Tag Archives: controlli antidoping

“Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

Posted on by

On. Cova: “Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

 

“La sentenza in primo grado del tribunale di Bolzano mette ancora una volta in luce come sia assolutamente necessaria una agenzia antidoping terza rispetto al Coni e alle federazioni, come prevede esplicitamente il codice antidoping della Wada”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, noto per la sua battaglia contro il doping nello sport a tutti i livelli, condotta dentro l’Aula della Camera negli ultimi 5 anni di legislatura. E Cova interviene a proposito della condanna inflitta dal tribunale di Bolzano ai medici della Federazione italiana di atletica leggera accusati di favoreggiamento nell’ambito del caso Schwazer.

 

“Certo si tratta, appunto, di un primo grado e la storia giudiziaria di queste persone deve essere ancora scritta completamente, ma di sicuro ci dice già che separare chi deve controllare da chi è controllato è fondamentale, come vado ripetendo ormai da molto tempo – conclude Cova –. Ancora una volta, mentre lo sport assolve, la magistratura condanna. Ma lo sport che giudica se stesso non può funzionare, anche e soprattutto se si considerano i grandi interessi economici in ballo”.

 

Roma, 25 gennaio 2018

On. Cova: “Il Ministro intervenga e faccia eseguire le analisi al Ris sulle urine di Schwazer”

Posted on by

Un sollecito a ottenere una risposta alla sua interrogazione sul caso Schwazer: è quello che ha fatto, intervenendo alla Camera, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che da sempre segue il caso del marciatore altoatesino.

“Intervengo per sollecitare la risposta alla mia interrogazione del febbraio scorso che riguarda il procedimento penale che si sta svolgendo a Bolzano sul caso di doping di Alex Schwazer – ha detto Cova –. Voglio ricordare che il giudice aveva disposto l’analisi del Dna delle urine dell’atleta entro il 31 gennaio 2017. A oggi, però, c’è ancora un’opposizione da parte della Iaaf (l’International association of athletics federations) a concedere queste urine per le analisi che dovrebbero essere eseguite dal Ris di Parma”.

Cova aveva già sollecitato il Ministro a intervenire per poter far eseguire le analisi, “ma non si è mosso nulla – ha detto in Aula –. Credo che sia un caso grave ed è da affrontare soprattutto per fare chiarezza sul sistema dell’antidoping, sia a livello nazionale che internazionale, visto anche il caso di doping rilevato in Italia su un ciclista appena quattordicenne proprio questa settimana”.

Roma, 30 giugno 2017
Se vuoi vedere il video del mio intervento clicca su https://www.youtube.com/watch?v=iTDzhljO3-Q

On. Cova: “Caso Schwazer: fiducia nei professionisti, ma risposte chiare e nette in tempi molto brevi dalla Wada”

Posted on by

CAMERA DEI DEPUTATI

 

On. Paolo Cova parlamentare del Partito Democratico

 

COMUNICATO STAMPA

 

On. Cova: “Caso Schwazer: fiducia nei professionisti, ma risposte chiare e nette in tempi molto brevi dalla Wada”

 

“La mia fiducia nel prof. Sandro Donati, nel prof. Dario D’Ottavio, nel prof. Mario De Benedictis e nel dott. Benedetto Ronci resta invariata e la loro serietà, professionalità, onestà, correttezza e competenza sono una garanzia per tutti noi”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, da sempre paladino della lotta al doping, commentando quanto sta accadendo attorno al marciatore Alex Schwazer, accusato di essere ricaduto nella trappola del doping.

“Il recupero di Schwazer ha un suo motivo proprio perché va nell’ottica di aiutare una persona che ha dichiarato di essersi dopata e ha fatto un passo indietro – continua Cova –. Allo stesso modo, il progetto e lo studio di ricerca fatto in questo anno può e deve essere motivo per approfondire il tema della lotta al doping”.

Adesso, per Cova, “è urgente avere delle risposte chiare e nette in tempi molto brevi dalla Wada, onde allontanare il sospetto che si usi un atleta per screditare persone che si sono spese, in tutti questi anni, per la lotta al doping e per cercare di portare la situazione alla legalità”.

