo chiesto al Governo di intervenire. Ma serve anche una revisione del settore, a partire da un’indagine conoscitiva che permetta di capire come affrontare al meglio questa profonda crisi.

Infine, una serie di mozioni, la più completa delle quali è stata senz’altro quella presentata dal Pd, sulla cosiddetta Carta di Milano che diventa una sorta di documento ufficiale per Expo 2015. Gli impegni presi con gli atti di indirizzo votati sono di far diventare il diritto al cibo fondamentale per tutti, di affrontare in modo radicale la questione del contenimento e quindi della riduzione del consumo di suolo, di incrementare le risorse per la ricerca scientifica applicata in agricoltura, di promuovere l’agricoltura e gli orti urbani, di prevedere azioni educative nella scuola che vadano sempre in questo senso, ma anche di immaginare delle misure premiali per le aziende biologiche nell’affidamento dei servizi di ristorazione nelle mense scolastiche. Sempre nell’ottica della cultura del cibo sano e di qualità, per chi non ce l’ha e per chi ne ha troppo.

 

L’Italia ratifica accordi

Come accade periodicamente, anche questa settimana abbiamo approvato una serie di ratifiche di accordi internazionali che l’Italia fa con il resto del mondo sui temi più disparati. La prima riguarda l’esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Kazakhstan sulla cooperazione militare. Altre due regolano i rapporti tra l’Italia e il Montenegro: un accordo è aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, finalizzato ad agevolarne l’applicazione, e l’altro è aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, sempre inteso a facilitarne l’applicazione.

Segnalo che sono state approvate anche nuove norme sul regime fiscale speciale in relazione ai rapporti con il territorio di Taiwan.

 

L’export cresce, il prezzo del latte no

La settimana appena passata sono intervenuto ancora una volta sul tema del prezzo del latte. L’occasione mi è stata data dalla pubblicazione di dati Istat, rielaborati dall’Ismea (l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), sul tema dell’export caseario nazionale, che ha registrato un valore record di 2,2 miliardi di euro e un quantitativo di oltre 331mila tonnellate, rispetto al 2013, segnando una progressione del 3,3% in quantità e del 4,8% in valore, nonostante l’embargo russo.

Sicuramente u n ottimo segnale per il comparto del lat te, ma le ricadute e i benefici vi assicuro che non arrivano in stalla e soprattutto non si fanno sentire sul prezzo che pagano i consumatori. Eppure è questa la strada che devono percorrere le nostre aziende di trasformazione per aumentare i propri profitti e per combattere realmente l’Italian souding, non certo ridurre le produzioni o pensare a quote di produzioni ​per garantire il prezzo del latte. Invece, ancora una volta, ho dovuto riconoscere, assieme a tutto il comparto, che della crescita dell’export non hanno beneficiato gli allevatori che hanno visto piuttosto diminuire il prezzo del latte pagato alla stalla.

 

Legge elettorale, comincia il percorso

In Commissione Affari costituzionali della Camera è iniziato il percorso sulla nuova legge elettorale. Come sapete, si tratta di un passaggio importante per le riforme di questo Paese, ma anche molto delicato, e non solo da un punto di vista politico o partitico. Per cominciare a capirne di più, mi sembra opportuno segnalarvi questo articolo dell’on. Michele Nicoletti.

 

Se vuoi leggerlo clicca http://www.michelenicoletti.eu/2015/04/13/in-difesa-dellitalicum-pubblicato-sulla-rivista-il-margine

On. Cova: “Export lattiero-caseario in forte crescita, ma il prezzo del latte alla stalla continua a scendere”

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On. Cova: “Export lattiero-caseario in forte crescita, ma il prezzo del latte alla stalla continua a scendere”

 

​I dati Istat elaborati da Ismea (l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e resi noti oggi, mercoledì 15 aprile 2015, attestano che l’export caseario nazionale, con valore record di 2,2 miliardi di euro e un quantitativo di oltre 331mila tonnellate, rispetto al 2013, segna una progressione del 3,3% in quantità e del 4,8% in valore.

