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“Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

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On. Cova: “Caso Schwazer: dico da anni che serve l’agenzia antidoping terza rispetto a Coni e federazioni”

 

“La sentenza in primo grado del tribunale di Bolzano mette ancora una volta in luce come sia assolutamente necessaria una agenzia antidoping terza rispetto al Coni e alle federazioni, come prevede esplicitamente il codice antidoping della Wada”, lo dice l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, noto per la sua battaglia contro il doping nello sport a tutti i livelli, condotta dentro l’Aula della Camera negli ultimi 5 anni di legislatura. E Cova interviene a proposito della condanna inflitta dal tribunale di Bolzano ai medici della Federazione italiana di atletica leggera accusati di favoreggiamento nell’ambito del caso Schwazer.

 

“Certo si tratta, appunto, di un primo grado e la storia giudiziaria di queste persone deve essere ancora scritta completamente, ma di sicuro ci dice già che separare chi deve controllare da chi è controllato è fondamentale, come vado ripetendo ormai da molto tempo – conclude Cova –. Ancora una volta, mentre lo sport assolve, la magistratura condanna. Ma lo sport che giudica se stesso non può funzionare, anche e soprattutto se si considerano i grandi interessi economici in ballo”.

 

Roma, 25 gennaio 2018

News dal Parlamento

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Come cambia la pesca

 

Una decisione importante quella presa questa settimana alla Camera, dove abbiamo approvato gli Interventi per il settore ittico e deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa e in materia di politiche sociali nella pesca professionale. Il testo passa ora all’esame del Senato.

Il provvedimento contiene misure attese dal comparto che da anni vive una crisi strutturale, causata dagli elevati costi di produzione, dalla diminuzione della capacità di pesca dovuta a ragioni di sostenibilità ambientale e dalla crisi di mercato, prevedendo una serie di deleghe al Governo. L’esecutivo dovrà ora occuparsi del riordino e dell’aggiornamento della normativa vigente in materia di pesca ed acquacoltura; di politiche sociali nel settore della pesca professionale, per garantire agli operatori della pesca, armatori e imbarcati, l’equo indennizzo o ristoro in caso di sospensione dell’attività di pesca; del riassetto della normativa nazionale vigente in materia di pesca sportiva; del riordino della normativa in materia di concessioni demaniali per la pesca e l’acquacoltura e di licenze di pesca.

Altre misure riguardano l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, con una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro per il 2018; le nuove disposizioni sui distretti di pesca; la disciplina dei Centri di assistenza per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura; l’inclusione degli organismi promossi dalle associazioni di categoria tra i soggetti abilitati a predisporre i programmi per la promozione della cooperazione e dell’associazionismo delle imprese di pesca; la modifica della disciplina della rappresentanza delle associazioni della pesca nelle commissioni di riserva delle aree marine; il ripristino delle funzioni della Commissione consultiva centrale della pesca e dell’acquacoltura; le nuove disposizioni in materia di prodotti della pesca; l’adeguamento della normativa primaria in materia di pescaturismo e ittiturismo; l’estensione ai settori della pesca e dell’acquacolt ura dell’esenzione dall’imposta di bollo; l’introduzione della disciplina della vendita diretta dal pescatore al consumatore finale; la ripartizione di ogni eventuale incremento annuo del contingente di cattura di tonno rosso; le modifiche al sistema sanzionatorio.

 

 

Coni, c’è un limite ai mandati

 

Un’altra proposta di legge che era necessaria e che ha avuto il via libera della Camera è quella che contiene le Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e delle federazioni sportive nazionali, e al decreto legislativo 27 febbraio 2017, n. 43, in materia di limiti al rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (Cip), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica, già approvata dal Senato.

In sostanza, la nostra proposta di legge interviene sui mandati degli organi del Coni, delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate, degli Enti di promozione sportiva, degli organi del Cip e definisce nuovi limiti al rinnovo dei mandati degli stessi.

