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Preziosa come la legge europea

Via libera, questa settimana, alla Camera alle Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017, che riguarda ambiti rilevanti come la libera circolazione delle merci, i settori giustizia, sicurezza, fiscalità, lavoro, energia e tutela della salute e dell’ambiente.

È una norma che contiene interventi preziosi come il Fondo per l’indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti, le restituzioni dell’Iva non dovuta, la tutela delle acque e il monitoraggio delle sostanze chimiche, l’ampliamento dei poteri dell’Agcom nel contrasto alla pirateria sulla rete, le modifiche agli oneri relativi alle imprese energivore per energia elettrica e gas. Un aspetto quest’ultimo che coinvolge un complesso di circa 3mila aziende e un milione di lavoratori diretti e indiretti, che ha nell’energia un fattore cruciale di competitività.

Inoltre, la legge europea contiene norme volte a prevenire l’apertura, o a consentire la chiusura, di procedure di infrazione. A partire dal 2013, le Camere hanno approvato quattro leggi europee, garantendo un’attività parlamentare costante che ha consentito all’Italia di imprimere una decisa accelerazione nel percorso di riduzione dei casi pendenti. Siamo passati dalle 213 procedure di contenzioso del 2007 alle 64 attuali, destinate a scendere ancora con l’approvazione di questa Legge europea 2017.

 

Un contributo ai veterinari

Nell’ambito della discussione sulla Legge europea 2017, è stato approvato anche il mio ordine del giorno sulla ricetta veterinaria elettronica. Con questa approvazione il Governo si impegna a valutare l’opportunità di dare un contributo ai veterinari liberi professionisti che ricorreranno alla ricetta elettronica per adeguarsi alla digitalizzazione: per la categoria un vero successo. Il contributo una tantum era stato dato anche ai medici del Servizio sanitario nazionale nel momento in cui si è passati alla ricetta elettronica.

Dietro questa decisione c’è la sicurezza alimentare per i consumatori. Infatti, la tracciabilità del farmaco veterinario è un passo importante per rendere sempre più sicuri i nostri alimenti e per contrastare l’antibiotico resistenza.

E per quanto riguarda le risorse, i dati Inps indicano che solo nei prossimi 2 anni avremo il pensionamento di circa 228 veterinari pubblici dipendenti con un risparmio di circa 22.800.000 euro da parte del Ministero della Salute, mentre nei prossimi 10 anni vi saranno circa 1047 pensionamenti con un risparmio di circa 105 milioni di euro. Ecco perché i fondi per il contributo potranno essere attinti da una parte dei risparmi per il pensionamento dei veterinari pubblici.

 

Spettacolo

Altra importante approvazione, nei giorni scorsi, alla Camera, è stato il disegno di legge sulle Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia, ovvero una risposta a un settore che attende una riforma organica da più di trent’anni.

Gli elementi più importanti della riforma sono la piena attuazione della Costituzione della Repubblica, dei trattati dell’Ue e delle convenzioni dell’Unesco al fine di promuovere e sostenere lo spettacolo, nella pluralità delle sue diverse espressioni, quale fattore indispensabile per lo sviluppo della cultura ed elemento di coesione e di identità nazionale, strumento di diffusione della conoscenza della cultura e dell’arte italiane in Europa e nel mondo; il riconoscimento dell’utilità sociale dello spettacolo ai sensi della legge sul terzo settore, perciò anche per le associazioni, le imprese e gli altri enti dello spettacolo sarà possibile usufruire degli incentivi e delle agevolazioni previste; l’ampliamento del settore dello spettacolo alla musica contemporanea popolare, alla danza e l’introduzione dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche nel Fondo unico dello spettacolo (Fus), in quanto parte integrante del patrimonio culturale, artistico, sociale ed economico del Paese.

Viene prevista, dunque, anche la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi riferiti alle fondazioni lirico sinfoniche attraverso la revisione dei criteri di ripartizione del contributo statale, alle attività di danza per dare impulso alla ricostruzione del repertorio coreutico, alle attività circensi, con la graduale eliminazione dell’utilizzo degli animali nei circhi, alla promozione di programmi di educazione, cui si dovrà destinare il 3% della dotazione del Fus, a scuole di ogni ordine e grado per la “formazione” allo spettacolo.

Verrà, inoltre, istituito il Consiglio superiore dello spettacolo, sarà previsto un aumento progressivo delle risorse destinate alla dotazione del Fus, un’estensione dell’Art Bonus all’intero settore dello spettacolo, il credito d’imposta del 65% per favorire le erogazioni liberali a favore della cultura, un maggiore sostegno delle opere prime, seconde e terze. Saranno infine stanziate specifiche risorse, pari a 4 milioni di euro, a favore di attività culturali nei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio Marche e Umbria interessate dagli eventi sismici del 2016.

 

Basta violenza sulle donne

Quello che sta avvenendo ormai da troppi anni – e prima in maniera tragicamente sotterranea – nei rapporti tra uomo e donna non è più tollerabile. La violenza maschile contro le donne rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali e non si può certo relegare alla sfera privata o familiare, anche se nella maggioranza dei casi è lì che avviene, poiché investe al contrario direttamente la responsabilità pubblica.

Ecco perché abbiamo voluto approvare una lunga mozione di cui vi riporto i passi salienti. Un atto che impegna il Governo ad adottare tutte le misure necessarie al fine di mettere in rete e rendere efficiente il complesso sistema di strumenti e di tutele che sono già stati predisposti dal legislatore, al fine di renderli effettivamente conosciuti e soprattutto accessibili a tutte le donne, con la finalità di far emergere, per mezzo della denuncia, le violenze subite, anche attraverso la eventuale predisposizione di protocolli o linee guida che rendano omogenea su tutto il territorio nazionale l’azione preventiva, repressiva e di sostegno della vittima da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti.

E poiché la protezione delle vittime passa necessariamente per un efficace e tempestivo intervento, si impegna il Governo anche a promuovere un facile accesso alle informazioni sui propri diritti, un adeguato sostegno psicologico e una tutela pregnante della riservatezza e della dignità della persona, e, nel contempo, la creazione e l’efficientamento di strutture e servizi specializzati di sostegno, quali i centri antiviolenza e i presidi di prossimità.

Come si intende rafforzare la prevenzione? Attraverso l’educazione, la predisposizione di un piano prioritario di formazione del personale scolastico e in particolare dei docenti, la pari opportunità nei libri di testo, l’eliminazione delle discriminazioni linguistiche negli atti normativi e amministrativi, la revisione linguistica della legislazione relativa alla violenza di genere, la formazione specifica adeguata ed aggiornata del personale chiamato ad interagire con la vittima, di polizia e carabinieri, magistrati e personale della giustizia e sanitario. E in definitiva, con l’approvazione del piano d’azione contro la violenza sessuale e di genere.

 

Digitalizzazione: si continua

Alla Camera, abbiamo deciso anche di approvare la Proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Questo perché l’aspetto più evidente emerso durante i dodici mesi di inchiesta della Commissione è il fatto che le pubbliche amministrazioni approcciano al tema del digitale in modo episodico e non organico. Per questo riteniamo che la proroga della Commissione, fino a fine legislatura, serva a monitorare l’avanzamento dei progetti, ad aprire nuove prospettive su indagini strategiche, qual è il fascicolo sanitario, analizzare e valutare con maggiore chiarezza la quantità e la quantità della spesa Ict.

Perciò, nonostante il copioso e assiduo lavoro di indagine svolto in questi mesi, le attività ancora da svolgere per raggiungere gli obiettivi alla base della costituzione della Commissione risultano ancora estremamente impegnative e complesse. Ad esempio, si vuole procedere al monitoraggio della realizzazione dell’Anpr, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, ritenuta cruciale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, oltre che continuare l’indagine sul Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale, per identificare chiaramente le responsabilità dei malfunzionamenti.

Sono emerse, inoltre, nel corso dell’inchiesta ulteriori prospettive di indagine, in alcuni casi riguardanti progetti strategici per il sistema Italia che subiscono ingiustificati e gravi ritardi nella realizzazione, come ad esempio, appunto, l’importantissimo fascicolo sanitario elettronico.

 

Dalla Sicilia all’Italia

Venerdì 17 novembre, alle 21, nei locali dell’ex biblioteca, a Vimodrone, il Circolo Pd ha organizzato un incontro, al quale interverrò, intitolato “Confronto: dalla Sicilia all’Italia 2018 – Analisi del voto, legge elettorale, alleanze, social fake news”.

Clicca qui per la locandina.

 

Assieme a me ci saranno il senatore Franco Mirabelli, Pietro Bussolati, segretario metropolitano, Dario Veneroni, sindaco di Vimodrone, Vania Gardinazzi, segretaria Pd di Vimodrone. Moderano Alessandro Iobbi e Pierluigi Cantaro.