“​Un ottimo segnale per il comparto del latte! Ma le ricadute e i benefici non arrivano in stalla e soprattutto non si fanno sentire sul prezzo del latte”, lamenta ancora una volta l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd.

 

“I numeri che Ismea ci ha dato oggi indicano che i prodotti lattiero-caseari hanno avuto un grande apprezzamento all’estero e sono stati esportati con un 4,8% di volume in crescita sul 201​3​, nonostante l’embargo russo, e con un fatturato di 2,2 miliardi di euro in più”, spiega Cova.

“Questa è la strada che devono percorrere le nostre aziende di trasformazione per aumentare i propri profitti e per combattere realmente l’Italian souding e non certo ridurre le produzioni o pensare a quote di produzioni ​per garantire il prezzo del latte ​ – prosegue il parlamentare Pd –.Tuttavia, un elemento emerge chiaro anche da queste novità: della crescita dell’export non hanno beneficiato gli allevatori che hanno visto piuttosto diminuire il prezzo del latte pagato alla stalla”.

 

Roma, 15 aprile 2015

 

 

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Il Terzo settore ha la sua riforma

Alla Camera abbiamo approvato il disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore, con 297 favorevoli, 121 contrari e 50 astenuti. Il testo ora passa all’esame del Senato. Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati con finalità civiche e solidaristiche che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale attuando il principio di sussidiarietà. E quello che questo testo si propone è il sostegno della libera iniziativa dei cittadini che si associano per perseguire il bene comune, ma anche favorire la partecipazione attiva delle persone, singolarmente o in forma associata e valorizzare il potenziale di crescita dell’economia sociale. Infine, armonizzare gli incentivi e uniformare la disciplina in una materia caratterizzata fin qui da un quadro normativo non omogeneo.

Il disegno di legge istituisce il Codice del Terzo settore per la raccolta e il coordinamento delle norme al fine di individuare le attività solidaristiche, definire le modalità organizzative e amministrative degli enti, prevedere il divieto di distribuzione degli utili, disciplinare gli obblighi di controllo interno, rendicontazione e trasparenza e mettere a punto un registro unico del Terzo settore. Il disegno di legge contiene, inoltre, la definizione dell’impresa sociale come impresa privata con finalità di interesse generale con l’obiettivo primario di realizzare impatti sociali positivi, istituisce il servizio civile nazionale e pone le basi per misure di sostegno economico in favore di questi enti.

 

Anche in Italia la tortura è reato

Un altro provvedimento importante è passato alla nostra approvazione (244 voti favorevoli, 14 contrari), ovvero l’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano, dove non esisteva ed è atteso da 27 anni. Anche in questo caso, ora il testo torna al Senato per il voto finale. Il nuovo reato, introdotto nel codice penale, punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenza o minaccia o violando i propri obblighi di protezione, cura o assistenza, intenzionalmente cagiona a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere dichiarazioni o informazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose. La sofferenza inflitta si deve ritenere superiore rispetto a quella che deriva dalla semplice detenzione o altre legittime misure limitative dei diritti. Specifiche aggravanti, peraltro, scattano in caso di lesioni o morte. E se a torturare è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, la pena è aggravata da 5 a 12 anni. Inoltre, i termini di prescrizione raddoppiano per cui il reato di tortura, se prima non interviene il processo, si estinguerà in 20 anni.

La legge fa divieto assoluto di espulsione o respingimento verso Paesi che praticano la tortura o dove la violazione dei diritti umani sia grave e sistematica. Qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non è utilizzabile in un processo. Infine, i cittadini stranieri indagati o condannati per tortura non possono godere di alcuna immunità diplomatica.