Si fissa un tetto massimo di tre mandati quadriennali per il presidente e gli altri componenti della Giunta nazionale del Coni e – in mancanza di adeguamento – si prevede che il Comitato possa nominare un commissario ad acta tenuto a disporre queste modifiche. Si dispone anche che il presidente e i membri degli organi direttivi delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate e degli Enti di promozione sportiva non possano svolgere più di tre mandati, limite che può essere abbassato dai singoli statuti.

Si introduce, inoltre, una disposizione sugli organi del Cip (il Consiglio nazionale, la Giunta nazionale, il presidente, il segretario generale e il collegio dei revisori dei conti) prevedendo, anche per questi organi, il limite di 3 mandati quadriennali. Di rilievo, il principio introdotto in sede referente in Commissione Cultura sul tema della promozione delle pari opportunità per le donne e gli uomini nell’accesso agli organi di direttivo.

 

 

Nessuno tocchi gli anziani

 

Questa settimana abbiamo messo uno stop anche alle frodi nei confronti dei soggetti deboli, le più odiose, approvando le Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, concernenti i delitti di frode patrimoniale in danno di soggetti vulnerabili e di circonvenzione di persona incapace. Il provvedimento nasce dall’esigenza di arginare il sempre più dilagante ed allarmante fenomeno criminale delle frodi in danno di persone che sono vulnerabili in ragione dell’età avanzata.

La nuova norma dice che chiunque, con mezzi fraudolenti, induce una persona che versi in situazioni di vulnerabilità psicofisica, in ragione dell’età avanzata, a dare o promettere indebitamente a sé o ad altri denaro, beni o altra utilità, commettendo il fatto nell’abitazione della persona offesa o in altro luogo di privata dimora, all’interno o in prossimità di uffici postali o di sedi di istituti di credito, di luoghi di cura o di ritrovo di persone anziane o di case di riposo, ovvero simulando un’offerta commerciale di beni o servizi, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 400 a euro 3.000.

L’innalzamento della pena è previsto per il delitto di circonvenzione di incapace, mentre l’aggravante si ha se il fatto è commesso con strumenti telefonici, informatici o telematici o avvalendosi di dati della vita privata della persona offesa, acquisiti fraudolentemente o senza il suo consenso.

In caso di condanna, viene prevista la confisca, anche per equivalente, dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, mentre la custodia cautelare in carcere si può applicare anche se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a 3 anni.

 

 

 

Al bando il nucleare

 

Sappiamo tutti ciò che sta accadendo in Corea del Nord. Un dittatore sta mettendo a rischio la comunità internazionale che si deve confrontare con nuove e gravi sfide alla pace e alla sicurezza internazionale, incluso il concreto rischio di una ulteriore proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei vettori ad esse associati. Le catastrofi umanitarie e i danni irreversibili che possono essere prodotti dalle armi nucleari le rendono inconciliabili con il diritto internazionale umanitario e hanno indotto la comunità internazionale a rendere prioritari gli obiettivi della non proliferazione e del disarmo generale. Lo sforzo volto alla riduzione degli armamenti nucleari ha dato buoni frutti negli anni passati, soprattutto attraverso la conclusione di fondamentali trattati internazionali.

Ecco perché abbiamo voluto approvare una mozione concernente iniziative in materia di dislocazione, trasporto e acquisizione di armi nucleari in Italia, che impegna il Governo a continuare a perseguire l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari, attraverso un approccio progressivo e inclusivo al disarmo, che riconosca la centralità del Trattato di non proliferazione nucleare, e attraverso modalità che promuovano la stabilità internazionale, valutando in questo contesto, compatibilmente con l’obiettivo delineato, con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica e con l’orientamento degli altri alleati, la possibilità di aderire al trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione, approvato a New York il 7 luglio 2017 dall’Assemblea generale dell’Onu appositamente convocata.

