Category Archives: News

Yemen: bando alla vendita di armi e subito una Conferenza di pace a Roma

Posted on by

CAMERA DEI DEPUTATI

On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico

COMUNICATO STAMPA

On. Cova: “Yemen: bando alla vendita di armi e subito una Conferenza di pace a Roma”

L’Italia metta uno stop alla vendita di armi a Paesi del Medio Oriente in guerra e convochi subito una Conferenza di pace, a Roma, con le nazioni coinvolte e con Federica Mogherini in qualità di Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. Sono le richieste contenute nell’intervento dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, durante la discussione di questo pomeriggio sulle mozioni concernenti la situazione di crisi nello Yemen, con particolare riferimento all’emergenza umanitaria e all’esportazione di armi verso i Paesi coinvolti nel conflitto.

“Le questioni da affrontare sono due – ha detto Cova nell’intervento –: la produzione e la vendita di armi e la situazione umanitaria in Yemen. Non nascondiamoci dietro un dito: è in atto una illiceità nella fornitura di armi a Paesi in guerra come l’Arabia Saudita. Di fatto, questa guerra viene fatta con bombe prodotte in Italia. Certamente non basta smettere di produrre armi per risolvere questi conflitti. Non dobbiamo pensare di poterci lavare la coscienza aggrappandoci a semplici proposte o rivolgendoci unicamente al rispetto delle leggi”.

E citando Giorgio La Pira come uomo di pace, il parlamentare Pd è stato esplicito: “Chiedo al mio Governo di non essere timido sul commercio delle armi e sul rispetto della legge 185/90, che contiene le norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Serve un intervento deciso che porti l’Italia a essere un Paese che non triangola armi e non sia la via di transito di armi vendute ad altre nazioni belligeranti, che oltretutto non sono rispettose dei diritti umani e compiono violenze sui civili”.

Un percorso in cui va coinvolta anche l’Unione europea e che deve tendere a “un’azione di bando delle armi e della fabbricazioni di armi: chiediamo all’Ue di essere protagonista di questa battaglia con noi contro la produzione e la vendita di armi. Ci sarà bisogno di tanto lavoro ostinato e continuo, non solo per questo obiettivo, ma anche per intervenire con gli aiuti umanitari a sostegno di quelle popolazioni stremate. Si discute animatamente dell’emergenza immigrati, ma anche il conflitto in Yemen sta giocando un ruolo notevole in questo. Si parla di lotta al terrorismo, ma la situazione disastrosa, sotto l’aspetto umanitario, in Yemen, è parte di questo problema”.

Cova ha, infatti, ricordato che “i conflitti nel Corno d’Africa negli anni scorsi avevano portato le popolazioni a migrare verso lo Yemen e poi verso l’Arabia Saudita. Ora la guerra spinge queste persone a cercare rifugio verso l’Europa, andando ad alimentare l’emergenza profughi sotto gli occhi di tutti e tanto contestata”.
Non solo: “Le persone stipate nei campi profughi in Yemen e la popolazione stremata da questa difficoltà umanitaria, i bombardamenti sui civili e sulle strutture sanitarie sta diventando terreno fertile per l’Isis. Al contrario, un Paese unito e senza conflitti interni diventa un vero argine al proselitismo delle forze terroristiche e consente di frenare l’espandersi indiscriminato del sedicente Stato islamico. Proprio per questi motivi è urgente un intervento di assistenza, segnalato anche dalle Nazioni unite che indicano un alto rischio di carestia e la diffusione di un’epidemia di colera, dopo che già 10mila persone sono state uccise, secondo l’Onu”.

Se vuoi vedere video intervento clicca sul link https://www.youtube.com/watch?v=TWD8sj1ovu0
Roma, 17 luglio 2017

Category: News, News

News dal Parlamento

Posted on by

Stop femminicidio

 

Inizio questa news con questo breve commento alla notizia della morte di 4 donne e il ferimento di un’altra nella sola giornata di venerdì.

Dobbiamo dire basta e non serve solo una legge ma una profonda educazione e rispetto delle donne in questo nostro paese nel suo secondo millennio.

Non è possibile immaginare che debba prevalere ancora la forza e l’egoismo degli uomini, che sono poi parenti stretti o mariti o compagni delle vittime, sulle donne. Aiutiamoci ad educare gli uomini a questo rispetto e basta femminicidi.

 

 

Banche, risparmiatori e lavoratori salvi

 

Sapete tutti che questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato la Conversione in legge del decreto recante le disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa. Forse è un po’ meno chiaro ai più cosa contiene il provvedimento.

Una precisazione mi sembra dovuta ed è che nella Costituzione Italiana c’è l’art 47 che tutela i risparmiatori. Gli interventi fatti non sono per salvare “le banche” una entità astratta, ma proprio per salvare i risparmi di due milioni di correntisti e il posto di lavoro per migliaia di persone.

Alla luce della crisi che le banche venete hanno vissuto, vengono introdotte disposizioni urgenti per la gestione di questo passaggio in modo da assicurare la massima tutela dei risparmiatori, correntisti e obbligazionisti ordinari; la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio, essendo stata garantita la piena continuità dei rapporti in essere; misure di ristoro per gli investitori titolari di obbligazioni subordinate, che saranno risarciti; la tutela dell’occupazione (nessun licenziamento e gestione solo volontaria degli esuberi); la continuità operativa degli uffici e degli sportelli delle banche, che sono rimasti regolarmente aperti e pienamente funzionanti.

Come si è arrivati a questo punto? La crisi dei due istituti è stata causata dalle carenze patrimoniali dovute agli elevati livelli di crediti deteriorati – un problema diffuso in Europa per il protrarsi degli effetti della crisi economica – e dalle difficoltà dei loro modelli di business, su cui la riforma che ha disposto la trasformazione delle banche popolari ha, finalmente, posto rimedio.

