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“Sulle quote latte risposte nella prossima legislatura. Ma non con Lega e Fi che hanno creato la situazione”

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CAMERA DEI DEPUTATI

On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico

 

COMUNICATO STAMPA

 

On. Cova: “Sulle quote latte risposte nella prossima legislatura. Ma non con Lega e Fi che hanno creato la situazione”

 

“Questi anni potevano rappresentare l’occasione buona per giungere a una soluzione politica nel rispetto della legge e anche degli allevatori che hanno seguito il regime delle quote latte e pagato le proprie multe. Invece, le scelte fatte dai singoli allevatori interessati sono andate in una diversa direzione e ora ci troviamo in questa situazione”, è tranciante l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, dopo aver appreso la notizia che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha giudicato l’Italia inadempiente sull’annosa questione delle quote latte.

“Mi auguro che nella prossima legislatura si riescano a dare risposte, con la collaborazione degli interessati, alla sentenza della Corte, anche per scongiurare il rischio di far chiudere le aziende – continua Cova, che si è sempre occupato del tema in questi 5 anni alla Camera –. Certamente non potrà essere un governo di centrodestra a trovare una soluzione perché proprio la Lega e Forza Italia ci hanno portati a questo punto. E dopo aver dimostrato di voler difendere gli allevatori inadempienti a parole, ora li hanno lasciati soli con un problema enorme”.

Roma, 24 gennaio 2018

Latte e caseari: arriva l’etichetta con l’indicazione di origine e di lavorazione. Tempi stretti per mettersi in regola

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Il Decreto su etichettatura del latte e dei prodotti lattiero-caseari è arrivato alla Camera, dove verrà espresso il parere delle Commissioni competenti. L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, si dice soddisfatto del risultato raggiunto: “Si tratta di un passo avanti notevole e importante che era stato richiesto da anni dai produttori di latte – commenta –. Ed è un intervento strutturale sulla tracciabilità del prodotto e a garanzia dei consumatori. Questo Governo e questo Parlamento hanno fatto un grande servizio agli allevatori e ai consumatori, appunto, perseguendo questo obiettivo assieme all’Unione europea. Ora siamo vicini alla sua applicazione, dopo il parere della Camera e del Senato”.

Tecnicamente è previsto “un periodo di prova fino al 2019 ed entro 180 giorni l’industria di trasformazione deve mettersi in regola con il sistema di etichettatura”, sintetizza Cova.

Più nel dettaglio, l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari prevede l’utilizzo in etichetta di alcune diciture: “Dovranno essere indicati il Paese di mungitura e il Paese di condizionamento o di trasformazione – spiega ancora il parlamentare Pd –. Nel caso in cui coincidano, basta scrivere ‘origine del latte’ e, accanto, il nome del Paese. Nel caso in cui le operazioni avvengano in più Paesi, bisogna indicare se fanno parte o meno della Ue”.

E per favorire una migliore informazione dei consumatori, “il Ministero delle Politiche agricole può fare campagne di promozione dei sistemi di etichettatura, ma soprattutto le indicazioni sull’origine devono essere indelebili e riportate in etichetta in modo da essere visibili e facilmente leggibili, cioè non devono essere in nessun modo nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni. Insomma, la massima trasparenza alla base di tutto”, conclude Cova.

​Se vuoi leggere testo clicca su ​

Pubblicato Decreto Etichettatura Latte

Roma, 25 novembre 2016

News dal Parlamento

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Come ti dono il cibo

 

  Contro lo spreco alimentare la Camera c’è. Questa settimana abbiamo, infatti, approvato, in prima lettura, le disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. Ora il testo passa all’esame del Senato.