Inoltre, ad attivarsi, insieme con gli altri partner della comunità internazionale, per favorire l’universalizzazione e il rafforzamento delle disposizioni del Trattato di non proliferazione nucleare, l’entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari, la conclusione di un Trattato sulla messa al bando del materiale fissile idoneo alla fabbricazione di armi nucleari, il consolidamento e la creazione di zone libere da armi nucleari, soprattutto in Medio oriente, e altre misure di trasparenza e costruzione della fiducia tra Stati che possano condurre all’obiettivo del disarmo generale.

 

 

Una mano allo Yemen

 

La situazione di crisi nello Yemen, con particolare riferimento all’emergenza umanitaria e all’esportazione di armi verso i Paesi coinvolti nel conflitto, contenuta in alcune mozioni, mi ha portato a votare favorevolmente sia per il testo proposto dal Pd, sia per quello, che ritengo di assoluto buon senso, proposto da un collega di SI.

L’esigenza di prendere posizione sulla vicenda, nasce dalla situazione in Yemen, che è stato culla di civiltà millenarie e anche per questo custodisce un patrimonio immenso in termini di arte, cultura, storia. Oggi purtroppo, dopo anni di instabilità politica, lo Yemen è diventato uno dei Paesi più poveri del mondo. Stante questa situazione è necessaria e urgente una presa di responsabilità da parte dei Paesi e soprattutto delle organizzazioni internazionali.

Lo scontro in atto, una guerra civile che si protrae da più di due anni ma che vede la partecipazione anche di diverse potenze regionali, ha generato un alto numero di vittime, l’anno scorso si stimavano 10mila, delle quali circa un terzo sarebbero civili e 1.540 bambini, con accuse alle parti in conflitto di condotte che configurerebbero crimini di guerra. La guerra in atto è peraltro all’origine di un gravissimo deterioramento delle condizioni umanitarie nello Yemen, classificato come la peggiore crisi del mondo dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari che indica in 18,8 milioni le persone bisognose di assistenza umanitaria o di protezione, di queste 10,3 milioni necessitano di assistenza immediata a causa della grave carestia e dell’epidemia di colera che ha già fatto più di 1.500 vittime e che potrebbe diffondersi rapidamente mettendo a rischio la vita di oltre 300mila persone.

Nella nostra mozione impegniamo il Governo a continuare nel monitoraggio della crisi umanitaria in corso nello Yemen sensibilizzando gli altri donatori sulla gravità della situazione e sostenendo gli sforzi in corso da parte delle Nazioni Unite, affinché vengano mobilitate le necessarie risorse per finanziare l’azione di soccorso internazionale; a proseguire e a rafforzare le attività di assistenza umanitaria alla popolazione; a continuare ad attivarsi presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu e negli altri fori internazionali per promuovere iniziative volte a fare rispettare il diritto umanitario e i diritti umani e a favorire le condizioni per una soluzione negoziata del conflitto; a favorire una linea di azione condivisa in materia di esportazioni di materiali di armamento dando sostegno concreto alle iniziative internazionali per la cessazione delle ostilità.

 

 

Un incontro per capire il Libano

E martedì 26 settembre, nella sala del Concilio, nella parrocchia San Nicolao della Flue, in via Dalmazia 11, a Milano, si parlerà di un altro grosso nodo umanitario internazionale. Sarà, infatti, presente mons. Mounir Khairallah, vescovo maronita di Batroun, in Libano, che racconterà la situazione di quella regione.

Qui la locandina.

Paolo Cova

On. Cova: “La denuncia fatta da Donati non è archiviata: il Ministro Lotti intervenga in modo deciso contro il doping”

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“L’archiviazione del procedimento della Procura Federale del Coni contro il prof. Sandro Donati non significa che è stata messa per sempre una pietra sopra a quello che l’allenatore ha segnalato sul fenomeno del doping anche nei gruppi sportivi militari durante le audizioni nelle Commissioni congiunte Istruzione e Affari sociali della Camera. Spero, cioè, che non si pensi che ora tutto possa tornare come prima e si possa fare finta che i nostri gruppi sportivi militari siano esenti dal fenomeno del doping”: è questo il senso dell’interrogazione appena presentata dall’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, rivolta al Ministro dello Sport Luca Lotti, al quale chiede di guardare cosa accade proprio in quei gruppi sportivi, in particolare quelli militari, di cui ha parlato Donati. Cova, senza usare mezzi termini, chiede al Ministro di intervenire per sanare le situazioni di doping. E nell’interrogazione riassume la situazione che si è creata.
 
