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News dal Parlamento

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L’Italia in un Bilancio

Chiusura di legislatura con una legge di Bilancio per il 2018 che punta sulla buona occupazione, sugli investimenti per i lavori pubblici e le imprese e sulla coesione sociale. Sono molte le misure che abbiamo approvato, prima alla Camera e subito dopo al Senato, in chiusura di anno e di mandato. Cerco di riassumerle per capitoli.

Per quanto riguarda il lavoro, le imprese e le pensioni, abbiamo previsto sgravi contributivi in favore delle imprese per le nuove assunzioni a tempo indeterminato; il rifinanziamento del Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale; l’assunzione di 18mila precari della scuola; la stabilizzazione di ricercatori universitari; assunzioni straordinarie per le Forze di Polizia e il Corpo dei Vigli del Fuoco; l’aumento delle indennità accessorie relative all’espletamento dei servizi operativi per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica; il rinnovo contrattuale del pubblico impiego; l’incentivo delle assunzioni da parte di cooperative sociali di donne vittime di violenza di genere; ulteriori sgravi per assunzioni di giovani al sud; credito d’imposta per le imprese del sud; l’istituzione del Fondo imprese Sud a sostegno della crescita dimensionale delle piccole e medie imprese; ampliata la platea dei beneficiari del “bonus 80 euro”; il rifinanziamento per 330 milioni di euro della Nuova Sabatini; gli investimenti per “Industria 4.0”; l’ampliamento dell’accesso all’Ape volontaria e Ape sociale; tutte le pensioni Inps pagate il 1° del mese.

Per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, sono state potenziate le misure di contrasto alla povertà: viene estesa la platea dei beneficiari del reddito di inclusione e sono incrementate le risorse minime del Fondo per la lotta alla povertà. Il Bonus bebè viene ora riconosciuto per 1 anno per ciascun figlio nato o adottato dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. L’assegno è pari a 960 euro. Sono state quasi raddoppiate le detrazioni fiscali per i figli a carico. E per gli orfani di crimini domestici e di femminicidio viene incrementato il Fondo di 7,5 milioni per il triennio 2018-2020.

Sul fronte degli enti locali, alle Regioni viene diminuito il taglio, e dunque avranno maggiori risorse a disposizioni, per 200 milioni. Per quanto riguarda, invece, Città metropolitane e provincie, sono stati stanziati 76 milioni per le funzioni fondamentali, è stato eliminato il divieto di assunzione e sbloccato il turn over. Approvati nel testo anche 1,6 miliardi di euro per le strade provinciali per i prossimi 6 anni. Sbloccato il turn over pure per i piccoli comuni virtuosi.

Sul fronte della tutela dell’ambiente, la legge di bilancio contiene un credito d’imposta pari al 36% per le spese sostenute dalle imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali che derivano da plastiche miste provenienti dalla raccolta differenziata dagli imballaggi in plastica o dalla selezione di rifiuti urbani residui. Viene prorogata alla fine del 2018 la detrazione per le spese di riqualificazione energetica degli edifici, il cosiddetto Ecobonus.

Si istituisce il Fondo per la lotta all’abusivismo con uno stanziamento di 10 milioni per il biennio 2018-2019, finalizzato alla demolizione di opere abusive. E stop anche ai cotton-fioc non biodegradabili, che fanno un danno inimmaginabile, e alle microplastiche nei cosmetici. L’Italia è il primo Paese al mondo a farlo.

Ancora qualche provvedimento che non poteva aspettare: i datori di lavoro hanno l’obbligo di pagare lo stipendio tramite strumenti tracciabili e non più in contanti; cresce il Fondo per le vittime dell’amianto; nasce un fondo di 60 milioni per estendere alle categorie più deboli l’esenzione del superticket sulla ricetta relativa a prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale; stanziati 75 milioni per migliorare l’accesso alle scuole per le ragazze e i ragazzi con disabilità sensoriale; infine, d’ora in poi la lavoratrice vittima di molestie che denuncia non potrà più essere sanzionata, demansionata, licenziata, trasferita o sottoposta a qualunque misura discriminatoria.

 

Suini, carne di qualità

Nell’ambito del Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 è stato approvato anche un mio ordine del giorno che rappresenta un passo importante per introdurre maggiore trasparenza nei rapporti tra gli allevatori di suini e i macellatori, sempre nel nome della qualità e della sicurezza alimentare per l’utilizzatore finale.

L’odg impegna, infatti, il Governo a valutare l’opportunità di “prevedere un contributo a favore delle aziende di macellazione tenute all’obbligo di classificazione delle carcasse suine per l’acquisto, l’installazione e la messa in funzione di strumenti, apparecchiature, attrezzature e impianti idonei alla classificazione delle stesse carcasse. Queste disposizioni si applicano nei limiti previsti dai regolamenti europei del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea agli aiuti de minimis”.

