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Pensieri Democratici

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Un Paese in subbuglio

Dopo il lungo periodo di chiusura e restrizioni, che in questi lunghi mesi ci hanno limitato negli spostamenti, nel lavoro e nella vita sociale, iniziamo un periodo nuovo, impensabile se pensiamo che solo l’autunno scorso assistevamo all’istituzione delle zone a colori in modo definitivo. Chiunque auspicava l’arrivo del vaccino per poter ricominciare, evitare blocchi e lasciarsi tutto alle spalle.

Ora che la campagna vaccinale sta dando risultati innegabili rileviamo che per una parte di cittadini c’è ancora una netta opposizione alla vaccinazione e al rispetto delle regole di distanziamento. Questo atteggiamento stride con l’accresciuto desiderio di comunità, assumendosi, anche con qualche timore e preoccupazione, la volontà di essere corresponsabile della propria salute e di quella altrui. Così mentre tanti hanno cercato di essere artigiani di una comunità, dedicandosi agli altri sotto tantissime forme, una parte di paese è ancora ferma al proprio individualismo, interesse, non disponibile a mettersi in gioco per gli altri.

Viviamo un tempo in cui è chiesto ad ognuno di accettare la sfida dell’incontro e dell’uscita da sé, non dovremmo dimenticarlo.

 

È l’ora del Green Pass

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della Salute Roberto Speranza, ha deliberato di prorogare fino al 31 dicembre 2021 lo stato di emergenza nazionale e ha deciso le modalità di utilizzo del Green Pass e nuovi criteri per la “colorazione” delle Regioni. E dal 15 ottobre 2021 è scattato l’obbligo di certificazione verde per i lavoratori pubblici e privati. Ricordiamo i contenuti del Decreto legge 127 del 21 settembre 2021, che stabilisce l’obbligo per il personale delle amministrazioni pubbliche; i soggetti titolari di cariche elettive e di cariche istituzionali di vertice; lavoratori nel settore privato; personale amministrativo e magistrati.

Nel settore pubblico e nel settore privato spetta al datore di lavoro il duplice obbligo di riscontrare il rispetto delle prescrizioni e di individuare i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni.

Per i lavoratori che non hanno il Green Pass la sospensione dello stipendio scatta dal 1° giorno. Nelle imprese o fabbriche con meno di 15 dipendenti la sospensione scatta dal 5° giorno.

Per accedere ai luoghi in cui vige l’obbligo Green Pass è necessario possedere uno dei seguenti documenti: green pass comprovante la somministrazione del vaccino Sars-CoV-2 o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2; risultato negativo di un test molecolare o antigenico rapido per il virus Sars-CoV-2; certificato di esenzione alla vaccinazione oppure appartenenza a categorie esenti. La certificazione non è richiesta ai bambini fino ai 12 anni di età e ai soggetti esenti, appunto.

Per quanto riguarda l’accesso agli istituti scolastici sono esenti gli alunni, gli studenti e i bambini che frequentano scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado, scuola dell’infanzia. L’esenzione vale anche per i frequentanti dei sistemi regionali di formazione. L’obbligo è escluso nei tribunali anche ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della Giustizia, testimoni e parti del processo.

In caso di violazione delle norme sull’obbligo di Green Pass si rischiano una multa da 400 a 1000 euro, sia a carico dell’esercente o datore di lavoro che dell’utente; chiusura dell’esercizio da 1 a 10 giorni, nel caso di violazioni ripetute per 3 volte in 3 giorni diversi; gli impiegati nelle Rsa che non rispettano l’obbligo vaccinale verranno sospesi dal lavoro senza ricevere stipendio; per il personale universitario e scolastico, docenti e Ata il non rispetto dell’obbligo viene considerato come una assenza ingiustificata e a partire dal 5° giorno di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso senza né retribuzione, né altro compenso; i lavoratori che accedono al luogo di lavoro sprovvisti di Green Pass sono considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della certificazione e dopo 5 giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso e rischia una sanzione pecuniari a da 600 a 1.500 euro. Non è previsto licenziamento.