Paolo Cova

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Chiarezza per l’Istituto zooprofilattico

 

Ho presentato un’interrogazione a risposta in commissione al Ministro della Salute, a proposito dell’Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs) dell’Abruzzo e del Molise. Un organismo che riveste un ruolo importante nel sistema di controllo, ricerca e studi per il sistema di medicina veterinaria, della salute pubblica, della sanità animale, dell’igiene degli alimenti e dell’igiene zootecnica. Infatti, è sede di centri di referenza nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali, per l’epidemiologia veterinaria, la programmazione, l’informazione e l’analisi del rischio, la brucellosi, le sequenze genomiche di microrganismi patogeni, l’igiene urbana e le emergenze non epidemiche. È anche centro servizi nazionale per le anagrafi degli animali.

Ma notizie di stampa riportano che la nomina del direttore generale dell’Izs è attualmente oggetto di indagine in quanto il candidato risulterebbe non avere i requisiti necessari richiesti, come indicato anche dalla lettera dello stesso Ministero. La direzione generale ministeriale, infatti, valutato il curriculum del candidato, il dottor Mattioli, ha rilevato che non è in possesso della “comprovata esperienza nel campo della sanità pubblica veterinaria”.

In aggiunta, l’Istituto si trova al centro di una controversia da parte di 34 lavoratori, veterinari, chimici e biologi, per assunzioni fatte circa 10 anni fa in modo “contra legem” secondo il parere dei revisori dei conti.

Chiedo, dunque, al Ministro quali iniziative urgenti intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire la costante efficienza dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo e la garanzia di una governance nella sua pienezza di intervento.

 

 

 

Un sabato sul territorio

 

Sabato 11 novembre, alle 9.45, parteciperò alla cerimonia di inaugurazione dell’Antica fiera agricola di San Martino a Inveruno, che si tiene in sala Francesco Virga, alla biblioteca. Poi, visiterò padiglioni, mostre ed esposizioni del meglio della nostra agricoltura.

Qui il link a tutta la manifestazione

Dalle 15 alle 17.30 in via Sant’Ambrogio 11 a Vignate, interverrò, invece, alla Giornata del tesseramento del Circolo Pd “Franca Rovelli”. In programma, oltre al tesseramento, c’è anche una chiacchierata sul bilancio delle attività politiche svolte dal Pd a Vignate e una panoramica sulla politica nazionale.

Qui la locandina

Infine, dalle 19, nella sede del Circolo “Alfiero Colombo” del Pd di Trezzo e Concesa, in piazza Crivelli, a Trezzo sull’Adda, si terrà una cena a base di “Cassoela democratica”. Sarò tra gli ospiti non solo per gustare l’ottimo piatto nostrano, ma anche per illustrare la nuova legge elettorale. Ci saranno, inoltre, l’avvocatessa Paola Ponte e la consigliera comunale di Milano Simonetta D’Amico.

Qui la locandina

 

 

 

Paolo Cova

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Professioni sanitarie: si riordina

Con la Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute, già approvato dal Senato e ora anche da noi, alla Camera, sono stati introdotti principi e criteri direttivi di delega più omogenei e stringenti, in considerazione soprattutto della disciplina intervenuta in materia con un Regolamento europeo del 2014. In particolare è stato introdotto uno specifico riferimento alle malattie rare e all’età pediatrica.

Inoltre, è stato previsto il riordino dei comitati etici, con l’istituzione, presso l’Agenzia italiana del farmaco, del Centro di coordinamento nazionale dei comitati etici territoriali, cui sono attribuite funzioni di indirizzo, di consulenza e di supporto dell’attività dei singoli comitati, oltre che di monitoraggio del rispetto dei termini della sperimentazione. Obiettivo della riforma è quello di garantire la qualità, e individuare con certezza i comitati etici territoriali, riducendone il numero.

L’altro tema centrale del disegno di legge è rappresentato dal riordino delle professioni sanitarie. Prendendo in considerazione la diversa consistenza anche territoriale delle varie articolazioni degli ordini, al fine di evitare aggravi amministrativi e finanziari, sono stati introdotti: la possibilità di ricorrere a forme di associazione tra ordini per l’esercizio di funzioni di particolare rilevanza; la composizione del collegio di revisori dei conti; le modalità previste per lo svolgimento delle elezioni degli organi e il quorum per la validità delle elezioni medesime, come pure l’inserimento di un limite al numero dei mandati.

Inoltre, si modifica la procedura per l’individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie e si individuano le figure dell’osteopata e del chiropratico.

 

Più chiarezza per i massaggiatori

E nell’ambito dell’esame della Delega al Governo di cui ho appena parlato, la Camera ha approvato un mio ordine del giorno sulla Professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisioterapista. Si tratta di una figura professionale che ha subito diversi interventi di legge nell’arco degli anni. In particolare, un decreto legislativo del 1992 prevedeva che i corsi di studio che non fossero stati riordinati, andassero soppressi entro due anni a decorrere dal 1 gennaio 1994. Ma di fatto non sono ad oggi intervenuti atti di riordinamento della figura del massiofisioterapista che resta nei termini del vecchio ordinamento.

Dopo una serie di ulteriori passaggi che non chiariscono il destino di questi professionisti, nel 2006 il legislatore stabilisce che la formazione per l’accesso alle professioni sanitarie è esclusivamente di livello universitario, ad eccezione dei profili di operatori di interesse sanitario. Ma chi sia e cosa possa fare l’operatore di interesse sanitario non è ad oggi regolamentato.

Lo stato di fatto è che i corsi formativi regionali continuano a diplomare giovani con la figura professionale del massiofisioterapista, del massaggiatore capo-bagnino e del massaggiatore sportivo senza che sia intervenuta una norma legislativa che identifica queste professioni. Situazione che rende assolutamente precarie le aspettative di lavoro di questi professionisti.

Ecco perché il mio ordine del giorno impegna il Governo a valutare l’opportunità di abrogare le norme che prevedono i corsi di formazione per il rilascio dei titoli per l’esercizio delle attività di massafiosioterapista, massaggiatore capo-bagnino e a garantire ai titolari dei diplomi di massofiositerapista e massaggiatore capo-bagnino che possano continuare a svolgere l’attività. Ma anche a individuare, secondo le normative europee e la programmazione sanitaria nazionale, in accordo con la Conferenza Stato Regioni, una nuova figura professionale nell’area della riabilitazione.

 

Novità in spiaggia

Questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato un’altra Delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo, che ha lo scopo di favorire, nel rispetto della normativa europea, lo sviluppo e l’innovazione dell’impresa turistico-ricreativa e di innovare il settore balneare che rappresenta il comparto più importante. Quest’anno le spiagge italiane hanno registrato oltre 90 milioni di presenze, con un aumento straordinario di turisti stranieri. Tuttavia, nonostante le potenzialità del settore, in cui operano circa 30.000 imprese balneari, di cui circa l’85% a conduzione familiare, e oltre 100.000 lavoratori, che raggiungono quasi 300.000 unità comprendendo l’indotto, da un decennio non esiste un’adeguata azione legislativa. Il provvedimento interviene, finalmente, in maniera organica per il riordino del sett ore delle concessioni demaniali.

Tra le novità e le modifiche introdotte viene riconosciuto il principio del legittimo affidamento; è previsto un adeguato periodo transitorio per le concessioni assegnate entro il 31 dicembre 2009; viene riconosciuto il valore commerciale dell’impresa; vengono salvaguardati i livelli occupazionali; vengono valorizzate le peculiarità territoriali, le forme di gestione integrata dei beni e delle attività aziendali e le professionalità acquisite, sia dai concessionari, sia dai gestori; vengono stabiliti i criteri per l’affidamento delle concessioni, introducendo strumenti premianti per strutture a basso impatto ambientale e per quelle che offrono servizi di fruibilità dell’infrastruttura e della spiaggia ulteriori rispetto a quelli già previsti per legge a favore delle persone disabili; durante il periodo transitorio, è prevista la regolamentazione degli aspetti giuridici degli atti di pianificazione territoriale e dei relativi strumenti di programmazione negoziata stipulati ai fini del miglioramento dell’offerta turistica e della riqualificazione dei beni demaniali tra le amministrazioni competenti e le associazioni maggiormente rappresentative su base nazionale delle imprese del settore; viene rivisto il sistema di calcolo dei canoni concessori, classificando i beni in un minimo di tre categorie di valenza turistica, e nello stesso tempo si andrà al superamento dei cosiddetti valori dell’Osservatorio immobiliare italiano.

Tuteliamo le aree rurali

La nostra Assemblea ha approvato definitivamente anche le Norme in materia di domini collettivi, un provvedimento che fornisce una sistemazione giuridica a quelle diverse ed eterogenee situazioni giuridiche legate al godimento, da parte di una determinata collettività, di specifiche estensioni di terreno, di proprietà sia pubblica che privata, abitualmente riservata a un uso agro-silvo-pastorale, istituendo la figura giuridica dei domini collettivi. Questo ordinamento dalle origini antiche stabilisce diritti collettivi di godere e di gestire il territorio. Un ritorno al passato che diventa un’importante azione per il futuro, perché il bosco, le risorse, le fonti e il pascolo sono ricchezze fondamentali per il territorio. È un patrimonio naturale, culturale ed economico a disposizione della popolazione e in comproprietà, da conservare e tramandare di generazione in generazione, di padre in figlio. Solo in tal uni casi il patrimonio collettivo viene gestito da un ente dotato di personalità giuridica.