Il dialogo fra il Governo e le autorità europee è stato molto intenso nel corso del 2017, con l’obiettivo di individuare la migliore soluzione per salvaguardare integralmente i risparmiatori. Ma, anche a causa dell’assenza di investitori privati disponibili a mettere a disposizione risorse, non è stato possibile attuare la ricapitalizzazione precauzionale. Il 23 giugno 2017 la Banca centrale europea ha dichiarato le due banche venete in condizione di dissesto, consentendo l’applicazione delle procedure di insolvenza nazionali. Il Ministro dell’Economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia, ha quindi sottoposto le due banche a liquidazione coatta amministrativa. Il Governo ha però adottato una speciale procedura d’insolvenza finalizzata a garantire una gestione ordinata della crisi delle due banche. Le misure consistono anzitutto nella cessione di parte delle attività e passività delle due banche, compreso il personale, a un acquirente, di fatto individuato in Intesa Sanpaolo. A Società per la gestione di attività Spa, il cui capitale è interamente posseduto dal Ministero, saranno ceduti i crediti deteriorati.

 

 

Coltivare la città

Vi ricordo ancora una volta che sabato 22 luglio, alle 18.30, in sala Marie Curie, nell’ambito della Festa metropolitana, che si tiene all’ex Scalo Farini, interverrò all’incontro sul tema “Coltivare la città. Agricoltura sociale, aree interne e agricoltura di prossimità”. Oltre a me, partecipano Mattia Abdu, Andrea Falappi, Paolo Festa, Ileana Iaccarino, Dario Oliverio, Andrea Patrucco, Marco Porcaro e Francesco Prina.

Qui la locandina

News dal Parlamento

Posted on by

Tortura, in Italia è punita
Si aspettava da anni e questa settimana abbiamo finalmente approvato la proposta di legge “Introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano”, ovvero nel codice penale, così come richiesto dalla Convenzione Onu del 1984, ratificata dall’Italia con la legge n. 498/1988.
Sono pesanti le pene contro chi tortura. Il nuovo reato punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi o agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, o che si trovi in situazione di minorata difesa.
Pertanto, deve sussistere un nesso di causalità tra l’azione posta in essere da chi la compie e le acute sofferenza fisiche o il verificabile trauma psichico; la condotta deve essere stata connotata da almeno uno dei seguenti elementi: violenze, minacce gravi, crudeltà; la vittima deve trovarsi in almeno una delle seguenti condizioni: essere persona privata della libertà personale, essere affidata alla custodia (o potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza) dell’autore del reato, trovarsi in situazione di minorata difesa; il fatto deve essere stato commesso secondo una pluralità di condotte oppure essere tale da comportare un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Costituiscono un’aggravante la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio dell’autore del reato, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio (la pena prevista è in questo caso la reclusione da 5 a 12 anni), e l’avere causato lesioni personali comuni, gravi o gravissime, ma anche la morte come conseguenza della tortura.
Inoltre, qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non è utilizzabile in un processo, ma vale come prova contro gli imputati di tortura. Nessuno può essere espulso, respinto o estradato verso Paesi dove vi sia il fondato rischio che sia sottoposto a tortura. I cittadini stranieri imputati o condannati per tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale non possono godere di immunità. Se richiesto, saranno estradati.

La verità del Ministro sui flussi migratori
Dopo lo straordinario afflusso di persone salvate nel Mediterraneo centrale negli ultimi giorni di giugno, il Ministro dell’Interno Marco Minniti è venuto a informare la Camera su quanto accaduto e su come si sta comportando l’Italia. Intanto, ha ricordato i numeri: 22 navi, poi diventate 25 nel corso delle ore successive; più di 10.000 arrivi che fanno salire la cifra complessiva delle persone salvate a più di 85.000 nei primi sei mesi dell’anno, più 18,40 per cento rispetto allo scorso anno.
L’Italia ha immediatamente reagito sul terreno dell’accoglienza, ma anche sul terreno politico internazionale. Il nostro ambasciatore a Bruxelles si è recato in Commissione europea e ha chiesto esplicitamente che di fronte a una situazione così delicata e così impegnativa l’Europa si assuma chiare e limpide responsabilità. Successivamente il Governo si è recato a Parigi per incontrare i Ministri dell’Interno francese e tedesco e il Commissario per i problemi dell’immigrazione.
E Francia, Germania e Commissione europea hanno condiviso alcune proposte. La prima è quella di un codice di comportamento delle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo. La seconda questione è un coordinamento con le attività di polizia giudiziaria nei confronti dei trafficanti di esseri umani. Le altre navi che operano nel Mediterraneo centrale sono navi militari. Nel momento in cui operano numerose navi civili, un Paese serio prende tutte le misure per coniugare la salvezza della vita con le esigenze della propria sicurezza e con l’indefettibile obiettivo di combattere i trafficanti di esseri umani. Inoltre, Unione europea, Francia e Germania hanno deciso di rafforzare il loro impegno, economico e politico, in Libia. L’importanza di ciò sta nel fatto che c’è un rapporto forte tra la stabilizzazione della Libia e la lotta ai trafficanti di esseri umani, i quali hanno bisogno di istituzioni fragili e di controllare il territorio. Combattere i trafficanti di esseri umani in Libia significa dare un contributo straordinario per la stabilizzazione della Libia. L’Italia è strategicamente interessata alla stabilizzazione della Libia e al fatto che la Libia si mantenga unita. Nei prossimi giorni, verrà fatta una riunione a Tripoli con i sindaci della Libia, per discutere, insieme con loro, di come liberarsi dal giogo dei trafficanti di esseri umani. Questo è il senso di una cooperazione forte tra Europa, Italia e quel Paese.
E per quanto riguarda le ricollocazioni, il punto più delicato, Minniti ha precisato, ancora una volta i numeri: alla fine dello scorso anno, l’Italia aveva ricollocato 2.600 persone in Europa, oggi ne ha ricollocate 7.500 – 405 sono in via di immediata definizione -, si tratta di circa 8.000 persone. Rispetto agli sbarchi è certamente insufficiente, ma per il Ministro il fatto che Commissione Europea, Francia e Germania abbiano deciso di aumentare la loro quota di rilocation nei confronti dell’Italia, è un piccolo ma importante passo avanti. Inoltre Minniti ha incaricato il capo del Dipartimento immigrazione e di pubblica sicurezza di chiedere a Frontex un confronto urgente sulle regole della missione Triton, affrontando il tema della regionalizzazione del soccorso in mare.