Il settore dell’allevamento dei suini italiani sta vivendo un periodo di grande difficoltà e necessita di soluzioni strutturali che consentano agli allevatori di poter continuare a investire e programmare la propria attività. In questi ultimi anni ci sono state continue chiusure di allevamenti dovute alla notevole variabilità dei prezzi pagati al produttore primario. Una maggiore trasparenza sulla valutazione, classificazione e completezza di informazioni delle carcasse dei suini macellati sarebbe un fattore che garantisce il mercato, i produttori e i consumatori. Ciò significa che determinare la qualità delle carni e la loro reale caratteristica supera l’attuale classificazione e contribuisce a ridare maggiore fiducia agli allevatori che verranno premiati per qualità maggiori. Grazie al mio ordine del giorno, gli allevatori potranno ricevere indicazioni maggiori per fare le proprie scelte aziendali.

 

La giustizia secondo Guariniello

Venerdì 12 gennaio, alle 18, al Circolo dell’Ortica, in via San Faustino 5, a Milano, modererò la presentazione del libro di Raffaele Guariniello, il magistrato noto per aver seguito molte importanti inchieste nel nostro Paese, “La giustizia non è un sogno”, alla presenza dell’autore e di Walter Verini, della Commissione Giustizia della Camera. Siete tutti invitati.

 

Qui la locandina

 

 

Paolo Cova

 

In atletica il doppio tesseramento disincentiva, anziché promuovere

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Il doppio tesseramento per chi pratica l’atletica leggera ha senso o non è addirittura disincentivante? Se lo chiede, in un’interrogazione, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, e lo domanda al Ministro per lo Sport.
 
“Il 30 maggio 2016 La Federazione italiana di atletica leggera (Fidal) e l’Unione italiana sport per tutti (Uisp) hanno sottoscritto una Convezione per regolare i reciproci rapporti – spiega Cova –. L’accordo prevede la reciproca partecipazione di atleti ad attività agonistica di prestazione, organizzata da una delle parti,​ ma solo con ​il doppio tesseramento. Quindi, i tesserati Uisp, dal 1 giugno 2016, devono essere tesserati alla Fidal, oppure avere la Runcard, per poter partecipare alle manifestazioni agonistiche organizzate dalla Federazione, proprio per questa nuova norma introdotta che non apporta nessun beneficio o miglioramento per i partecipanti”.
 
​P​er il parlamentare Pd “il doppio tesseramento sta contribuendo solo a gonfiare il numero dei tesserati Fidal, senza un reale aumento dei partecipanti all’attività sportiva, cosa che dovrebbe essere prioritaria, ed è perfettamente inutile per gareggiare. Non solo: gli articoli 2​ e 3​ della Costituzione prevedono la libera partecipazione dei cittadini alle cosiddette formazioni sociali come diritto inviolabile, ma in questo caso diventa solo un ulteriore aggravio di costi e di burocrazia per gli interessati. ​Q​uesta novità non aiuta a fare più sport, ma anzi è un disincentivo”.
 
Per questo Cova, nell’interrogazione, chiede al Ministro se “sia a conoscenza di questa Convenzione che prevede un doppio tesseramento e se non ritenga che sia una disposizione che sminuisca il ruolo degli ​E​nti di ​p​romozione ​s​portiva e la loro capacità attrattiva allo sport di base da parte dei cittadini italiani. Inoltre, se la richiesta del doppio tesseramento diventi una norma che complica la partecipazione all’attività sportiva nell’atletica e non stia certo andando nell’ottica della semplificazione e del favorire la partecipazione dei cittadini”.
 
Roma, 14 marzo 2017

Referendum, consultazioni e ritorno al Mattarellum

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Dopo alcuni giorni dall’esito del referendum Costituzionale mi sembra opportuno fare alcune considerazioni a freddo su quanto avvenuto.
• Il risultato è netto e chiaro, gli italiani hanno manifestato chiaramente la propria decisione di mantenere il bicameralismo paritario e la stessa organizzazione dello Stato.
• Ritengo giusta la decisione del Presidente del Consiglio di rassegnare le proprie dimissioni proprio perché è stata bocciata la riforma per cui era stato nominato Presidente del Consiglio.
• Concordo con l’invito del Presidente Mattarella di cercare di scrivere una legge elettorale con tutti i gruppi presenti in Parlamento.
• Non ritengo opportuno trascinare all’infinito la discussione; se ,dall’esito delle consultazioni del Presidente Mattarella non c’è una volontà condivisa, è giusto che il PD si faccia carico di questa responsabilità con i gruppi che vogliono dare il loro apporto ed approvi una legge elettorale per la Camera e il Senato e poi si torna ad elezioni immediatamente.
• Sono favorevole a trovare una soluzione alla legge elettorale che preveda un premio di maggioranza e che non si torni ad un proporzionale. In queste ore ho firmato una proposta di legge che restituisca il “ Mattarellum” , una legge che non ha subito giudizi da parte della Corte Costituzionale, una legge che rende contendibile a tutti le elezioni.