Infine, ancora una volta, l’appello di Cova: “Non mi stancherò mai di dire che il sistema dell’antidoping in Italia va riformato. E la strada è quella dell’agenzia terza”.

Roma, 24 giugno 2016

Paolo Cova

La mia risoluzione contro il doping sta per iniziare l’iter. Presto l’impegno per un’Agenzia nazionale antidoping terza e indipendente

Posted on by

La battaglia contro il doping sia nello sport professionistico, sia giovanile che amatoriale, sta per segnare una svolta: la prossima settimana, mercoledì 2 marzo 2016, la risoluzione che mette le basi per regole diverse e più stringenti, comincerà a essere esaminata in Commissioni congiunte Cultura e Sanità della Camera dei Deputati.

“Finalmente potremo chiedere al Governo l’impegno a creare un’Agenzia Nazionale Antidoping terza, ossia indipendente sia dal Coni che dallo stesso Governo, con una propria autonomia finanziaria – spiega l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd e proponente della risoluzione –. Questo sarà il primo e fondamentale passo per combattere e fermare una volta per tutte il malcostume del doping. Fenomeno che non falsa solo i risultati sportivi, ma danneggia gravemente la salute degli atleti e alimenta anche il malaffare”.

E l’esempio è presto fatto per Cova: “La vicenda dei whereabouts che ha coinvolto l’atletica italiana, ha mostrato come l’attuale sistema di controllo non abbia funzionato e debba essere riformato con un Agenzia terza”.

Tra i punti più importanti, la risoluzione impegna il Governo a superare la norma che conferisce a Coni-Nado l’attività di controllo antidoping sulle attività sportive agonistiche di livello nazionale e internazionale, a creare un’Agenzia nazionale antidoping indipendente, appunto, che assorba la Commissione di vigilanza e l’Agenzia Coni-Nado,​a conferire a questa Agenzia terza l’organizzazione dei controlli e degli esami​ e i procedimenti disciplinari, ​e a nominare un commissario autonomo​ che realizzi questa agenzia​ .

Roma, 2 5 febbraio 2016

Basta antidoping a parole: serve l’agenzia terza, se vogliamo candidarci a Roma 2024

Posted on by

“Non basta essere contro il doping a parole”: non hanno avuto dubbi i relatori del convegno ‘Più veloce del doping – Istruzione e prevenzione prima di tutto’, tenutosi oggi, sabato 30 gennaio 2016, a Sesto San Giovanni, organizzato dal Centro sportivo Libertas Sesto, con il patrocinio del Comune.

 

Ospite l’on.Paolo Cova, parlamentare del Pd, che al Parlamento si sta battendo per fermare la deriva di una piaga che “distrugge lo sport, non gli fa solo un danno”.

E se tutti sono contro il doping a parole, Cova ha fatto presente che poi, però, “non si realizza l’agenzia terza come previsto dalla legge. Ma se controllore e controllato sono le stesse persone, non c’è chiarezza di intervento, i controlli non possono essere veramente super partes. Invece, se vogliamo candidarci a Roma 2024, dobbiamo arrivare con questo fiore all’occhiello da offrire al Cio per vincere l’assegnazione. Adesso serve un segnale di sport pulito, piuttosto che un medagliere ricco, ma senza valore”.

 

Non solo: “Bisogna fare una grande azione di prevenzione e di ricerca – ha aggiunto Cova –. Nel 2015 tre marciatori di vertice sono stati fermati perché trovati positivi a un farmaco dopante non ancora autorizzato per il commercio. Questo significa che abbiamo atleti che sono delle vere e proprie cavie, oltre tutto non sapendo ancora se il farmaco fa bene o male o provoca danni più o meno gravi. Se l’antidoping non fa ricerca, non riesce a individuare questi farmaci, a trovare quelle molecole che difficilmente sappiamo che vengono usate”.