Cosa cambia per le Province
La legge approvata a giugno scorso che contiene varie disposizioni finalizzate a dare concreta attuazione al bilancio 2017 e agli accordi assunti dal Governo con gli enti locali, contiene anche disposizioni che interessano il comparto delle province e delle città metropolitane e consentono di gestire una fase finanziaria provvisoria e delicata. Rispetto a questo tema appare inevitabile una riflessione sul ruolo e sulle funzioni delle province delle regioni a statuto ordinario, alla luce del risultato del referendum del 4 dicembre 2016, fermi restando i punti di forza della riforma adottata nel 2014. Allora, si era passati da un’amministrazione locale basata su due livelli di governo separati a una concezione diversa, in cui i sindaci e gli amministratori comunali si fanno carico sia delle esigenze di governo di prossimità, sia delle esigenze di governo territoriale.
Per questo alla Camera abbiamo sentito la necessità di mettere un po’ di chiarezza sul tema, approvando una mozione concernente iniziative volte a garantire il funzionamento delle province, che impegna il Governo a proseguire nello sforzo intrapreso al fine di garantire le risorse necessarie ad assicurare l’effettivo esercizio delle funzioni fondamentali da parte delle province e delle città metropolitane, anche promuovendo le opportune modifiche alla legislazione vigente; individuare le risorse adeguate a copertura delle funzioni statali assegnate; a verificare che il processo di riordino delle funzioni regionali assegnate dalle regioni alle province e città metropolitane sia garantito da una copertura finanziaria; ad adottare ogni iniziativa di competenza utile a favorire il ripristino dell’autonomia organizzativa degli enti; ad adottare ogni utile iniziativa di competenza che consenta, a partire dal 2018, di ristabilire la piena autonomia economica, finanziaria e organizzativa delle province e delle città metropolitane; a valorizzare il modello di cooperazione orizzontale tra istituzioni locali, nel riconoscimento a province e città metropolitane del compito di attivare pratiche di collaborazione che favoriscano un nuovo modello di cooperazione anche tra i comuni.

Un sostegno a Umbria Jazz
Come già avviene per altri importanti appuntamenti musicali e per andare incontro a un territorio connotato da sempre da una profonda vocazione culturale, ma messo a dura prova dai recenti eventi sismici, abbiamo approvato la proposta di legge per il sostegno e la valorizzazione del festival Umbria Jazz.
Il provvedimento intende sostenere e valorizzare il festival attraverso l’erogazione di un contributo annuale alla Fondazione di partecipazione Umbria Jazz pari a 1 milione di euro, come già previsto, dal 2013, per le Fondazioni Rossini Opera Festival, Festival dei due Mondi, Ravenna Manifestazioni, Festival Pucciniano Torre del Lago e, dal 2017, per le Fondazioni Teatro Regio di Parma e Romaeuropa Arte e Cultura.
La Fondazione Umbria Jazz, fondata nel 1973, ha lo scopo di assicurare la continuità della manifestazione Umbria Jazz, attraverso la realizzazione di tutte le iniziative necessarie per lo sviluppo e la diffusione del festival, che associa le sedici principali manifestazioni del settore nel mondo. Negli ultimi venticinque anni Umbria Jazz ha organizzato manifestazioni internazionali che hanno coinvolto i più grandi musicisti italiani, dando loro la possibilità di affermarsi ovunque come interpreti di una visione originale, legata alle tradizioni della musica italiana e, inoltre, durante l’edizione, in collaborazione con il Berklee College of music di Boston e con il Conservatorio di musica, si svolgono corsi di formazione che hanno permesso a migliaia di giovani musicisti di perfezionare il linguaggio e la cultura jazz.

Latte crudo, Ministero controlli
Ho presentato un’interrogazione a risposta in Commissione Agricoltura sui contratti per la cessione del latte crudo in cui ricordo che i contratti per la cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. In particolare, per quanto riguarda il latte crudo, i contratti devono avere una durata non inferiore a dodici mesi, salvo rinuncia espressa e formulata per iscritto da parte dell’agricoltore cedente.
Una norma introdotta per proteggere e sostenere gli operatori del settore che, a seguito della fine del regime delle quote latte nel marzo 2015, si sono trovati esposti al crollo del prezzo del latte crudo, passato da 40 a 33 centesimi al litro – con un minimo di 30,47 centesimi/litro nell’agosto 2016 – anche per effetto del notevole aumento delle importazioni. Ma nell’ultimo anno si segnala una ripresa dei mercati internazionali e il prezzo si aggira attualmente intorno ai 39 centesimi, vicino quindi a quello dell’ultimo periodo delle quote latte. Tuttavia, la domanda di latte e derivati è in flessione e il rischio che le disposizioni non vengano applicate è alto, tanto che esistono appositi organi per il controllo.
Per questo chiedo al Ministro se vi siano dati aggiornati sullo stato dell’arte a livello nazionale nell’ambito dei contratti per la cessione del latte crudo, in particolare se siano presenti in forma scritta, e se il Ministro non ritenga utile e necessario un monitoraggio dei contratti stipulati tra i produttori di latte e l’industria di trasformazione.

Agricoltura alla Festa
Come ogni anno, dall’8 al 23 luglio, a Milano all’ex Scalo Farini, si tiene la Festa del Pd metropolitana. Qui troverete tutto il ricco programma di eventi, ma vi anticipo già che intervengo sabato 22 luglio, alle 18.30, in sala Marie Curie, sul tema “Coltivare la città. Agricoltura sociale, aree interne e agricoltura di prossimità”. Assieme a me ci saranno Paolo Festa, Dario Oliverio, Andrea Patrucco, Marco Porcaro e Francesco Prina.

