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“Sulle quote latte risposte nella prossima legislatura. Ma non con Lega e Fi che hanno creato la situazione”

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CAMERA DEI DEPUTATI

On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico

 

COMUNICATO STAMPA

 

On. Cova: “Sulle quote latte risposte nella prossima legislatura. Ma non con Lega e Fi che hanno creato la situazione”

 

“Questi anni potevano rappresentare l’occasione buona per giungere a una soluzione politica nel rispetto della legge e anche degli allevatori che hanno seguito il regime delle quote latte e pagato le proprie multe. Invece, le scelte fatte dai singoli allevatori interessati sono andate in una diversa direzione e ora ci troviamo in questa situazione”, è tranciante l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, dopo aver appreso la notizia che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha giudicato l’Italia inadempiente sull’annosa questione delle quote latte.

“Mi auguro che nella prossima legislatura si riescano a dare risposte, con la collaborazione degli interessati, alla sentenza della Corte, anche per scongiurare il rischio di far chiudere le aziende – continua Cova, che si è sempre occupato del tema in questi 5 anni alla Camera –. Certamente non potrà essere un governo di centrodestra a trovare una soluzione perché proprio la Lega e Forza Italia ci hanno portati a questo punto. E dopo aver dimostrato di voler difendere gli allevatori inadempienti a parole, ora li hanno lasciati soli con un problema enorme”.

Roma, 24 gennaio 2018

Decreto enti locali: un aiuto concreto ai nostri Comuni e all’agricoltura

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Con 271 voti a favore, 109 contrari e 2 astenuti, la Camera ha approvato, questo pomeriggio, il decreto legge sulle misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali, che ora passa al Senato. Tra gli ordini del giorno cui è stato dato il via libera anche quello a firma dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, sulla tracciabilità dei prodotti lattiero-caseari.

“Il mio atto impegna il Governo a istituire un sistema di tracciabilità della filiera dei prodotti lattiero caseari Dop/Igp e dei prodotti da carni suine Dop/Igp, in modo che gli allevatori, i trasformatori e gli intermediari siano obbligati ad adottare nelle proprie attività sistemi idonei a garantire la rilevazione e la tracciabilità del latte e delle carni suine prodotte e dei quantitativi dei prodotti derivanti dalla trasformazione del latte bovino e delle carni suine utilizzate”, spiega Cova.

La necessità nasce, secondo il parlamentare Pd, dal fatto che “sempre di più i cittadini e i consumatori dell’Unione europea chiedono qualità e prodotti tradizionali e si preoccupano del mantenimento della varietà della produzione agricola. Inoltre, in questo modo si favoriscono e si tutelano il sistema produttivo e l’economia del territorio, oltre che l’ambiente, e si sostiene la coesione sociale delle comunità”.

Ma sul fronte dell’agricoltura c’è dell’altro: “Viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per il 2016 per sostenere i produttori di latte interessati dalla pianificazione dell’offerta volta alla riduzione dei livelli produttivi. Inoltre, si va a correggere le storture della legge Zaia che costringeva gli allevatori a pagare 70 milioni di euro in più – prosegue l’esponente Pd –. Inoltre, nel medesimo articolo si rifinanzia, per un importo di 6 milioni di euro per il 2016 e di 4 milioni per il 2017, il Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti al fine di consentire l’acquisto e la distribuzione gratuita di latte”.

Cova ricorda poi l’importanza dell’insieme del provvedimento approvato oggi: “Questo decreto comprende un insieme di interventi che riguardano i comuni, le regioni e la vita quotidiana dei cittadini – fa presente il parlamentare –. Tra le misure approvate ci sono infatti finanziamenti per la viabilità e i trasporti locali e regionali; maggiori possibilità di assunzioni per i comuni con lo sblocco del turn-over; un piano straordinario di assunzioni per scuole d’infanzia e asili nido; sostegno ai comuni per affrontare l’accoglienza dei minori non accompagnati; assunzioni straordinarie per i vigili del fuoco con più di 400 unità; riduzione delle sanzioni per chi non ha rispettato il Patto di Stabilità 2015; semplificazione delle procedure burocratiche in materia sanitaria, ambientale, oltre che agricola; azzeramento del taglio per le città metropolitane, che hanno quindi le stesse identiche risorse dello scorso anno”.