 

La nostra (ri)soluzione per il latte

La scorsa settimana, in Commissione Agricoltura, abbiamo anche approvato una risoluzione sulle iniziative per il sostegno del settore del latte. Un lungo documento e molti impegni per il Governo con uno scopo: assicurare la effettiva applicazione dell’articolo sui contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari, prevedendo, tra l’altro, un significativo inasprimento delle sanzioni pecuniarie nei confronti di chi pone in essere condotte tese a sfruttare abusivamente la maggior forza commerciale di cui dispone. Abbiamo anche chiesto di valutare l’opportunità di garantire una durata dei contratti minima di dodici mesi. L’obiettivo è di trovare strumenti per evitare che il prezzo medio alla stalla sia palesemente inferiore al costo medio di produzione, calcolato sulla base degli indicatori di mercato, del volume consegnato, della qualità e della composizione del latte crudo. Inoltre un prezzo che deve tenere conto del “valore aggiunto” del latte trasformato dato dal costo pagato dal consumatore.

Nel documento si chiede anche di riordinare le relazioni commerciali nel settore agroalimentare a partire dal comparto lattiero-caseario, convocare il tavolo della filiera del settore latte, assumere iniziative di semplificazione delle procedure burocratiche a carico delle aziende agroalimentari, introdurre modifiche o integrazioni in materia di rintracciabilità e scadenza del latte fresco, adottare criteri che rendano più trasparenti le etichette, rafforzare l’azione di controllo sanitario sul latte importato.

Paolo Cova

 

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Riforma, la Camera approva

La notizia di questa settimana è la riforma della Costituzione che alla Camera abbiamo approvato in seconda lettura (357 voti favorevoli e 125 contrari). Alcuni degli aspetti fondamentali sono il superamento del bicameralismo paritario, la riforma del Titolo V su Regioni ed enti locali, l’approvazione delle leggi in tempi certi.

Cercherò di sintetizzare quello che è stato approvato. Per quanto riguarda il Senato, d’ora in poi sarà composto da 100 membri, senza indennità, di cui 95 saranno rappresentativi delle istituzioni territoriali, scelti fra i consiglieri regionali e delle Province di Trento e Bolzano, e 5 di nomina presidenziale; inoltre, ogni Regione elegge un senatore tra i sindaci del suo territorio e avrà almeno due senatori.

Secondo aspetto: la funzione legislativa, salvo alcune materie, diventa prerogativa della sola Camera dei Deputati, inoltre sulla legge di bilancio l’ultima parola spetterà alla Camera, mentre il Senato parteciperà alla formazione degli atti dell’Unione europea.

Altro aspetto importante: vengono introdotti referendum propositivi e d’indirizzo il cui quorum per la validità della consultazione, viene fissato al 50% più uno degli elettori. Ma a 800mila firme raccolte per indirlo, il quorum scende al 50% più uno dei votanti delle ultime elezioni politiche. Servono, invece, 150mila firme per presentare una legge di iniziativa popolare che il Parlamento dovrà esaminare in tempi certi. Come è già noto il processo è già iniziato, vengono abolite le Province che scompaiono dalla Costituzione. Viene, inoltre, previsto, il commissariamento di Regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario.

Sul fronte dei costi della politica, viene soppresso il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, si stabilisce un tetto agli stipendi di presidente e consiglieri regionali che non dovranno mai superare quello del sindaco della città capoluogo e vengono aboliti rimborsi e trasferimenti monetari pubblici ai gruppi politici.

 

Nuove banche, diversi investimenti

Negli stessi giorni abbiamo dato l’ok a un altro provvedimento importante: la conversione in legge del decreto che prevede misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti, più noto come Investment compact. Un documento che prevede una profonda riforma delle banche popolari e affronta due questioni cruciali nell’attuale fase economica, il rilancio degli investimenti e l’accesso al credito. In particolare, al fine di rafforzare il settore bancario e adeguarlo al nuovo scenario europeo derivante dall’unione bancaria, viene innovata radicalmente la disciplina delle banche popolari, che ora sono distinte in due categorie, a seconda della dimensione dell’attivo.