Legge Europea e ricetta veterinaria elettronica

Posted on by

In questi giorni alla Camera è in discussione e votazione la Legge Europea che è una legge che interviene a sanare le infrazioni europee aperte nei confronti dell’Italia per non aver adempiuto agli obblighi dell’Unione.
A questo link puoi leggere il testo http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0052330.pdf
Ho presentato degli emendamenti all’art.2 che tratta la ricetta elettronica per i medicinali veterinari somministrati ad animali destinati alla produzione alimentare.
E’ stato approvato emendamento che estende l’uso della ricetta elettronica anche per i mangimi medicati, la tracciabilità del farmaco anche per le parafarmacie e la tracciabilità per chi acquista i farmaci nei vari passaggi.
Ritengo che sia un articolo che va a garanzia della tracciabilità del farmaco veterinario e soprattutto a garanzia dei consumatori.

Category: News, News

Cessione del latte crudo: Ministero controlli i contratti scritti tra produttori e industria

Posted on by

CAMERA DEI DEPUTATI
 
On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico
 
COMUNICATO STAMPA
 
On. Cova: “Cessione del latte crudo: Ministero controlli i contratti scritti tra produttori e industria”
 
I contratti per la cessione del latte crudo sono al centro di un’interrogazione a risposta in Commissione Agricoltura che l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, rivolge al Ministro delle Politiche agricole.
Nell’atto Cova ricorda che “i contratti per la cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. In particolare, per quanto riguarda il latte crudo, i contratti devono avere una durata non inferiore a dodici mesi, salvo rinuncia espressa e formulata per iscritto da parte dell’agricoltore cedente”.
 
Una norma introdotta “per proteggere e sostenere gli operatori del settore che, a seguito della fine del regime delle quote latte nel marzo 2015, si sono trovati esposti al crollo del prezzo del latte crudo, passato da 40 a 33 centesimi al litro – con un  minimo di 30,47 centesimi/litro nell’agosto 2016 – anche per effetto del notevole aumento delle importazioni. Ma nell’ultimo anno si segnala una ripresa dei mercati internazionali e il prezzo si aggira attualmente intorno ai 39 centesimi, vicino quindi a quello dell’ultimo periodo delle quote latte. Tuttavia, la domanda di latte e derivati è in flessione e il rischio che le disposizioni non vengano applicate è alto, tanto che esistono appositi organi per il controllo”.
 
Per questo il parlamentare Pd chiede “se vi siano dati aggiornati sullo stato dell’arte a livello nazionale nell’ambito dei contratti per la cessione del latte crudo, in particolare se siano presenti in forma scritta, e se il Ministro non ritenga utile e necessario un monitoraggio dei contratti stipulati tra i produttori di latte e l’industria di trasformazione”.
 
Roma, 5 luglio 2017
 
 

News dal Parlamento

Posted on by

Concorrenza vuol dire crescita

 

Se la concorrenza è un fattore essenziale per la crescita, la Legge annuale per il mercato e la concorrenza che abbiamo approvato, questa settimana, alla Camera dovrebbe servire davvero a rendere mercati aperti e concorrenziali, quindi destinati ad accrescere l’efficienza del sistema economico, aumentare la competitività delle imprese e offrire ai consumatori una scelta più ampia di prodotti e servizi di qualità e a prezzi competitivi. Il testo passa ora all’esame del Senato.

Oltre a sostenere la crescita, le misure messe a punto hanno il merito di andare nella direzione dell’equità e della giustizia sociale, perché ridurre le rendite derivanti da posizioni di monopolio significa offrire nuove opportunità a chi prima era escluso o penalizzato. Quindi, vuol dire, appunto, anche garantire la libertà di scelta dei consumatori. Gli obiettivi della legge sono rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati; promuovere lo sviluppo della concorrenza; garantire la tutela dei consumatori, sulla base delle specifiche indicazioni dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato.

Gli ambiti di maggiore interesse contenuti nel provvedimento riguardano le assicurazioni, i fondi pensione, le comunicazioni, i pagamenti digitali, i servizi postali, l’energia, la distribuzione dei carburanti, l’ambiente, i servizi bancari, le professioni, la sanità, il turismo, i trasporti.

Voglio, a questo proposito, precisare che in merito alle polemiche legate al tacito rinnovo delle assicurazioni, il divieto di tacito rinnovo per quelle obbligatorie viene mantenuto e nel caso delle polizze Rc auto obbligatorie viene esteso anche ai rischi accessori. Al Senato è stata inserita l’abolizione del divieto di tacito rinnovo per le assicurazioni non obbligatorie. Mantenere il divieto, infatti, avrebbe danneggiato i consumatori poiché questo tipo di assicurazioni sono costruite sulle specifiche esigenze dell’assicurato che intende, volontariamente, tutelare beni di particolare interesse come gli immobili, le attività, la salute. Con il divieto si sarebbe imposta la rinegoziazione annuale delle previsioni dei contratti e la sostanziale impossibilità di rinnovo alle medesime condizioni dell’anno precedente, a causa dell’eventuale peggioramento del profilo di rischi o, come nel caso di una malattia nelle polizze sanitarie.

Aggiungo anche che in tema di servizi bancari, sono state innovate le disposizioni sulla trasparenza nella vendita di polizze assicurative accessorie a contratti di finanziamento e a mutui, e sono state introdotte nuove disposizioni in tema di tutela della concorrenza e della trasparenza nel settore della locazione finanziaria.

 

 

 

Una rete contro i tumori

 

L’Istituzione e la disciplina della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione è l’altro importante provvedimento che abbiamo votato questa settimana. Il testo, frutto di più proposte di legge, istituisce e disciplina la Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza nonché il referto epidemiologico. Si tratta di due istituti solo in parte previsti da altri atti legislativi e regolamentari che perciò necessitavano di un adeguato assetto organizzativo e di norme attuative.