Il compito dei domini collettivi è quello di tutelare i beni in modo efficace e duraturo, attraverso strumenti giuridici che si caratterizzano nell’ordinamento italiano per una serie di vincoli alla utilizzabilità del patrimonio. Sviluppare le aree rurali, riconoscendo i domini collettivi quali soggetti neo-istituzionali a cui compete l’amministrazione del patrimonio civico di uso comune, significa soprattutto riconoscere che questi enti, quali gestori delle terre di godimento collettivo, possano essere come “imprenditori locali”, che agiscono per la “tutela e la valorizzazione dell’insieme delle risorse naturali presenti nel demanio civico”.

Paolo Cova

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Cannabis, l’uso è terapeutico

 

Il provvedimento più importante che abbiamo approvato alla Camera questa settimana sono le Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico. Con la legge si mette a regime la fase sperimentale e si creano le condizioni per corrispondere al fabbisogno dei pazienti, sia con produzioni in Italia da autorizzare da parte del Ministro della Salute, sia eventualmente ricorrendo alle importazioni. Preciso che il testo riguarda esclusivamente l’uso terapeutico della cannabis, essendo stata stralciata la parte relativa alla legalizzazione della cannabis ricreativa.

Lo scopo della legge è il superamento delle differenti modalità di accesso ai farmaci derivanti dalla cannabis introdotti da dissimili leggi regionali, nonché l’assunzione a carico del Servizio sanitario nazionale di tutti gli impieghi ora autorizzati dal Ministero; l’incremento della ricerca per i nuovi impieghi dei farmaci a base di cannabis con finanziamenti disposti dall’Aifa; permettere che il fabbisogno di cannabis ad uso medico sia assicurato sia mediante le produzioni dell’Istituto Farmaceutico di Firenze, ma anche mediante le autorizzazioni alla coltivazione e trasformazione ad enti o imprese, in possesso dei requisiti previsti dalle vigenti norme, disposte dal Ministero della Salute; informare i cittadini e formare i medici; equiparare la cannabis ad uso medico ai medicinali anche dal punto di vista fiscale.

Il nuovo testo regolamenta l’uso di medicinali di origine vegetale a base di cannabis che il medico curante prescrive dopo la valutazione del paziente e la relativa diagnosi. Il medico, nel prescrivere le preparazioni magistrali a base di cannabis, nei casi previsti dall’ordinamento italiano, come, ad esempio, per la terapia del dolore, deve indicarne la dose, la posologia e le modalità di assunzione.

 

 

Banca d’Italia: cosa dice la mozione

 

Questa settimana abbiamo anche votato una mozione concernente le iniziative di competenza in merito alla nomina del Governatore della Banca d’Italia. Un testo che ha fatto discutere, ma che dice sostanzialmente che la nomina dell’attuale Governatore risale al novembre del 2011 ed è, pertanto, imminente l’obbligo di procedere al rinnovo della carica, disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia.

Perciò, si tratta di una scelta particolarmente delicata in considerazione del fatto che l’efficacia dell’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall’emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie. La crisi delle banche italiane è esplosa in questi anni ma ha origini lontane e solo la nostra memoria corta ci fa dimenticare quanto avvenuto negli anni novanta.

La mozione impegna, perciò, il Governo ad adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario ai fini della tutela del risparmio e della promozione di un maggiore clima di fiducia dei cittadini nei confronti del sistema creditizio, individuando a questo fine, nell’ambito delle proprie prerogative, la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell’istituto, tenuto conto anche del mutato contesto e delle nuove competenze attribuite alla Banca d’Italia negli anni più recenti.

 

 

 

Tutti i temi dell’Europa

 

Via libera definitiva anche alla Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017 e alla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea.

Come spiego ogni volta che votiamo questi documenti, le numerose direttive europee incidono su molteplici aspetti della vita economica e sociale dei cittadini italiani e in ambiti differenziati; rilevano tra gli altri particolare importanza le disposizioni relative alla cooperazione rafforzata per l’istituzione di una tutela brevettuale unitaria alle disposizioni dell’Accordo sul tribunale unificato dei brevetti, la disciplina dei pacchetti turistici e dei servizi collegati, quella dei marchi d’impresa.

Altri temi sono quelli in materia di abusi di mercato, della distribuzione assicurativa, di indici usati nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento, quella relativa allo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale, volta a contrastare fenomeni evasivi ed elusivi, il rafforzamento di garanzie come la presunzione d’innocenza e il diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali, la protezione dei dati personali nelle attività di indagine, l’interoperabilità del sistema ferroviario dell’Ue e la sicurezza delle ferrovie e delle navi passeggeri, la riduzione delle emissioni nazionali di inquinanti atmosferici, l’adeguamento alla normativa Ue al Pacchetto di protezione dati personali, in materia di privacy, la regolamentazione in materia di uso dei dati del codice di prenotazione a fini di prevenzione e contrasto penale contro reati gravi e d i terrorismo, la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi dell’Unione.

 

 

Il futuro dell’Unione

 

In vista del Consiglio europeo dei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni ha fatto il suo intervento alla Camera, al termine del quale abbiamo votato una risoluzione che impegna il Governo a proseguire nell’impegno fin qui svolto per rafforzare il progetto di integrazione europea e in favore di azioni comuni ambiziose, in particolare nella gestione della sicurezza, nelle questioni migratorie, negli investimenti in Africa e in favore di una rinnovata architettura economica europea contrassegnata dal rilancio di politiche di espansione e di crescita; a dare seguito all’ambizioso programma di rilancio dell’Unione stabilito con la dichiarazione di Roma; a sostenere la candidatura di Milano a sede dell’Agenzia europea per i medicinali; a pervenire al superamento del Regolamento di Dublino, in direzione di un sistema comune di asilo; ad attivarsi affinché si realizzi concretamente una procura antiterrorismo europea; a rafforzare ogni iniziativa dell’Unione europea finalizzata ad assicurare la pace e la stabilità delle relazioni internazionali; a promuovere in sede comunitaria una riflessione sul ruolo della Turchia che chiarisca i termini delle relazioni bilaterali tra questo Paese e l’Unione europea.

E l’intervento di Gentiloni è andato proprio in questo senso, parlando di futuro dell’Unione europea, di temi migratori, di difesa, di digitale e di Brexit. Il Presidente ha confermato che la consapevolezza, in diversi Paesi europei, del fatto che siamo in un momento di transizione per quello che riguarda i destini dell’Unione è rilevante e che è utile che questa consapevolezza, presente anche nel nostro Paese, cresca. Abbiamo davanti 15-16 mesi, prima del rinnovo delle istituzioni europee, che possono rivelarsi decisivi, se si colgono alcune opportunità, altrimenti possono confermare una situazione difficile.

Gentiloni ci ha poi ricordato che abbiamo finalmente un tasso di crescita, nell’Eurozona, stabilmente sul 2-2,2 per cento, ma anche una evoluzione interna nel Regno Unito, dopo il referendum sulla Brexit, e tutta una serie di elementi incoraggianti. Tuttavia, per tradurre questo in qualcosa di positivo, servono passi in avanti dal punto di vista della efficacia dell’azione della Unione europea. Come? Con l’intensificazione di politiche comuni europee in diversi campi: il tema della difesa comune, appunto, i cosiddetti beni comuni europei, le questioni migratorie.

Infine, Gentiloni ha fatto un accenno all’Ema a Milano: non sarà una competizione facile, ha detto, ma certamente l’Italia ha tutte le carte in regola per ottenere l’Agenzia per il farmaco.

 

 

Paolo Cova

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La soluzione è il Rosatellum

Ha fatto molto parlare di sé prima ancora di essere votato. Ora, alla Camera, previo voto di fiducia sui primi tre articoli e voto palese per il quarto e quinto articolo, abbiamo approvato le Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali, la legge elettorale di riforma che va sotto il nome di Rosatellum, dal nome del capogruppo Pd Ettore Rosato che l’ha proposta.

Cercherò di spiegarla bene, visto che non è mai semplicissimo capire i meccanismi della democrazia. Gli aspetti principali della nuova legge elettorale sono i candidati indicati con chiarezza sulle schede, sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali, con liste cortissime; un rapporto più stretto tra eletto ed elettore; un sistema elettorale misto identico per le due Camere; la possibilità di dare vita a coalizioni nazionali.

Nel dettaglio, 232 deputati alla Camera e 116 senatori sono eletti in collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato, mentre l’assegnazione dei restanti seggi avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali. Le soglie di sbarramento nazionali sono del 10% per le coalizioni e del 3% per le liste. I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale e i partiti coalizzati presentano candidati unitari nei collegi uninominali.