Per il rilancio degli investimenti si introduce la definizione di piccole e medie imprese innovative, che potranno accedere ad alcune delle misure agevolative attualmente riservate alle start-up innovative, tra le quali quelle in materia di raccolta di capitale di rischio, consentendo che essa avvenga mediante portali on line, il cosiddetto crowdfunding.

Inoltre, al fine di consentire alle imprese italiane di beneficiare di tutti gli strumenti finanziari di cui beneficiano i loro competitor europei, sono previste agevolazioni fiscali per gli investitori istituzionali esteri che effettuano finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese. Per velocizzare i finanziamenti, si prevede la possibilità di utilizzare la provvista autonoma delle banche nell’erogazione dei finanziamenti alle piccole e medie imprese, per investimenti in macchinari, impianti e beni strumentali nuovi a uso produttivo.

 

L’azzardo non è un gioco

Non è secondaria, in termini di importanza, neanche la mozione del Pd che abbiamo approvato alla Camera per combattere la ludopatia. Tra le richieste contenute nel documento, quella di dare rapida attuazione ai decreti sui giochi e di tutelare i minori.

La mozione chiede al Governo di predisporre canali ufficiali di informazione e una divulgazione periodica, con cadenza annuale, dei dati statistici relativi al gioco d’azzardo, con particolare attenzione ai dati relativi ai giocatori, alle somme giocate e ai territori più coinvolti. E soprattutto viene previsto l’impegno ad assumere iniziative per attribuire ai Comuni le opportune competenze in materia di pianificazione dell’ubicazione di sale gioco e punti di vendita in cui si esercita l’offerta di scommesse, come pure in materia di installazione di apparecchi idonei per il gioco lecito. Anche sul fronte della pubblicità di questi “passatempi” si chiedono nuove e vincolanti disposizioni, vietando messaggi pervasivi oppure ingannevoli o illusori circa le probabilità di vincita, e prevedendo piuttosto campagne d’informazione.

E poiché la ludopatia è ormai fin troppo diffusa, la mozione prevede di garantire, attraverso il Ministero della Salute, adeguate risorse destinate alla cura e alla riabilitazione delle patologie connesse alla dipendenza da gioco d’azzardo.

 

Latte: prezzo su base regionale

Nell’ultima seduta della Commissione Agricoltura abbiamo ascoltato in audizione le organizzazioni sindacali agricole sul prezzo del latte. Ancora una volta mi tocca ribadire i concetti della differenza tra costo pagato al produttore e cifra esposta sugli scaffali, anche per quanto riguarda i prodotti lavorati. In particolare, ritengo che sia un’ottima soluzione indicare la provenienza chiara del latte che viene adoperato, ma il consumatore deve conoscere se si tratta di latte fresco oppure cagliate o, addirittura, cagliate congelate o semilavorati. Il mio messaggio è chiaro: valorizziamo il consumo di latte, ma offrendo indicazioni esplicite in etichetta. E a dare ragione alle mie posizioni e dei produttori è arrivata anche la relazione dell’Autorità garante della concorrenza la quale indica in modo netto come a una diminuzione del prezzo ai produttori non è corrisposta una diminuzione proporzionale ai consumatori. Anzi, si è registrato persino un aumento. La mia proposta è di indicizzare il prezzo del latte, come indica il Garante, su base regionale, mettendo nel calcolo il costo delle materie prime e anche il prezzo pagato dai consumatori.

 

Rifinanziamo le emergenze nazionali

Ho sottoscritto una risoluzione, che verrà portata in Commissione Ambiente e Territorio, che chiede un’adeguata dotazione di risorse per il Fen, il Fondo per le emergenze nazionali, ove confluiscono tutte le risorse destinate al finanziamento degli interventi conseguenti agli eventi calamitosi, soprattutto per quanto riguarda la seconda fase. Il Fen è stato finanziato per la prima volta con la legge di stabilità 2014 per 70 milioni di euro ai quali facevano riferimento in termini di copertura dichiarazioni di emergenza dell’anno 2013. Ma il fondo è risultato assolutamente insufficiente anche per garantire il ristoro delle somme spese per la prima fase e allo stato attuale ciò comporta che gli stanziamenti successivi abbiano tempi di erogazione incompatibili con la tempistica dell’emergenza, questo anche per l’esiguità delle somme messe a disposizione.