Una battaglia dura da combattere perché “vincere una medaglia comporta che la federazione guadagni soldi e prestigio e qualcuno chiude gli occhi – ha denunciato il parlamentare Pd –. Questo è il livello di alcuni dirigenti e allenatori, che poi dalle vicende escono sempre puliti, ma sono proprio quelli che non fanno la lotta al doping perché vivono di luce riflessa rispetto ai risultati ottenuti dal loro atleta”.

 

Cova ha anche un rammarico: “Spiace che non sia stata assegnata la delega allo sport in questo rimpasto di Governo: avrebbe dato slancio sia alla lotta al doping, sia a una ripresa dell’attività agonistica di vertice che ora latita”.

 

Importante l’intervento del campione Stefano Mei: “Quando penso a quello che ho fatto nella mia carriera sportiva, quando racconto il mio passato e la mia impresa sono sicuro di non dire delle bugie. Sono sicuro che quel giorno ero il più forte del mondo”. Perché “quando chiudi gli occhi per dormire, quando ti fai la barba la mattina, sai se hai fatto o meno una cosa giusta. Non riesco a concepire come si possa essere soddisfatti per un risultato ottenuto con un trucco. Se non si può vincere pazienza, va bene anche il quarto posto, ma guadagnato con l’onestà e la fatica, accettando i propri limiti”.

 

Il medico Alessandro Da Ponte ha illustrato la parte farmacologica degli aspetti legati al doping: “Ci sono sostanze vietate sempre e alcune solo in competizione, gli stimolanti, ad esempio. O sono vietate solo in particolari sport, come i betabloccanti, ottimi per i tiratori di precisione perché abbassano i battiti del cuore e la mano trema meno”. E per dimostrare la difficoltà dei controlli, tra l’altro lungo un iter preciso e complicatissimo, Da Ponte ha sottolineato l’importanza della comunicazione della reperibilità dell’atleta, che è alla base dell’ultimo scandalo doping italiano.

Il medico hachiuso il suo intervento con un appello ad amatori e dilettanti, il cui “rischio è paradossalmente ancora maggiore rispetto agli atleti che, comunque, anche nell’assunzione di sostanze proibite, sono seguiti da staff preparati. Ma chi assume senza controllo, improvvisando, può farsi dei danni davvero gravi”.

 

Sesto SanGiovanni, 30 gennaio 2016

 

 

News dal Parlamento

Posted on by

Tumori rari: cosa può fare l’Italia

Tra le varie forme di tumore che purtroppo colpiscono l’essere umano, ci sono alcune neoplasie considerate rare in quanto si sviluppano in un numero ristretto di persone. Unica differenza con tutti i tumori è la scarsa diffusione, anche se superano il 20 per cento del totale. Nonostante non sia semplice riscontrare una definizione univoca, viene utilizzata la prevalenza, che la Rete tumori rari indica come soglia di incidenza – numero di nuovi casi in un anno – in 6 casi su 100mila persone. Il numero totale delle persone affette da tumore raro è molto elevato perché sono circa 200 queste forme di neoplasie. In Italia, si stimano in circa 60mila le nuove diagnosi di tumore, ogni anno.

Nel 2016 nasceranno le Reti di riferimento europee (Ern) che saranno le sedi ove si forniranno input per la formulazione delle linee guida, nonché dei criteri per l’accreditamento per la ricerca, la prevenzione e la cura delle malattie rare, cui questi tumori sono associati. È interesse dei pazienti e del nostro Sistema sanitario fare in modo che ci siano centri italiani in grado di ottenere il riconoscimento di idoneità per l’ammissione nelle Reti di riferimento europee. Si potranno così far circolare le informazioni e le competenze evitando le migrazioni ai pazienti.