L’elettore può esprimere il voto solo per il collegio uninominale oppure il voto sia per il collegio uninominale sia plurinominale.

Ancora più nello specifico, vediamo come si applica il nuovo sistema alla Camera e come si eleggono i 630 deputati: 232 con sistema maggioritario dove vince chi ottiene più voti nei collegi uninominali (231 collegi uninominali, che comprendono 6 del Trentino Alto Adige/Sud Tirolo, 2 del Molise, 1 collegio uninominale in Valle D’Aosta); 386 con sistema proporzionale tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento; 12 sono gli eletti nella circoscrizione estera.

Al Senato, sui 315 senatori, 116 sono eletti con sistema maggioritario dove vince chi ottiene più voti nei collegi uninominali (che comprendono 6 collegi uninominali del Trentino Alto Adige/Sud Tirolo, 1 collegio uninominale in Valle D’Aosta); 193 con sistema proporzionale tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Infine, 6 sono eletti nella circoscrizione estera.

Specifiche disposizioni sono dettate ai fini del rispetto del principio dell’equilibrio di genere. Innanzitutto, sia alla Camera, sia al Senato, a pena di inammissibilità, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali i candidati devono essere collocati secondo un ordine alternato di genere.

Alla Camera, nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima. Nel complesso delle liste nei collegi plurinominali presentate da ciascuna lista a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima, nella posizione di capolista.

Al Senato, le stesse previsioni sono stabilite a livello regionale ed è compito dell’ufficio elettorale regionale assicurarne il rispetto.

Al di là degli aspetti più tecnici, vorrei sottolineare che il Parlamento ha sempre chiesto un’ampia partecipazione al confronto e coloro che non hanno voluto seguirne l’iter lo hanno fatto per i propri interessi elettorali oltre a seminare il dubbio che il Parlamento fosse incapace di scrivere e promulgare una nuova legge elettorale.

Cristiani e politica

“Un dissidio rappacificato” è il titolo dell’incontro che propone alcune riflessioni a partire dal libro “Spiritualità e politica” di Mons. Mario Spezzibottiani, che si terrà domenica 22 ottobre, alle 19.30, al Refettorio Ambrosiano di piazza Greco, a Milano.

È questo il tema di un libro che raccoglie le riflessioni del compianto monsignor Spezzibottiani sulla spiritualità dei cristiani impegnati in politica. Il libro suscita domande attuali e decisive riguardo lo stile e il modo di stare in politica dei cattolici. Il momento sarà conviviale e, assieme a Fabio Pizzul che modererà l’incontro, ci saranno Daniela Mazzuconi e Alfredo Canavero, che hanno dato il loro contributo al volume.

Per partecipare alla cena è necessario prenotarsi inviando una mail all’indirizzo: posta@noifuturoprossimo.it

Paolo Cova

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Mai più barriere

Le Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche che abbiamo approvato, questa settimana, alla Camera, in prima lettura, elimineranno, finalmente, la frammentazione della normativa che detta prescrizioni tecniche per il superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati e negli spazi e servizi pubblici o aperti al pubblico, o di pubblica utilità.

La normativa, ora contenuta in diversi provvedimenti approvati negli ultimi trent’anni, sarà coordinata e aggiornata con un unico regolamento, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore.

In questo modo, una disciplina per la progettazione e la realizzazione di strutture accessibili, disomogenea e frammentaria, assai complessa da applicare, con incertezze sulla norma applicabile nel concreto e difficoltà interpretative e applicative derivanti dalla diversa regolamentazione prevista per edifici e altri spazi pubblici e per residenze pubbliche e private, diviene una normativa uniforme e certa per gli utenti e gli operatori del settore.

Una Commissione avrà il compito di individuare la soluzione a eventuali problemi tecnici derivanti dall’applicazione della normativa, nonché di elaborare proposte di modifica e aggiornamento utili a implementare innovazioni tecnologiche per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle parti comuni degli edifici esistenti e nelle loro pertinenze.

La stessa Commissione dovrà adottare linee guida tecniche basate sulla progettazione universale contenuta nella Convenzione delle Nazioni unite del 13 dicembre 2006, garantendo il monitoraggio sistematico dell’attività delle pubbliche amministrazioni in materia di adozione di piani di eliminazione delle barriere architettoniche.

 

Stop alle mine antiuomo

Abbiamo approvato definitivamente un altro importante provvedimento: la proposta di legge Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo. La norma si inserisce nell’ambito di una serie di convenzioni internazionali, in particolare: la Convenzione di Ottawa, firmata da 127 Paesi nel dicembre 1997 e ratificata dall’Italia con legge del 1999, e la Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo, o cluster munition (Ccm), adottata a Dublino il 30 maggio 2008 e ratificata dall’Italia nel 2011. L’Italia partecipa attivamente all’applicazione di queste Convenzioni e, tra l’altro, ha istituito il Fondo per lo sminamento umanitario in modo da realizzare programmi integrati relativi allo sminamento.

Per quanto riguarda il contenuto della proposta vengono vietati totalmente il finanziamento di società, in qualsiasi forma giuridica costituite, aventi sede in Italia o all’estero, che, direttamente o tramite controllate o collegate, svolgono attività di costruzione, impiego, stoccaggio, distribuzione, trasferimento o trasporto di mine anti-persona, munizioni e submunizioni cluster, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse; la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita e la cessione, a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione e detenzione di munizioni e submunizioni cluster, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse; la partecipazione a bandi o programmi di finanziamento pubblico da parte di queste società.

Inoltre, individua i compiti delle Autorità di vigilanza, prevedendo che emani apposite istruzioni per l’esercizio di controlli rafforzati sull’operato degli intermediari abilitati, al fine di contrastare il finanziamento di ogni attività in ogni modo collegata alle mine antipersona.

Definisce i compiti per gli intermediari, i quali devono, entro novanta giorni dalla pubblicazione dell’elenco delle società operanti nel settore, escludere dai prodotti offerti ogni componente che costituisca supporto finanziario alle società incluse nell’elenco. Disciplina le verifiche dei divieti posti dalle norme in esame e le sanzioni in caso di inosservanza del divieto di finanziamento: la sanzione amministrativa pecuniaria da 150.000 a 1.500.000 euro, nei confronti delle persone giuridiche; la sanzione amministrativa pecuniaria da 50.000 a 250.000 euro nei confronti delle persone fisiche.

 

Ema uguale Milano

Sapete probabilmente tutti che Milano si è candidata a ospitare l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che sta per lasciare la Gran Bretagna, dopo la Brexit. Il presidente regionale ha messo a disposizione Palazzo Pirelli, oggi sede del consiglio, pur di avere in città questa importante presenza. D’accordo con lui anche il nostro sindaco Giuseppe Sala. E noi abbiamo dato una mano in questo senso approvando una mozione.

La premessa è che l’Italia rappresenta da anni il secondo Paese in Europa per produzione nel settore farmaceutico e il primo per capacità produttive per numero di addetti, dopo la Germania, con il 26 per cento della produzione totale e il 19 per cento del mercato. Si tratta di un sistema diffuso, con hub regionali ed eccellenze in diverse aree del Paese. La Lombardia, in particolare, è la prima regione italiana nel settore farmaceutico con 28.000 addetti, più altri 18.000 che lavorano nell’indotto, e investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione.

Anche nel campo biomedicale la Lombardia, con oltre 800 imprese, 30.000 dipendenti e il 49 per cento del fatturato nazionale, è la prima regione nel settore dei dispositivi medici. La provincia di Milano, in particolare, è l’area a maggiore concentrazione di imprese, con circa il 61 per cento delle imprese lombarde, e quasi l’80 per cento del fatturato prodotto nella regione. Milano e la sua provincia sono al primo posto per il numero degli addetti, ma anche le province di Monza-Brianza e Varese si attestano rispettivamente al quinto e al sesto posto nella classifica nazionale.

Secondo l’ufficio studi di Assolombarda, dalle università milanesi, dai suoi centri studi e dalle sue imprese nel 2015 sono stati pubblicati 11.600 articoli scientifici, di cui 6.200 nel campo della scienza della vita. Il 15 per cento della popolazione opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell’Agenzia europea per i medicinali è stata concepita nel capoluogo lombardo.

Chi meglio di noi, dunque? La mozione impegna, perciò, il Governo a proseguire e intensificare l’azione di sostegno della candidatura di Milano a sede dell’Agenzia europea per i medicinali, ponendo in essere, ai più alti livelli e attraverso un’azione delle rappresentanze diplomatiche volta a raccogliere consensi da parte degli altri Stati membri dell’Unione europea, tutte le iniziative necessarie in tal senso, rappresentando questa scelta una grande opportunità culturale, economica ed occupazionale, nonché uno stimolo per la valorizzazione del patrimonio scientifico nel campo sanitario del nostro Paese.

