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Bene il decreto latte che accoglie la nostra risoluzione: prezzo fissato sui costi dei produttori e durata certa dei contratti

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L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, interviene sul decreto approvato dal Consiglio dei Ministri e presentato dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che contiene interventi anche sulla questione del latte: “Ottimo il decreto legge sul latte presentato in Consiglio dei Ministri – commenta Cova –. Raccoglie gli inviti fatti dal Parlamento con la risoluzione sul latte per andare a fissare il prezzo non sul latte tedesco, come vuole l’industria, ma sui costi dei produttori italiani. Finalmente si lega il prezzo anche al valore del latte trasformato e al surplus di valore che produce la nostra tipicità”.

 

Per Cova è positivo anche il fatto che ora “i contratti avranno una durata certa, grazie alle modifiche significative apportate all’art. 62, che ci riporteranno nel solco di altre nazioni europee”.

Resta, però, “una grande scommessa che deve essere giocato da tutto il mondo dei produttori e che è il sistema dell’interprofessione promossa nel decreto. Una sfida che non deve più vedere particolarismi ma unità del mondo agricolo e che deve servire a rilanciare tutta la filiera”.

 

Roma, 30 aprile 2015

 

Serve un’Interprofessione del latte, sia per i produttori che per i consumatori. Regione Lombardia non sta facendo abbastanza

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“Chi vuole andare sui giornali per dire che il prezzo del latte è il più basso degli ultimi 30 anni, forse deve prima informarsi, perché altrimenti non saprà cosa deve mettere in campo per aiutare i nostri allevatori”, lo dice l’on Paolo Cova, parlamentare del Pd, nel giorno in cui viene incardinata una risoluzione sul prezzo del latte che verrà affrontata in Comm​issione​ Agricoltura della Camera.

E per spiegare quanto afferma, Cova fa sapere: “Il 2014 è stato l’anno in cui gli allevatori hanno preso il prezzo medio più alto dal 1997. Tuttavia, è vero che questo non basta per affrontare con serenità il periodo che segue al regime delle quote latte. Eppure, il punto è tutto qui: capire le cause della volatilità del prezzo del latte in questi anni di quote, aiuta anche a trovare la risposta”.

Per il parlamentare Pd “è mancata la realizzazione dell’interprofessione del latte, ovvero un tavolo dove i produttori, i trasformatori e la grande distribuzione si sarebbero potuti confrontare sulle ‘regole di ingaggio’ che poi avrebbero consentito a tutta la filiera di averne un vantaggio economico,​ ​fissando i criteri per l’applicazione dell’art. 62. Invece, in questo contesto, solo i produttori hanno pagato”.

Ecco, dunque, la proposta di Cova: “Per il futuro serve la costituzione dell’Interprofessione del latte che arrivi a determinare parametri economici certi per tutti, sistemi per migliorare il prodotto italiano e la sua tracciabilità fino a un riconoscimento certo per i consumatori. Questo organismo dovrà essere la forza propulsiva per aumentare le esportazioni e il consumo del prodotto italiano e non, al contrario, un modo per contenere le produzioni. In tutto questo, il ruolo delle cooperative agricole e delle organizzazioni produttive diventa strategico e la loro gestione gioca un ruolo fondamentale per aumentare la redditività degli allevatori”.
E se non bastasse, Cova aggiunge che servono “progetti e interventi che migliorino la qualità del prodotto, che riducano i costi di produzione e consentano di ottimizzare la gestione del patrimonio zootecnico”.

Infine, il parlamentare Pd non può esimersi dalla critica alla politica agricola che si sta attuando in Lombardia: “Non consola vedere che la regione che produce più del 40% del latte italiano, non sia ancora riuscita ad attivare gli interventi per l​’assistenz​a​ tecnic​a​, a promuovere la consulenza aziendale, come previsto nel decreto ‘Campo libero’, non abbia tutelato tutti gli allevatori da latte ma solo gli iscritti all’Aia (Associazione italiana allevatori, ndr),​ penalizzando il 40% degli allevatori italiani e lombardi​”.

A maggior ragione, dice il lombardo Cova, se si pensa che “negli anni Ottanta è stata la regione trainante per la produzione di latte e ha messo in campo energie, progetti e innovazione copiati in tutta Italia. Invece, ora sta rallentando l’intero settore”.

Roma, 25 febbraio 2015