La finalità del provvedimento è quella di ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari, farmaceutici o di altro genere, attraverso il perseguimento di diversi obiettivi. Tra questi, vi è il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari ai fini dell’utilizzo umano, e di prodotti farmaceutici e di altro genere, ai fini della solidarietà sociale; la riduzione della produzione dei rifiuti, la promozione del riuso e del riciclo attraverso l’estensione del ciclo di vita dei prodotti; la promozione delle attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei cittadini, con particolare riferimento ai giovani; il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

 

Vengono semplificate le misure per la cessione gratuita degli alimenti che favoriscano la solidarietà sociale e destinata a favore di persone indigenti. Le eccedenze alimentari non idonee al consumo umano possono essere cedute, inoltre, per il sostegno di animali o per altre destinazioni, come il compostaggio. È poi consentita la cessione a titolo gratuito delle eccedenze di prodotti agricoli in campo o di allevamento, idonei al consumo umano e animale.

Sono previste specifiche disposizioni per i prodotti finiti della panificazione e per i derivati dagli impasti di farina prodotti negli impianti di panificazione che non necessitano di condizionamento termico. Gli alimenti dovranno essere selezionati in base ai requisiti di qualità e di igiene. Ancora, viene ampliata la platea dei soggetti autorizzati a effettuare le distribuzioni gratuite e le categorie dei prodotti che possono essere cedute gratuitamente alle persone indigenti. Il provvedimento detta infine disposizioni dirette a incentivare la donazione alle Onlus di medicinali non utilizzati, correttamente conservati e non scaduti.

 

Non più auto blu

 

Alla Camera abbiamo approvato, in prima lettura, con 387 voti favorevoli, 19 astenuti (Fi) e nessuno contrario, la proposta di legge sulle disposizioni in materia di acquisto e dismissione delle autovetture di servizio o di rappresentanza delle pubbliche amministrazioni, le cosiddette auto blu. La nuova disciplina conferma l’obiettivo di riduzione della spesa relativa a queste macchine.

In particolare, viene prorogato al 31 dicembre 2017 il generale divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di acquistare autovetture o di stipulare contratti di leasing per averle. L’uso dell’auto è consentito solo per singoli spostamenti per ragioni di servizio, escludendo in ogni caso gli spostamenti tra abitazione e luogo di lavoro in relazione al normale orario di ufficio.

Le pubbliche amministrazioni comunicano, entro il 31 dicembre di ogni anno, al Dipartimento della funzione pubblica e pubblicano sui propri siti istituzionali il numero e l’elenco delle autovetture di servizio. E in caso di inottemperanza a questo obbligo è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 500 a un massimo di 10mila euro a carico del responsabile della mancata pubblicazione.

 

 

In Europa qualcosa non va

 

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi è intervenuto alla Camera, come è consuetudine, prima della seduta del Consiglio europeo.

Renzi ha subito ricordato che l’incontro sarebbe stato il terzo in un mese, segnale che qualcosa non va e che non si stanno prendendo le decisioni necessarie in tema di migrazione, ma anche in altri settori meno visibili della vita quotidiana delle istituzioni europee.

La questione migratoria è, dunque, la principale nell’agenda di molti Paesi. Perciò andrebbe reinserita in un quadro più chiaro, più normale, più logico. Ma sembra sia piuttosto difficile, in presenza di una mancanza di attuazione delle decisioni, che pure l’Unione europea aveva preso segnando un passo in avanti non banale, quando aveva finalmente accettato l’idea degli hotspot, delle relocation, dei rimpatri. Gli hotspot sono stati fatti, le riallocazioni e i rimpatri no. È evidente, dunque, che questo è il primo tema da affrontare: quanto si riesca a dar corso alle decisioni prese.

Il secondo tema è l’accordo con la Turchia. Mentre l’Italia ha sempre tenuto la stessa posizione, a prescindere dai Governi, almeno nel primo decennio di questo secolo, non altrettanto si può dire per altri Paesi. Oggi la situazione è tale per cui, in sintesi, è giusto cercare di fare l’accordo con la Turchia, ma non a tutti i costi. Ci sono dei principi che per noi sono inderogabili: i diritti umani, la libertà di stampa, i valori costitutivi, l’identità del nostro continente. C’è bisogno di un’Europa che, quindi, agevoli la conclusione dell’accordo con la Turchia, mantenendo salda la propria coerenza e la propria fedeltà ai valori costitutivi.