 

Tutte le novità del Def

Via libera anche alla risoluzione sul Documento di economia e finanzia, dopo l’esame della Nota di aggiornamento. I punti principali impegnano il Governo a provvedere con la prossima legge di bilancio alla completa sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette per l’anno 2018; al sostegno degli investimenti, incentivando gli investimenti privati in beni strumentali e immateriali, nonché allocando maggiori risorse per gli investimenti pubblici delle amministrazioni centrali e locali, anche attraverso l’individuazione delle misure più idonee per consentire un maggiore utilizzo dell’avanzo di amministrazione di ciascun ente per la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche; alla promozione dell’aumento dell’occupazione, in particolare a tempo indeterminato per i giovani, mediante nuovi interventi di decontribuzione del lavoro; al potenziamento degli strumenti di l otta alla povertà e all’esclusione sociale, incrementando le risorse destinate a finanziare il reddito di inclusione; al finanziamento delle politiche invariate, inclusive delle risorse per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego.

Inoltre si intende favorire, nella legge di bilancio 2018-2020, un complesso di interventi in materia sanitaria, volti a incrementare nel tempo le risorse di conto capitale destinate ad investimenti nel settore della sanità, rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto super ticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico, a prorogare la riduzione al 10 per cento della cedolare secca sugli affitti abitativi ed eventualmente estendere il sistema della tassazione sostitutiva anche sui redditi derivanti dagli affitti di immobili ad uso non residenziale, a proseguire la politica di sostegno alle famiglie e di contrasto alla prolungata tendenza al calo demografico, valutando altresì la possibilità di potenziare il sistema degli assegni per i figli a carico, anche procedendo alla necessaria razionalizzazione degli attuali istituti.

 

Un successo chiamato Ecomaratona

Come avevo anticipato, questa settimana ho organizzato, a Palazzo Chigi, la conferenza stampa di presentazione dell’Ecomaratona del Chianti ed è stato un successo, perché questa gara piace a partecipanti ed esperti.

Erano presenti il Ministro per lo Sport Luca Lotti, che ha avuto parole di grande elogio per la manifestazione, assieme a Fabrizio Nepi, presidente della Provincia di Siena e sindaco di Castelnuovo Berardenga, Mauro Clarichetti, in rappresentanza del Comitato Ecomaratona del Chianti, Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio vino Chianti Classico, Giorgio Calcaterra, maratoneta e campione del mondo 100 chilometri, e Fabio Fiaschi, giornalista e direttore di “Runners e benessere”. Ricordo che l’11esima edizione della corsa si svolgerà domenica 15 ottobre in provincia di Siena, sul territorio di Castelnuovo Berardenga.

Saranno un evento e una giornata di sport e cultura, immersi nella bella natura della campagna senese dove si potranno degustare tutti i prodotti dell’agricoltura locale. Il territorio e le sue eccellenze rappresenteranno un ottimo viatico per gli sportivi, che correranno sui diversi percorsi, e per gli accompagnatori e i famigliari. Si tratta di un patrimonio che non può essere delocalizzato, ma piuttosto valorizzato anche con eventi come questa corsa. Un grazie al Ministro Lotti che ha voluto essere presente in segno di sostegno a queste competizioni che contribuiscono a rendere grande lo sport italiano.

 

Ius soli: sciopero anche io

Avrete sentito parlare dello sciopero della fame a staffetta per lo Ius soli. È un evento simbolico, evidentemente, ma di grande significato: sappiamo tutti che i tempi per approvare la legge ci sono, ma forse il tempo per aspettare ancora non ce l’hanno tanti ragazzi che si sentono italiani come chiunque di noi.

Ebbene, ho deciso convintamente di aderire alla proposta. Lo sento proprio come un dovere nei confronti di tanti piccoli che nascono e crescono in Italia.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Antimafia più efficace

 

Dopo quello che è venuto alla luce questa settimana in Lombardia – e non era la prima volta che si scopriva che la Brianza è ormai in mano all’ndrangheta –, ha avuto ancora più valore l’approvazione, alla Camera, delle Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni con Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate.

La riforma del Codice Antimafia nasce da una proposta di legge di iniziativa popolare presentata nel 2013 da 120mila cittadini e promossa da diverse associazioni con l’obiettivo di dare maggiore efficacia alle norme sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Dopo discussioni, confronti e audizioni e dopo che il testo originario è stato arricchito dai contributi nelle Commissioni Antimafia e Giustizia, la nuova legge rende finalmente organica la normativa antimafia relativa ai beni confiscati e sequestrati. La frammentarietà delle norme e le criticità emerse nel corso degli anni, infatti, portava più del 90% delle imprese sottratte alla criminalità organizzata a fallire dopo la confisca o il sequestro.

La nuova legge si muove su un doppio binario: da una parte presenta misure di contrasto sistematico alle organizzazioni criminali per colpirle dritte al cuore, cioè nelle imprese illecite; dall’altra prevede misure economiche di sostegno alle imprese stesse affinché continuino la propria attività anche dopo la confisca o il sequestro.

Tra le misure, le modifiche al ruolo e alle funzioni dell’Agenzia nazionale per i Beni confiscati; l’istituzione di un nuovo Fondo per il credito delle aziende sequestrate; l’ampliamento dei soggetti attivi e passivi; la tutela dei terzi creditori; la trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari; la delega al Governo per individuare specifici incentivi e ammortizzatori sociali per i lavoratori delle aziende confiscate e sequestrate; le misure contro il caporalato.

Gli obiettivi sono di rendere più efficace, tempestiva e trasparente l’adozione delle misure di prevenzione patrimoniale; istituire presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello sezioni o collegi specializzati; favorire la ripresa delle aziende sottoposte a sequestro; garantire una maggiore trasparenza nella scelta degli amministratori giudiziari; riorganizzare e rafforzare l’Agenzia nazionale per i beni confiscati; estendere i casi di confisca allargata; garantire in modo sempre più efficace i terzi di buona fede che risultano da atti anteriori al sequestro.

 

 

Regole per far cultura

 

E un altro bel passo avanti nella tutela delle nostre eccellenze è l’approvazione della Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative. Un testo finalizzato a rafforzare e qualificare l’offerta culturale nazionale e a promuovere e sostenere l’imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, mediante il sostegno delle imprese culturali e creative.

Innanzitutto, vengono stabiliti i requisiti che devono essere posseduti da un’impresa, pubblica o privata, per essere qualificata come culturale e creativa, ovvero avere per oggetto sociale l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali; avere sede in Italia, in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva, una unità locale o una filiale in Italia; svolgere un’attività stabile e continuativa.

Si dispone, poi, che per lo svolgimento delle attività di perseguimento dell’oggetto sociale, le imprese culturali e creative possano chiedere la concessione di beni demaniali dismessi, con particolare riferimento a caserme e scuole militari inutilizzate, non utilizzabili per altre finalità istituzionali e non trasferibili agli enti territoriali.

 

Via libera ai conti

 

Via libera, in settimana, anche al Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2016 e alle Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2017. Provvedimenti che fanno una sorta di fotografia dello stato dei conti. I numeri indicano un percorso positivo e di crescita, in questi anni, che si assesta attorno all’1,6 per cento. E poiché avevamo il segno meno fino a pochi anni fa, significa che ogni anno abbiamo ottenuto dei miglioramenti.

Altri parametri importanti sono, ad esempio, l’indebitamento netto, calato al 2,4 per cento del Pil rispetto all’anno precedente, quindi il 2016 attesta un risultato migliore rispetto all’anno precedente di 0,3 punti percentuali. Gli altri elementi che meritano di essere sottolineati sono l’avanzo primario e gli interessi. L’avanzo primario si stabilizza intorno all’1,5 per cento nei tre anni – l’1,6 nel 2014, l’1,5 nel 2015 e ancora l’1,5 nel 2016 – e dimostra una solidità di questo dato a valere nel tempo; la riduzione della pressione fiscale consente di dire che anche tra il 2015 e il 2016, grazie alle politiche di questi tre anni, si è riusciti ad arrivare a un 42,9 per cento nel 2016 che è un buon risultato.

 

 

Federalismo in ritardo

 

A più di quindici anni dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001, il percorso attuativo del federalismo fiscale appare ancora in una fase di transizione. Il legislatore si era posto l’obiettivo di introdurre nell’ordinamento un nuovo assetto dei rapporti economico-finanziari tra lo Stato e le autonomie territoriali, basato sul superamento del sistema di finanza derivata e sull’attribuzione di una maggiore autonomia di entrata e di spesa agli enti decentrati, nel rispetto dei principi di solidarietà, riequilibrio territoriale e coesione sociale sottesi al nostro sistema costituzionale.

Ma proprio poiché siamo rimasti indietro su questo progetto di riforma, abbiamo approvato una mozione concernente iniziative in ordine ai criteri di ripartizione del fondo di solidarietà comunale, anche nell’ottica dell’attuazione della riforma del federalismo fiscale, che impegna il Governo a riconsiderare il percorso attuativo del federalismo fiscale, in coerenza con l’articolo 119 della Costituzione, attraverso iniziative per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni; la previsione di un apporto di finanziamento statale nell’alimentazione del fondo di solidarietà comunale, legato al raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni e degli obiettivi intermedi di servizio, nel rispetto dei vincoli aggregati di finanza pubblica; l’attivazione degli opportuni strumenti di ricognizione e di valutazione; il superamento progressivo del tax gap tra valori di mercato e valori catastali.

