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On. Cova: “Non servono dazi per il riso: bisogna incentivare le nostre varietà”

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“Il riso di qualità italiano non teme la concorrenza di altre importazioni. Probabilmente chi si è convertito a varietà ormai prodotte in tutto il mondo soffre di queste importazioni”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, commentando la notizia che l’assessore lombardo all’Agricoltura ha scritto al commissario europeo Phil Hogan chiedendo di contingentare gli stock di riso da importare dai Paesi meno avanzati.
 
“Invece di lamentarsi delle importazioni, l’assessore Fava dovrebbe preoccuparsi di dare ai risicoltori, tramite il Piano di sviluppo rurale regionale, gli strumenti per continuare nella produzione delle varietà di riso uniche lombarde e italiane – conclude Cova –. Va favorita la coltivazione delle nostre varietà che sono ricercate in tutto il mondo e l’aggregazione della filiera dei produttori”.
 
Roma, 5 aprile 2017

In Lombardia un terzo delle risorse dell’ultima misura del Psr finito in provincia di Mantova. E pochi soldi per le zone svantaggiate

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“Un terzo delle risorse previste nell’ultima misura del Psr, il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Lombardia, sono andate alle aziende della provincia di Mantova”. Lo denuncia l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che, raccolti i malumori di parte della categoria, ha deciso di andare fino in fondo alla vicenda.

“Si tratta degli ‘Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole’, la cui approvazione degli esiti di istruttoria e suddivisione delle risorse finanziarie è appena stata pubblicata sul Burl del 10 maggio 2016 – racconta Cova –. La misura prevedeva la

suddivisione delle risorse per un importo complessivo di 60 milioni di euro che sono state distribuite in oltre 54 milioni per 261 domande finanziate relative a imprese o società ubicate in Zone non svantaggiate, e in 5 milioni e 800mila euro per 26 domande per aziende situate in Zone svantaggiate di montagna. E già questo è parecchio strano: con tutta la montagna che ha la Lombardia e i problemi che porta con sé, si poteva prestare maggiore attenzione a questi territori”.

Ma quello che fa specie, secondo Cova, è l’attribuzione delle risorse della fetta più grande, quella relativa appunto alle zone cosiddette non svantaggiate, dove Mantova, la provincia da cui proviene l’assessore regionale all’Agricoltura, fa la parte del leone: “Dei 54 milioni, oltre 20 vanno alle aziende mantovane, ciò significa oltre il 37% dei fondi della misura e, se calcoliamo il totale, un terzo di tutte le risorse”.

Come può essere successo? “Sono certo che è avvenuto per puro caso, ma vedere che oltre il 37% dei fondi del Psr sono finiti nella provincia dell’assessore Fava lascia un po’ di amaro in bocca e dispiace per gli altri agricoltori lombardi che vivono le stesse difficoltà di quelli mantovani, ma tutti assieme devono spartirsi i rimanenti due terzi – commenta sarcastico il parlamentare –. Vorrà dire che li manderemo a imparare come accedere ai fondi dello sviluppo rurale in provincia di Mantova”.

Per Cova “stupisce anche che in un momento di crisi come questo le 261 aziende che accedono al Psr hanno previsto investimenti per oltre 150 milioni di euro, circa 600mila euro per azienda. Forse servono misure che siano veramente utili agli agricoltori e che possano aiutare chi ha veramente bisogno e non solo chi fa investimenti notevoli”.

Roma, 18 maggio 2015

News dal Parlamento

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Decreto latte: i miei suggerimenti

Alla Camera stiamo lavorando sul Decreto legge n. 51, ovvero quello che prevede “Disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale, e di razionalizzazione delle strutture ministeriali”. Ho presentato una serie di emendamenti all’articolo 2.

Per quanto riguarda le norme che regolano i contratti, ho depositato alcune mie proposte per fronteggiare la crisi del settore lattiero-caseario e garantire un ordinato e sostenibile superamento del regime delle quote latte. In un emendamento suggerisco di modificare il comma dove si prevedono le modalità per calcolare i costi medi del prezzo del latte al produttore poiché ritengo   che vada collegato alla spesa del consumatore, per evitare eccessi, sia per il latte crudo sia per i derivati.   Insomma, la battaglia che, come sapete, sto portando avanti da tempo.