E a proposito di Turchia, Renzi ha ribadito, ricordando gli attentati terroristici della scorsa settimana, l’approccio italiano al problema: investimenti nel campo della sicurezza, della cyber security, della presenza di forze dell’ordine, accanto all’attenzione ai fenomeni culturali, educativi, di investimento nelle periferie.

Infine, il Consiglio europeo, secondo noi, deve affrontare in maniera diversa le questioni della crescita. Renzi ha ricordato che nei primi mesi del mandato italiano siamo riusciti ad affermare il principio della flessibilità e il tema degli investimenti, che sono la chiave per cambiare la politica economica in Europa. Altre strade, si stanno rivelando fallimentari.

 

Ratificati estradizione e titoli di studio

 

Settimana di ratifiche, questa. Abbiamo, infatti, discusso e approvato la Ratifica ed esecuzione del trattato di assistenza giudiziaria in materia penale e del trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Panama, fatto a Panama il 25 novembre 2013, già approvato dal Senato; la Ratifica ed esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 30 gennaio 2013, anch’esso già approvato dal Senato; la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo che istituisce un’associazione tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l’America Centrale, dall’altra, fatto a Tegucigalpa il 29 giugno 2012; la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica popolare cinese, con Allegati, firmato a Pechino il 4 luglio 2005, già approvato dal Senato.

 

Una moratoria che dà sollievo

 

Durante questa settimana, il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha sottoscritto, assieme al presidente dell’Abi Antonio Patuelli, un protocollo d’intesa per il rilancio del settore lattiero caseario, decidendo una moratoria di 30 mesi dei debiti bancari degli allevatori italiani.

Posso solo dirmi soddisfatto, perché si tratta di un altro intervento diretto che aiuta i nostri allevatori da latte in questo momento di grave crisi. Più volte avevano chiesto di intervenire per una moratoria sui debiti e dare, in questo momento difficile, un momento di respiro alle aziende.

Coloro che hanno fatto investimenti in questi anni e hanno migliorato le proprie aziende con interventi strutturali, si sono trovati, infatti, in grave difficoltà con il calo del prezzo del latte. E finalmente, ora, questo accordo consente agli allevatori di guardare al futuro senza l’assillo dei debiti contratti.

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News dal Parlamento

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Carcere come luogo di civiltà

In questi giorni ho avuto modo di tornare a visitare alcune carceri e di riflettere su quanto avviene in questo mondo. Uno degli aspetti positivi che ho registrato è stata la riduzione dell’affollamento che ci aveva anche portato a una condanna da parte della Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. Il problema ha cominciato a risolversi in parte grazie agli interventi legislativi approvati in questa legislatura, che hanno differenziato le pene, e in parte grazie alla costruzione di nuove carceri.

Per me rimane imprescindibile un fatto: riportare a un luogo di civiltà, o quasi, un posto che resta di sofferenza è e deve essere una delle priorità di una società che ha a cuore la persona.

Il secondo aspetto che voglio segnalare è che c’è ancora tanto da fare per cercare di recuperare chi si trova in carcere e che ha nell’animo il desiderio di tornare a una vita normale e lasciare dietro di sé gli errori commessi, anche gravi. Spetta a noi cercare e costruire percorsi per aiutare questi esseri umani.

 

Maroni non vuole i Cammini

Ne conosco tanti e per questo so che ha scatenato una pesante indignazione l’ultima decisione presa da Regione Lombardia nei loro confronti; sono i “camminatori”, viandanti, pellegrini e turisti che ancora una volta vengono penalizzati dall’ottusità di Maroni e soci, per nulla intenzionati a investire sui cammini storici. Durante la discussione sul bilancio regionale, infatti, è stata bocciata dalla Lega e dal resto del centrodestra la proposta contenuta in un ordine del giorno di un consigliere regionale del Pd che chiedeva di valorizzare i cammini storici lombardi.