Roma, 21 luglio 2016

L’assessore lombardo doveva essere lungimirante negli anni scorsi. Inutili le sue richieste odierne

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L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, risponde all’assessore regionale all’agricoltura di Regione Lombardia che chiede che Agea e Ministero delle Politiche agricole riferiscano sulla questione della riscossione delle quote latte in Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni:

“L’assessore Fava domandi a se stesso se aveva presente i problemi di ordine pubblico che avrebbe causato, votando e sostenendo la legge 33/2009, quella detta Zaia, sui pagamenti delle quote latte. Ora è troppo tardi chiedere convocazioni. Doveva essere un bravo legislatore negli anni scorsi ed essere lungimirante. Ora si accorge di aver votato una legge sbagliata e cerca di scaricare la responsabilità su altri. Mi auguro che non faccia gli stessi errori ora all’assessorato della prima regione agricola d’Italia, perché gli agricoltori lombardi potrebbero pagare ancora per i suoi errori”.

Roma, 2 febbraio 2016

News dal Parlamento

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Rai, di più per tutti

Questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato la nuova legge sulla riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo. In realtà, il provvedimento si limita agli aspetti di direzione e gestione, la cosiddetta governance, e non riguarda l’intero sistema radiotelevisivo. L’obiettivo è costruire il servizio pubblico del futuro, ovvero porre le condizioni per una governance che accompagni la trasformazione della Rai da broadcaster a media company, capace di essere presente e produrre contenuti per tutte le piattaforme, che sappia tenere conto delle enormi trasformazioni che hanno attraversato il sistema dei media audiovisivi e radiofonici di questi anni, con una particolare attenzione all’innovazione tecnologica.

In particolare, nella legge grande spazio viene dato alla formulazione delle funzioni dell’amministratore delegato, perché la prima condizione per valorizzare il ruolo industriale della Rai è quella di dotarla di una guida chiara, riconosciuta, trasparente, efficiente, responsabilizzata: un capo azienda che sia in grado di prendere le decisioni e di essere chiamato a risponderne. Serve una guida manageriale vera, come quella di ogni altro player internazionale.

Non si tratta di regolare la presenza di trasmissioni più o meno interessanti, in quanto il tema del servizio pubblico radiotelevisivo si inquadra nell’ambito dell’articolo 21 della Costituzione che prevede il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero e, dunque, il diritto di libera espressione richiede la necessità del pluralismo nell’informazione. Il servizio pubblico radiotelevisivo è concepito come strumento per realizzare questi principi.

 

La cultura è un servizio essenziale

Ricorderete sicuramente la notizia della ritardata apertura al pubblico del Colosseo, avvenuta in un giorno in cui si teneva un’assemblea sindacale dei suoi lavoratori, regolarmente convocata e comunicata. Tuttavia, cadeva in un periodo di alta stagione turistica, provocando, oltre ai disservizi per gli utenti, anche un danno all’immagine del Paese, già verificatosi in passato in occasione di un analogo caso accaduto a Pompei. Ma proprio il fatto che queste assemblee fossero regolarmente convocate ha messo in luce la necessità di modificare la normativa che ha mostrato evidenti lacune nella parte in cui non permette la fruizione di un bene culturale, fatto rilevante in un Paese come il nostro che ospita il maggior numero di siti Unesco e di flussi turistici.

Attualmente i custodi e chi vigila sulla sicurezza dei luoghi d’arte rientrano fra i servizi pubblici essenziali, tuttavia, con questo decreto anche le altre figure che lavorano presso gli stessi luoghi, saranno equiparate.