 

 

Via libera a nuove ratifiche

 

Siamo tornati ad approvare ratifiche, questa settimana, come quella per l’esecuzione del Protocollo addizionale di Nagoya-Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti, al Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, fatto a Nagoya il 15 ottobre 2010. O come la Ratifica ed esecuzione dei seguenti protocolli: Protocollo n. 15 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 24 giugno 2013; Protocollo n. 16 recante emendamento alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, fatto a Strasburgo il 2 ottobre 2013, e dell’abbinata proposta di legge Schullian.

Abbiamo approvato anche il disegno di legge di Ratifica ed esecuzione dell’Atto di Ginevra dell’Accordo dell’Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, fatto a Ginevra il 2 luglio 1999, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno; Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Croazia sulla cooperazione transfrontaliera di polizia, fatto a Zagabria il 5 luglio 2011; Ratifica ed esecuzione del Protocollo recante modifiche alla Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica delle Filippine per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire l’evasione fiscale del 5 dicembre 1980, fatto a Manila il 9 dicembre 2013.

 

 

 

Vi presento l’Ecomaratona del Chianti

Giovedì 5 ottobre, alle 12.30, nella Sala stampa di Palazzo Chigi, in largo Chigi 19, a Roma, ho organizzato la conferenza stampa di presentazione dell’Ecomaratona del Chianti, l’11esima edizione della corsa che si svolgerà domenica 15 ottobre in provincia di Siena, sul territorio di Castelnuovo Berardenga, e che prevede anche iniziative collaterali che animeranno le giornate di venerdì 13 e sabato 14 ottobre.

 

Alla conferenza stampa, assieme a me ci saranno il Ministro per lo Sport Luca Lotti, Fabrizio Nepi, presidente della Provincia di Siena e sindaco di Castelnuovo Berardenga, Mauro Clarichetti, in rappresentanza del Comitato Ecomaratona del Chianti, Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio vino Chianti Classico, Giorgio Calcaterra, maratoneta e campione del mondo 100 chilometri, Fabio Fiaschi, giornalista e direttore di “Runners e benessere”.

 

Ci tenevo particolarmente a organizzare la presentazione di questo importante evento, non solo come maratoneta di lungo corso, ma anche perché, oltre a valorizzare la corsa e il contatto con la natura, porta all’attenzione del grande pubblico un territorio spettacolare, la sua gastronomia, il suo paesaggio e i prodotti agricoli locali.

 

Se volete saperne di più www.ecomaratonadelchianti.it

 

 

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Come cambia la pesca

 

Una decisione importante quella presa questa settimana alla Camera, dove abbiamo approvato gli Interventi per il settore ittico e deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa e in materia di politiche sociali nella pesca professionale. Il testo passa ora all’esame del Senato.

Il provvedimento contiene misure attese dal comparto che da anni vive una crisi strutturale, causata dagli elevati costi di produzione, dalla diminuzione della capacità di pesca dovuta a ragioni di sostenibilità ambientale e dalla crisi di mercato, prevedendo una serie di deleghe al Governo. L’esecutivo dovrà ora occuparsi del riordino e dell’aggiornamento della normativa vigente in materia di pesca ed acquacoltura; di politiche sociali nel settore della pesca professionale, per garantire agli operatori della pesca, armatori e imbarcati, l’equo indennizzo o ristoro in caso di sospensione dell’attività di pesca; del riassetto della normativa nazionale vigente in materia di pesca sportiva; del riordino della normativa in materia di concessioni demaniali per la pesca e l’acquacoltura e di licenze di pesca.

Altre misure riguardano l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, con una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro per il 2018; le nuove disposizioni sui distretti di pesca; la disciplina dei Centri di assistenza per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura; l’inclusione degli organismi promossi dalle associazioni di categoria tra i soggetti abilitati a predisporre i programmi per la promozione della cooperazione e dell’associazionismo delle imprese di pesca; la modifica della disciplina della rappresentanza delle associazioni della pesca nelle commissioni di riserva delle aree marine; il ripristino delle funzioni della Commissione consultiva centrale della pesca e dell’acquacoltura; le nuove disposizioni in materia di prodotti della pesca; l’adeguamento della normativa primaria in materia di pescaturismo e ittiturismo; l’estensione ai settori della pesca e dell’acquacolt ura dell’esenzione dall’imposta di bollo; l’introduzione della disciplina della vendita diretta dal pescatore al consumatore finale; la ripartizione di ogni eventuale incremento annuo del contingente di cattura di tonno rosso; le modifiche al sistema sanzionatorio.

 

 

Coni, c’è un limite ai mandati

 

Un’altra proposta di legge che era necessaria e che ha avuto il via libera della Camera è quella che contiene le Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e delle federazioni sportive nazionali, e al decreto legislativo 27 febbraio 2017, n. 43, in materia di limiti al rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (Cip), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica, già approvata dal Senato.

In sostanza, la nostra proposta di legge interviene sui mandati degli organi del Coni, delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate, degli Enti di promozione sportiva, degli organi del Cip e definisce nuovi limiti al rinnovo dei mandati degli stessi.

Si fissa un tetto massimo di tre mandati quadriennali per il presidente e gli altri componenti della Giunta nazionale del Coni e – in mancanza di adeguamento – si prevede che il Comitato possa nominare un commissario ad acta tenuto a disporre queste modifiche. Si dispone anche che il presidente e i membri degli organi direttivi delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate e degli Enti di promozione sportiva non possano svolgere più di tre mandati, limite che può essere abbassato dai singoli statuti.

Si introduce, inoltre, una disposizione sugli organi del Cip (il Consiglio nazionale, la Giunta nazionale, il presidente, il segretario generale e il collegio dei revisori dei conti) prevedendo, anche per questi organi, il limite di 3 mandati quadriennali. Di rilievo, il principio introdotto in sede referente in Commissione Cultura sul tema della promozione delle pari opportunità per le donne e gli uomini nell’accesso agli organi di direttivo.

 

 

Nessuno tocchi gli anziani

 

Questa settimana abbiamo messo uno stop anche alle frodi nei confronti dei soggetti deboli, le più odiose, approvando le Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti i delitti di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili e di circonvenzione di persona incapace. Il provvedimento nasce dall’esigenza di arginare il sempre più dilagante ed allarmante fenomeno criminale delle frodi in danno di persone che sono vulnerabili in ragione dell’età avanzata.

La nuova norma dice che chiunque, con mezzi fraudolenti, induce una persona che versi in situazioni di vulnerabilità psicofisica, in ragione dell’età avanzata, a dare o promettere indebitamente a sé o ad altri denaro, beni o altra utilità, commettendo il fatto nell’abitazione della persona offesa o in altro luogo di privata dimora, all’interno o in prossimità di uffici postali o di sedi di istituti di credito, di luoghi di cura o di ritrovo di persone anziane o di case di riposo, ovvero simulando un’offerta commerciale di beni o servizi, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 400 a euro 3.000.

L’innalzamento della pena è previsto per il delitto di circonvenzione di incapace, mentre l’aggravante si ha se il fatto è commesso con strumenti telefonici, informatici o telematici o avvalendosi di dati della vita privata della persona offesa, acquisiti fraudolentemente o senza il suo consenso.

In caso di condanna, viene prevista la confisca, anche per equivalente, dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, mentre la custodia cautelare in carcere si può applicare anche se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a 3 anni.

 

 

 

Al bando il nucleare

 

Sappiamo tutti ciò che sta accadendo in Corea del Nord. Un dittatore sta mettendo a rischio la comunità internazionale che si deve confrontare con nuove e gravi sfide alla pace e alla sicurezza internazionale, incluso il concreto rischio di una ulteriore proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei vettori ad esse associati. Le catastrofi umanitarie e i danni irreversibili che possono essere prodotti dalle armi nucleari le rendono inconciliabili con il diritto internazionale umanitario e hanno indotto la comunità internazionale a rendere prioritari gli obiettivi della non proliferazione e del disarmo generale. Lo sforzo volto alla riduzione degli armamenti nucleari ha dato buoni frutti negli anni passati, soprattutto attraverso la conclusione di fondamentali trattati internazionali.

Ecco perché abbiamo voluto approvare una mozione concernente iniziative in materia di dislocazione, trasporto e acquisizione di armi nucleari in Italia, che impegna il Governo a continuare a perseguire l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari, attraverso un approccio progressivo e inclusivo al disarmo, che riconosca la centralità del Trattato di non proliferazione nucleare, e attraverso modalità che promuovano la stabilità internazionale, valutando in questo contesto, compatibilmente con l’obiettivo delineato, con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e con l’orientamento degli altri alleati, la possibilità di aderire al trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione, approvato a New York il 7 luglio 2017 dall’Assemblea generale dell’Onu appositamente convocata.