E questo proprio mentre a livello nazionale la legge di stabilità metteva in previsione 3 milioni di euro destinati alla realizzazione di itinerari turistici a piedi. Inoltre, ricorderete che è stato approvato un mio ordine del giorno che impegna il Governo a valutare la possibilità di finanziare gli enti locali per interventi di valorizzazione e messa in sicurezza dei Cammini italiani attraverso una segnaletica puntuale dei tracciati, percorsi accessibili e una ospitalità adeguata per i viandanti. A fronte di tutto questo Regione Lombardia ha detto ‘no’ a questa opportunità, quindi non crede alla possibilità di sviluppo economico e turistico attraverso la valorizzazione di questi percorsi, appunto. E non si rende conto che molte aree potrebbero trarre un sostanzioso beneficio.

Eppure basterebbe guardare un attimo oltre il proprio naso: altre regioni da decenni hanno investito in questo particolare settore turistico, ad esempio Toscana e Lazio, e ne hanno ampiamente beneficiato i territori. Regione Lombardia rifiuta questa forma di turismo, nonostante l’ordine del giorno del consigliere mettesse le basi per cominciare a muoversi in quest’ambito. Ma Maroni, la Lega e la Giunta di centrodestra decidono di rimanere nell’immobilismo: portare sviluppo economico e dare lustro ai nostri territori è lontanissimo dai loro progetti, anche se a parole dicono il contrario.

 

Latte, come migliorare il comparto

Come avevo preannunciato, ho partecipato con soddisfazione a un incontro sul tema del latte e dei formaggi, a Ghisalba, nella bergamasca, organizzato dal bravo Bortolo Ghislotti, del quale ho condiviso lo spirito: mai fermarsi alla lamentela, ma cercare di cambiare le cose per migliorare il comparto lattiero caseario.

È stata, perciò, l’occasione, per me, per riaffermare alcuni concetti e punti fermi che ritengo importanti. Innanzitutto, il termine del regime delle quote latte e la nuova politica agricola mondiale devono mettere i nostri allevatori nelle condizioni di affrontare le sfide in modo strutturale. Pertanto mi è sembrato fondamentale sottolineare che l’eccessivo frazionamento degli allevatori – che porta ancora il singolo a cercare di trattare il proprio latte con una multinazionale e a pensare di sedersi al tavolo con la stessa forza contrattuale della multinazionale – deve terminare. Sono pure consapevole che il ruolo giocato dalle cooperative non è sempre stato nella logica del loro spirito originario e alcune volte hanno anche causato perdite economiche agli allevatori per errori di gestione, ma questo non deve fermare una maggiore aggregazione intorno allo spirito cooperativo.

Inoltre, ho ricordato che nel decreto 51/2015 è stata approvata l’interprofessione della filiera del latte e su questo tavolo si deve operare per una seria programmazione del settore e con spirito lungimirante e non speculativo. Il Parlamento e il Governo hanno investito su questo strumento, che deve creare le condizioni per riportare i vantaggi economici su tutta la filiera, anche nei momenti di difficoltà.

 

 

 

Segnalo l’importante iniziativa: Food and the cities , cena solidale a sostegno del Refettorio Ambrosiano che si terrà sabato 16 gennaio h 19.30, per maggiori informazioni clicca qui.

 

Paolo Cova

“L’industria ci spieghi perché il latte costa al consumatore tre volte il prezzo pagato all’allevatore”

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“Non si capisce perché trasformatori e grande distribuzione non riescano a dare una spiegazione del motivo per cui il latte per i consumatori costa tre volte il prezzo pagato al produttore”, è stato duro nel suo intervento l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, durante le audizioni della XIII Commissione Agricoltura della Camera con i rappresentanti di Federalimentare, Federdistribuzione, Associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc-Coop) e Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd-Conad).