La risoluzione impegna, perciò, il Governo a prevedere un adeguato rifinanziamento del Fondo per le emergenze nazionali e a garantire con strumenti appropriati la copertura degli interventi della seconda fase, visto anche il susseguirsi di nuove dichiarazioni di emergenza che sta facendo lievitare il fabbisogno finanziario producendo, nel contempo, tra la popolazione e le istituzioni, un sentimento di abbandono, oltre che gravi ripercussioni in termini di credibilità e aspettative deluse rispetto al ripristino delle attività colpite dagli eventi calamitosi.

Paolo Cova

 

 

Settore latte bovino e audizione del Ministro Martina

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Martedì 10 marzo 2015 in commissione Agricoltura c’è stata l’audizione del Ministro Martina sulle prospettive del settore latte a partire dalla fine delle “Quote Latte” che avverrà ad aprile 2015.

E’ stato ribadito che è stato raggiunto l’accordo europeo per la rateizzazione senza pagamento degli interessi in caso di splafonamento per la campagna lattiero-casearia 2014-2015. Sottolineata la necessità di sviluppare l’interprofessione per dare maggiore forza al comparto. Declinati alcuni punti di intervento per i 108 milioni di euro messi in legge di Stabilità per il settore latte, miglioramento qualità latte-riduzione e tracciabilità farmaci-incremento consumi prodotti lattiero caseari.

Bene il percorso per avere una chiara indicazione del luogo di provenienza del latte, così che i consumatori possano scegliere avendo chiaro se consumano prodotti italiani o no.

Alcune mie considerazioni:

  •  Serve l’identificazione chiara del luogo di produzione del latte, ma anche aggiungere quale tipo di prodotto iniziale è stato usato per la trasformazione. Deve essere indicato se stiamo parlando di latte fresco, cagliate, cagliate congelate o semilavorati. Questa è una indicazione chiara per i consumatori.
  • il Tavolo dell’Interprofessione, nell’ambito di quanto disposto dalla Proposta OCM unica all’art. 104 e dell’articolo 4 lettera c) del DM 199/2012, definisca i parametri per stabilire dei limiti minimi e massimi del prezzo del latte bovino alla stalla su base regionale, combinando vari fattori che possono comprendere indicatori di mercato che riflettono cambiamenti nelle condizioni di mercato, il volume consegnato e la qualità o la composizione del latte crudo consegnato, i costi delle materie prime e il costo finale di vendita del latte e dei prodotti trasformati ai consumatori. Studio già effettuato da ISMEA negli anni scorsi.

In proposito all’indicizzazione del prezzo del latte bovino mi sembra interessante riprendere la Relazione svolta dal Garante della Concorrenze e del Mercato. Se la vuoi leggere clicca su Audizione Presidente sul settore del latte 4 marzo 2015.

In particolare indica come ci sia stata una diminuzione del valore del latte fresco al produttore di circa il 28% rispetto al 2013 mentre il consumatore ha avuto un leggero aumento. Cosa che avviene anche sui formaggi, pagati di meno ai produttori( circa 12%-16%) e con alcune lievi diminuzioni al consumatore (2,7% e un +0,8%)

L’Autorità Garante della Concorrenza indica chiaramente come i consumatori non ottengano benefici economici da questa riduzione dei prezzi ai produttori.