Con l’approvazione del decreto infatti, si regola il diritto dei lavoratori in primis, ma anche quello dei cittadini fruitori del bene che rappresenterà un diritto costituzionalmente garantito. Da oggi l’apertura al pubblico di musei, istituti e luoghi di cultura pubblici rientra nei servizi pubblici essenziali. Il diritto allo sciopero è sempre garantito, al pari dell’istruzione, della sanità o dei trasporti. Dunque, le modalità di sciopero in quest’ambito d’ora in avanti saranno soggette a specifiche disposizioni, le stesse applicate nei settori del trasporto pubblico o del servizio sanitario, e riguarderanno tutti i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici e i complessi monumentali pubblici: obbligo di preavviso di almeno 10 giorni; definizione delle prestazioni minime garantite; comunicazione scritta della durata, della modalità di attuazione e delle motivazioni dello sciopero.

 

Genetica in stalla, serve più controllo

Dati genetici, produttivi, qualitativi e riproduttivi messi a disposizione delle singole aziende agricole. Fine della commistione controllore controllato fra chi raccoglie i dati e i centri genetici che poi commercializzano materiale seminale. Collaborazione tra le figure professionali presenti in stalla per avere consulenza e assistenza tecnica con un veterinario e agronomo aziendale che possano dare rilancio alla produzione agricola italiana. È questo che ho chiesto, al termine delle audizioni in Commissione Agricoltura della Camera con i soggetti interessati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo, agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura.

la mia proposta scaturisce dal fatto che in Italia, con circa 11 milioni di tonnellate di latte prodotti e circa 1.700.000 bovine da latte presenti, abbiamo una produzione per capo di circa 63 quintali, che è più bassa rispetto ad altre nazioni europee che li allevano al pascolo, quindi rendono meno soldi con spese maggiori per l’alimentazione.

Dunque, le capacità di selezione genetica nel nostro Paese vanno ampiamente migliorate, ed è necessario rimettere mano al settore zootecnico per una diversa organizzazione del lavoro. Come? I dati devono essere messi a disposizione delle aziende di modo che la consulenza aziendale abbia conoscenza dei dati reali. Secondo: deve finire questa sovrapposizione di figure tra controllore e controllato, per cui chi fa la selezione genetica e certifica i dati non può appartenere alla stessa associazione. Infine, coloro che collaborano in stalla e aiutano gli allevatori nelle loro scelte devono fare squadra. È l’unico modo per avere un controllo di quanto succede.

 

Quote latte: non c’entra l’algoritmo

L’ordinanza di archiviazione del Gip sul caso Agea e quote latte dice​ in modo chiaro che non è una questione di algoritmo. Questo certifica che​ il cambio di algoritmo non ha contribuito a modificare la quota latte italiana, in quanto la produzione totale viene calcolata con i Modelli L1 e controllata da Agea. Il dubbio, che ho segnalato più volte, anche in Aula e con interpellanze, è che non ci sia correlazione tra le produzioni delle singole stalle e la reale presenza di bovine da latte.

Ma allora, i Modelli L1 sono giustificati da una presenza reale di capi bovini? Un esempio sono le 30.000 vacche da latte che spariscono regolarmente ogni anno in 4 regioni italiane quando in altre regioni, con il triplo di capi bovini, se ne smarriscono solo 1200. E poi: queste vacche servono a giustificare le produzioni e prendere i contributi Pac ma non esistono e devono essere denunciate come smarrite? Sono domande importanti, se si pensa che anche la Corte europea ha condannato l’Italia, con sentenza del 2 dicembre 2014, per mancati controlli sulle produzioni di latte bovino in diverse regioni. Basta verificare il numero dei parti annuali di bovine da latte per avere idea di quanti capi realmente producano latte in Italia e quanto latte possano realmente produrre. Perché senza vacche non si fa il latte e non basta un Modello L1.