“Il prezzo del latte alla stalla è diverso a seconda del trasformatore che lo compra, ma il margine di differenza è sempre minimo – spiega Cova –. E anche quando nel 2014 gli allevatori hanno preso una media abbastanza alta, non superava mai i 41,5 centesimi al litro. Eppure, al dettaglio, quindi al consumatore, viene venduto anche a 1,60 euro. Nessuno dei presenti è stato in grado di darmi una spiegazione, ma la sensazione che paghi sempre il consumatore e nel frattempo l’allevatore riesca appena appena a coprire le spese, rimane”.

Cova ha attaccato le sigle degli industriali anche sul tema del latte crudo: “Vista la loro richiesta di incentivare i consumi di prodotti lattiero-caseari, ho manifestato il mio disappunto rispetto al fatto che i trasformatori hanno disincentivato l’uso e il consumo del latte crudo prodotto e venduto nelle aziende. Forse perché esce dal loro giro di distribuzione? Sostenere il consumo dei prodotti lattiero-caseari significa farlo a tutti i livelli della filiera”.

Roma, 5 marzo 2015

Serve un’Interprofessione del latte, sia per i produttori che per i consumatori. Regione Lombardia non sta facendo abbastanza

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“Chi vuole andare sui giornali per dire che il prezzo del latte è il più basso degli ultimi 30 anni, forse deve prima informarsi, perché altrimenti non saprà cosa deve mettere in campo per aiutare i nostri allevatori”, lo dice l’on Paolo Cova, parlamentare del Pd, nel giorno in cui viene incardinata una risoluzione sul prezzo del latte che verrà affrontata in Comm​issione​ Agricoltura della Camera.

E per spiegare quanto afferma, Cova fa sapere: “Il 2014 è stato l’anno in cui gli allevatori hanno preso il prezzo medio più alto dal 1997. Tuttavia, è vero che questo non basta per affrontare con serenità il periodo che segue al regime delle quote latte. Eppure, il punto è tutto qui: capire le cause della volatilità del prezzo del latte in questi anni di quote, aiuta anche a trovare la risposta”.

Per il parlamentare Pd “è mancata la realizzazione dell’interprofessione del latte, ovvero un tavolo dove i produttori, i trasformatori e la grande distribuzione si sarebbero potuti confrontare sulle ‘regole di ingaggio’ che poi avrebbero consentito a tutta la filiera di averne un vantaggio economico,​ ​fissando i criteri per l’applicazione dell’art. 62. Invece, in questo contesto, solo i produttori hanno pagato”.

Ecco, dunque, la proposta di Cova: “Per il futuro serve la costituzione dell’Interprofessione del latte che arrivi a determinare parametri economici certi per tutti, sistemi per migliorare il prodotto italiano e la sua tracciabilità fino a un riconoscimento certo per i consumatori. Questo organismo dovrà essere la forza propulsiva per aumentare le esportazioni e il consumo del prodotto italiano e non, al contrario, un modo per contenere le produzioni. In tutto questo, il ruolo delle cooperative agricole e delle organizzazioni produttive diventa strategico e la loro gestione gioca un ruolo fondamentale per aumentare la redditività degli allevatori”.
E se non bastasse, Cova aggiunge che servono “progetti e interventi che migliorino la qualità del prodotto, che riducano i costi di produzione e consentano di ottimizzare la gestione del patrimonio zootecnico”.

Infine, il parlamentare Pd non può esimersi dalla critica alla politica agricola che si sta attuando in Lombardia: “Non consola vedere che la regione che produce più del 40% del latte italiano, non sia ancora riuscita ad attivare gli interventi per l​’assistenz​a​ tecnic​a​, a promuovere la consulenza aziendale, come previsto nel decreto ‘Campo libero’, non abbia tutelato tutti gli allevatori da latte ma solo gli iscritti all’Aia (Associazione italiana allevatori, ndr),​ penalizzando il 40% degli allevatori italiani e lombardi​”.

A maggior ragione, dice il lombardo Cova, se si pensa che “negli anni Ottanta è stata la regione trainante per la produzione di latte e ha messo in campo energie, progetti e innovazione copiati in tutta Italia. Invece, ora sta rallentando l’intero settore”.

Roma, 25 febbraio 2015