 

Una sanità a misura di cittadino

In consiglio regionale della Lombardia è iniziata la discussione degli emendamenti alla riforma della sanità predisposta dal presidente Fontana e dalla vicepresidente Moratti. Una riforma che inizia con una mancata discussione, per un atteggiamento di grande chiusura e di mancato confronto da parte del centrodestra e dalle scelte del presidente leghista della commissione.

Come Pd chiediamo impegni precisi a Regione Lombardia, perché per noi è l’occasione per mettere mano a temi come la medicina territoriale o le liste di attesa. Proponiamo servizi sanitari più vicini ai cittadini con attenzione a tutti i territori, anche quelli periferici allestendo case della comunità accessibili a tutti e sempre aperte; infermieri di comunità per cure e assistenza domiciliare; più servizi sanitari e sociali a casa delle persone. Una sanità senza tempi di attesa lunghi che consenta a tutti di avere servizi sanitari adeguati e in tempi certi. Questi mesi ci insegnano che si deve potenziare la prevenzione e la vigilanza epidemiologica e una maggiore collaborazione con il terzo settore per stare vicino ai più deboli.

 

 

Per il latte c’è la legge

C’è una grande discussione, in questi giorni, sull’aumento del prezzo del latte di 3 centesimi al litro. Vorrei, infatti, ricordare al Ministro Patuanelli che l’indicizzazione del prezzo del latte è già legge. Basta solo applicarla.

La situazione dei produttori di latte bovino è complicata per l’aumento del costo della produzione. Ma non c’è bisogno di arroccarsi su posizioni di muro contro muro: esiste già una legge che prevede l’indicizzazione del prezzo del latte e la stessa Ismea aveva fatto una proposta seria di indicizzazione che teneva presente i costi delle materie prime e il valore dei prodotti lattiero caseari alla vendita.

Questo dovrebbe stabilire già di per sé una base di partenza per mettere tutta la filiera attorno al tavolo e discutere senza alzare i toni, ma solo applicando le norme.

Cova: “L’indicizzazione del prezzo del latte è nella legge: la filiera deve solo applicare la norma”

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COMUNICATO STAMPA

 

Cova: “L’indicizzazione del prezzo del latte è nella legge: la filiera deve solo applicare la norma”

 

“Ricordo al Ministro Patuanelli che l’indicizzazione del prezzo del latte è già legge. Basta solo applicarla”, interviene anche l’on. Paolo Cova, ex parlamentare del Pd, nella discussione che si sta facendo in questi giorni sull’aumento del prezzo del latte di 3 centesimi al litro.

“La situazione dei produttori di latte bovino è complicata per l’aumento del costo della produzione – prosegue Cova –. Ma non c’è bisogno di arroccarsi su posizioni di muro contro muro: esiste già una legge che prevede l’indicizzazione del prezzo del latte e la stessa Ismea aveva fatto una proposta seria di indicizzazione che teneva presente i costi delle materie prime e il valore dei prodotti lattiero caseari alla vendita”.

Questo, secondo l’ex parlamentare dem, “dovrebbe stabilire già di per sé una base di partenza per mettere tutta la filiera attorno al tavolo e discutere senza alzare i toni, ma solo applicando le norme”.

 

Milano, 8 ottobre 2021

“Prezzo del latte al ribasso? Allora i fondi statali destinati agli industriali vengano subito trasferiti agli allevatori”

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“L’arroganza di alcuni industriali della trasformazione del latte è arrivata a stracciare gli accordi sottoscritti da tutta la filiera, a gennaio, alla presenza del Ministro Martina: le lettere mandate oggi ai conferenti con il contratto da sottoscrivere prevedono una indicizzazione diversa da quella di Ismea e un calcolo del prezzo del latte legato ai mercati europei, senza considerare la tipicità italiana”, commenta l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, a proposito delle proposte formulate da alcuni industriali per il contratto di fornitura del latte per la nuova campagna produttiva.