 

Puntiamo sulle fonti rinnovabili

Ho sottoscritto un’interpellanza urgente, al Ministro dello Sviluppo economico, sul tema delle energie rinnovabili e sull’opportunità di insistere nella ricerca, spesso impattante, di combustibili fossili.

Al Ministro chiediamo se non ritenga doveroso escludere dalla dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza finalizzata alla valorizzazione di risorse energetiche nazionali, la prospezione e il sondaggio di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e in terra; se non ritenga necessario prevedere la sospensione delle attività sia di esplorazione che di ricerca in zone ad elevato rischio sismico, vulcanico, tettonico, nonché a prevedere il blocco del rilascio di autorizzazioni in zone di particolare ripopolamento ittico; se non ritenga opportuno prevedere il blocco del rilascio di future autorizzazioni sia di esplorazione che di ricerca in prossimità di aree di particolare interesse turistico; se non ritenga necessario e urgente integrare e modificare in tempi brevi la Strategia energetica nazionale, al fine di promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili, riducendo, nel contempo, la produ zione di energia da fonti fossili.

Paolo Cova

On. Cova: “ Quote latte: senza vacche non c’è produzione e non la fa certo l’algoritmo, usato per giustificare quantità che non c’erano ”

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L’ordinanza di archiviazione del Gip sul caso Agea e quote latte dice​ in modo chiaro che non è una questione di algoritmo. E gli allevatori che hanno sforato devono pagare le multe.

 

Sull’annosa questione interviene l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd: “La sentenza del Giudice per le indagini preliminari certifica che​ il cambio di algoritmo non ha contribuito a modificare la quota latte italiana in quanto la produzione totale viene calcolata con i Modelli L1 e controllata da Agea. Il dubbio, che ho segnalato più volte , anche in Aula e con interpellanze, è che non ci sia correlazione tra le produzioni delle singole stalle e la reale presenza di bovine da latte”.

 

Le domande che pone Cova sono precise: “ I Modelli L1 sono giustificati da una presenza reale di capi bovini? Un esempio sono le 30.000 vacche da latte che spariscono regolarmente ogni anno in 4 regioni italiane quando in altre regioni con il triplo di capi bovini se ne smarriscono solo 1200. Queste vacche servono a giustificare le produzioni e prendere i contributi P ac ma poi non esistono e devono essere denunciate come smarrite? ”.

 

E aggiunge che “l a stessa Corte europea ha condannato l’Italia, con sentenza del 2 dicembre 2014, per mancati controlli sulle produzioni di latte bovino in diverse regioni. Basta verificare il numero dei parti annuali di bovine da latte per avere idea di quanti capi realmente producono latte in Italia e quanto latte possano realmente produrre. Perché senza vacche non si fa il latte e non basta un Modello L1!”, conclude Cova.

 

Roma, 21 ottobre 2015

 

Indicizzazione e interprofessione previste nel decreto agricoltura: così si portano fuori le aziende dalla crisi

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Un nuovo sistema strategico di gestione del latte e del settore lattiero caseario che risolva il problema legato al prezzo pagato ai produttori con l’indicizzazione e investa sull’interprofessionale. Di questo ha parlato oggi, lunedì 15 giugno 2015, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, nel suo intervento durante la discussione, alla Camera, sulle linee generali del disegno di legge di conversione del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi.

 

“In questi anni il latte è stato pagato agli allevatori a un costo inferiore al suo valore dall’industria – ha ricordato Cova –. Eppure, i prodotti lattiero-caseari trasformati danno valore aggiunto alla materia prima. Il risultato? L’abbandono della zootecnica con il risultato che dal 1996 a oggi ci sono 500mila vacche da latte in meno. E questo perché gli allevatori non ottengono un prezzo adeguato a mantenere aperte le aziende”.

 

Ora, invece, ha sottolineato il parlamentare Pd, “il decreto chiede di indicare parametri certi per il prezzo del latte, ma anche molta attenzione al prodotto trasformato perché l’industria paga un prezzo di molto inferiore rispetto a quanto lo rivende al consumatore. Inoltre, prevede che il prezzo fissato abbia una durata di almeno 12 mesi che è una garanzia per i produttori”.

