Tag Archives: Procura antidoping

“Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

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On. Cova: “Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

 

“La sentenza in primo grado del tribunale di Bolzano mette ancora una volta in luce come sia assolutamente necessaria una agenzia antidoping terza rispetto al Coni e alle federazioni, come prevede esplicitamente il codice antidoping della Wada”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, noto per la sua battaglia contro il doping nello sport a tutti i livelli, condotta dentro l’Aula della Camera negli ultimi 5 anni di legislatura. E Cova interviene a proposito della condanna inflitta dal tribunale di Bolzano ai medici della Federazione italiana di atletica leggera accusati di favoreggiamento nell’ambito del caso Schwazer.

 

“Certo si tratta, appunto, di un primo grado e la storia giudiziaria di queste persone deve essere ancora scritta completamente, ma di sicuro ci dice già che separare chi deve controllare da chi è controllato è fondamentale, come vado ripetendo ormai da molto tempo – conclude Cova –. Ancora una volta, mentre lo sport assolve, la magistratura condanna. Ma lo sport che giudica se stesso non può funzionare, anche e soprattutto se si considerano i grandi interessi economici in ballo”.

 

Roma, 25 gennaio 2018

On. Cova: “Sul doping il sistema di segnalazione non funziona solo per la Fidal? Qualcuno non ha fatto rispettare le regole”

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All’indomani della notizia della ​richiesta di ​squalifica di 26 atleti azzurri, l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, da tempo attento al fenomeno, torna sulla vicenda e continua a porre delle domande: “Se il sistema di segnalazione dei ‘whereabout’ non funzionava per gli atleti della Fidal, come mai funzionava benissimo per gli altri sport? È una domanda che mi sorge spontanea in queste ore perché i vertici dello sport e alcuni atleti si stanno giustificando dicendo che il sistema era un colabrodo. Quindi, negli altri sport gli atleti erano tutti bravissimi e non sbagliavano mai? E le registrazioni avvenivano sempre correttamente?”.

 

Inoltre, continua Cova, “se il sistema non funzionava, perché non ci sono state segnalazioni di mancate consegne della reperibilità anche per le altre Federazioni? Perché il Coni-Nado non ha notificato queste mancate reperibilità anche per gli altri sport? Perciò, 65 atleti solo della Fidal?

Mi aspettavo altri interventi della Procura Antidoping anche per gli altri sport e invece non è successo niente. Questo certifica che gli altri atleti compilavano benissimo i ‘whereabout’ e non era un ‘sistema colabrodo’, anzi”.

 

Il parlamentare Pd ribadisce un concetto che ormai gli pare imprescindibile e che questo avvenimento ha sottolineato ancora di più: “Appare chiaro a tutti che chi doveva controllare non l’ha fatto e non ha fatto rispettare le regole. Il conflitto controllore/controllato presente in Coni-Nado e nelle Federazioni è la causa di quanto avvenuto. Solo una agenzia terza antidoping può sanare il problema”, ripete per l’ennesima volta Cova.

 

Roma, 3 dicembre 201 5

 

On.Cova: “Doping: adesso pagano solo gli atleti o anche i dirigenti del Coni?”

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L’on. PaoloCova, parlamentare del Pd, commenta la notizia della squalifica per 26 atleti azzurri per doping: “Dopo la notizia della richiesta di squalifica di 26 atleti che avevano mancato nella segnalazione della propria reperibilità, mi sembra importante capire due cose che non sono ancora chiare: ai dirigenti del Coni-Nado che dovevano verificare le reperibilità degli atleti dal gennaio 2011 a giugno 2012 non succede niente? Sembrerebbe che le persone deputate dal Coni-Nado al controllo non si siano accorte di quel che succedeva finoall’intervento della Procura di Bolzano. Come mai?”.

E aggiunge:“Spero che non si voglia far ricadere la colpa sempre e solo sugli atleti, ma si faccia chiarezza anche su questi responsabili. Inoltre, alla nostrainterpellanza il Sottosegretario alla Salute aveva risposto che questa vicenda riguardava solo l’atletica e non si sapeva nulla circa gli altri sport. Ma questi dirigenti hanno omesso i controlli anche nel caso delle altrediscipline?”.

Roma, 2dicembre 2015

Dimissioni di Pigozzi: segnale del conflitto tra controllore e controllato. Per il doping serve l’agenzia terza

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On. Cova: “Dimissioni di Pigozzi: segnale del conflitto tra controllore e controllato. Per il doping serve l’agenzia terza”

 

Le dimissioni del professor Fabio Pigozzi dalla Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive del Ministero della Salute sono un campanello d’allarme. Lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che sul tema dei controlli antidoping sta conducendo una battaglia.

 

“Le dimissioni del prof. Pigozzi dalla Commissione di vigilanza doping sono un segnale importante dell’insopportabile conflitto tra controllore e controllato nel sistema antidoping italiano – spiega Cova –. La deroga al Regolamento Wada, fatto nel 2007 per istituire sia la Commissione che la Coni-Nado, sta mostrando tutti i suoi limiti. La richiesta di molti deputati che si risolva questa vicenda con una agenzia terza diventa urgente”.