“Le Commissioni Cultura, scienza e istruzione e quella Affari sociali della Camera stanno esaminando l​a risoluzione sull’istituzione di un’Agenzia nazionale antidoping – ricorda Cova –. Nel corso della discussione è intervenuto tra gli altri il dott. Gualtiero Ricciardi, direttore dell’Istituto superiore di sanità, il quale ha affermato che il doping in Italia è ormai un problema di salute pubblica. Inoltre, ha sostenuto che non vi sono argini alla diffusione delle sostanze dopanti nello sport a livello sia giovanile e dilettantistico, sia professionistico. Persino i genitori degli adolescenti impegnati nello sport spingono i figli ad accrescere le proprie potenzialità facendo ricorso a queste sostanze, tanto che il doping costituisce la prima causa di morte infantile e giovanile”.
 
Rivelazioni agghiaccianti, per Cova, che, appunto, hanno trovato conferma anche nell’audizione di Donati, il quale non solo ha confermato quanto esposto da Ricciardi, ma ha chiamato in causa precise responsabilità degli enti nazionali preposti. Cova stesso, del resto, aveva presentato due interpellanze urgenti sul tema, nel corso del 2015, e, nonostante gli impegni assunti dal Governo, “risulta che il fenomeno in Italia non stia arretrando e l’esposto presentato dal Coordinamento dei gruppi sportivi militari e di Stato nei confronti di Donati per il contenuto dell’audizione resa innanzi alle Commissioni riunite della Camera, e l’annessa richiesta alla Procura della Federazione italiana di atletica leggera di deferimento al Tribunale federale, sono un’evidente ammissione di incapacità di cogliere la gravità del problema. Invece di preoccuparsi di combattere il doping anche tra i proprio atleti hanno pensato di combattere chi lotta da sempre contro il doping”.
 
Roma, 11 gennaio 2017

La Fidal dà sostegno economico alle società che investono sugli stranieri e non sui giovani e sui vivai italiani

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Hanno pagato troppo gli atleti forti, spesso stranieri, e ora sono in dissesto​.​ Così, le società sportive della Fidal hanno bisogno del sostegno del Fondo di solidarietà, istituito dalla Federazione italiana di atletica leggera, ma questo penalizza poi quelle che invece hanno investito sui giovani e sui vivai.

Lo dice in un’interpellanza urgente l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, spiegando quello che accade e attendendosi una risposta dal Governo.

“Il Coni è la Confederazione delle Federazioni sportive nazionali e delle Discipline sportive associate e si conforma ai principi dell’ordinamento sportivo internazionale, in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi emanati dal Cio – racconta Cova nell’atto –. È un ente pubblico che cura l’organizzazione e il potenziamento dello sport nazionale e in particolare la preparazione degli atleti e l’approntamento dei mezzi idonei per le Olimpiadi e per tutte le altre manifestazioni sportive nazionali o internazionali. Lo Stato italiano finanzia con un fondo di circa 450 milioni di euro annui il Coni per svolgere le proprietà attività sportive”.

In tutto ciò, “la Fidal è una delle federazioni appartenenti al Coni, la quale, tenuto conto del difficile momento economico del mondo sportivo, ha istituito un Fondo di solidarietà a favore delle società affiliate: il contributo è di 50mila euro, da destinare a club storici che si trovino in un particolare momento di necessità e difficoltà. Un sostegno una tantum, motivato da situazioni di particolare necessità e urgenza e volto a sventare la riduzione delle attività agonistiche”.