L’eccessiva volatilità dei prezzi pagati alla fonte in questi anni ha portato anche a un’altra conseguenza, ha fatto presente Cova: “Gli allevatori hanno fermato i loro investimenti e poiché il mercato è molto frazionato, è importante che il decreto preveda anche l’interprofessione, che significa un tavolo dove dare un contributo unitario, una migliore strategia di vendita del prodotto”.

 

Indicizzazione e interprofessione non sono le uniche due strade per portare fuori le aziende dalla crisi, ha detto ancora Cova: “L’eccesso dell’ultimo anno ha portato a splafonare: grazie a un mio emendamento approvato già in Commissione Agricoltura, costoro vedranno riconosciuta una riduzione del 6% della multa. E, novità, il beneficio ricadrà anche su coloro che hanno splafonato del 100%. Con il principio della compensazione si permetterà a tante aziende di superare questa ulteriore difficoltà. E grazie a quanto prevede il decreto, tutta la filiera potrà camminare insieme con un unico obiettivo: valorizzare il prodotto finale”.

 

Roma, 15 giugno 2015

Decreto legge n.51 su emergenze in agricoltura e latte

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Mercoledì 3 giugno 2015 inizia la discussione degli emendamenti al Decreto n.51 su emergenze in agricoltura e latte in commissione Agricoltura della Camera.

Chi fosse interessato può trovare il testo del decreto cliccando su DL-agricoltura e può leggere la scheda di lettura preparata dall’Ufficio Studi della Camera cliccando su C. 3104 Schede di lettura.

Mi sembra opportuno segnalare anche gli emendamenti presentati in commissione e sui quali domani si inizia la discussione e le votazioni. Potete leggere il fascicolo cliccando su C. 3104 FASCICOLO EMENDAMENTI_2015 05 26 (1).

Fra questi trovate anche quelli che ho presentato.

I punti importanti riguardano il tema dell’interprofessione del latte e la percentuale per accreditarla. Il decreto propone il 20% perché è un settore molto frastagliato e diviso, ma aumentare la percentuale consentirebbe di avere una interprofessione più rappresentativa.

Altro punto è l’indicizzazione del prezzo del latte che ritengo debba considerare anche il costo che paga il consumatore. Ad oggi abbiamo che i produttori vengono pagati sempre meno ma i consumatori continuano a pagare di più. Questo consente agli industriali di guadagnare di più senza che ne traggano beneficio anche i consumatori e i produttori. Quello che è avvenuto in questi anni è stato il continuo abbandono degli allevatori.

Infine ci sono emendamenti che riguardano le compensazioni delle quote latte. Ritengo che sia necessario ampliare la platea di allevatore che possano beneficiare della compensazione, ma rispettando il limite del 6% massimo di compensazione per rispettare anche gli allevatori che sono stati entro questo limite imposto dalla legge.

News dal Parlamento

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Giudici più responsabili

Questa settimana avrete sentito parlare del provvedimento che abbiamo votato alla Camera sulla responsabilità civile dei magistrati. Ebbene, la modifica della legge Vassalli che la disciplina e che regola l’azione utile a far valere la responsabilità civile dello Stato per i danni causati dalla condotta illecita di un magistrato, si è resa necessaria sostanzialmente per due motivi: la sua scarsa concreta applicazione e l’apertura di una procedura d’infrazione europea. Gli elementi principali della proposta sono il mantenimento dell’attuale principio della responsabilità indiretta del magistrato (l’azione risarcitoria rimane azionabile nei confronti dello Stato); la limitazione della clausola di salvaguardia che esclude la responsabilità del magistrato; la ridefinizione delle fattispecie di colpa grave; l’eliminazione del filtro di ammissibilità della domanda; una più stringente disciplina della rivalsa dello Stato verso il magistrato. I punti più discussi hanno riguardato i nuovi casi di colpa grave e, in particolare, il travisamento del fatto o delle prove.