La Rete nazionale dei registri è il primo atto di organizzazione di un fenomeno di studio interessante, nato per lo più in modo spontaneo. I registri tumori sono stati attivati a partire dagli anni Settanta in diversi ambiti territoriali italiani con funzioni di monitoraggio delle malattie oncologiche al fine di promuovere appropriate azioni di prevenzione primaria e secondaria. Nei registri, i tumori sono classificati su base territoriale e in relazione a un tempo specifico, e sono codificati tenendo conto dell’incidenza, della prevalenza e della sopravvivenza dei malati. I dati servono anche per avere una chiara identificazione delle risorse che sono necessarie per affrontare questa patologia. Il referto epidemiologico è invece un dato aggregato, che corrisponde alla valutazione dello stato di salute complessivo di una comunità e si ottiene da un esame delle principali informazioni relative a tutti i malati e a tu tti gli eventi sanitari di una popolazione in uno specifico ambito territoriale.

Diverse le finalità dell’istituzione della Rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza: prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione sanitaria, verifica della qualità delle cure, valutazione dell’assistenza sanitaria; messa in atto di misure di controllo epidemiologico delle malattie oncologiche e infettive; studio dell’incidenza e della prevalenza delle malattie oncologiche e infettive, per poterne monitorare la diffusione e l’andamento; sorveglianza epidemiologica per ridurre il rischio di introduzione o reintroduzione di malattie infettive, anche eliminate o sotto controllo; prevenzione primaria e secondaria; studio di morbosità e mortalità per malattie oncologiche e infettive; semplificazione delle procedure di scambio dati, facilitazione della trasmissione degli stessi e loro tutela; studio e monitoraggio dei fattori di rischio delle malattie sorvegliate; promozion e della ricerca scientifica in ambito oncologico, anche nel campo dei tumori rari; monitoraggio dei fattori di rischio di origine professionale, anche attraverso forme di connessione e di scambio di dati con i sistemi informativi esistenti, con particolare riferimento al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro.

 

 

 

Elezioni, la regola e il caso

 

A mente fredda, a distanza di una settimana dai ballottaggi, voglio sottoporvi una mia breve riflessione sulle elezioni amministrative. I risultati parlano da sé: dove ci sono stati sindaci e coalizioni che hanno lavorato bene, abbiamo vinto; dove i sindaci non hanno lavorato bene o non si sono confrontati con i cittadini, abbiamo perso. Dove c’è stata sintonia e abbiamo dato segnali positivi, abbiamo vinto; dove abbiamo litigato in coalizione o nei circoli, abbiamo perso.

Poi c’è l’eccezione che conferma la regola e che si sostanzia nel “voto contro”: puoi aver lavorato bene e in sintonia, ma ti votano contro a prescindere. Questo caso mi stupisce sempre perché gli stessi cittadini chiedono serietà alla politica e ai politici, ma poi votano senza guardare ai fatti.

 

 

 

Schwazer, ora il Ministro intervenga

 

Questa settimana sono nuovamente intervenuto sul caso Schwazer, sollecitando il Ministro a dare una risposta alla mia interrogazione di febbraio. Ricorderete che nell’atto parlavo del procedimento penale che si sta svolgendo a Bolzano sul caso di doping di Alex Schwazer. Il giudice aveva disposto l’analisi del Dna delle urine dell’atleta entro il 31 gennaio 2017. A oggi, però, c’è ancora un’opposizione da parte della Iaaf (l’International association of athletics federations) a concedere queste urine per le analisi che dovrebbero essere eseguite dal Ris di Parma.

Avevo già chiesto al Ministro di intervenire per poter far eseguire le analisi, ma non si è mosso nulla. Credo che sia un caso grave ed è da affrontare soprattutto per fare chiarezza sul sistema dell’antidoping, sia a livello nazionale che internazionale, visto che anche proprio questa settimana, in Italia, hanno trovato tracce di doping su un ciclista appena quattordicenne.

 

 

 

Qui il video del mio intervento

 

 

 

Primarie per la Lombardia

 

Vi riporto di seguito un comunicato che abbiamo fatto uscire in settimana a proposito delle primarie per la Lombardia:

 

Il risultato elettorale delle amministrative indica la difficoltà del PD in Lombardia a imporsi rispetto a un Centro Destra unito. Non risulta indifferente il ruolo dei Cinquestelle, i cui simpatizzanti nei ballottaggi si sono orientati a Destra, in una rinnovata alleanza di ‘tutti contro il PD’.

Cosa significa questo per la Lombardia? Per l’avvicinarsi della sua scadenza elettorale? Si può ricreare e consolidare un rapporto fiduciario fra PD, territorio, mondi vitali capace di trasformarsi in un consenso elettorale?

Crediamo innanzitutto occorra una riflessione profonda, non rassegnata alla sconfitta.

Occorre allora elaborare contenuti e prospettive e andare al di là delle sole critiche spicciole alla Giunta Maroni per lanciare un progetto credibile, comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Occorre tessere una tela, costruire rapporti, ascoltare i soggetti che nel quotidiano lavorano per dare risposta ai problemi dei cittadini e ai loro bisogni reali. Non esiste più una cinghia di trasmissione scontata fra società e consenso: l’elettorato è più libero, più mobile e, di conseguenza, celermente ‘smarribile’, ma anche realisticamente più ricontattabile e ‘recuperabile’. Questo elettorato potenziale vuole però potersi esprimere, rifiutando prodotti pre-confezionati.

Per questo crediamo che le primarie siano uno strumento valido, anche se non scontato. Quando diventano modalità di resa dei conti interni o formalità di decisioni già prese dal ceto politico, possono risultare addirittura controproducenti; ma quando le primarie si allargano creano reale partecipazione. Ogni candidato può parlare a pezzi di società e partiti con l’obiettivo di convergere, lealmente, con chi vincerà la consultazione. In questo modo le primarie, come si è visto, ad esempio, nelle ultime amministrative milanesi (con l’elezione di Giuseppe Sala), sono strumento efficace. Lo spirito di squadra e il senso del gruppo rigenerano la fiducia di potercela fare.

