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Sicomoro

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Con il nuovo numero del Sicomoro torniamo sul ruolo dell’Europa e della sua importanza. Affrontiamo anche il tema del trasporto pubblico in Lombardia e poi spunti di riflessione sulla maternità surrogata e affido condiviso.

Se vuoi leggere clicca su Sicomoro n.13 del 22 novembre 2018

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News dal Parlamento

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La natura più protetta

Questa settimana, alla Camera, abbiamo dato il via libera alla proposta di legge sulle Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette, che, per come è impostata, intende rendere i parchi protagonisti dello sviluppo del Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e delle biodiversità con la buona economia.

La conservazione dei territori naturali che ancora mantengono inalterate le matrici ecosistemiche rappresenta il principale obiettivo dell’istituzione di aree naturali protette.

Tra le novità, i parchi nazionali comprendenti aree marine protette sono classificati come parchi nazionali con estensione a mare cui si applicano, per la parte marina, le disposizioni di legge relative alle aree marine protette. Si stabilisce che dal 1 gennaio 2018, le riserve statali che già ricadono o che vengano a ricadere all’interno di un parco nazionale o di un parco regionale, saranno affidate ai relativi enti gestori. C’è poi l’istituzione di un Sistema nazionale delle aree naturali protette costituito dai parchi nazionali e regionali, dalle riserve naturali, dalle aree marine e dalle aree naturali protette, e di un Piano nazionale triennale di sistema, uno strumento di programmazione nazionale finanziato da 30 milioni per gli anni 2018-2020 e da cofinanziamenti regionali da destinare, almeno al 50%, ai parchi regionali e alle aree marine protette. Inoltre è stato chiarito che nel territorio dei parchi e nelle aree contigue sono vietate le attività di prospezione, ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi.

Infine, vengono istituiti i Parchi nazionali del Matese e di Portofino, si delega il Governo ad adottare un decreto legislativo per l’istituzione di un unico Parco del Delta del Po, vengono ridenominate le aree marine di reperimento di Capo d’Otranto e di Capo Spartivento.

Un’inchiesta sulle banche

Abbiamo proceduto anche ad approvare, in via definitiva e all’unanimità, la proposta di legge di Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

La commissione, che avrà i poteri propri dell’autorità giudiziaria con i commissari che saranno vincolati al segreto, sarà costituita da venti senatori e da venti deputati nominati dai presidenti delle Camere e sarà chiamata a verificare, con attenzione particolare alla tutela dei risparmiatori, gli effetti sul sistema bancario italiano della crisi finanziaria globale e le conseguenze dell’aggravamento del debito sovrano. Inoltre, dovrà occuparsi di verificare la gestione di quegli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o posti in risoluzione, e di valutare l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari, controllando quanto sia stato fatto ai fini della prevenzione e gestione delle crisi bancarie.

Sugli istituti bancari la commissione sarà chiamata a valutare un’ampia serie di aspetti che vanno dalle operazioni in conflitto di interesse alla correttezza delle pratiche adottate, con particolare riferimento al collocamento presso i piccoli risparmiatori di prodotti ad alto rischio. Verranno verificate le modalità di raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati; i criteri di remunerazione dei manager e la realizzazione di operazioni con parti correlate suscettibili di conflitto di interesse; la correttezza del collocamento presso il pubblico, con riferimento ai piccoli risparmiatori e investitori non istituzionali, dei prodotti finanziari, soprattutto quelli ad alto rischio, e con particolare riferimento alle obbligazioni bancarie. Per quanto riguarda i rapporti con le imprese, verranno valutate le forme di erogazione del credito a imprenditori di particolare rilievo e la diffusione di pratiche scorrette di abbinamento tra erogazione del credito e vendita di azioni o altri strumenti finanziari della banca.

Il nuovo organismo avrà a disposizione un anno dalla sua costituzione e, in ogni caso, entro la fine di questa legislatura dovrà portare a compimento i suoi lavori. I risultati dell’inchiesta verranno presentati alle Camere con una relazione, nella quale verrà illustrata anche l’attività svolta.

Questioni aperte in Europa

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato ospite da noi, alla Camera, per illustrare le posizioni dell’Italia in vista del Consiglio europeo che si sarebbe tenuto da lì a poche ore. È stata l’occasione per fare il punto della situazione a un anno dal referendum britannico. Doveva essere un anno orribile per l’Unione europea, ha ricordato Gentiloni, ma le previsioni non sono state del tutto rispettate, viviamo in un clima complicato, ma molte delle preoccupazioni si sono rivelate infondate.