Perché racconto tutto questo? Perché questa settimana, alla Camera, abbiamo votato una mozione che impegna il Governo proprio su questo fronte e cioè ad assicurare la partecipazione italiana al massimo livello alle Reti di riferimento europee, la revisione dei registri tumori affinché siano evidenziate le informazioni sui tumori rari, la continuità alla Rete tumori rari coinvolgendo le associazioni di malati e di volontari che operano nel settore, ad inserire negli obiettivi di Piano il finanziamento degli interventi per i tumori rari, a dare attuazione alle conclusioni cui è pervenuto il gruppo di lavoro istituito dal Ministero della salute il 14 febbraio 2013 consegnate nel maggio 2015, ed in particolare a potenziare la ricerca e facilitare l’accesso ai farmaci.

 

Fs privatizzate, ma con calma

Nel Documento di economia e finanza 2014 il Governo aveva manifestato l’intenzione di attuare un piano di privatizzazioni mediante la dismissione di partecipazioni in società controllate anche indirettamente dallo Stato e l’attivazione di strumenti per consentire le dismissioni anche da parte degli enti territoriali. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, ha annunciato nei giorni scorsi che una procedura di privatizzazione sarà avviata nei confronto delle Ferrovie dello Stato Spa, specificando che, comunque, non potrà andare oltre il 40 per cento delle quote, perché, in ogni caso, l’infrastruttura ferroviaria dovrà rimanere pubblica e dovrà essere garantito l’accesso a tutti in maniera uguale. Oltretutto il 40 per cento potenzialmente alienabile andrà ad un azionariato diffuso e investitori istituzionali.

Per questo abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo ad astenersi nell’immediato dal procedere alla messa sul mercato di quote pubbliche afferenti al gruppo Ferrovie dello Stato italiane Spa, quantomeno fino a quando il Governo non avrà illustrato alle Camere in modo puntuale tutti gli aspetti e i risvolti economici, industriali, occupazionali e sociali conseguenti all’annunciato piano di privatizzazione del gruppo, e a presentare al Parlamento, prima di procedere a qualsiasi iniziativa di alienazione di quote di società direttamente o indirettamente di proprietà dello Stato, una relazione contenente i dati finanziari e industriali degli effetti della alienazione sul bilancio dello Stato e i minori dividendi versati al bilancio dello Stato in conseguenza dell’alienazione.

 

Le domande sul doping

Questa settimana una notizia ha sconvolto il mondo dello sport: la richiesta di squalifica per 26 atleti italiani, che vedono messa a rischio la loro partecipazione alle olimpiadi di Rio e questo perché avevano mancato nella segnalazione della propria reperibilità. A questo punto, però, mi sembra importante capire due cose che non sono ancora chiare: ai dirigenti del Coni-Nado che dovevano verificare le reperibilità degli atleti dal gennaio 2011 a giugno 2012 non succede niente? Sembrerebbe che i dirigenti del Coni-Nado responsabili del controllo non si siano accorti di quel che succedeva fino all’intervento della Procura di Bolzano. Come mai?

Spero, cioè, che non si voglia far ricadere la colpa sempre e solo sugli atleti, ma si faccia chiarezza anche su quelli che sono i responsabili delle varie procedure. Inoltre, alla nostra interpellanza di gennaio 2015 il Sottosegretario alla Salute aveva risposto che questa vicenda riguardava solo l’atletica e non si sapeva nulla circa gli altri sport. Mi chiedo, allora, se questi dirigenti hanno omesso i controlli anche nel caso delle altre discipline.

Ma le domande che si possono porre non sono finite: ad esempio, mi piacerebbe capire come mai se il sistema di segnalazione dei “whereabout” non funzionava per gli atleti della Fidal, funzionasse invece benissimo per gli altri sport. Ed è una richiesta che pongo perché i vertici dello sport e alcuni atleti si stanno giustificando dicendo che il sistema era un colabrodo. Allora, sembra che negli altri sport gli atleti sono sempre stati tutti bravissimi, non hanno mai sbagliato e le registrazioni avvenivano sempre correttamente.

A questo punto, se il sistema non funzionava, perché non ci sono state segnalazioni di mancate consegne della reperibilità anche per le altre Federazioni? Perché il Coni-Nado non ha notificato queste mancate reperibilità anche per gli altri sport? Perciò, 65 atleti solo della Fidal?