Doping al Mugello

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Sabato 23 gennaio 2016, alle 15.00,  all’Autodromo internazionale del Mugello partecipo ad un dibattito su sport e doping.

 Per maggiori informazioni :SporteDoping-defcorr._1

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Un giorno da non dimenticare

Il 19 luglio ricorre l’anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino e di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Voglio ricordare il loro sacrificio per il nostro bene, voglio ricordare che sulla loro strada per riportare il nostro paese nella legalità e contro la mafia e la malavita organizzata hanno trovato molti ostacoli.

La lezione che dobbiamo portare a casa è che è importante ricordare e formare noi stessi al’attenzione ai fenomeni malavitosi, ma ci è richiesta una attenzione continua.

Nessuno ne è esente!

Mai come in questi anni, la mafia e la malavita organizzata si sono trasformate con imprese e attività spesso “invisibili”, ci circondano ma non appaiono.

Le vicende di questi ultimi anni ci dicono che alcuni apparenti vantaggi, si sono poi rivelati un legame molto stretto con la malavita.

Meglio continuare a vigilare per combattere questo cancro della nostra società che cedere a piccoli e immediati vantaggi

 

 

 

 

 

Rivoluzione nella Pa

Nel nome di una maggiore efficienza e di una minore burocrazia, alla Camera abbiamo approvato la riforma della pubblica amministrazione la cui ratio non è rivolta esclusivamente ai 3 milioni di dipendenti pubblici, ma a tutti gli italiani. L’obiettivo: creare, mediante la garanzia della certezza e della trasparenza, una pubblica amministrazione più semplice e più competente.

Cercherò di riassumervi i contenuti del nuovo passo sulla strada delle riforme di questo Governo. Intanto, la rivoluzione digitale: il fine è ridurre la necessità di recarsi fisicamente negli uffici pubblici garantendo il diritto di accesso. Banda larga, Wifi, credito telefonico per i micropagamenti, diffusione dei pagamenti elettronici nella pa, Pin unico sono solo alcuni degli strumenti per permetterlo.

Altro passaggio importante per i cittadini: entra nel procedimento amministrativo il nuovo istituto generale del silenzio assenso. Anche qui l’obiettivo è ribaltare la logica per la quale oggi molte amministrazioni si bloccano, non comunicano o comunicano male tra loro, creando un’incertezza di tempo e regole e quindi un danno al cittadino.

Ancora: tempi dimezzati per le pratiche relative a rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale o avvio di attività imprenditoriali; interventi più definiti e precisi per quanto riguarda le norme anticorruzione e la trasparenza nelle pubbliche amministrazioni; riduzione degli uffici e del personale destinati ad attività strumentali e soppressione o riordino degli uffici e organismi disfunzionali; taglio degli enti pubblici che presentino sovrapposizioni di funzioni o duplicazioni; potenziamento delle forze di polizia, i cui corpi passeranno da 5 a 4 con un riordino delle funzioni nel campo della sicurezza agroalimentare e del Corpo forestale dello Stato; ottimizzazione dell’efficacia delle funzioni del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, mediante la riforma dell’ordinamento e della disciplina del personale; numero unico per le emergenze, ovvero il 112; integrazione tra Corpo delle capitanerie di Por to e Marina militare; trasferimento delle funzioni del Pra (Pubblico registro automobilistico) al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, con rilascio di un documento unico di circolazione e proprietà dei veicoli; prefetture trasformate in Ufficio territoriale dello Stato e ridotte in base a criteri che faranno riferimento alla popolazione, alla criminalità, agli insediamenti produttivi e anche al fenomeno delle immigrazioni sui territori che si affacciano al mare; semplificazione e coordinamento delle norme riguardanti l’ordinamento sportivo e trasformazione del Comitato italiano paralimpico in ente autonomo di diritto pubblico; riforma e riorganizzazione delle camere di commercio.

Per quanto riguarda, poi, gli incarichi dirigenziali, vengono previsti una nuova disciplina e alcuni provvedimenti davvero innovativi come lo stop agli incarichi “a vita”, ma di massimo 4 anni di durata, con rinnovi limitati e giustificati, e persino la revoca dell’incarico. Nel contempo verrà omogeneizzato il trattamento economico. Prevista anche una nuova disciplina degli incarichi di direttore generale, di direttore amministrativo e di direttore sanitario delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale.

A Rogoredo si aspetta la Polfer

Dopo gli ultimi gravi episodi di aggressione a danni di personale ferroviario, si è tornato a parlare della riapertura dell’ufficio Polfer di Milano Rogoredo. Ma senza alcuna certezza sui tempi. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro dell’Interno al quale chiedo di sapere quali iniziative intenda assumere, affinché si possa riaprire l’ufficio in modo da poter aumentare la percezione di sicurezza dei viaggiatori e del personale ferroviario.