Ma nella delibera del consiglio federale della Fidal di luglio che stabilisce i requisiti di assegnazione dei contributi, i criteri decisi lasciano perplesso il parlamentare Pd: “Vi è attenzione solo per società con un alto livello di risultati agonistici in campo femminile e maschile. Società che potrebbero aver investito fondi per poter competere ai campionati anche con atleti stranieri, ma i criteri di assegnazione del contributo​ non rispecchiano così nemmeno lo spirito dello Statuto della stessa Fidal che si ispira al Principio di democrazia e di partecipazione di chiunque in condizioni di uguaglianza e di pari opportunità”.

Ma soprattutto, secondo Cova, “affidarsi ad atleti stranieri significa spendere molti soldi che poi in qualche modo vanno recuperati…”.

Per questo nell’interpellanza il parlamentare chiede di sapere “quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per rafforzare il sostegno, anche finanziario, alle società sportive che investono sui giovani e sui giovani talenti italiani, nonché per sviluppare i vivai nazionali, con particolare riferimento a discipline come l’atletica leggera che più di altre risentono del difficile momento economico”.

Roma, 4 agosto 2016

La mia risoluzione contro il doping sta per iniziare l’iter. Presto l’impegno per un’Agenzia nazionale antidoping terza e indipendente

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La battaglia contro il doping sia nello sport professionistico, sia giovanile che amatoriale, sta per segnare una svolta: la prossima settimana, mercoledì 2 marzo 2016, la risoluzione che mette le basi per regole diverse e più stringenti, comincerà a essere esaminata in Commissioni congiunte Cultura e Sanità della Camera dei Deputati.

“Finalmente potremo chiedere al Governo l’impegno a creare un’Agenzia Nazionale Antidoping terza, ossia indipendente sia dal Coni che dallo stesso Governo, con una propria autonomia finanziaria – spiega l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd e proponente della risoluzione –. Questo sarà il primo e fondamentale passo per combattere e fermare una volta per tutte il malcostume del doping. Fenomeno che non falsa solo i risultati sportivi, ma danneggia gravemente la salute degli atleti e alimenta anche il malaffare”.

E l’esempio è presto fatto per Cova: “La vicenda dei whereabouts che ha coinvolto l’atletica italiana, ha mostrato come l’attuale sistema di controllo non abbia funzionato e debba essere riformato con un Agenzia terza”.

Tra i punti più importanti, la risoluzione impegna il Governo a superare la norma che conferisce a Coni-Nado l’attività di controllo antidoping sulle attività sportive agonistiche di livello nazionale e internazionale, a creare un’Agenzia nazionale antidoping indipendente, appunto, che assorba la Commissione di vigilanza e l’Agenzia Coni-Nado,​a conferire a questa Agenzia terza l’organizzazione dei controlli e degli esami​ e i procedimenti disciplinari, ​e a nominare un commissario autonomo​ che realizzi questa agenzia​ .

Roma, 2 5 febbraio 2016

Ok della Camera alla promozione dello sport nelle periferie, utilizzando anche parte dei fondi per il Coni per gli Enti di promozione sportiva

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Il Governo italiano si è impegnato a “valutare l’opportunità di sostenere i progetti e gli interventi svolti dagli ​Enti di promozione ​sportiva nelle periferie e nelle località svantaggiate per la gestione degli impianti sportivi spesso in condizioni degradate”. E a considerare la possibilità di “impiegare parte del fondo destinato al Coni​, 450 milioni di euro, per sostenere questi enti per consentire di svolgere iniziative nei territori svantaggiati e nelle periferie cittadine”.

 

Una decisione rivoluzionaria quella presa alla Camera nelle more del voto al decreto legge sulle misure urgenti per interventi sul territorio: “È stato approvato un mio ordine del giorno che darà finalmente il peso che meritano alle attività sportive, agli enti che le promuovono, alle strutture che le ospitano nelle nostre periferie. Perché sport vuol dire salute e un’opportunità per molti giovani”, commenta soddisfatto l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, firmatario dell’ordine del giorno.