 

E precisa: “​Un esempio di tutto questo è il silenzio della Procura antidoping​ che​ si era attivata celermente dopo la mia interpellanza parlamentare​ sui 65 atleti che non avevano dato la reperibilità​, ma dopo le prime audizioni tutto è finito nel nulla,​ sperando che ci dimenticassimo di loro – fa presente il parlamentare Pd –. Se ci fosse indipendenza tra controllori e controllati, le risposte ci sarebbero state subito e alcuni atleti non sarebbero andati alle Olimpiadi di Londra!”.​

 

Cova non può non porsi, a questo punto, una domanda: “​La terzietà della Coni-Nado e della Procura Antidoping, visto che siamo in prossimità delle Olimpiadi di Rio, è simile a quella di Londra 2012?”.

 

Roma, 13 ottobre 201 5

On. Cova: “Doping: indagine di Brescia solo la punta dell’iceberg. Serve l’agenzia terza e controlli rigorosi su professionisti e dilettanti”

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“Il fenomeno del doping tra gli sportivi dilettanti è ben più grande di quel che si pensi ed è proprio il caso di dire che l’inchiesta della Procura di Brescia sta portando a galla solo la punta dell’iceberg”, è il commento dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che in questi mesi si sta battendo contro la pratica sempre più diffusa, e non solo tra professionisti, di assumere sostanze dopanti per migliorare le proprie prestazioni sportive.

 

“Il vero guaio è che i dati della Commissione vigilanza doping e del Coni-Nado non riescono a intercettare la vera portata del problema, perché mancano tutte le verifiche sui dilettati e gli amatoriali, appunto, ma anche le verifiche a sorpresa sui professionisti​ – continua Cova –​. Ecco perché continuerò a battermi per un’agenzia terza che controlli sia gli uni che gli altri, che sia super partes, non influenzata e influenzabile da alcuno e assolutamente rigorosa”.

 

Roma, 7 luglio 2015

Doping nei gruppi sportivi militari e delle forze di polizia: oggi è parso evidente che Coni-Nado e Procura antidoping sono perfettamente inutili

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“Oggi è parso chiaro che l’agenzia Coni-Nado e la Procura antidoping sono due organismi perfettamente inutili, quanto meno insufficienti, intervengono in ritardo, di solito dopo la Procura ordinaria e non si preoccupano di verificare neanche la reperibilità degli atleti”, è tranchant l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, dopo aver ascoltato la risposta del Sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli alla sua interpellanza urgente sul tema del doping nei gruppi sportivi delle forze armate e di polizia.

 

Cova aveva ripercorso la situazione che si è venuta a creare: 65 atleti sotto indagine, sportivi che si sono permessi di non comunicare la propria reperibilità, dei quali alcuni non persone qualsiasi, ma militari e forze di polizia che normalmente dovrebbero contribuire a farla rispettare la legge, non violarla.

“Appare chiaro che la responsabilità viene fatta ricadere tutta sull’atleta – ha detto il parlamentare Pd in Aula –. Mai sul gruppo sportivo, sugli allenatori, sulle persone che stanno attorno allo sportivo. E i comandanti, a quanto pare, non sono tenuti a sapere nulla. Ma questo deve indurci a una riflessione: si lasciano soli gli atleti, si danno a loro tutte le responsabilità. Chiediamoci, invece, a cosa serve l’azione dell’agenzia Coni-Nado e della Procura antidoping. Diventano due organismi inutili e fuori luogo se non intervengono mai tempestivamente o non intervengono proprio. E anche i Centri sportivi militari rischiano di essere del tutto inutili se i propri atleti si allenano altrove e se non vengono mai sottoposti a controlli”.

 

L’invito di Cova al Governo è stato, dunque, quello di “risolvere una situazione che dimostra tutti i suoi limiti e le sue difficoltà e impegnarsi a istituire l’Agenzia antidoping terza come previsto dalla Wada. Ricordo che la lotta al doping è lotta contro la malavita che sta dietro al fenomeno. Per questo anche i comandanti devono prestare maggiore attenzione”.

 

Roma, 19 giugno 2015

 

 

On. Cova: “Schwazer: grande fiducia in Sandro Donati, ma il Coni non dimentichi i 65 atleti che doveva ascoltare”

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L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd che sta conducendo una battaglia contro il doping nello sport, ha partecipato alla conferenza stampa di Alex Schwazer con Sandro Donati, allenatore di atletica leggera italiano e attuale consulente per la Wada (World Anti-Doping Agency), paladino dell’antidoping, e interviene su quanto ascoltato.

“Nutro grande fiducia in Sandro Donati e nel professor Dario D’Ottavio che hanno combattuto sempre il doping – dice Cova –. Se un atleta si pente, è un fatto positivo, ma ciò non toglie che debba scontare la sua pena e che debba collaborare per scoprire i responsabili di quanto gli è accaduto. Ma devono essere penalizzati e condannati anche tutti coloro che, nel mondo dell’agonismo, hanno beneficiato di quelle medaglie prese scorrettamente, tranne poi fingere di dissociarsi e mostrarsi scandalizzati”, è l’affondo del parlamentare.

Ma Cova pone anche alcune domande: “Cosa stanno facendo la Procura antidoping e il Coni? Dei 65 atleti che dovevano ascoltare per le mancate notifiche, che ne è stato? È finito tutto nel dimenticatoio? Pensano che ci siamo accontentati di una semplice convocazione? Adesso vogliamo vedere i fatti. La lotta al doping si conduce anche facendo applicare le norme. Coni e Procura antidoping dimostrino di volere fare davvero pulizia”, conclude.

Roma, 1 aprile 2015