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A Taranto si riparte dall’Ilva

Questa settimana abbiamo approvato l’importante decreto-legge sull’Ilva di Taranto che costituisce un passaggio ulteriore, dopo quelli degli ultimi tre anni, per mettere in sicurezza l’attività produttiva e l’occupazione negli stabilimenti, oltre che per convogliare consistenti risorse sul più grande polo siderurgico europeo. Il provvedimento fissa, infatti, le linee guida per il futuro dell’Ilva e per il risanamento ambientale dell’area. Il Commissario è ora autorizzato a contrarre finanziamenti per un ammontare complessivo fino a 400 milioni di euro, assistiti dalla garanzia dello Stato.

Per la tutela dell’indotto sono previste diverse misure in favore delle piccole e medie imprese, tra cui quelle dell’autotrasporto. L’obiettivo del Governo con questo atto non era solo di risolvere i problemi creati dalla gestione passata dello stabilimento, ma anche di creare le condizioni che permettano la ripresa economica di Taranto, il suo rilancio turistico, nel rispetto del benessere e della salute dei suoi cittadini. Per questo motivo è importante anche il passaggio sui rifiuti: la loro gestione dovrà essere orientata al rispetto dei principi della direttiva quadro europea e, in particolare, secondo l’ordine di priorità della prevenzione, del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero.

Non solo: segnalo che nel decreto è previsto anche che, al fine di assicurare adeguati livelli di salute pubblica e una più efficace lotta ai tumori, riferita in particolare alle malattie infantili, la Regione Puglia è autorizzata ad effettuare interventi per il potenziamento della prevenzione e della cura nel settore della onco-ematologia pediatrica nella provincia di Taranto, nei limiti di spesa di 500mila euro per l’anno 2015 e di 4,5 milioni per l’anno 2016.

Quegli accordi che ci fanno vivere in pace

Periodicamente arrivano anche le ratifiche di accordi che ci consentono di avere ottimi rapporti con gli altri Stati e, dunque, far funzionare al meglio le relazioni internazionali nel nome della pace e del rispetto reciproco. L’ultima tornata di approvazioni ha riguardato la ratifica dell’Accordo tra la Repubblica italiana e le Isole Cayman sullo scambio di informazioni in materia fiscale; l’Accordo tra l’Italia e la Turchia sulla previdenza sociale; quello commerciale tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Colombia e la Repubblica di Perù, dall’altra, fatto a Bruxelles il 26 giugno 2012. Abbiamo, inoltre, ratificato il Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra l’Italia e la Repubblica del Kazakhstan; l’Accordo tra il nostro Governo e quello della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali; l’Accordo di sicurezza sociale tra Italia e Canada e quello sulla previdenza sociale con lo Stato di Israele.

Inoltre, segnalo l’ok dato dalla Camera all’esecuzione degli Emendamenti alla Convenzione sulla protezione fisica dei materiali nucleari del 3 marzo 1980, adottati a Vienna l’8 luglio 2005, e le norme di adeguamento dell’ordinamento interno.

Sul latte una disparità ingiustificata

In Commissione Agricoltura, questa settimana, abbiamo ascoltato, in audizione, sul tema del prezzo del latte, i rappresentanti di Federalimentare, Federdistribuzione, Associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc-Coop) e Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd-Conad), ovvero i trasformatori e la grande distribuzione. E mi è capitato di intervenire molto duramente sulle parole di queste organizzazioni in quanto, non è stato possibile avere una risposta da parte loro perché il latte per i consumatori costa tre volte il prezzo pagato al produttore.

Come ho già avuto modo di dire, il prezzo del latte alla stalla è diverso a seconda del trasformatore che lo compra, ma il margine di differenza è sempre minimo. Per fare un esempio, nel 2014 gli allevatori hanno preso una media abbastanza alta, ma non superava mai i 41,5 centesimi al litro. Eppure, al dettaglio, quindi al consumatore, viene venduto anche a 1,60 euro. Nessuno dei presenti è stato in grado di darmi una spiegazione, ma la sensazione che paghi sempre il consumatore e nel frattempo l’allevatore riesca appena a coprire le spese, rimane.