Nel documento gli ricordo che già il 27 marzo 2013 il Dipartimento della Pubblica sicurezza avviava un confronto con le organizzazioni sindacali del personale della Polizia di Stato avente per oggetto l’istituzione del Posto di Polizia Ferroviaria di Milano Rogoredo, chiuso nell’anno 2004. La riapertura veniva motivata come un progetto più ampio di rimodulazione degli uffici di Polizia finalizzata a dare più efficacia ed efficienza alla luce delle mutate esigenze di sicurezza che imponevano un riposizionamento dei presidi di sul territorio sulla base del traffico ferroviario e viaggiatori. A ciò si sono aggiunti i recenti fatti di cronaca.

Ma a oggi non siamo a conoscenza del futuro dell’ufficio, nonostante da Rogoredo transitino giornalmente circa mille convogli, tra arrivi e partenze, come Freccia Rossa, Italo, Intercity, Passante ferroviario, treni regionali, oltre alle tre linee della metropolitana.

Appuntamento a Cassano d’Adda

Venerdì 24 luglio alle ore 20.00 sono alla Festa del PD di Cassano d’Adda presso Giardino Circolo PD via Quintino di Vona 29/q a Cassano d’Adda

Gruppi sportivi forze armate e doping: risposta Sottosegretario

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Nella sezione video del mio sito, potete vedere il video della presentazione della Interpellanza urgente e la replica dopo la risposta del sottosegretario Giacomelli.

Qui sotto potete leggere il testo della risposta che ho ricevuto:

ANTONELLO GIACOMELLI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.

 

Signor Presidente, è una comunicazione complessa, per la complessità del quesito posto, che evidentemente ha richiesto l’acquisizione di elementi di conoscenza da parte di più soggetti.

  Per gli aspetti di competenza del Ministero della giustizia, dalle informazioni assunte presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria competente in merito agli illeciti degli atleti del gruppo sportivo del corpo di polizia penitenziaria, consta come alle Fiamme Azzurre non sia pervenuta alcuna comunicazione dal CONI o dalle federazioni sportive circa l’indagine Olimpia.

  Risulta, invece, trasmessa in data 4 dicembre 2014 nota della procura nazionale antidoping, a seguito della quale sono state richieste agli atleti interessati alle presunte violazioni delle comunicazioni, whereabouts, relazioni esplicative sui fatti contestati.

  In attesa delle determinazioni della procura nazionale antidoping, tutti gli atti inerenti a questa vicenda sono stati tempestivamente trasmessi dal responsabile del gruppo sportivo alla direzione generale del personale e della formazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Allo stato, in assenza di comunicazioni e dell’irrogazione di sanzioni da parte degli organi della giustizia sportiva, non si è dato corso a provvedimenti disciplinari.

  In merito alle comunicazioni di reperibilità che gli atleti devono inviare, si precisa come i gruppi sportivi di riferimento non possano avere accesso alle «comunicazioni di reperibilità», che costituiscono obbligo personale dell’atleta. La normativa antidoping, inoltre, non prevede l’obbligo per gli atleti di comunicare la propria reperibilità al gruppo sportivo e la riservatezza di tali comunicazioni è garantita dalle norme sulla tutela della privacy.

  Per completezza si rappresenta come il gruppo sportivo del Corpo di polizia penitenziaria – sempre peraltro impegnato nella lotta al fenomeno del doping – supervisioni l’attività dei propri atleti che, contestualmente all’ingresso nelle Fiamme Azzurre, sono tenuti a sottoscrivere una dichiarazione di impegno di osservanza di specifici adempimenti, finalizzati a soddisfare esigenze di trasparenza e correttezza agonistica. Queste dichiarazioni conservano validità per tutto il periodo di permanenza in servizio presso il gruppo sportivo.

  La competente articolazione di questo Ministero ha, da ultimo, fermamente respinto l’illazione relativa all’adozione di una linea difensiva condivisa tra il gruppo sportivo Fiamme Azzurre e gli atleti deferiti di fronte alla procura nazionale.

  Per quanto attiene, infine, al procedimento penale pendente presso il tribunale di Bolzano in relazione ai fatti in oggetto, si rappresenta come dalla lettura delle contestazioni non emergano fatti ascrivibili ad atleti delle Fiamme Azzurre. Avuto riguardo agli aspetti di competenza del Ministero dell’interno si premette che nessun atleta Fiamme Oro ha mai subito, da parte del CONI, sanzioni per «somministrazione, utilizzo o tentato utilizzo di sostanze dopanti».

  Si informa, invece, che nel mese di dicembre 2014, in relazione all’informativa conclusiva dell’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Bolzano, la procura antidoping del CONI ha aperto dei procedimenti nei confronti di quattro atleti in forza al centro nazionale Fiamme Oro di Padova, per i mancati adempimenti – le comunicazioni di cui abbiamo parlato – riferiti al periodo gennaio 2011 – giugno 2012, durante il quale non avrebbero, appunto, comunicato la loro reperibilità.