“Che cosa hanno fatto costoro? Si sono inventati una propria indicizzazione? Non vogliono rispettare il costo di produzione? Chiedo immediatamente al Governo e al Ministro di trasferire i fondi del pacchetto latte, destinato a questi industriali, agli allevatori che sono penalizzati dal loro atteggiamento – incalza Cova, con una controproposta provocatoria –. Chi garantisce ancora la produzione italiana di qualità deve avere tutto il nostro sostegno. Chi pensa solo di ‘fare cassa’, penalizzando la produzione primaria, non deve avere il nostro aiuto”.

Roma, 25marzo 2016

On. Cova: “Bene l’accordo sul latte, ma ora proseguiamo sulla strada dell’indicizzazione”

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“Un primo passo importante è stato fatto. Ora bisogna concludere sulla questione dell’indicizzazione del prezzo del latte”, commenta così l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, l’accordo raggiunto, stamattina, tra Lactalis e le organizzazioni agricole sul prezzo del latte, fissato a 36 centesimi al litro per i prossimi tre mesi.   Il Ministero si impegna anche ad aggiungere 1 centesimo agli allevatori per i mesi di dicembre, gennaio e febbraio.

 

“L’accordo sul prezzo del latte sottoscritto oggi tra organizzazioni sindacali e Lactalis consente agli allevatori di recuperare alcuni centesimi per i prossimi mesi – continua Cova –. È solo un primo passo che deve proseguire con l’indicizzazione del prezzo del latte come previsto dal decreto 51/2015”, insiste il parlamentare Pd.

 

“​L’indicizzazione, condivisa anche dagli industriali,​ è un intervento strutturale che, con il contratto annuale, serve a dare garanzie agli allevatori e toglie il mercato del latte dalla speculazione, dalla volatilità e da un’idea di prodotto inteso come commodities”, sottolinea Cova, secondo il quale “l’indicizzazione rappresenterà un aiuto anche per gli allevatori da latte per conoscere i propri costi di produzione”.

 

Roma, 26 novembre 2015

News dal Parlamento

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Scuole belle per 110 milioni di euro

Il provvedimento più importante che abbiamo approvato questa settimana alla Camera è stato il decreto legge che reca disposizioni urgenti in materia economico-sociale, nonché misure finanziarie per interventi in alcuni territori colpiti da eccezionali eventi meteorologici. Si tratta di quattro distinti interventi, relativi rispettivamente all’edilizia scolastica, all’utilizzo di lavoratori in attività socialmente utili, all’amministrazione straordinaria delle imprese e ad alcuni territori colpiti da eccezionali eventi meteorologici.
Nel primo caso si dispone l’immediato utilizzo di risorse già assegnate dal Cipe per interventi di ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici, il cosiddetto programma Scuole belle, articolandole fra il 2015 e 2016. In particolare vengono resi disponibili 110 milioni di euro, di cui 100 per il 2015 e 10 per il 2016.
Nel secondo caso, viene previsto che le pubbliche amministrazioni continuino a utilizzare lavoratori titolari di ammortizzatori sociali in costanza di lavoro, ovvero in cassaintegrazione guadagni ordinaria e straordinaria, contratti di solidarietà e fondi di solidarietà bilaterali, per lo svolgimento di attività socialmente utili.
Un altro articolo del decreto interviene sulla disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, consentendo una proroga del termine di esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali.
Infine, il provvedimento stabilisce una riduzione degli obiettivi finanziari del Patto di stabilità interno, per l’anno 2015, in favore degli enti locali interessati dagli eccezionali eventi meteorologici del 13 e 14 settembre 2015, che hanno colpito i territori delle province di Piacenza e Parma.
   