A questa prospettiva vogliamo contribuire sollecitando le primarie in Lombardia: i tempi ci sono.

Primarie aperte, quindi, senza aspettare le decisioni di Maroni, a cui non possiamo concedere di dettare i tempi delle elezioni con l’unico obiettivo di difendere il proprio interesse personale e di rendere difficoltosa la riorganizzazione dell’area progressista.

Ogni scadenza ha le sue regole elettorali: per la Regione si voterà con un proporzionale con forte correzione maggioritaria, in un solo turno. Le primarie possono aiutare a costruire la coalizione larga indispensabile per poter vincere. Le si convochi subito, senza attendere i tatticismi di Maroni.

Senza timori, si allarghi l’ambito dell’ascolto, del confronto, del dibattito serrato ma rispettoso nel centrosinistra.

Per noi la Lombardia si può e si deve vincere.

 

Paolo Cova

On. Cova: “Il Ministro intervenga e faccia eseguire le analisi al Ris sulle urine di Schwazer”

Posted on by

Un sollecito a ottenere una risposta alla sua interrogazione sul caso Schwazer: è quello che ha fatto, intervenendo alla Camera, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che da sempre segue il caso del marciatore altoatesino.

“Intervengo per sollecitare la risposta alla mia interrogazione del febbraio scorso che riguarda il procedimento penale che si sta svolgendo a Bolzano sul caso di doping di Alex Schwazer – ha detto Cova –. Voglio ricordare che il giudice aveva disposto l’analisi del Dna delle urine dell’atleta entro il 31 gennaio 2017. A oggi, però, c’è ancora un’opposizione da parte della Iaaf (l’International association of athletics federations) a concedere queste urine per le analisi che dovrebbero essere eseguite dal Ris di Parma”.

Cova aveva già sollecitato il Ministro a intervenire per poter far eseguire le analisi, “ma non si è mosso nulla – ha detto in Aula –. Credo che sia un caso grave ed è da affrontare soprattutto per fare chiarezza sul sistema dell’antidoping, sia a livello nazionale che internazionale, visto anche il caso di doping rilevato in Italia su un ciclista appena quattordicenne proprio questa settimana”.

Roma, 30 giugno 2017
Se vuoi vedere il video del mio intervento clicca su https://www.youtube.com/watch?v=iTDzhljO3-Q

Primarie per la Lombardia

Posted on by

Primarie per la Lombardia
Il risultato elettorale delle amministrative indica la difficoltà del PD  in Lombardia a imporsi rispetto a un Centro Destra unito. Non risulta indifferente il ruolo dei Cinquestelle, i cui simpatizzanti nei ballottaggi si sono orientati a Destra, in una rinnovata alleanza di ‘tutti contro il PD’.
Cosa significa questo per la Lombardia? Per l’avvicinarsi della sua scadenza elettorale? Si può ricreare e consolidare un rapporto fiduciario fra PD, territorio, mondi vitali capace di trasformarsi in un consenso elettorale?
 
Crediamo innanzitutto occorra una riflessione profonda, non rassegnata alla sconfitta.
Occorre allora elaborare contenuti e prospettive e andare al di là delle sole critiche spicciole alla Giunta Maroni per lanciare un progetto credibile, comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Occorre tessere una tela, costruire rapporti, ascoltare i soggetti che nel quotidiano lavorano per dare risposta ai problemi dei cittadini e ai loro bisogni reali. Non esiste più una cinghia di trasmissione scontata fra società e consenso: l’elettorato è più libero, più mobile e, di conseguenza, celermente ‘smarribile’, ma anche realisticamente più ricontattabile e ‘recuperabile’. Questo elettorato potenziale vuole però potersi esprimere, rifiutando prodotti pre-confezionati.
Per questo crediamo che le primarie siano uno strumento valido, anche se non scontato. Quando diventano modalità di resa dei conti interni o formalità di decisioni già prese dal ceto politico, possono risultare addirittura controproducenti; ma quando le primarie si allargano creano reale partecipazione. Ogni candidato può parlare a pezzi di società e partiti con l’obiettivo di convergere, lealmente, con chi vincerà la consultazione. In questo modo le primarie, come si è visto, ad esempio, nelle ultime amministrative milanesi (con l’elezione di Giuseppe Sala), sono strumento efficace. Lo spirito di squadra e il senso del gruppo rigenerano la fiducia di potercela fare.
A questa prospettiva vogliamo contribuire sollecitando le primarie in Lombardia: i tempi ci sono.
Primarie aperte, quindi, senza aspettare le decisioni di Maroni, a cui non possiamo concedere di dettare i tempi delle elezioni con l’unico obiettivo di difendere il proprio interesse personale e di rendere difficoltosa la riorganizzazione dell’area progressista.
Ogni scadenza ha le sue regole elettorali: per la Regione si voterà con un proporzionale con forte correzione maggioritaria, in un solo turno. Le primarie possono aiutare a costruire la coalizione larga indispensabile per poter vincere. Le si convochi subito, senza attendere i tatticismi di Maroni.
Senza timori, si allarghi l’ambito dell’ascolto, del confronto, del dibattito serrato ma rispettoso nel centrosinistra.
Per noi la Lombardia si può e si deve vincere.
 
On.Paolo Cova
On.Francesco Prina
On.Angelo Senaldi
Laura Barzaghi cons. regionale Lombardia
Luca Gaffuri     cons. regionale Lombardia
Gian Antonio Girelli   cons. regionale Lombardia
Marco Granelli Assessore Milano
Roberta Osculati cons. comunale Milano

Category: News

News dal Parlamento

Posted on by

La natura più protetta

Questa settimana, alla Camera, abbiamo dato il via libera alla proposta di legge sulle Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette, che, per come è impostata, intende rendere i parchi protagonisti dello sviluppo del Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia.