Inoltre, poiché le sigle degli industriali chiedono sempre di incentivare i consumi di prodotti lattiero-caseari, ho manifestato il mio disappunto rispetto al fatto che i trasformatori hanno disincentivato l’uso e il consumo del latte crudo prodotto e venduto nelle aziende, quello che compriamo al distributore dentro l’azienda agricola o installato nelle piazze dei paesi. Infatti negli ultimi anni i produttori hanno registrato un forte calo delle vendite attraverso questo canale. Il sospetto che gli industriali ostacolino, perché esce dal loro giro di distribuzione, è forte e palese. Ho quindi ribadito che sostenere il consumo dei prodotti lattiero-caseari significa farlo a tutti i livelli della filiera.

Incontro in Martesana

Il mio giro per incontrare elettori, simpatizzanti e cittadini e parlare dell’attività svolta fino a oggi, continua. Dopo la Cooperativa Ortica per la città di Milano, sarò venerdì 13 marzo, alle 20.45, al Circolo Pd di via Leonardo da Vinci 1/A, a Gorgonzola, per la Zona Est, Adda-Martesana.

L’obiettivo è quello di fare un piccolo bilancio politico del secondo anno di legislatura, di raccontare il mio operato, fare un’analisi dei passi compiuti e gettare uno sguardo sui cambiamenti istituzionali in atto e sulla nuova situazione politica.

Paolo Cova

“L’industria ci spieghi perché il latte costa al consumatore tre volte il prezzo pagato all’allevatore”

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“Non si capisce perché trasformatori e grande distribuzione non riescano a dare una spiegazione del motivo per cui il latte per i consumatori costa tre volte il prezzo pagato al produttore”, è stato duro nel suo intervento l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, durante le audizioni della XIII Commissione Agricoltura della Camera con i rappresentanti di Federalimentare, Federdistribuzione, Associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc-Coop) e Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd-Conad).

“Il prezzo del latte alla stalla è diverso a seconda del trasformatore che lo compra, ma il margine di differenza è sempre minimo – spiega Cova –. E anche quando nel 2014 gli allevatori hanno preso una media abbastanza alta, non superava mai i 41,5 centesimi al litro. Eppure, al dettaglio, quindi al consumatore, viene venduto anche a 1,60 euro. Nessuno dei presenti è stato in grado di darmi una spiegazione, ma la sensazione che paghi sempre il consumatore e nel frattempo l’allevatore riesca appena appena a coprire le spese, rimane”.

Cova ha attaccato le sigle degli industriali anche sul tema del latte crudo: “Vista la loro richiesta di incentivare i consumi di prodotti lattiero-caseari, ho manifestato il mio disappunto rispetto al fatto che i trasformatori hanno disincentivato l’uso e il consumo del latte crudo prodotto e venduto nelle aziende. Forse perché esce dal loro giro di distribuzione? Sostenere il consumo dei prodotti lattiero-caseari significa farlo a tutti i livelli della filiera”.

Roma, 5 marzo 2015

Serve un’Interprofessione del latte, sia per i produttori che per i consumatori. Regione Lombardia non sta facendo abbastanza

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“Chi vuole andare sui giornali per dire che il prezzo del latte è il più basso degli ultimi 30 anni, forse deve prima informarsi, perché altrimenti non saprà cosa deve mettere in campo per aiutare i nostri allevatori”, lo dice l’on Paolo Cova, parlamentare del Pd, nel giorno in cui viene incardinata una risoluzione sul prezzo del latte che verrà affrontata in Comm​issione​ Agricoltura della Camera.

E per spiegare quanto afferma, Cova fa sapere: “Il 2014 è stato l’anno in cui gli allevatori hanno preso il prezzo medio più alto dal 1997. Tuttavia, è vero che questo non basta per affrontare con serenità il periodo che segue al regime delle quote latte. Eppure, il punto è tutto qui: capire le cause della volatilità del prezzo del latte in questi anni di quote, aiuta anche a trovare la risposta”.