Inoltre, ad attivarsi, insieme con gli altri partner della comunità internazionale, per favorire l’universalizzazione e il rafforzamento delle disposizioni del Trattato di non proliferazione nucleare, l’entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, la conclusione di un Trattato sulla messa al bando del materiale fissile idoneo alla fabbricazione di armi nucleari, il consolidamento e la creazione di zone libere da armi nucleari, soprattutto in Medio oriente, e altre misure di trasparenza e costruzione della fiducia tra Stati che possano condurre all’obiettivo del disarmo generale.

 

 

Una mano allo Yemen

 

La situazione di crisi nello Yemen, con particolare riferimento all’emergenza umanitaria e all’esportazione di armi verso i Paesi coinvolti nel conflitto, contenuta in alcune mozioni, mi ha portato a votare favorevolmente sia per il testo proposto dal Pd, sia per quello, che ritengo di assoluto buon senso, proposto da un collega di SI.

L’esigenza di prendere posizione sulla vicenda, nasce dalla situazione in Yemen, che è stato culla di civiltà millenarie e anche per questo custodisce un patrimonio immenso in termini di arte, cultura, storia. Oggi purtroppo, dopo anni di instabilità politica, lo Yemen è diventato uno dei Paesi più poveri del mondo. Stante questa situazione è necessaria e urgente una presa di responsabilità da parte dei Paesi e soprattutto delle organizzazioni internazionali.

Lo scontro in atto, una guerra civile che si protrae da più di due anni ma che vede la partecipazione anche di diverse potenze regionali, ha generato un alto numero di vittime, l’anno scorso si stimavano 10mila, delle quali circa un terzo sarebbero civili e 1.540 bambini, con accuse alle parti in conflitto di condotte che configurerebbero crimini di guerra. La guerra in atto è peraltro all’origine di un gravissimo deterioramento delle condizioni umanitarie nello Yemen, classificato come la peggiore crisi del mondo dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari che indica in 18,8 milioni le persone bisognose di assistenza umanitaria o di protezione, di queste 10,3 milioni necessitano di assistenza immediata a causa della grave carestia e dell’epidemia di colera che ha già fatto più di 1.500 vittime e che potrebbe diffondersi rapidamente mettendo a rischio la vita di oltre 300mila persone.

Nella nostra mozione impegniamo il Governo a continuare nel monitoraggio della crisi umanitaria in corso nello Yemen sensibilizzando gli altri donatori sulla gravità della situazione e sostenendo gli sforzi in corso da parte delle Nazioni Unite, affinché vengano mobilitate le necessarie risorse per finanziare l’azione di soccorso internazionale; a proseguire e a rafforzare le attività di assistenza umanitaria alla popolazione; a continuare ad attivarsi presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu e negli altri fori internazionali per promuovere iniziative volte a fare rispettare il diritto umanitario e i diritti umani e a favorire le condizioni per una soluzione negoziata del conflitto; a favorire una linea di azione condivisa in materia di esportazioni di materiali di armamento dando sostegno concreto alle iniziative internazionali per la cessazione delle ostilità.

 

 

Un incontro per capire il Libano

E martedì 26 settembre, nella sala del Concilio, nella parrocchia San Nicolao della Flue, in via Dalmazia 11, a Milano, si parlerà di un altro grosso nodo umanitario internazionale. Sarà, infatti, presente mons. Mounir Khairallah, vescovo maronita di Batroun, in Libano, che racconterà la situazione di quella regione.

Qui la locandina.

Paolo Cova

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Il fascismo è reato
Voglio esprime tutta la mia solidarietà all’On.Emanuele Fiano per le minacce ricevute per essere stato il primo firmatario di questa legge. Una proposta di legge molto dibattuta, in questo momento, in Italia, ma che noi, alla Camera, non abbiamo avuto alcun dubbio a votare e senza ulteriori perdite di tempo: l’Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. La norma, punisce la propaganda del regime fascista e nazifascista e viene aggiunta ai delitti contro la personalità interna dello Stato.
Ecco cosa prevede. Viene punita la condotta di chi propaganda immagini o contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, o delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, o ne richia ma pubblicamente la simbologia o la gestualità. La punizione avviene con la reclusione da sei mesi a due anni.
Si tratterà di un delitto perseguibile d’ufficio: da un lato, la propaganda attiva e quella che si manifesta anche solo nei diversi passaggi della filiera produttiva (dalla produzione alla distribuzione, alla diffusione, alla vendita) di immagini, oggettistica, gadget di ogni tipo che comunque sono chiaramente riferiti all’ideologia fascista o nazifascista o ai relativi partiti; dall’altro (per mezzo del richiamo alla gestualità, oltre che alla ideologia) comportamenti quali il saluto romano o nazifascista fatto in pubblico e l’ostentazione pubblica di simboli che a questi partiti o ideologie si riferiscano.
La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici, che costituiscono, dunque, un’aggravante.
Qualcuno si è chiesto se ce n’era proprio bisogno: noi rispondiamo convintamente sì, perché nel tempo si è dovuta riconoscere l’insufficienza degli strumenti predisposti dal legislatore per la repressione di questi comportamenti individuali di propaganda. È sotto gli occhi di tutti che, non soltanto in altri Paesi d’Europa, ma anche nel nostro Paese, sono sempre più frequenti gli episodi e le manifestazioni che richiamano apertamente concezioni apologetiche del fascismo e del nazifascismo. Gesti, condotte e comportamenti spesso violenti, intolleranti, razzisti.

 

Stato-Regioni: tempo di revisione


Con una risoluzione, questa settimana, alla Camera, abbiamo anche approvato la Relazione all’Assemblea sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali e sull’attuazione degli statuti speciali, approvata dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
La Commissione ha avviato una riflessione sullo stato del regionalismo e, più in generale, sull’assetto degli enti territoriali del Paese, dopo l’esito non confermativo del referendum costituzionale del dicembre 2016. La strada indicata dalla riforma costituzionale, con il superamento del bicameralismo paritario e la configurazione del Senato quale Camera delle autonomie e con la revisione del titolo V, non risulta più percorribile. Restano peraltro sul tappeto i problemi a cui il nuovo assetto istituzionale intendeva dare una risposta, in primis l’individuazione di forme di raccordo tra Stato ed autonomie territoriali che consentano un più rapido ed efficace raggiungimento di posizioni condivise, una semplificazione del quadro dei relativi rapporti ed il superamento del contenzioso istituzionale.
La Commissione ha perciò portato a compimento il percorso intrapreso negli ultimi due anni con lo svolgimento di due indagini conoscitive sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali, con particolare riguardo al sistema delle conferenze, e sulle problematiche concernenti l’attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale. Inoltre, ha svolto un’ulteriore breve indagine conoscitiva mirata all’individuazione di proposte concrete e operative per completare il quadro istituzionale delineato dalla riforma costituzionale del 2001, che può ritenersi consolidato, adeguando finalmente le procedure parlamentari.

 

Blocchiamo la contraffazione sul web
Via libera anche a una seconda relazione, quella sul fenomeno della contraffazione sul web, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo. Il fenomeno della contraffazione che si perpetra attraverso i sistemi telematici di e-commerce e via web in generale è forse uno dei più delicati e complessi nella prospettiva della definizione delle strategie di contrasto di questi fenomeni illeciti. La contraffazione via web è sempre più rilevante per la crescita esponenziale delle transazioni commerciali. La Commissione ha deciso pertanto di approfondire il tema, analizzando le modalità con le quali si manifesta oggi il commercio illecito di beni contraffatti con la lesione dei diritti di proprietà industriale e la pirateria digitale, particolarmente nel campo dei media audiovisivi in violazione del diri tto d’autore, che si realizzano in forme svariate, palesi od occulte, nei siti e nelle piattaforme di e-commerce e nei social forum su Internet. Il quadro che è emerso da questa ampia ricognizione è molto complesso.
Gli strumenti con cui intervenire sono diversi: ad esempio, un maggior coordinamento possibile a livello internazionale; una revisione delle normative sull’e-commerce in sede europea, per accrescere il livello di responsabilizzazione dei fornitori di servizi sulla rete; un’azione per rendere i consumatori consapevoli del disvalore dei prodotti contraffatti; programmi per intercettare la circolazione di beni e dei servizi illegali; ma anche una black list utile a bloccare la riapertura di nuovi profili per soggetti già bloccati.