Internet dei diritti e dei doveri
Promuovere la Carta dei diritti in Internet e la governance della rete è invece il tema della mozione cui abbiamo dato il via libera nei giorni scorsi. Ovvero un sostegno fattivo alle regole del gioco per la rete, che oggi rappresenta uno spazio sempre più fondamentale per le persone e i gruppi, come motore e luogo di scambio, produzione di conoscenza, volano per uno sviluppo economico che rende possibili innovazione, corretta competizione e crescita in un contesto democratico.
Oltre un anno fa, è iniziato il lavoro della Commissione della Camera sui diritti e i doveri in Internet, composta da deputati di tutti i gruppi parlamentari e da esperti, studiosi, operatori del settore e rappresentanti di associazioni, che ha redatto la Dichiarazione dei diritti in Internet. Commissione che a luglio scorso ha approvato il documento che prevede riconoscimento e garanzia dei diritti, diritto di accesso, diritto alla conoscenza e all’educazione in rete, neutralità della rete, tutela dei dati personali, diritto all’autodeterminazione informativa, diritto all’inviolabilità dei sistemi, dei dispositivi e domicili informatici, trattamenti automatizzati, diritto all’identità, protezione dell’anonimato, diritto all’oblio, diritti e garanzie delle persone sulle piattaforme, sicurezza in rete, governo della rete.
Lo scopo della mozione è quello di impegnare il Governo ad attivare ogni utile iniziativa per la promozione e l’adozione a livello nazionale, europeo e internazionale dei princìpi contenuti nella Dichiarazione per i diritti e i doveri in Internet e a promuovere un percorso che porti alla costituzione della comunità italiana per la governance della rete, definendo compiti e obiettivi in una logica multistakeholder.
 
L’Italia stringe accordi
Settimana di ratifiche, quella appena trascorsa. Abbiamo dato l’ok alla Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di collaborazione culturale, scientifica, tecnologica e nel campo dell’istruzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Cipro e dell’Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati in Italia e a Cipro, che passa ora all’esame del Senato.
Sono stati approvati, invece, in via definitiva i disegni di legge di Ratifica ed esecuzione dell’Accordo quadro tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America per la cooperazione nell’esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico per scopi pacifici, fatto a Washington il 19 marzo 2013, già approvato dal Senato; la Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo che stabilisce una procedura di presentazione di comunicazioni, adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2011, anch’esso passato al vaglio del Senato.
Inoltre, hanno ricevuto approvazione la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 25 luglio 2014 e già approvato dal Senato; la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della
Repubblica italiana e il Governo del Montenegro in materia di cooperazione nel campo della difesa, fatto a Roma il 14 settembre 2011, approvato dal Senato; la Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, fatto a Milano il 23 febbraio 2015.
 
Il lavoro del Ministro e l’assessore agitato
Sono tornato a parlare del tema del latte e del suo prezzo in questi ultimi giorni. E l’ho fatto a sostegno del Ministro Maurizio Martina e del suo lavoro dopo un attacco a testa bassa dell’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia.
Ho ribadito che per oltre trent’anni si è parlato di indicizzazione del prezzo del latte, ma solo questo Governo e questa maggioranza sono stati capaci di farla diventare legge. Ecco perché stupisce che chi è al vertice di Regione Lombardia da oltre 20 anni si metta a parlare solo ora dell’importanza dell’indicizzazione – come fa l’assessore –, mentre negli anni precedenti, quando gli allevatori prendevano 0,30 centesimi di euro, faceva finta di niente.
Ma di certo vedere che c’è un Ministro che per la prima volta in Italia investe 108 milioni di euro per il comparto latte, che interviene in modo strutturale sul settore istituendo l’interprofessione, mette mano alla volatilità del latte regolando il contratto con una scadenza annuale, sta lavorando direttamente sul prezzo al produttore con un intervento sull’Iva in legge di stabilità, sta facendo agitare qualche politico. Forse questa agitazione nasce dal fatto che il politico in questione aveva votato, nel 2009, la legge 33, la famosa legge Zaia, che ha tolto 70 milioni di euro agli allevatori per quest’anno.
   