Mi aspettavo altri interventi della Procura Antidoping anche per gli altri sport e invece non è successo niente. Questo certifica che gli altri atleti compilavano benissimo i “whereabout” e non era un “sistema colabrodo”, anzi.

Appare chiaro a tutti che chi doveva controllare non l’ha fatto e non ha fatto rispettare le regole. Il conflitto controllore/controllato presente in Coni-Nado e nelle Federazioni è la causa di quanto avvenuto. Solo una agenzia terza antidoping può sanare il problema.

 

Capire il Ttip

Del Ttip, il Transatlantic trade and investment partnership, discuterò venerdì 11 dicembre 2015, alle 20.45, nel Circolo Pd di Porta Romana, in via Orti 17, a Milano. Sarò assieme alla europarlamentare Patrizia Toia, vicepresidente della Commissione Industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo, al prof. Gustavo Ghidini, avvocato e docente di Diritto industriale, al prof. Michele Salvati, docente di Economia politica, politico e politologo. Modera Alberto Poli, segretario del Circolo che ci ospita. Clicca qui per la locandina.

 

Cop21 nella vita di tutti i giorni

Ne ho parlato diffusamente nella scorsa newsletter, ma è bene ribadire che in questi giorni, a Parigi, si sta tenendo la Cop21, la conferenza che mette attorno a un tavolo tutti i potenti del mondo per decidere cosa scrivere nel nuovo documento che supererà il Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Ma per noi “comuni mortali” cosa cambia e come possiamo comportarci per salvaguardare la nostra terra, l’ambiente in cui viviamo e, dunque, la nostra salute? Ecco alcuni suggerimenti che vengono dagli amici Ecodem cliccando qui.

Paolo Cova

 

 

On. Cova: “Sul doping il sistema di segnalazione non funziona solo per la Fidal? Qualcuno non ha fatto rispettare le regole”

Posted on by

All’indomani della notizia della ​richiesta di ​squalifica di 26 atleti azzurri, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, da tempo attento al fenomeno, torna sulla vicenda e continua a porre delle domande: “Se il sistema di segnalazione dei ‘whereabout’ non funzionava per gli atleti della Fidal, come mai funzionava benissimo per gli altri sport? È una domanda che mi sorge spontanea in queste ore perché i vertici dello sport e alcuni atleti si stanno giustificando dicendo che il sistema era un colabrodo. Quindi, negli altri sport gli atleti erano tutti bravissimi e non sbagliavano mai? E le registrazioni avvenivano sempre correttamente?”.

 

Inoltre, continua Cova, “se il sistema non funzionava, perché non ci sono state segnalazioni di mancate consegne della reperibilità anche per le altre Federazioni? Perché il Coni-Nado non ha notificato queste mancate reperibilità anche per gli altri sport? Perciò, 65 atleti solo della Fidal?

Mi aspettavo altri interventi della Procura Antidoping anche per gli altri sport e invece non è successo niente. Questo certifica che gli altri atleti compilavano benissimo i ‘whereabout’ e non era un ‘sistema colabrodo’, anzi”.

 

Il parlamentare Pd ribadisce un concetto che ormai gli pare imprescindibile e che questo avvenimento ha sottolineato ancora di più: “Appare chiaro a tutti che chi doveva controllare non l’ha fatto e non ha fatto rispettare le regole. Il conflitto controllore/controllato presente in Coni-Nado e nelle Federazioni è la causa di quanto avvenuto. Solo una agenzia terza antidoping può sanare il problema”, ripete per l’ennesima volta Cova.

 

Roma, 3 dicembre 201 5

 

On.Cova: “Doping: adesso pagano solo gli atleti o anche i dirigenti del Coni?”

Posted on by

L’on. PaoloCova, parlamentare del Pd, commenta la notizia della squalifica per 26 atleti azzurri per doping: “Dopo la notizia della richiesta di squalifica di 26 atleti che avevano mancato nella segnalazione della propria reperibilità, mi sembra importante capire due cose che non sono ancora chiare: ai dirigenti del Coni-Nado che dovevano verificare le reperibilità degli atleti dal gennaio 2011 a giugno 2012 non succede niente? Sembrerebbe che le persone deputate dal Coni-Nado al controllo non si siano accorte di quel che succedeva finoall’intervento della Procura di Bolzano. Come mai?”.