 

Bolkestein non deve danneggiare
Con un decreto legislativo del 2010, il legislatore italiano ha dato attuazione alla direttiva Bolkestein, relativa ai servizi nel mercato interno e che ha il fine di facilitare la creazione di un libero mercato di servizi in ambito europeo. Secondo quanto stabilito dalla direttiva, qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali. Inoltre, vi è l’obbligo di prevedere procedure selettive, la limitazione della durata delle autorizzazioni, il divieto di rinnovare automaticamente le concessioni e di accordare vantaggi al prestatore uscente.
Il provvedimento ha esteso la Bolkestein anche al settore del commercio ambulante su aree pubbliche. Ma applicato alla lettera, il recepimento della direttiva, introducendo limitazioni temporali, ostacola la programmazione degli investimenti o il recupero di quelli già realizzati, danneggiando soprattutto i piccoli operatori del settore.
Ecco perché abbiamo approvato una mozione concernente iniziative relative all’applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein che impegna il Governo a promuovere proposte in sede di Unione europea per meglio definire la portata e gli effetti della direttiva rispetto al commercio ambulante e, considerando anche la situazione in essere, studiare interventi volti a contenere le potenziali ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale, anche mediante l’individuazione di criteri che, nell’ottica della valorizzazione delle finalità sociali, tengano conto delle diverse caratteristiche, delle dimensioni e dei requisiti professionali acquisiti dagli operatori, della tutela dell’occupazione nel settore e dei luoghi in cui si svolge il commercio ambulante a questo fine costituendo, rapidamente, un tavolo di confronto con gli operatori del commercio su aree pubbliche e i rappresentanti degli enti locali.

 

Medicine in dono
E la seconda, importante mozione della settimana ha riguardato, invece, le iniziative in materia di raccolta e donazione dei farmaci non utilizzati. Questo perché lo sperpero di alimenti e di medicine determina un fortissimo impatto dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Per la prima volta, con la legge Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi, del 19 agosto 2016, n. 166, si definiscono, in Italia, i termini come spreco o eccedenza alimentare e si interviene al fine di indirizzare il recupero e la donazione di questi beni all’interno di un programma più vasto di politiche contro la povertà.
Ma per meglio specificarne l’applicazione in campo farmaceutico, appunto, abbiamo impegnato il Governo, nella stesura del decreto applicativo così come previsto dall’articol o 15 della legge n. 166 del 2016 e dalle disposizioni previste dalla legge n. 155 del 2003, che equipara gli enti che svolgono attività assistenziale, nei limiti del servizio prestato, al consumatore finale in termini di responsabilità civile rispetto alla detenzione e alla conservazione dei medicinali, ad assumere iniziative affinché i requisiti di tracciabilità del anno siano coerenti con la finalità perseguite della stessa legge; a prevedere, ai fini di una migliore tracciabilità del farmaco a cura dei donatori, l’aggiornamento della banca dati centrale mediante definizione della specifica causale donazione; a prevedere le specificità legate alle differenti tipologie di soggetti, donatari esistenti, le associazioni che svolgono attività di pura distribuzione di confezioni integre e nel periodo di validità e le associazioni che ricevono in donazione questi beni e li somministrano, fermo restando che tutte dispongano di personale sanitario; a favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici a fini di solidarietà sociale in tutte le fasi della filiera; a definire in via preliminare quali siano i medicinali inutilizzati e quindi cedibili; a ribadire, ai fini della fiscalità, che trattasi di cessioni a titolo gratuito.

 

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Che succede (davvero) a Lampedusa

Nei giorni scorsi ho partecipato a un modulo formativo sul tema dei migranti a Lampedusa. Un’esperienza che mi ha permesso di conoscere quanto avviene realmente sull’isola e l’attività che viene svolta per l’accoglienza di queste persone e dentro i centri.

Perciò, mi viene spontaneo fare alcune considerazioni che ci tengo a trasmettere. Ciò che mi ha più colpito è l’attenzione alle persone che arrivano in modo avventuroso e tragico dal mare da parte della popolazione locale che davvero esprime un grande senso dell’accoglienza, al di là di quello istituzionale. In particolare mi è rimasta impressa la frase detta dalla moglie di un pescatore dell’isola: “Quando vedo un uomo in mare, non posso certo lasciarlo in mare”, che è un po’ la legge di chi su quelle acque è nato, cresciuto e ci lavora. Al netto di ogni opinione, ideologia od orientamento politico.

Secondo aspetto, con il tempo e le testimonianze raccolte, tutti abbiamo capito quello che davvero succede nell’inferno della Libia e cosa, in questi ultimi 20 anni, devono aver passato e passano queste povere persone, ma ci si dimentica, o addirittura non si conosce quel durissimo viaggio che devono affrontare per arrivare fino lì e delle atrocità che subiscono anche nella prima parte della loro odissea.

Posso, inoltre, riportare la forte richiesta della popolazione locale di raccontare com’è davvero la vita sull’isola, che è completamente diversa da quella descritta dai media. E devo ammettere che hanno assolutamente ragione: il giorno dopo il mio rientro, ho letto i commenti riportati da un europarlamentare italiano, evidentemente presente sull’isola, che però descrivevano una Lampedusa che ha visto solo lui.

Migranti

Negli ultimi giorno ho avuto modo di partecipare a trasmissioni televisive dove, come sempre, si è parlato molto di sbarchi e di migranti.

Mi sembra importante raccontare cosa è stato fatto in questi 4 anni su questo tema e quale la strategia scelta.

Certamente un investimento a lungo termine ma è la sola strada che consenta di avere dei risultati negli anni.

Nel 2013-inizio 2014 si è approvata la legge sulla Cooperazione internazionale (attesa dal 1992) con la conseguente istituzione presso il ministero degli esteri del dipartimento della Cooperazione internazionale e finanziamento della Cooperazione internazionale con i decreti sulle missioni militari che l’Italia svolge.

Credo che questo sia stato un passo importante per incominciare ad intervenire nei paesi di origine e in conflitto per ristabilire il rispetto dei diritti umani e di una economia.

Approvazione di accordi bilaterali con alcuni stati per attività economiche di rispetto di diritti e di giustizia: a livello europeo ricordo alcuni esempi per sostenere le economie locali ed evitare che i flussi di migranti economici arrivino in Europa, l’accordo per l’olio tunisino, le arance Marocco, riso vietnamita.

Nel 2015 missione in Libia per formare la polizia locale per prevenire e contrastare il fenomeno dei trafficanti e formazione della guardia costiera.

Dal 2015 sono stati intessuti rapporti con i vari capi libici per avere interlocutori seri e affidabili che contrastassero le violenze sul territorio e gli scafisti. Su questo tema voglio anche essere molto chiaro: fermare le forme di violenza in Libia da parte degli scafisti e dei mercanti di uomini presuppone un intervento armato in quel territorio. Personalmente sono contrario ad un intervento armato, ma credo molto di più ad un percorso di formazione e di ritorno alla legalità anche in quel territorio

Nella legge stabilità 2016 sono stati finanziati 200 milioni di euro per i paesi dell’Africa per progetti di sviluppo economico.

Sul tema della tratta di persone l’ONU è intervenuta con diverse risoluzioni negli ultimi anni chiedendo l’intervento delle nazioni europee.

Metto il link della risoluzione ONU che è la base di partenza per il decreto Minniti https://www.un.org/press/en/2016/sc12543.doc.htm

Il link del decreto attuativo della missione in Libia http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/250/002/INTERO.pdf

Il testo della risoluzione approvata dal Parlamento http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=6-00338&ramo=C&leg=17

L’accordo ONU/ governo libico e Italia prevede lo smantellamento delle basi dei trafficanti di persone come si evince dalla risoluzione che dichiara le seguenti condizioni:

…anche alla luce della reiterata giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) in tema di respingimenti in mare, la missione di supporto non potrà consistere in forme di blocco navale idonee a rappresentare forme di ingerenza o di lesione della sovranità della Libia;

sempre nell’obiettivo del rafforzamento della sovranità libica e del controllo da parte libica sull’immigrazione illegale e sul traffico di esseri umani, è necessario intensificare e sostenere il lavoro delle Organizzazioni internazionali, con particolare riferimento all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, affinché i centri di accoglienza migranti e i rimpatri volontari assistiti siano gestiti nel pieno rispetto dei diritti umani e con l’assistenza di osservatori delle Nazioni Unite;

…a sostenere al più presto l’istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare gestiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), anche ai fini dell’accertamento del diritto d’asilo;

in parallelo, a continuare ad elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e passaggio del flusso migratorio al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche; …

I misteri italiani in un libro

Un segreto di Stato disvelato a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino. Il velo che cade su una realtà che lascia scioccati gli italiani. E, insieme, un intrecciarsi di eventi che legano, in un unico filo rosso, la guerra, la Resistenza e il dopoguerra. Sono gli elementi che stanno alla base della trama de “La strategia del gatto – Il più grande mistero italiano della guerra fredda”, il romanzo scritto da Laura Sebastianutti, giornalista, e Franco Tosolini, studioso, ed edito da Eclettica Edizioni, casa editrice di Massa, che verrà presentato mercoledì 13 settembre, alle 14.30, nella sala Stampa della Camera, e di cui sarò moderatore.

Con me e con gli autori ci saranno anche gli on. Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, e Giorgio Zanin, componente della Commissione Difesa e presentatore della proposta di legge di istituzione di un Museo nazionale della Guerra Fredda.

Paolo Cova

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