  Come è noto, le norme sportive antidoping prevedono l’obbligo – a carico degli atleti – di fornire informazioni sulla reperibilità presso il luogo di permanenza. In particolare, questo obbligo riguarda gli atleti nazionali di alto livello inseriti in un apposito registro. Questo obbligo impone di comunicare, trimestralmente, le informazioni circa il luogo di permanenza dell’atleta che, in tal modo, si rende disponibile ai fini dell’effettuazione di controlli antidoping, senza preavviso, fuori dalla competizione sportiva. A seguito della comunicazione inviata dalla procura antidoping al centro nazionale Fiamme Oro di Padova, sono stati richiesti chiarimenti agli atleti coinvolti. Dalle risposte degli interessati è emerso che gli atleti hanno omesso di informare i responsabili, i dirigenti e i tecnici delle Fiamme Oro, circa le presunte inadempienze e le relative contestazioni sollevate dal CONI. Peraltro, il vice presidente vicario del settore atletica Fiamme Oro, ha aperto dei procedimenti disciplinari, nei loro confronti, non solo per aver evidentemente omesso di inviare la comunicazione necessaria, ma per aver omesso, anche, di informare l’ufficio di appartenenza in merito ai solleciti ricevuti per le procedure di registrazione e aggiornamento della piattaforma Whereabouts.

  Agli atleti sono state notificate le contestazioni di addebiti, in attesa della chiusura dell’inchiesta da parte della procura nazionale del CONI. Gli atleti hanno nominato un legale di fiducia, per difendere i loro interessi nell’ambito della procedura avviata dalla procura federale.

 

  Più in generale, è utile sottolineare che, ai sensi delle norme sportive antidoping emanate dal CONI, l’atleta rimane – lo ribadisco – sempre e comunque l’unico responsabile dell’invio delle proprie informazioni.

  In tal senso, il CONI ha creato una piattaforma informatica attraverso cui l’atleta comunica personalmente le informazioni sulla reperibilità. Il sistema digitale in questione e le procedure di comunicazione dei dati, non permettono e non hanno permesso a questi gruppi sportivi di avere un riscontro diretto circa gli adempimenti effettuati dagli atleti. Il centro nazionale «Fiamme Oro» di Padova, per prevenire la violazione delle norme antidoping, ovvero l’utilizzo di sostanze dopanti, dal 2013 ha posto in essere un sistema di informazione e controllo che prevede: l’aggiornamento professionale riservato agli atleti sulla normativa antidoping; l’invio a tutti gli atleti della normativa e delle modifiche intervenute sull’antidoping; l’elaborazione della guida ai regolamenti, con all’interno un ampio capitolo sulle normative antidoping.

  Inoltre, sempre dal 2013, sono stati disposti controlli, da parte dello staff tecnico delle «Fiamme Oro», sugli adempimenti degli atleti correlati agli obblighi di comunicazione.

  Per quanto riguarda, invece, il gruppo sportivo nazionale dei vigili del fuoco «Fiamme Rosse», lo stesso è stato istituito il 21 ottobre 2013, il relativo statuto è stato approvato il 4 dicembre 2014 ed il successivo 13 aprile 2015 è stato emanato il regolamento recante modalità di svolgimento del concorso pubblico per l’accesso al ruolo dei vigili del fuoco in qualità di atleta.

   Nell’ambito del citato regolamento, questa amministrazione, consapevole dell’importanza della lotta al doping, ha previsto fra le cause di non idoneità per l’ammissione ai concorsi pubblici per l’accesso alla qualifica di vigile del fuoco in qualità di atleta, anche l’utilizzo delle sostanze individuate dalla lista proibita dall’Agenzia mondiale antidoping. Peraltro, lo statuto delle «Fiamme Rosse» sopra richiamato prevede un’apposita disposizione secondo la quale gli atleti devono mantenere in ogni circostanza comportamenti improntati alla massima correttezza, nonché aderire al codice mondiale antidoping.

Va aggiunto, infine, che i partecipanti ai campionati italiani riservati a tutto il personale dei vigili del fuoco praticante attività sportiva amatoriale, devono attenersi alla normativa in materia di controlli antidoping. Detti atleti sono, pertanto, soggetti ai controlli a campione effettuati in occasione di manifestazioni sportive dalla commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela sanitaria nelle attività sportive e, ove facciano uso per motivi terapeutici, di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e di pratiche mediche il cui impiego è considerato doping, a documentare debitamente le proprie patologie e prescrizioni.

  Per quanto concerne gli atleti appartenenti al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si precisa che il Corpo forestale dello Stato è dotato di un proprio gruppo sportivo, il Gruppo sportivo forestale, che, a seguito di convenzione con il CONI, è affiliato a diciotto federazioni.