La conservazione dei territori naturali che ancora mantengono inalterate le matrici ecosistemiche rappresenta il principale obiettivo dell’istituzione di aree naturali protette.

Tra le novità, i parchi nazionali comprendenti aree marine protette sono classificati come parchi nazionali con estensione a mare cui si applicano, per la parte marina, le disposizioni di legge relative alle aree marine protette. Si stabilisce che dal 1 gennaio 2018, le riserve statali che già ricadono o che vengano a ricadere all’interno di un parco nazionale o di un parco regionale, saranno affidate ai relativi enti gestori. C’è poi l’istituzione di un Sistema nazionale delle aree naturali protette costituito dai parchi nazionali e regionali, dalle riserve naturali, dalle aree marine e dalle aree naturali protette, e di un Piano nazionale triennale di sistema, uno strumento di programmazione nazionale finanziato da 30 milioni per gli anni 2018-2020 e da cofinanziamenti regionali da destinare, almeno al 50%, ai parchi regionali e alle aree marine protette. Inoltre è stato chiarito che nel territorio dei parchi e nelle aree contigue sono vietate le attività di prospezione, ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi.

Infine, vengono istituiti i Parchi nazionali del Matese e di Portofino, si delega il Governo ad adottare un decreto legislativo per l’istituzione di un unico Parco del Delta del Po, vengono ridenominate le aree marine di reperimento di Capo d’Otranto e di Capo Spartivento.

Un’inchiesta sulle banche

Abbiamo proceduto anche ad approvare, in via definitiva e all’unanimità, la proposta di legge di Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

La commissione, che avrà i poteri propri dell’autorità giudiziaria con i commissari che saranno vincolati al segreto, sarà costituita da venti senatori e da venti deputati nominati dai presidenti delle Camere e sarà chiamata a verificare, con attenzione particolare alla tutela dei risparmiatori, gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell’aggravamento del debito sovrano. Inoltre, dovrà occuparsi di verificare la gestione di quegli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o posti in risoluzione, e di valutare l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari, controllando quanto sia stato fatto ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie.

Sugli istituti bancari la commissione sarà chiamata a valutare un’ampia serie di aspetti che vanno dalle operazioni in conflitto di interesse alla correttezza delle pratiche adottate, con particolare riferimento al collocamento presso i piccoli risparmiatori di prodotti ad alto rischio. Verranno verificate le modalità di raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati; i criteri di remunerazione dei manager e la realizzazione di operazioni con parti correlate suscettibili di conflitto di interesse; la correttezza del collocamento presso il pubblico, con riferimento ai piccoli risparmiatori e investitori non istituzionali, dei prodotti finanziari, soprattutto quelli ad alto rischio, e con particolare riferimento alle obbligazioni bancarie. Per quanto riguarda i rapporti con le imprese, verranno valutate le forme di erogazione del credito a imprenditori di particolare rilievo e la diffusione di pratiche scorrette di abbinamento tra erogazione del credito e vendita di azioni o altri strumenti finanziari della banca.

Il nuovo organismo avrà a disposizione un anno dalla sua costituzione e, in ogni caso, entro la fine di questa legislatura dovrà portare a compimento i suoi lavori. I risultati dell’inchiesta verranno presentati alle Camere con una relazione, nella quale verrà illustrata anche l’attività svolta.

Questioni aperte in Europa

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato ospite da noi, alla Camera, per illustrare le posizioni dell’Italia in vista del Consiglio europeo che si sarebbe tenuto da lì a poche ore. È stata l’occasione per fare il punto della situazione a un anno dal referendum britannico. Doveva essere un anno orribile per l’Unione europea, ha ricordato Gentiloni, ma le previsioni non sono state del tutto rispettate, viviamo in un clima complicato, ma molte delle preoccupazioni si sono rivelate infondate.

Ora, piuttosto, c’è da preoccuparsi della crescita dell’Eurozona che è migliore del previsto, ma a maggior ragione questo significa che non può essere soffocata da regole che sono state concepite in un periodo diverso e di difficoltà. L’Ue ha bisogno di una vera unione monetaria, di politiche del lavoro e degli investimenti, non bastano i numeri e i decimali: Europa significa lavoro, welfare, inclusione, crescita. Quindi, oggi, per il nostro presidente, l’edificio dell’Unione ha bisogno di essere cambiato.

Per quanto riguarda, poi, i temi scottanti, Gentiloni ha detto che la minaccia del terrorismo è comune e ha bisogno di risposte comuni. Va perfezionato lo scambio di informazioni tra forze dell’ordine, va aumentata la pressione sui grandi player del web perché i fenomeni di radicalizzazione possono essere contrastati da chi detiene le chiavi di un numero così impressionante di dati.

E poiché a margine del Consiglio europeo si discuterà anche dei criteri da adottare per il trasferimento da Londra ad altri Paesi dell’Unione di due grandi agenzie, quella che si occupa di banche e quella del farmaco, Gentiloni ha speso una parola di sostegno alla candidatura di Milano: la città ha tutte le carte in regola non solo dal punto di vista dell’importanza della filiera farmaceutica, ma anche della qualità della vita, della logistica, dei trasporti, della sede.

Infine, una parola sul clima – abbiamo in parte sulle nostre spalle, non da soli, il compito di tenere aperta la strada che porta a contrastare il cambiamento climatico secondo una linea che abbiamo condiviso immediatamente con Macron e la Merkel poche ore dopo la decisione Usa di non riconoscersi

più negli accordi di Parigi e la linea è della non negoziabilità – e soprattutto una sui migranti. In questo caso, per Gentiloni la velocità dell’Europa è drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e di gestione del fenomeno. Abbiamo bisogno di andare rapidamente verso una politica comune.

I beni culturali non si toccano

Le Disposizioni in materia di delitti contro il patrimonio culturale, approvato in prima lettura dalla Camera, è l’altro importante provvedimento di questa settimana. Con esso vengono riformate le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, inserendo un apposito titolo nel codice penale.