 

“L’attività sportiva di base svolge una funzione fondamentale per la prevenzione di malattie e migliora lo stile di vita delle persone, in particolare sotto l’aspetto sanitario – spiega, illustrando i contenuti del documento –. Lo sport svolge anche una funzione fondamentale per una maggiore integrazione e relazione tra le persone nel proprio territorio. Alcune realtà periferiche e svantaggiate vivono anche la dimensione dello sport come ambito per il recupero sociale di ragazzi e giovani”.

Non solo: “Lo sport di base è il primo passo per promuovere e far crescere atleti che svolgeranno attività agonistica – ricorda Cova –. In questi anni si sta evidenziando come la mancanza di un vero lavoro sui giovani e di investimento sullo sport di base abbia impoverito anche il settore agonistico, con risultati largamente insufficienti nelle discipline olimpiche e non”.

 

In tutto questo gli ​Enti di ​promozione ​sportiva sono parte integrante del “processo per uno sviluppo di sport di base e di un sistema di vivaio anche per futuri atleti agonisti​ e vanno sostenuti realmente”, conclude Cova.

 

Roma, 20 gennaio 2016

On. Cova: “Schwazer: grande fiducia in Sandro Donati, ma il Coni non dimentichi i 65 atleti che doveva ascoltare”

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L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd che sta conducendo una battaglia contro il doping nello sport, ha partecipato alla conferenza stampa di Alex Schwazer con Sandro Donati, allenatore di atletica leggera italiano e attuale consulente per la Wada (World Anti-Doping Agency), paladino dell’antidoping, e interviene su quanto ascoltato.

“Nutro grande fiducia in Sandro Donati e nel professor Dario D’Ottavio che hanno combattuto sempre il doping – dice Cova –. Se un atleta si pente, è un fatto positivo, ma ciò non toglie che debba scontare la sua pena e che debba collaborare per scoprire i responsabili di quanto gli è accaduto. Ma devono essere penalizzati e condannati anche tutti coloro che, nel mondo dell’agonismo, hanno beneficiato di quelle medaglie prese scorrettamente, tranne poi fingere di dissociarsi e mostrarsi scandalizzati”, è l’affondo del parlamentare.

Ma Cova pone anche alcune domande: “Cosa stanno facendo la Procura antidoping e il Coni? Dei 65 atleti che dovevano ascoltare per le mancate notifiche, che ne è stato? È finito tutto nel dimenticatoio? Pensano che ci siamo accontentati di una semplice convocazione? Adesso vogliamo vedere i fatti. La lotta al doping si conduce anche facendo applicare le norme. Coni e Procura antidoping dimostrino di volere fare davvero pulizia”, conclude.

Roma, 1 aprile 2015

Lotta al doping: depositata risoluzione firmata da 60 parlamentari: Malagò e il Coni ci affianchino in questa battaglia

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Sono circa 60 i parlamentari che hanno sottoscritto la risoluzione per la lotta al doping, depositata pochi minuti fa dal primo firmatario e​ propositore, l’on. Paolo Cova del Pd, maratoneta e ultramaratoneta che sta conducendo una battaglia contro questo grave malcostume italiano, con l’on. Laura Coccia.

“Con questa risoluzione vogliamo riportare l’Italia alla normalità, perché in questo momento stiamo vivendo purtroppo nell’emergenza, dal punto di vista della verifica dei casi di doping tra gli atleti professionisti”, dice senza mezzi termini Cova.

E ripete quello che sta affermando ormai da settimane: “Serve un’agenzia terza che ci tolga dall’impaccio di una situazione in cui controllore e controllato coincidono – ricorda facendo chiaro riferimento al Coni –. La legge 376/2000 già la prevede: è ora di applicarla”.

Sulla soluzione proposta nei giorni scorsi dal presidente del Coni Malagò, l’on. Cova è chiaro: “I Nas rispondono alla Magistratura, non al Comitato olimpico. Anzi, ci mancherebbe solo questo ulteriore conflitto. Non complichiamoci la vita nel mondo dello sport, ma piuttosto semplifichiamocela: l’​Agenzia terza è la soluzione giusta”.