  Si precisa che di tutte le tematiche connesse all’indagine «Olimpia» e altre non era, fino al dicembre 2014, giunta alcuna informazione ufficiale al Gruppo sportivo forestale, o comunque altro tipo di comunicazione, da parte del CONI o dalla FIDAL. La prima comunicazione formale di problematiche connesse a mancate comunicazioni relative ad atleti del gruppo sportivo forestale inseriti nell’elenco del CONI è pervenuta solo in data 4 dicembre 2014, a seguito di richiesta notizie da parte della procura federale FIDAL.

  Premesso per le diverse fattispecie quanto detto a proposito delle diverse amministrazioni, veniamo ai punti specifici sollevati dall’iniziativa dell’onorevole Cova.

  Sul primo punto, cioè se i comandanti dei gruppi sportivi indicati in premessa fossero a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità: la normativa di riferimento prevede che sia compito, onere, dovere del singolo atleta, incluso in un elenco periodicamente aggiornato, provvedere a compilare il modulo di reperibilità finalizzato a consentire controlli a sorpresa da parte dell’ente internazionale o dell’ente nazionale. Nel caso in esame, l’atleta inserito nel registro ha innanzitutto l’obbligo di fornire le proprie informazioni al fine di essere reperibile e disponibile ai fini dell’effettuazione di controlli fuori competizione.

 

  Le informazioni e le variazioni devono essere fornite, in maniera accurata e completa, per ogni giorno del trimestre.

  Ancorché l’atleta possa delegare gli adempimenti che precedono a terzi, è necessario sottolineare come lo stesso atleta rimane sempre e comunque l’unico responsabile della correttezza e dell’aggiornamento della produzione delle proprie informazioni sul luogo di permanenza.

  Il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) – quale organismo responsabile, per le proprie specifiche competenze, della lotta al doping sul territorio nazionale – è destinatario e garante, da un lato, della normativa statuale sulla tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping, dall’altro, del rispetto della normativa sportiva internazionale. Sotto tale profilo, il CONI ha approvato le norme sportive antidoping, quale documento tecnico attuativo del Programma mondiale antidoping.

  Allo stato attuale, tenuto conto che gli atleti spesso si allenano presso strutture federali, e comunque non presso la sede principale del gruppo sportivo forestale, non vi è alcuna possibilità di controllo da parte della società sportiva dell’avvenuto inserimento dei dati richiesti in campo antidoping da parte dell’atleta, anche per motivi di privacy, tenuto conto che tali dati potrebbero riguardare dati personali rientranti nel novero dei dati «sensibili». La sola Federazione sportiva competente o il CONI hanno la possibilità di controllare l’avvenuta compilazione dei moduli e, ad oggi, non hanno mai comunicato, né formalmente, né per il gruppo sportivo forestale informalmente, alle società mancanze eventuali negli obblighi di comunicazione.

  Nel caso specifico è la FIDAL che ha l’incombenza di informare, formare e controllare il corretto comportamento degli atleti di importanza nazionale. Non era, infatti, nella possibilità del gruppo sportivo forestale poter verificare eventuali mancanze.

  Peraltro, ai fini gestionali interni, il Corpo forestale dello Stato si è dotato, da un paio di anni, di un proprio programma informatico di controllo, che consente di monitorare giornalmente l’attività dei propri atleti che sono tenuti a comunicare per via informatica una serie di notizie che vanno dalla sede di allenamento, e quindi della reperibilità dell’atleta stesso, alla tipologia del lavoro svolto, a eventuali problematiche riscontrate o infortuni e, soprattutto, alla comunicazione al medico sociale, al fine della relativa autorizzazione, della necessità di prendere farmaci per eventuali patologie.

  Per quanto riguarda il punto b), se i comandanti dei gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non si trovassero nella condizione di aver disatteso l’obbligo di comunicare la reperibilità: a seguito delle notizie ricevute dalla procura federale FIDAL – comunicazione, ricordo, avvenuta il 4 dicembre 2014 – una sola atleta era inclusa nella lista dei 38 tesserati con plurimancanze relative a comunicazioni obbligate. Un altro atleta era inserito in un elenco per un’unica mancata compilazione del whereabouts. I due atleti sono stati convocati ed è stata richiesta una dettagliata relazione finalizzata a conoscere le motivazioni della mancanza. Le relazioni sono state inviate, su richiesta, alla procura federale. Gli atleti sono stati richiamati, nel frattempo, ad uno stretto rispetto delle norme ed informati che, a seguito delle decisioni che verranno prese dalla procura, potranno essere oggetto, in quanto impiegati civili dello Stato, di procedimenti disciplinari ai sensi della normativa, nonché a provvedimenti, sempre in base alla normativa che regola il reclutamento e il trasferimento ad altro ruolo degli atleti del gruppo sportivo.