Per il parlamentare Pd “è mancata la realizzazione dell’interprofessione del latte, ovvero un tavolo dove i produttori, i trasformatori e la grande distribuzione si sarebbero potuti confrontare sulle ‘regole di ingaggio’ che poi avrebbero consentito a tutta la filiera di averne un vantaggio economico,​ ​fissando i criteri per l’applicazione dell’art. 62. Invece, in questo contesto, solo i produttori hanno pagato”.

Ecco, dunque, la proposta di Cova: “Per il futuro serve la costituzione dell’Interprofessione del latte che arrivi a determinare parametri economici certi per tutti, sistemi per migliorare il prodotto italiano e la sua tracciabilità fino a un riconoscimento certo per i consumatori. Questo organismo dovrà essere la forza propulsiva per aumentare le esportazioni e il consumo del prodotto italiano e non, al contrario, un modo per contenere le produzioni. In tutto questo, il ruolo delle cooperative agricole e delle organizzazioni produttive diventa strategico e la loro gestione gioca un ruolo fondamentale per aumentare la redditività degli allevatori”.
E se non bastasse, Cova aggiunge che servono “progetti e interventi che migliorino la qualità del prodotto, che riducano i costi di produzione e consentano di ottimizzare la gestione del patrimonio zootecnico”.

Infine, il parlamentare Pd non può esimersi dalla critica alla politica agricola che si sta attuando in Lombardia: “Non consola vedere che la regione che produce più del 40% del latte italiano, non sia ancora riuscita ad attivare gli interventi per l​’assistenz​a​ tecnic​a​, a promuovere la consulenza aziendale, come previsto nel decreto ‘Campo libero’, non abbia tutelato tutti gli allevatori da latte ma solo gli iscritti all’Aia (Associazione italiana allevatori, ndr),​ penalizzando il 40% degli allevatori italiani e lombardi​”.

A maggior ragione, dice il lombardo Cova, se si pensa che “negli anni Ottanta è stata la regione trainante per la produzione di latte e ha messo in campo energie, progetti e innovazione copiati in tutta Italia. Invece, ora sta rallentando l’intero settore”.

Roma, 25 febbraio 2015

Tutela del lattiero-caseario e superamento delle quote latte: per la prima volta un Ministro propone un piano strategico

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On. Cova: “Tutela del lattiero-caseario e superamento delle quote latte: per la prima volta un Ministro propone un piano strategico”

“Per la prima volta un Ministro dell’Agricoltura si siede a un tavolo e ​fornisce​ dei punti ben precisi che hanno l’obiettivo di r​ilanciare i​l settore lattiero-caseario e di stabilire​ un impegno chiaro del Governo a supporto della filiera​, u​na volta per tutte, per mantenere​ un prezzo equo per il latte. Lo stesso sistema deve portare a un superamento dell​a fine delle​ quote”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, componente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, nei giorni in cui il Governo sta mettendo sul piatto una serie di proposte per il settore.

Cova ricorda i cinque punti cardine del Piano strategico di valorizzazione​ e di impegno del Governo: “Il miglioramento della qualità del latte, la campagna di educazione alimentare, la promozione sui mercati esteri dei grandi formaggi italiani, la revisione della normativa sui prodotti trasformati, la richiesta alla Commissione europea di accelerare l’attuazione del regolamento sull’etichettatura. Sono tutte questioni ​ che supportano il settore lattiero-caseario e ne aiutano il rilancio ”.

E ora, ricorda Cova, riferendosi anche al convegno tenutosi oggi a Mantova e organizzato dalla Cia, dal titolo ‘Oltre le quote latte, il futuro del sistema lattiero caseario in Italia’, “dobbiamo arrivare alla fine del regime delle quote, previsto per il 2015, già preparati. Ecco perché serve subito una progettualità che va nel senso dei cinque punti enunciati dal Ministro​ e che preveda delle organizzazioni di prodotto che siano veramente un contraltare alla Gdo”.

Roma, 27 novembre 2014