L’esigenza di questo intervento normativo si muove nell’ottica di un adeguamento del sistema sanzionatorio rispetto al valore che la Costituzione assegna al nostro patrimonio culturale, in quanto gli articoli 9 e 42 evidenziano come la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione siano degni di un livello di tutela superiore rispetto alla mera difesa del diritto all’integrità del patrimonio individuale. Inoltre, il disegno di legge, si innesta a pieno titolo nel quadro internazionale, dove si registra un’accresciuta sensibilità per la protezione dei beni culturali.

In sintesi, il disegno di legge favorisce la coerenza sistematica del quadro sanzionatorio penale, attualmente ripartito tra codice penale e codice dei beni culturali; assicura l’omogeneità terminologica di tutte le disposizioni incriminatrici, riconducendole al concetto di reati contro il patrimonio culturale; introduce nuove fattispecie di reato; innalza le pene edittali vigenti, così da attuare pienamente il disposto costituzionale in forza del quale il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela differenziata e preminente rispetto a quella offerta alla tutela della proprietà privata; introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali.

Minacce, sindaci più tutelati

È accaduto anche di recente a diverse sindache dei nostri comuni: sono state oggetto di minaccia, spesso di genere. Ecco perché abbiamo approvato, in via definitiva, una proposta di legge di Modifica al codice penale, al codice di procedura penale e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, a tutela dei Corpi politici, amministrativi o giudiziari e dei loro singoli componenti.

La legge intende rafforzare gli strumenti penali contro le intimidazioni ai danni degli amministratori locali, che negli ultimi anni hanno assunto dimensioni preoccupanti. La proposta ha origine dal lavoro svolto dalla apposita Commissione parlamentare di inchiesta che ha evidenziato come gli illeciti, pur realizzandosi con modalità diverse (aggressioni, minacce via email, via telefono o sui social network, danneggiamenti, recapito o ritrovamento di proiettili o carcasse di animali) abbiano in comune la qualità soggettiva della vittima nel suo ruolo di amministratore locale. Si tratta infatti di atti tutti volti a intimidire l’amministratore prevalentemente in relazione all’integrità della sua persona e dei suoi beni, minacciando, al tempo stesso, il buon andamento della pubblica amministrazione.
La novità più significativa della legge è l’allargamento della tutela ai singoli componenti dei corpi politici, amministrativi e giudiziari, che sono quindi tutelati in quanto tali, anche quando operano al di fuori dell’organo collegiale.

Maroni intervenga sulle Aler
Il presidente della Lombardia fa campagna elettorale a spese di tutti i cittadini che abitano in una casa Aler e annuncia una sorta di mini riforma che rischia di essere solo fumo negli occhi, soprattutto per le case dei quartieri più periferici. Quelli annunciati da Maroni a proposito del nuovo regolamento approvato da Regione Lombardia e dei contributi stanziati a favore di Aler, sembrano, infatti, essere i soliti interventi di facciata. Se fino adesso la Lega si è limitata alle passerelle senza scucire un soldo, ora si occupa di sistemare i regolamenti, ma non interviene mai concretamente sulle case dei quartieri Salomone-Mazzini-Calvairate. Bene: aspettiamo Maroni e i suoi al varco.
Ma intanto, i 50 milioni di euro che rischiano di essere letteralmente buttati via per il referendum per l’autonomia, mettiamoli nella manutenzione di questi caseggiati invece che in una consultazione del tutto inutile, visto che quanto la Lega vorrebbe chiedere si può ottenere in altro modo e senza dispendio di soldi che servono ai nostri cittadini, i primi contribuenti del sistema delle case pubbliche.

Le 12 vittorie di Calcaterra alla 100 km del Passatore

Per chi fosse interessato può vedere il video del mio intervento in aula per ricordare la grande impresa di Giorgio Calcaterra e che spero venga valorizzata e premiata anche dalle istituzioni sportive.

Qui puoi vedere il video https://www.youtube.com/watch?v=-tWvfmbRMy0

Paolo Cova

IL GOVERNO RIDUCE LE DISUGUAGLIANZE

Posted on by

Le misure messe in campo dai nostri Governi hanno ridotto le disuguaglianze, dopo anni in cui abbiamo visto solo la forbice allargarsi. Merito delle politiche a sostegno di chi era in difficoltà decise da questa compagine, rispetto alle tante chiacchiere fatte dagli altri partiti. Lo dice l’Istat nel report sulla redistribuzione dei redditi in Italia i cui dati confermano i buoni atti fatti dalla nostra maggioranza.
L’intervento pubblico migliora, infatti, la posizione del 56,6% degli individui con redditi familiari di mercato nulli o molto bassi, appartenenti al quinto più povero della popolazione. Sulla base delle stime del modello di microsimulazione dell’Istat, nel 2016 l’intervento pubblico realizzato attraverso l’imposizione fiscale e contributiva e i trasferimenti monetari, ha determinato una riduzione della diseguaglianza di 15,1 punti percentuali del cosiddetto indice di Gini: da un valore di 45,2 punti misurato sul reddito primario a uno di 30,1 in termini di reddito disponibile. Le pensioni e gli altri trasferimenti pubblici hanno avuto un impatto redistributivo di 10,8 punti, maggiore rispetto a quello determinato dal prelievo di contributi sociali e imposte (4,3 punti).
Le pensioni previdenziali (invalidità, vecchiaia, superstiti) costituiscono la principale misura redistributiva. E la progressività dell’Irpef rispetto al reddito familiare è determinata soprattutto dalle detrazioni d’imposta.
Le principali politiche redistributive del periodo 2014-2016 (bonus di 80 euro, aumento della quattordicesima per i pensionati e sostegno di inclusione attiva), hanno aumentato l’equità della distribuzione dei redditi disponibili nel 2016 e ridotto il rischio di povertà dal 19,2 al 18,4%.