Ancora doping
sabato 14 novembre ore 15.00 presso i locali del Circolo Arci di Rosia comune di Sovicille, ho il piacere di partecipare all’incontro: La nostra salute deve correre più del doping” verso una nuova proposta di legge per contrastare il doping.
L’evento è programmato nel corso della manifestazione Ultramarathon Trail Val di Merse e domenica 15 si terrà la 1° maratona Val di Merse a cui parteciperò.
  Se desideri leggere il volantino clicca qui:
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Paolo Cova
 

On. Cova: “La grande distribuzione fa pagare sempre di più il latte ai consumatori, ma lo paga sempre meno ai produttori”

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Sabato al presidio di Coldiretti, oggi a quello di Cia e Confagricoltura Lombardia. La presenza dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, alle iniziative degli allevatori è costante e puntuale, come le sue prese di posizione sul tema del prezzo del latte, in questi anni di battaglie dei produttori, anche in tempi in cui pochi ne parlavano.

“La grande distribuzione organizzata e gli industriali vogliono indicizzare il prezzo del latte ai produttori come quello tedesco? Allora i consumatori italiani devono pagare il latte fresco al consumo dimezzato rispetto al prezzo attuale, come in Germania”, va ripetendo alle manifestazioni Cova.

E fa presente anche che “il Garante per la concorrenza ha segnalato che il prezzo ai produttori è stato diminuito del 28%, quello ai trasformatori di circa il 12%, ma il consumatore ha pagato circa l’1% in più. Già attualmente la grande distribuzione e gli industriali hanno un ricarico sui prodotti lattiero-caseari del 300-350% rispetto al costo, con dei margini e dei benefici esagerati. Questo ci dimostra che oggi, in Italia, chi vuole affamare i produttori di latte, in realtà continua a fare bilanci stratosferici”, aggiunge il parlamentare Pd.

 

Roma, 9 novembre 201 5

 

On. Cova: “L’ottimo lavoro del Ministro Martina sul latte sta facendo agitare qualche politico”

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“Per oltre trent’anni si è parlato di indicizzazione del prezzo del latte, ma solo questo Governo e questa maggioranza sono stati capaci di farla diventare legge. Stupisce che chi è al vertice di Regione Lombardia da oltre 20 anni si accorga solo ora dell’importanza dell’indicizzazione, mentre negli anni precedenti, quando gli allevatori prendevano 0,30 centesimi di euro, faceva finta di niente”, lo dichiara l’on Paolo Cova, parlamentare del Pd e componente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, dopo l’attacco dell’assessore regionale lombardo al Ministro Martina sul tema del latte.

“Certo, vedere che c’è un Ministro che per la prima volta in Italia investe 108 milioni di euro per il comparto latte, che interviene in modo strutturale sul settore istituendo l’interprofessione, mette mano alla volatilità del latte regolando il contratto con una scadenza annuale, sta lavorando direttamente sul prezzo al produttore con un intervento sull’Iva in legge di stabilità, sta facendo agitare qualche politico”, incalza Cova.

Secondo il quale “forse questa agitazione nasce dal fatto che il politico in questione aveva votato, nel 2009, la legge 33, la famosa legge Zaia, che ha tolto 70 milioni di euro agli allevatori per quest’anno”.

 

Roma, 5 novembre 201 5

 

On. Cova: “Indicizzazione del prezzo: finalmente la filiera del latte unita porterà valore aggiunto per tutti”

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“La prima risoluzione sul latte che chiedeva l’indicizzazione del prezzo l’ho presentata nell’autunno del 2013 e la sua approvazione da parte della Commissione Agricoltura della Camera ha consentito che venisse recepita anche nel decreto 51 approvato poche settimane fa. Perciò sono soddisfatto dell’ulteriore passo avanti fatto con l’accordo tra le organizzazioni agricole e l’industria lattiera per la definizione di un parametro condiviso da utilizzare per l’indicizzazione del prezzo del latte, sottoscritto assieme al Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che se ne è fatto promotore”, commenta l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, alla notizia dell’importante novità.

