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Industriali del latte propongono contratti sotto i costi di produzione. È un’inutile provocazione e non serve a nessuno

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“Alcuni industriali del latte stanno proponendo contratti palesemente sotto i costi di produzione: non lo possono fare e comunque danneggiano tutta l’importante filiera lattiero-casearia”, denuncia l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd e componente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, a proposito di quanto sta succedendo nel mondo della produzione lattiero-casearia.

“Il percorso fatto finora da parte della filiera, con l’accordo sottoscritto dalle parti interessate al Ministero delle Politiche agricole, deve essere la strada per darle valore. Filiera che, unita, può ottenere buoni risultati”, ribadisce, non per la prima volta, il parlamentare Pd.

“Resta il fatto che, rispetto a come si stanno comportando certi industriali, l’art. 62 e il Decreto 51 non consentono di fissare prezzi sotto i costi di produzione e il Garante della concorrenza e del mercato ora ha tutti gli strumenti per vigilare e sanzionare, come è avvenuto all’estero – conclude Cova –. L’invito è quindi a tenere un comportamento consono a quanto deciso, per il bene non solo dei produttori, ma di tutta questa importante filiera che termina – e gli industriali lo sanno bene – con il consumatore finale”.

Roma, 26 febbraio 2016

On.i Cova e Zanin: “Formaggi fatti con il latte in polvere: i consumatori devono essere chiaramente informati”

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Ai più non è noto, ma sulla tavola degli italiani vengono già serviti e consumati formaggi fatti con il latte in polvere. E in quantità superiore a quanto ci si possa aspettare. “Il consumatore deve saperlo ed essere consapevole di quello che sta per mangiare”, lo dicono in modo chiaro gli onorevoli Paolo Cova e Giorgio Zanin, parlamentari del Pd, che sulla trasparenza dell’informazione al consumatore vogliono condurre una battaglia.

 

“Diventa imperativo continuare a battersi perché i consumatori italiani ed europei abbiano informazioni trasparenti sul cibo che mangiano – dicono –. È questa la via privilegiata per garantire la qualità e assicurare la giusta remunerazione a chi produce”.

 

Dal punto di vista dei parlamentari Pd, “la vicenda dei formaggi prodotti con latte in polvere è un esempio che deve spingerci a indicare in etichetta la natura del latte che viene usato e poi trasformato. L’uso di cagliate, cagliate congelate o semilavorati per la trasformazione in formaggi non incide sulla salubrità e sanità del prodotto, ma ha una qualità diversa rispetto all’uso di latte fresco”.

 

Cova e Zanin fanno sapere che “in Commissione Agricoltura della Camera ci siamo battuti affinché nella risoluzione sul latte recentemente approvata, ci fosse l’impegno a indicare il luogo di origine del latte oggetto di trattamento in modo chiaramente visibile al consumatore per favorire la tracciabilità del prodotto, indicando, inoltre, le caratteristiche del prodotto iniziale e, in particolare, se si tratta di latte fresco o cagliate o cagliate congelate o semilavorati”.

 

Inoltre, sottolineano, “i nostri prodotti Dop e Igp vengono preservati dai singoli disciplinari, ma la nuova frontiera   per i consumatori è conoscere anche il luogo di origine del prodotto che verrà trasformato e le sue caratteristiche”.

 

 

Roma, 2 luglio 2015

Settore latte bovino e audizione del Ministro Martina

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Martedì 10 marzo 2015 in commissione Agricoltura c’è stata l’audizione del Ministro Martina sulle prospettive del settore latte a partire dalla fine delle “Quote Latte” che avverrà ad aprile 2015.

E’ stato ribadito che è stato raggiunto l’accordo europeo per la rateizzazione senza pagamento degli interessi in caso di splafonamento per la campagna lattiero-casearia 2014-2015. Sottolineata la necessità di sviluppare l’interprofessione per dare maggiore forza al comparto. Declinati alcuni punti di intervento per i 108 milioni di euro messi in legge di Stabilità per il settore latte, miglioramento qualità latte-riduzione e tracciabilità farmaci-incremento consumi prodotti lattiero caseari.

Bene il percorso per avere una chiara indicazione del luogo di provenienza del latte, così che i consumatori possano scegliere avendo chiaro se consumano prodotti italiani o no.

Alcune mie considerazioni:

  •  Serve l’identificazione chiara del luogo di produzione del latte, ma anche aggiungere quale tipo di prodotto iniziale è stato usato per la trasformazione. Deve essere indicato se stiamo parlando di latte fresco, cagliate, cagliate congelate o semilavorati. Questa è una indicazione chiara per i consumatori.
  • il Tavolo dell’Interprofessione, nell’ambito di quanto disposto dalla Proposta OCM unica all’art. 104 e dell’articolo 4 lettera c) del DM 199/2012, definisca i parametri per stabilire dei limiti minimi e massimi del prezzo del latte bovino alla stalla su base regionale, combinando vari fattori che possono comprendere indicatori di mercato che riflettono cambiamenti nelle condizioni di mercato, il volume consegnato e la qualità o la composizione del latte crudo consegnato, i costi delle materie prime e il costo finale di vendita del latte e dei prodotti trasformati ai consumatori. Studio già effettuato da ISMEA negli anni scorsi.

In proposito all’indicizzazione del prezzo del latte bovino mi sembra interessante riprendere la Relazione svolta dal Garante della Concorrenze e del Mercato. Se la vuoi leggere clicca su Audizione Presidente sul settore del latte 4 marzo 2015.

In particolare indica come ci sia stata una diminuzione del valore del latte fresco al produttore di circa il 28% rispetto al 2013 mentre il consumatore ha avuto un leggero aumento. Cosa che avviene anche sui formaggi, pagati di meno ai produttori( circa 12%-16%) e con alcune lievi diminuzioni al consumatore (2,7% e un +0,8%)

L’Autorità Garante della Concorrenza indica chiaramente come i consumatori non ottengano benefici economici da questa riduzione dei prezzi ai produttori.