Ora, piuttosto, c’è da preoccuparsi della crescita dell’Eurozona che è migliore del previsto, ma a maggior ragione questo significa che non può essere soffocata da regole che sono state concepite in un periodo diverso e di difficoltà. L’Ue ha bisogno di una vera unione monetaria, di politiche del lavoro e degli investimenti, non bastano i numeri e i decimali: Europa significa lavoro, welfare, inclusione, crescita. Quindi, oggi, per il nostro presidente, l’edificio dell’Unione ha bisogno di essere cambiato.

Per quanto riguarda, poi, i temi scottanti, Gentiloni ha detto che la minaccia del terrorismo è comune e ha bisogno di risposte comuni. Va perfezionato lo scambio di informazioni tra forze dell’ordine, va aumentata la pressione sui grandi player del web perché i fenomeni di radicalizzazione possono essere contrastati da chi detiene le chiavi di un numero così impressionante di dati.

E poiché a margine del Consiglio europeo si discuterà anche dei criteri da adottare per il trasferimento da Londra ad altri Paesi dell’Unione di due grandi agenzie, quella che si occupa di banche e quella del farmaco, Gentiloni ha speso una parola di sostegno alla candidatura di Milano: la città ha tutte le carte in regola non solo dal punto di vista dell’importanza della filiera farmaceutica, ma anche della qualità della vita, della logistica, dei trasporti, della sede.

Infine, una parola sul clima – abbiamo in parte sulle nostre spalle, non da soli, il compito di tenere aperta la strada che porta a contrastare il cambiamento climatico secondo una linea che abbiamo condiviso immediatamente con Macron e la Merkel poche ore dopo la decisione Usa di non riconoscersi

più negli accordi di Parigi e la linea è della non negoziabilità – e soprattutto una sui migranti. In questo caso, per Gentiloni la velocità dell’Europa è drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e di gestione del fenomeno. Abbiamo bisogno di andare rapidamente verso una politica comune.

I beni culturali non si toccano

Le Disposizioni in materia di delitti contro il patrimonio culturale, approvato in prima lettura dalla Camera, è l’altro importante provvedimento di questa settimana. Con esso vengono riformate le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, inserendo un apposito titolo nel codice penale.

L’esigenza di questo intervento normativo si muove nell’ottica di un adeguamento del sistema sanzionatorio rispetto al valore che la Costituzione assegna al nostro patrimonio culturale, in quanto gli articoli 9 e 42 evidenziano come la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione siano degni di un livello di tutela superiore rispetto alla mera difesa del diritto all’integrità del patrimonio individuale. Inoltre, il disegno di legge, si innesta a pieno titolo nel quadro internazionale, dove si registra un’accresciuta sensibilità per la protezione dei beni culturali.

In sintesi, il disegno di legge favorisce la coerenza sistematica del quadro sanzionatorio penale, attualmente ripartito tra codice penale e codice dei beni culturali; assicura l’omogeneità terminologica di tutte le disposizioni incriminatrici, riconducendole al concetto di reati contro il patrimonio culturale; introduce nuove fattispecie di reato; innalza le pene edittali vigenti, così da attuare pienamente il disposto costituzionale in forza del quale il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela differenziata e preminente rispetto a quella offerta alla tutela della proprietà privata; introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali.

Minacce, sindaci più tutelati

È accaduto anche di recente a diverse sindache dei nostri comuni: sono state oggetto di minaccia, spesso di genere. Ecco perché abbiamo approvato, in via definitiva, una proposta di legge di Modifica al codice penale, al codice di procedura penale e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, a tutela dei Corpi politici, amministrativi o giudiziari e dei loro singoli componenti.

La legge intende rafforzare gli strumenti penali contro le intimidazioni ai danni degli amministratori locali, che negli ultimi anni hanno assunto dimensioni preoccupanti. La proposta ha origine dal lavoro svolto dalla apposita Commissione parlamentare di inchiesta che ha evidenziato come gli illeciti, pur realizzandosi con modalità diverse (aggressioni, minacce via email, via telefono o sui social network, danneggiamenti, recapito o ritrovamento di proiettili o carcasse di animali) abbiano in comune la qualità soggettiva della vittima nel suo ruolo di amministratore locale. Si tratta infatti di atti tutti volti a intimidire l’amministratore prevalentemente in relazione all’integrità della sua persona e dei suoi beni, minacciando, al tempo stesso, il buon andamento della pubblica amministrazione.
La novità più significativa della legge è l’allargamento della tutela ai singoli componenti dei corpi politici, amministrativi e giudiziari, che sono quindi tutelati in quanto tali, anche quando operano al di fuori dell’organo collegiale.