La risoluzione chiede proprio questo al Governo: “Creare una Agenzia Nazionale Antidoping indipendente sia dal Coni che dal Governo con una propria autonomia finanziaria e non soggetta a tutela da parte dei Ministeri, le cui competenze devono riguardare l’organizzazione dei controlli antidoping; il prelievo dei campioni biologici e le loro analisi; lo sviluppo dei procedimenti disciplinari riguardanti i tesserati delle diverse federazioni sportive nazionali o la stessa Agenzia; il rilascio dell’autorizzazione di uso fini terapeutici di farmaci vietati per doping; l’attività di ricerca; l’attività di prevenzione; la partecipazione ad attività internazionali; i rapporti con il Governo, con i Ministeri competenti in tema di controlli antidoping e con i diversi organismi sportivi; ad attivare, così come è previsto dalla Legge 376/2000, i Laboratori regionali di base per effettuare analisi del sangue a tutela della salute e per prevenire il doping nei giovani e tra gli sportivi amatoriali, conferendo inoltre mandato alla costituenda Agenzia Nazionale Antidoping perl’organizzazione di indagini connesse con il doping”.

Un’agenzia indipendente anche da un punto di vista finanziario e “senza alcun aggravio per lo Stato”, poiché le si attribuirebbero “i fondi attualmente trasferiti su base annua al Coni e alla Commissione di Vigilanza per i controlli e il contrasto al doping”.

A guidarla un “Commissario di indubbia autonomia rispetto alle Federazioni sportive e al Coni e di comprovata professionalità e competenza specifica”, come è stato fatto con Cantone per Expo, aggiunge Cova.

La risoluzione verrà ora esaminata e votata dall​a​ Commission​e parlamentare competente​.

Roma, 30gennaio 2015

Gazzetta doping 29/01/2015

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Gazzetta doping 150129

Doping di Stato? La legge c’è e la lotta al doping diventi una priorità dello sport e del Governo

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On. Cova: “Doping di Stato? La legge c’è e la lotta al doping diventi una priorità dello sport e del Governo”

 

 

La lotta al doping, soprattutto dopo gli ultimi fatti che hanno visto coinvolti ​atleti olimpici e di vertice, è al centro di un’interpellanza urgente depositata oggi, giovedì 8 gennaio 2015, alla Camera, dall’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, primo firmatario.

 

Rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute, Cova chiede senza mezzi termini di capire come mai il sistema di controllo non sia abbastanza preciso e trasparente: “Vogliamo sapere per quale motivo la Commissione per la Vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive non abbia affrontato il tema del conflitto di interesse tra controllore e controllato e perché ​controlla​ solo ​i ​giovani​ atleti​ e i settori amatoriali, ma non ​gli atleti​ professionisti e di vertice che ​so​no monopolio assoluto del Coni – spiega Cova –. E chiediamo di istituire un organismo indipendente di controllo come è avvenuto da tempo nella maggior parte dei Paesi europei”.

 

​Dopo mesi il Coni non ha ancora​ preso nessun provvedimento riguardo alle mancate segnalazioni della reperibilità degli atleti che hanno impedito i controlli a sorpresa, ricorda Cova: “Questo dimostra come il Coni non sappia prendere dei provvedimenti nei confronti dei propri atleti di vertice”.

 

Per il parlamentare Pd “la lotta al doping deve essere una delle priorità del nostro sport e anche di questo Governo. Quanto avvenuto negli anni scorsi e svelato anche dalle ultime indagini di Bolzano, mostrano un grave conflitto tra il controllore e il controllato che la legge 376/2000 aveva cancellato, come ricordiamo nella nostra interpellanza – continua Cova –. Serve intervenire per sanare questa situazione. Lo sport a tutti i livelli ha bisogno di chiarezza e se l’Italia in questo sarà un precursore, è solo un bene. Cambiare il sistema che viene accettato nel nostro Paese, vuol dire cambiare anche uno sport che rischia di accettare il doping senza reagire”, conclude Cova.

 

Roma, 8 gennaio 2015