  Sul punto c), se gli atleti appartenenti ai gruppi citati in premessa, che risultano convocati per chiarimenti, abbiano condiviso e concordato la linea difensiva: gli atleti interessati si sono presentati davanti alla procura, avvalendosi della possibilità di essere assistiti da un legale di fiducia. Non è stata condivisa e concordata con la società alcuna linea difensiva comune.

  Per gli aspetti di competenza del Ministero dell’economia e finanze si rappresenta che il Centro sportivo del Corpo coordina, avvalendosi del dipendente Gruppo Polisportivo «Fiamme Gialle», la programmazione, la direzione tecnica e il controllo delle discipline sportive praticate, ripartite in 5 Nuclei Atleti.

  Il predetto Centro dispone di strutture e attrezzature sportive – nel Lazio e in Trentino Alto-Adige – in grado di assicurare la necessaria preparazione tecnico-fisica dei propri militari nonché di attuare programmi di collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), il Comitato Italiano Paralimpico (CIP).

  Il Comandante del Gruppo Polisportivo: (1) non ha avuto conoscenza degli atleti che, nel periodo antecedente ai Giochi Olimpici di Londra 2012, hanno omesso l’invio della prevista «comunicazione di reperibilità».

  Parimenti, con specifico riferimento all’atletica leggera, il Comandante del I Nucleo, responsabile di detta disciplina, non è stato informato delle mancate segnalazioni se non sporadicamente – in due sole occasioni, via e-mail – dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL- settore sanitario) per presunti ritardi nell’invio del format sulla reperibilità da parte di alcuni atleti dipendenti. Peraltro, tali comunicazioni sono apparse finalizzate principalmente a sollecitare maggiore attenzione a detti obblighi piuttosto che a rilevare una vera e propria inadempienza.

  Nei citati casi, l’ufficiale ha provveduto a richiamare gli interessati, i quali hanno rappresentato diverse difficoltà nelle procedure di segnalazione quali: l’impossibilità a collegarsi al sistema informatico, l’utilizzo di password non valide per l’accesso alla predetta piattaforma, l’avvenuta comunicazione a indirizzi di posta elettronica errati, la mancanza di obblighi di compilazione del format «Whereabout clause CONI-NADO» in quanto le informazioni richieste erano già state inserite nel sistema «World Anti-Doping Agency» (WADA).

  Su quest’ultimo aspetto, giova infatti precisare che, per alcuni periodi, l’assoggettamento agli obblighi previsti dalla «International Association of Athletics Federations» (1AAF)

ha escluso l’adempimento di analoghi obblighi previsti dal CONI, grazie allo scambio di informazioni tra dette agenzie.

  In relazione al sistema di controllo interno, il Comandante ha posto in essere una costante opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti i. responsabili dei Nuclei Atleti per contrastare il fenomeno del doping.

  Oltretutto, all’inizio di ogni stagione agonistica, ciascun militare atleta sottoscrive un impegno formale nel quale ribadisce il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antidoping – rendendosi consapevole delle implicazioni penali e disciplinari cui va incontro in caso di violazione, oltre alle inevitabili conseguenze sulla salute – e compila un modulo recante i nominativi dei medici e dei fisioterapisti di fiducia.

  Il Comandante a seguito delle notizie stampa relative alle indagini della procura di Bolzano, ha impartito precise disposizioni ai dipendenti Comandanti dei Nuclei Atleti volte a esaminare sotto il profilo disciplinare il comportamento dei militari atleti coinvolti nella vicenda.

  In tal senso, il medesimo Comandante di Gruppo ha: dato incarico ai Comandanti dei dipendenti Nuclei Atleti di assumere contatti con le rispettive Federazioni Sportive per acquisire ogni notizia su eventuali infrazioni alla normativa antidoping nell’ultimo anno, anche se di lieve entità; chiesto al Segretario Generale del CONI di informare, attraverso i competenti Uffici del Comitato olimpico, il Centro Sportivo in caso di inosservanza degli obblighi in questione da parte dei militari atleti delle «Fiamme Gialle».

  L’iniziativa ha permesso di accertare: situazioni che – seppur non rilevanti, sotto il profilo sanzionatorio, per l’ordinamento sportivo – sono state valutate disciplinarmente, dando luogo a diversi procedimenti della specie, diversi dei quali (n. 23) conclusi con l’irrogazione di una sanzione graduata in relazione alla significatività della condotta riscontrata, condotta ribadisco che seppure non rilevante sotto il profilo sanzionatorio per l’ordinamento sportivo costituisce infrazione disciplinare; alcuni atleti del settore atletica sono stati in grado di dimostrare l’assenza di ogni forma di responsabilità, atteso che al momento in cui hanno ricevuto l’e-mail di sollecito per la compilazione del format di reperibilità, erano regolarmente collegati al sistema «whereabout clause» del CONI; nessun ufficiale del Centro Sportivo ha condiviso o concordato qualsivoglia linea difensiva con gli atleti convocati dalla Procura antidoping, evitando così ogni forma di ingerenza.