In altre parole, la legge garantisce i cittadini dai casi di malagiustizia conclamata e non mette in discussione l’indipendenza della magistratura. Ora chiunque potrà fare ricorso senza troppi filtri e barriere e questo ricorso sarà giudicato fondato solo in caso di dolo, colpa grave, grave negligenza, travisamento macroscopico di prove. Abbiamo così tutelato da un lato il diritto di tutti ad avere una giustizia giusta e, dall’altro, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, due principi costituzionali e civili che debbono camminare insieme.

Palestina di Stato e di pace

Anticipata da una comunicazione in Aula del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, abbiamo approvato una mozione del Pd (300 voti favorevoli, 40 contrari e 59 astenuti) che mira a riconoscere la Palestina come Stato.

Nel suo intervento Gentiloni ha riconosciuto il diritto dei palestinesi a un loro Stato e il diritto di Israele a vivere in sicurezza di fronte a chi, per statuto, vorrebbe cancellarne l’esistenza. In questo quadro, ha detto il Ministro, il Governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per riprendere il negoziato tra le parti. E la nostra mozione ha di fatto impegnato il Governo a continuare a sostenere in ogni sede l’obiettivo della costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, sulla base del reciproco riconoscimento e con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo. A promuovere il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, tenendo pienamente in considerazione le preoccupazioni e gli interessi legittimi dello Stato di Israele. A ricercare un’azione coordinata a livello internazionale, e in particolare in seno all’Unione europea e alle Nazioni Unite, in vista di una soluzione globale e durevole del processo di pace in Medio Oriente fondata sulla esistenza di due Stati, palestinese ed israeliano, attivandosi per sostenere e promuovere il rilancio del processo di pace tramite negoziati diretti fra le parti.

Al latte serve un tavolo

Nei giorni scorsi, in Comm​issione​ Agricoltura della Camera, è stata incardinata una risoluzione sul prezzo del latte. Un tema su cui sono intervenuto più volte, conoscendo bene il settore. Sono convinto, al contrario, che alcuni vogliono fare notizia e finire sui giornali senza sapere bene di cosa parlano, soprattutto quando affermano che il prezzo del latte è il più basso degli ultimi 30 anni. Invece, il 2014 è stato l’anno in cui gli allevatori hanno preso il prezzo medio più alto dal 1997. Tuttavia, è vero che questo non basta per affrontare con serenità il periodo che segue al regime delle quote latte. Eppure, il punto è tutto qui: capire le cause della volatilità del prezzo del latte in questi anni di quote, aiuta anche a trovare la risposta.

E il mio suggerimento per uscire da questo impasse è la realizzazione dell’Interprofessionale del latte, ovvero un tavolo dove i produttori, i trasformatori e la grande distribuzione si dovrebbero confrontare sulle ‘regole di ingaggio’. L’obiettivo è determinare parametri economici certi per tutti, sistemi per migliorare il prodotto italiano e la sua tracciabilità fino a un riconoscimento certo per i consumatori, aumentare le esportazioni e il consumo del prodotto italiano. In tutto questo, ho apertamente criticato la politica agricola che la Lega sta attuando in Lombardia: la regione che produce più del 40% del latte italiano, non è ancora riuscita ad attivare gli interventi per l​’assistenz​a​ tecnic​a​, a promuovere la consulenza aziendale, come previsto nel decreto ‘Campo libero’, non ha tutelato tutti gli allevatori da latte ma solo gli iscritti all’Aia (Associazione italiana allevatori),​ penalizzando il 40% degli allevatori italiani e lombardi​.