Per quanto riguarda, invece, le quote latte, chiedo che per le aziende vengano inserite una o piu classi di compensazione nel caso ci sia ancora disponibilità di quota e per evitare che vengano fatte pagare multe in eccedenza a quelle che effettivamente dobbiamo pagare alla Ue. Tali aziende rientrano in piu scaglioni progressivi con tetti di riferimento che vanno : dal 12% al 20%, dal 20% al 30%, dal 30% al 50% e oltre il 50% .Resta comunque il vincolo del 6% di compensazione per evitare che gli allevatori che hanno rispettato da subito la norma di legge, si vedano penalizzati.

 

 

Per i Psr la Lombardia non c’è

L’assessore regionale all’Agricoltura ha sempre assicurato che la Lombardia sarebbe stata la prima a ottenere i fondi del Programma di sviluppo rurale, perché aveva presentato la documentazione tempestivamente, e che semmai erano le altre regioni in ritardo. Invece, guarda caso, la Commissione europea ha dato il via libera ai finanziamenti del Psr al primo gruppo di italiane e la Lombardia non c’è.

Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano possono iniziare a sostenere lo sviluppo agricolo dei propri territori, mentre la nostra regione resta a bocca asciutta. Mi viene un dubbio: non è che nonostante le granitiche certezze dell’assessore gli altri si sono attivati più celermente?

Qualunque sia il motivo, a metà dell’anno, la Lombardia, che è la prima regione agricola d’Italia, non è fra le prime a vedere partire il Psr e le aziende agricole lombarde devono ancora aspettare e sono costrette a vedere congelati 1.150 milioni di euro che sarebbero una vera boccata di ossigeno per il sistema agricolo lombardo. Forse alle tante parole devono seguire i fatti!

 

A tavola con noi parlamentari

Per chi non lo sapesse, dal 28 maggio al 7 giugno, a Pregnana Milanese, nell’area feste di via Gallarate, si sta tenendo la Festa de l’Unità 2015. E ve lo dico perché domenica 7 giugno, alle 12, se volete fare un salto a Pregnana, potrete partecipare all’interessante iniziativa intitolata “A pranzo con il Partito democratico” che si tiene proprio al ristorante della festa. Un’occasione di incontro e di scambio cui parteciperò assieme ai colleghi parlamentari Eleonora Cimbro e Vinicio Peluffo. Clicca qui per la locandina.

 

Due “Expo” in mostra

Mi preme segnalarvi questa iniziativa. La Fondazione Carlo Perini, con il patrocinio del Comune di Milano, ha organizzato la mostra documentaria di stampe e fotografie “Dall’esposizione internazionale di Milano del 1906 a Expo 2015”, che si tiene nella Sala Torretta della Villa Scheibler, in via Felice Orsini, 21, a Milano.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 ottobre e si può visitare durante gli orari di apertura della Villa Scheibler. Per informazioni tel. 02/88445360.

Paolo Cova

 

 

On. Cova: “Niente Psr per la Lombardia: le aziende agricole ​lombarde ​vedono congelati 1.150 milioni di euro che sarebbero una boccata di ossigeno”

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L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, commenta la notizia della mancata approvazione da parte della Commissione europea del Programma di sviluppo rurale della Lombardia, nonostante, dice, “la Regione​ Lombardia​ e in particolare l’assessore all’Agricoltura abbiano sempre assicurato di aver presentato la documentazione per primi”. Eppure, insiste Cova, “oggi la Lombardia resta a bocca asciutta e altre 4 regioni hanno ottenuto il via libera ufficiale: forse si sono attivate più celermente​”.

 

Dunque,  a metà dell’anno, “la Lombardia, che è la prima regione agricola d’Italia, non è fra le prime a vedere partire il Psr – continua il parlamentare Pd –. E se ora abbiamo la conferma che Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano possono iniziare a sostenere lo sviluppo agricolo dei propri territori, le aziende agricole lombarde devono ancora aspettare e vedere congelati 1.150 milioni di euro che sarebbero una vera boccata di ossigeno per il sistema agricolo lombardo. Forse alle tante parole devono seguire i fatti!”.

 

Roma, 27 maggio 2015