  Infine per quanto concerne il Ministero della difesa, gli atleti militari, già dall’arruolamento e, in seguito, con cadenza periodica, vengono sensibilizzati attraverso specifici periodi di indottrinamento, sulla normativa antidopíng sia nazionale che internazionale, con particolare riguardo alle procedure dei vari controlli e sulle conseguenze in caso di mancata segnalazione o tentativo di sottrarsi ai controlli medesimi.

  A conferma della costante attenzione e della sensibilità che l’Amministrazione rivolge all’attività d’informazione e di dissuasione, si fa presente che tra gli atti del convegno sugli «Stati Generali dello Sport Militare», tenutosi a Roma lo scorso 16 dicembre, la specifica tematica è stata oggetto della parte introduttiva.

  L’attuale normativa del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) prevede che le Federazioni Sportive Nazionali (FSN), per le quali gli atleti sono tesserati, ogni anno debbano comunicare all’Ufficio Antidoping CONI – National Anti Doping Organization (NADO) l’elenco degli atleti che, per importanza, potrebbero essere inseriti nelle varie squadre nazionali.

  In un secondo tempo, il CONI comunica direttamente all’agenzia internazionale, a mezzo raccomandata, l’inserimento dell’apposito registro nel quale sono riportati tutti gli atleti che soddisfano i criteri di inclusione. Contestualmente, vengono rese note le procedure che gli interessati sono tenuti a seguire. È evidente, dunque, come già detto più volte, che le società di appartenenza, anche se militari, non sono inserite nelle linee di comunicazioni, mentre sono inserite le rispettive federazioni.

  Gli atleti comunicano trimestralmente e debbono adempiere a tutti gli obblighi della normativa, sotto la loro diretta responsabilità. Al riguardo, è opportuno osservare che, al momento del passaggio dal sistema di comunicazione cartaceo a quello telematico, nei primi mesi dell’anno 2012, i Gruppi Sportivi Militari si sono fortemente attivati per ovviare ad alcune oggettive difficoltà di ordine gestionale riscontrate dai propri atleti per effettuare correttamente tale comunicazione.

  Con riferimento all’inchiesta della procura di Bolzano, secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore della Difesa, i Comandanti del comparto Difesa, non appena appreso che nel settembre 2014 erano state avviate delle indagini da parte della procura, si sono attivati per verificare se qualche atleta alle loro dipendenze avesse disatteso l’obbligo relativo alla reperibilità. In alcuni limitati casi, sono state effettivamente accertate inadempienze da parte di atleti militari, prontamente sanzionate con provvedimenti disciplinari in linea con la vigente normativa. Tali provvedimenti sono stati posti in essere a prescindere dalle indagini e dalle conclusioni dell’indagine, nel pieno rispetto dei regolamenti militari e a dimostrazione di una volontà di assoluta trasparenza. Infine, non risulta sia stata concordata – e anche da parte di questa amministrazione viene ribadito – alcuna linea difens

“L’industria ci spieghi perché il latte costa al consumatore tre volte il prezzo pagato all’allevatore”

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“Non si capisce perché trasformatori e grande distribuzione non riescano a dare una spiegazione del motivo per cui il latte per i consumatori costa tre volte il prezzo pagato al produttore”, è stato duro nel suo intervento l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, durante le audizioni della XIII Commissione Agricoltura della Camera con i rappresentanti di Federalimentare, Federdistribuzione, Associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc-Coop) e Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd-Conad).

“Il prezzo del latte alla stalla è diverso a seconda del trasformatore che lo compra, ma il margine di differenza è sempre minimo – spiega Cova –. E anche quando nel 2014 gli allevatori hanno preso una media abbastanza alta, non superava mai i 41,5 centesimi al litro. Eppure, al dettaglio, quindi al consumatore, viene venduto anche a 1,60 euro. Nessuno dei presenti è stato in grado di darmi una spiegazione, ma la sensazione che paghi sempre il consumatore e nel frattempo l’allevatore riesca appena appena a coprire le spese, rimane”.

Cova ha attaccato le sigle degli industriali anche sul tema del latte crudo: “Vista la loro richiesta di incentivare i consumi di prodotti lattiero-caseari, ho manifestato il mio disappunto rispetto al fatto che i trasformatori hanno disincentivato l’uso e il consumo del latte crudo prodotto e venduto nelle aziende. Forse perché esce dal loro giro di distribuzione? Sostenere il consumo dei prodotti lattiero-caseari significa farlo a tutti i livelli della filiera”.

Roma, 5 marzo 2015

Il Sicomoro Dicembre

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Carissime e carissimi,

allego il numero di dicembre del Sicomoro che offre riflessioni di politica, scuola, lavoro e vicende internazionali.

Sicomoro 20 dic 2014.

Incontro pubblico presso Circolo PD Mecenate

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buonascuola