E aggiunge:“Spero che non si voglia far ricadere la colpa sempre e solo sugli atleti, ma si faccia chiarezza anche su questi responsabili. Inoltre, alla nostrainterpellanza il Sottosegretario alla Salute aveva risposto che questa vicenda riguardava solo l’atletica e non si sapeva nulla circa gli altri sport. Ma questi dirigenti hanno omesso i controlli anche nel caso delle altrediscipline?”.

Roma, 2dicembre 2015

On. Cova: “Atleti russi ‘stoppati’ per doping. Ma in Italia ci si è dimenticati dei 65 sportivi segnalati dalla Procura di Bolzano”

Posted on by

La notizia è di pochi minuti fa: l’agenzia mondiale antidoping (Wada) ha invitato la Federatletica internazionale (Iaaf) a sospendere gli atleti della Russia da qualsiasi competizione di atletica leggera. Secondo le indagini della stessa Wada diversi atleti russi farebbero uso di sostanze dopanti da anni, alterando i risultati delle gare.

“A ben vedere non è una novità nel mondo dello sport: quanto avvenuto tra Wada e Iaaf a proposito della diffusione di doping tra gli atleti russi e della richiesta della loro sospensione, è già accaduto anche in Italia con i 65 atleti segnalati dalla Procura di Bolzano per la mancata indicazione della reperibilità per i controlli ‘out of competition’, e dalla Procura antidoping. Ma mentre ora la Wada interviene e chiede di sospendere gli atleti russi dalle competizioni, in Italia la Procura antidoping, dopo ben quattro anni, ancora tace”, lo segnala l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, dopo aver appreso la decisione della Wada.

 

E ricorda che “c’è stato un po’ di attivismo quando è stata fatta l’interpellanza parlamentare, ma poi siamo tornati al silenzio assoluto. Forse alla Procura antidoping sperano che ci siamo dimenticati?”, conclude Cova.

 

Roma, 9 novembre 201 5

Dimissioni di Pigozzi: segnale del conflitto tra controllore e controllato. Per il doping serve l’agenzia terza

Posted on by

On. Cova: “Dimissioni di Pigozzi: segnale del conflitto tra controllore e controllato. Per il doping serve l’agenzia terza”

 

Le dimissioni del professor Fabio Pigozzi dalla Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive del Ministero della Salute sono un campanello d’allarme. Lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che sul tema dei controlli antidoping sta conducendo una battaglia.

 

“Le dimissioni del prof. Pigozzi dalla Commissione di vigilanza doping sono un segnale importante dell’insopportabile conflitto tra controllore e controllato nel sistema antidoping italiano – spiega Cova –. La deroga al Regolamento Wada, fatto nel 2007 per istituire sia la Commissione che la Coni-Nado, sta mostrando tutti i suoi limiti. La richiesta di molti deputati che si risolva questa vicenda con una agenzia terza diventa urgente”.

 

E precisa: “​Un esempio di tutto questo è il silenzio della Procura antidoping​ che​ si era attivata celermente dopo la mia interpellanza parlamentare​ sui 65 atleti che non avevano dato la reperibilità​, ma dopo le prime audizioni tutto è finito nel nulla,​ sperando che ci dimenticassimo di loro – fa presente il parlamentare Pd –. Se ci fosse indipendenza tra controllori e controllati, le risposte ci sarebbero state subito e alcuni atleti non sarebbero andati alle Olimpiadi di Londra!”.​

 

Cova non può non porsi, a questo punto, una domanda: “​La terzietà della Coni-Nado e della Procura Antidoping, visto che siamo in prossimità delle Olimpiadi di Rio, è simile a quella di Londra 2012?”.

 

Roma, 13 ottobre 201 5