 

“Gli allevatori chiedevano e aspettavano questo momento da tantissimi anni – prosegue Cova –. Adesso è necessario passare in fretta all’operatività, vista anche la disponibilità degli industriali che hanno chiesto di trovare velocemente dei criteri per stabilire l’indicizzazione. E una volta identificati, poi sarà possibile individuare il prezzo”, spiega il parlamentare.

 

I vantaggi non sono da poco, insiste Cova: “Penalizzare sempre e solo i produttori non è stato di aiuto, anzi, tutta la filiera, che parte dall’allevatore e arriva alla commercializzazione, può ottenere solo degli enormi vantaggi dall’indicizzazione del prezzo. Mi auguro che il percorso giunga a buon fine e che si arrivi a una valorizzazione del prodotto sia sulle tavole italiane che del resto del mondo”.

 

Roma, 3 settembre 2015

News dal Parlamento

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Decreto latte: i miei suggerimenti

Alla Camera stiamo lavorando sul Decreto legge n. 51, ovvero quello che prevede “Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale, e di razionalizzazione delle strutture ministeriali”. Ho presentato una serie di emendamenti all’articolo 2.

Per quanto riguarda le norme che regolano i contratti, ho depositato alcune mie proposte per fronteggiare la crisi del settore lattiero-caseario e garantire un ordinato e sostenibile superamento del regime delle quote latte. In un emendamento suggerisco di modificare il comma dove si prevedono le modalità per calcolare i costi medi del prezzo del latte al produttore poiché ritengo   che vada collegato alla spesa del consumatore, per evitare eccessi, sia per il latte crudo sia per i derivati.   Insomma, la battaglia che, come sapete, sto portando avanti da tempo.

Per quanto riguarda, invece, le quote latte, chiedo che per le aziende vengano inserite una o piu classi di compensazione nel caso ci sia ancora disponibilità di quota e per evitare che vengano fatte pagare multe in eccedenza a quelle che effettivamente dobbiamo pagare alla Ue. Tali aziende rientrano in piu scaglioni progressivi con tetti di riferimento che vanno : dal 12% al 20%, dal 20% al 30%, dal 30% al 50% e oltre il 50% .Resta comunque il vincolo del 6% di compensazione per evitare che gli allevatori che hanno rispettato da subito la norma di legge, si vedano penalizzati.

 

 

Per i Psr la Lombardia non c’è

L’assessore regionale all’Agricoltura ha sempre assicurato che la Lombardia sarebbe stata la prima a ottenere i fondi del Programma di sviluppo rurale, perché aveva presentato la documentazione tempestivamente, e che semmai erano le altre regioni in ritardo. Invece, guarda caso, la Commissione europea ha dato il via libera ai finanziamenti del Psr al primo gruppo di italiane e la Lombardia non c’è.

Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano possono iniziare a sostenere lo sviluppo agricolo dei propri territori, mentre la nostra regione resta a bocca asciutta. Mi viene un dubbio: non è che nonostante le granitiche certezze dell’assessore gli altri si sono attivati più celermente?

Qualunque sia il motivo, a metà dell’anno, la Lombardia, che è la prima regione agricola d’Italia, non è fra le prime a vedere partire il Psr e le aziende agricole lombarde devono ancora aspettare e sono costrette a vedere congelati 1.150 milioni di euro che sarebbero una vera boccata di ossigeno per il sistema agricolo lombardo. Forse alle tante parole devono seguire i fatti!