Terra dei fuochi: idee per il rilancio agricolo

In Commissione Agricoltura abbiamo approvato due risoluzioni di altrettanti colleghi che riguardano la Terra dei fuochi e le iniziative di sostegno al settore agricolo in quel territorio. Le richieste di impegno al Governo che contengono i due documenti riguardano il rafforzamento dei controlli sanitari dei prodotti agricoli prima della raccolta; il varo dei regolamenti per la classificazione delle acque sotterranee per uso irriguo e della qualità dei suoli agricoli; la realizzazione delle infrastrutture irrigue; la costituzione di un Centro elaborazione dati ambientali ed agroalimentari e di un centro nazionale per la formazione relativa agli interventi volti al contrasto dei crimini ambientali; l’incremento di organico del Corpo forestale dello Stato della Campania.

Ma nei documenti si chiede anche di assumere iniziative per stabilire che i terreni che dovessero risultare compromessi dall’inquinamento, qualora si dimostri la non colpevolezza del soggetto che ha il godimento del fondo, vengano destinati, anche attraverso incentivi statali, alla produzione di legname, opportunamente trattato in fase di reimpiego nei cicli industriali oppure utilizzato per la produzione di canapa.

Parliamo di politica

Infine, qualcosa che riguarda me e l’attività che sto portando avanti a livello parlamentare. Anche in questo secondo anno di legislatura, desidero, infatti, incontrarvi per un momento di confronto politico e di rendicontazione del mio operato, un’analisi dei passi compiuti, uno sguardo ai cambiamenti istituzionali in atto e alla nuova situazione politica. Terrò, per questo, due incontri: il primo sabato 7 marzo, alle 9.45, alla Cooperativa Ortica di via San Faustino 2, a Milano, per quanto riguarda la città; l’altro venerdì 13 marzo, alle 20.45, al Circolo Pd di via Leonardo da Vinci 1/A, a Gorgonzola, per la Zona Est, Adda-Martesana.

Qui il volantino d’invito

Paolo Cova

Tutela del lattiero-caseario e superamento delle quote latte: per la prima volta un Ministro propone un piano strategico

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On. Cova: “Tutela del lattiero-caseario e superamento delle quote latte: per la prima volta un Ministro propone un piano strategico”

“Per la prima volta un Ministro dell’Agricoltura si siede a un tavolo e ​fornisce​ dei punti ben precisi che hanno l’obiettivo di r​ilanciare i​l settore lattiero-caseario e di stabilire​ un impegno chiaro del Governo a supporto della filiera​, u​na volta per tutte, per mantenere​ un prezzo equo per il latte. Lo stesso sistema deve portare a un superamento dell​a fine delle​ quote”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, componente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, nei giorni in cui il Governo sta mettendo sul piatto una serie di proposte per il settore.

Cova ricorda i cinque punti cardine del Piano strategico di valorizzazione​ e di impegno del Governo: “Il miglioramento della qualità del latte, la campagna di educazione alimentare, la promozione sui mercati esteri dei grandi formaggi italiani, la revisione della normativa sui prodotti trasformati, la richiesta alla Commissione europea di accelerare l’attuazione del regolamento sull’etichettatura. Sono tutte questioni ​ che supportano il settore lattiero-caseario e ne aiutano il rilancio ”.

E ora, ricorda Cova, riferendosi anche al convegno tenutosi oggi a Mantova e organizzato dalla Cia, dal titolo ‘Oltre le quote latte, il futuro del sistema lattiero caseario in Italia’, “dobbiamo arrivare alla fine del regime delle quote, previsto per il 2015, già preparati. Ecco perché serve subito una progettualità che va nel senso dei cinque punti enunciati dal Ministro​ e che preveda delle organizzazioni di prodotto che siano veramente un contraltare alla Gdo”.

Roma, 27 novembre 2014

Quote latte, è caccia ai debitori….

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L’edizione Metropolitana de “Il Giorno” ha dedicato un articolo alle quote latte.

Riporta anche un mio intervento su questo tema che mi sembra importante focalizzare. Ad oggi ci sono indagini in atto che stanno verificando le false dichiarazioni sul latte prodotto in Italia, lo stesso GIP chiede di continuare l’attività investigativa su questo reato. Se vuoi leggere clicca su  articolo giorno quote latte