 

A tavola con noi parlamentari

Per chi non lo sapesse, dal 28 maggio al 7 giugno, a Pregnana Milanese, nell’area feste di via Gallarate, si sta tenendo la Festa de l’Unità 2015. E ve lo dico perché domenica 7 giugno, alle 12, se volete fare un salto a Pregnana, potrete partecipare all’interessante iniziativa intitolata “A pranzo con il Partito democratico” che si tiene proprio al ristorante della festa. Un’occasione di incontro e di scambio cui parteciperò assieme ai colleghi parlamentari Eleonora Cimbro e Vinicio Peluffo. Clicca qui per la locandina.

 

Due “Expo” in mostra

Mi preme segnalarvi questa iniziativa. La Fondazione Carlo Perini, con il patrocinio del Comune di Milano, ha organizzato la mostra documentaria di stampe e fotografie “Dall’esposizione internazionale di Milano del 1906 a Expo 2015”, che si tiene nella Sala Torretta della Villa Scheibler, in via Felice Orsini, 21, a Milano.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 ottobre e si può visitare durante gli orari di apertura della Villa Scheibler. Per informazioni tel. 02/88445360.

Paolo Cova

 

 

News dal Parlamento

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Ecco perché ho votato la fiducia

Come avete visto e letto, questa settimana alla Camera il dibattito è stato tutto incentrato sulla nuova legge elettorale. Non entro nello specifico del provvedimento, cosa che farò solo dopo l’approvazione prevista per la prossima settimana, ma intendo, comunque, spiegare le mie scelte.

E dico subito che ho votato le 3 fiducie poste dal Governo. L’ho fatto serenamente, ma anche con la grande attenzione verso quei colleghi deputati che stavano vivendo un travaglio personale. Sia verso chi ha scelto di non votare, sia nei confronti di quelli che hanno votato con difficoltà. La politica è fatta di rapporti umani che non si devono cancellare e dimenticare. Mi rendo conto che agli occhi dei cittadini possiamo apparire quasi degli extraterresti, ma non è cosi.

La mia convinzione nasce dal fatto che a gennaio 2014 c’era l’accordo con tutte le forze politiche del Parlamento per apportare delle modifiche al testo licenziato dalla Camera. Così è avvenuto al Senato. Quanto si era convenuto nel Gruppo Pd e con tutte le altre forze politiche è stato rispettato, rimandare o aspettare vuol dire non concludere mai i passi che si intraprendono.

 Expo ci aspetta. Con le bellezze del mondo

Da pochissime ore è finalmente iniziato Expo 2015, che considero una grandissima occasione di confronto fra culture e Paesi diversi. Un incontro che deve diventare moltiplicatore tra questi mondi con una precisa finalità, ovvero contrastare la fame e accrescere la consapevolezza dei doni preziosi che abbiamo su questa terra: acqua, aria, paesaggi, frutti e cibi.

Spiace veramente vedere che ci sia ancora qualcuno che pensi di rubare la scena all’evento devastando una città. Ma lo sappiamo: il bello, la cultura e lo stupore per quanto ci circonda, non è conosciuto o apprezzato da tutti. Ancora in troppi preferiscono rimanere immersi nel loro piccolo egoismo.

Allora non perdiamo questa bellissima occasione per accrescere noi stessi e aprire gli occhi sul mondo.

Expo 2015 ci aspetta!

 

Come cambia il latte

In settimana è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, su presentazione del Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il decreto che contiene interventi anche sulla questione del latte. Un ottimo provvedimento che raccoglie gli inviti fatti dal Parlamento con la risoluzione sul latte per andare a fissare il prezzo non sul latte tedesco, come vuole l’industria, ma sui costi dei produttori italiani. Come chiedo da tempo, finalmente si lega il prezzo anche al valore del latte trasformato e al surplus di valore che produce la nostra tipicità.

Tra i più importanti cambiamenti, d’ora in poi i contratti avranno una durata certa e di almeno un anno, grazie alle modifiche significative apportate all’art. 62, che ci riporteranno nel solco di altre nazioni europee.

Resta la grande scommessa che deve essere giocata da tutto il mondo dei produttori e che è il sistema dell’interprofessione promossa nel decreto. Una sfida che deve servire a rilanciare tutta la filiera.

 

Lavoratori a rischio a Cinisello

Ho sottoscritto un’interrogazione urgente al Ministro del Lavoro sulla situazione dei lavoratori della Call&Call occupati a Cinisello Balsamo, in quanto il 10 aprile scorso il consiglio di amministrazione dell’azienda ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per la chiusura del sito milanese.  Il gruppo Call&Call impiega sul territorio nazionale circa 2500 dipendenti, di cui 186 a Cinisello Balsamo, con un fatturato di oltre 57 milioni all’anno. Si tratta di una società di servizi di customer care che opera per 3 importanti società finanziarie e bancarie italiane: Ing Direct, Agos Ducato, Fiditalia.

Al Ministro viene chiesto di effettuare un monitoraggio relativo alla evoluzione della situazione, anche attraverso la convocazione del management aziendale e dei rappresentanti sindacali, al fine di scongiurare i 186 esuberi dichiarati dall’azienda e di attivare il tavolo nazionale che è stato insediato dopo l’indagine sui call center promossa dalla Commissione Parlamentare.

 

Solidarietà a Fabio Galesi

Come forse ricorderete, il 14 aprile è apparsa sul muro di uno stabile di largo Boccioni, a Quarto Oggiaro, l’ennesima minaccia di morte rivolta al consigliere di zona e segretario di circolo del Partito democratico Fabio Galesi, distintosi in questi anni per l’indefessa attività contro la criminalità e il degrado del quartiere. Sono state numerose le dichiarazioni e manifestazioni di solidarietà in favore di Galesi, dal sindaco Pisapia fino all’Anpi di zona. E purtroppo l’intimidazione di aprile non è stata la prima ricevuta dal giovane amministratore. Il fatto è da mettere in relazione alla propaganda fatta dalle destre.

Ecco perché ho firmato anche io un’interrogazione al Ministro dell’Interno per sapere quali iniziative intenda mettere in atto il Governo per la piena e coerente applicazione della legislazione vigente, a partire da quella legge che sanziona l’oltraggiosa e pericolosa propaganda di formazioni e associazioni di ispirazione fascista. Al Ministro si chiede anche se non ritenga urgente intervenire per verificare se sussistano le condizioni per la chiusura delle varie sedi di queste associazioni, in considerazione della minaccia che costituiscono per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

 Tutti i vantaggi della telelettura

Ho apposto la mia firma anche a un interessante progetto di legge che riguarda l’incentivazione alla diffusione della tecnologia di tele-lettura dei contatori del gas e, in prospettiva, dei contatori della distribuzione idrica, in modalità condivisa attraverso la rete elettrica, allo scopo di condurre, in maniera progressiva ed economicamente sostenibile, l’utenza domestica verso l’utilizzo del prossimo standard rappresentato dalle cosiddette reti “multi-servizio”.

Lo scopo di questi sistemi di misurazione intelligente è quello di fornire ai clienti finali informazioni sui consumi, sul tempo effettivo di utilizzo e sugli obiettivi di efficienza energetica garantendo, al contempo, la massima sicurezza nella comunicazione dei dati e la massima riservatezza al momento della loro raccolta, conservazione, elaborazione e trasmissione.

Le reti multi-servizio rappresentano, di fatto, lo stato dell’arte nella gestione di contatori “super-intelligenti”, in grado cioè di telegestire contemporaneamente la fornitura di gas, luce, acqua e di dare informazioni sull’efficienza e sul risparmio energetico: esse rappresentano senz’altro il punto di arrivo di un progetto più ampio, quello delle cosiddette smart city.

Paolo Cova