Maroni intervenga sulle Aler
Il presidente della Lombardia fa campagna elettorale a spese di tutti i cittadini che abitano in una casa Aler e annuncia una sorta di mini riforma che rischia di essere solo fumo negli occhi, soprattutto per le case dei quartieri più periferici. Quelli annunciati da Maroni a proposito del nuovo regolamento approvato da Regione Lombardia e dei contributi stanziati a favore di Aler, sembrano, infatti, essere i soliti interventi di facciata. Se fino adesso la Lega si è limitata alle passerelle senza scucire un soldo, ora si occupa di sistemare i regolamenti, ma non interviene mai concretamente sulle case dei quartieri Salomone-Mazzini-Calvairate. Bene: aspettiamo Maroni e i suoi al varco.
Ma intanto, i 50 milioni di euro che rischiano di essere letteralmente buttati via per il referendum per l’autonomia, mettiamoli nella manutenzione di questi caseggiati invece che in una consultazione del tutto inutile, visto che quanto la Lega vorrebbe chiedere si può ottenere in altro modo e senza dispendio di soldi che servono ai nostri cittadini, i primi contribuenti del sistema delle case pubbliche.

Le 12 vittorie di Calcaterra alla 100 km del Passatore

Per chi fosse interessato può vedere il video del mio intervento in aula per ricordare la grande impresa di Giorgio Calcaterra e che spero venga valorizzata e premiata anche dalle istituzioni sportive.

Qui puoi vedere il video https://www.youtube.com/watch?v=-tWvfmbRMy0

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Sisma, acceleriamo la rinascita

Via libera, questa settimana, alla Camera, alla Conversione in legge del decreto recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017. Il provvedimento introduce regole più snelle e aiuti per i cittadini e le imprese delle zone colpite dal terremoto di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con l’obiettivo di semplificare e accelerare le varie fasi della ricostruzione.

In particolare, sono stati affrontati alcuni nodi emersi nel corso della gestione dell’emergenza e dell’avvio della ricostruzione di questi mesi: il tema del personale; il sostegno agli enti locali impegnati nella ricostruzione; l’accelerazione delle procedure per la realizzazione delle opere di urbanizzazione necessarie per le casette, per le stalle e per le scuole.

Sono poi state potenziate le misure a sostegno dell’economia dei territori colpiti dal sisma, in particolare con la norma sul danno indiretto che vuole sostenere soprattutto il settore del turismo e del commercio, strategici per le regioni del centro Italia. Anche altre norme vanno in questa direzione: le agevolazioni per gli investimenti, la moratoria su mutui di imprese e privati, la priorità dei contratti di sviluppo per le regioni del sisma.

Sono stati inoltre chiariti alcuni aspetti per rendere le norme meglio applicabili e per arrivare ad una ricostruzione più veloce, trasparente e puntuale, anche per i tanti gioielli architettonici e culturali di cui sono ricche le regioni colpite: con l’approvazione di un emendamento, tutta la quota dello Stato dell’8×1000 sarà destinata, per 10 anni, alla ricostruzione e al restauro dei beni culturali distrutti o danneggiati dal sisma.

Si tratta di circa 150/200 milioni l’anno che garantiranno una fonte certa e sicura di finanziamenti, due miliardi in dieci anni. Inoltre vengono inseriti ulteriori 9 comuni dell’Abruzzo tra quelli a cui si applicano tutte le misure messe in campo finora per le aree colpite dal sisma.

 

Risarcimenti più equi

Questa settimana, abbiamo approvato, in prima lettura, la proposta di legge sulle Modifiche alle disposizioni per l’attuazione del codice civile in materia di determinazione e risarcimento del danno non patrimoniale (definito anche biologico, quello che tocca la persona e la sua salute e non solo le cose).

Il testo consta di due articoli che allegano alle disposizioni di attuazione del codice civile due tabelle che i giudici dovranno utilizzare come parametri per la liquidazione con valutazione equitativa del danno non patrimoniale. Si tratta delle cosiddette Tabelle di Milano, oggi adottate dalla gran parte dei tribunali d’Italia dopo la pronuncia della Corte di Cassazione che ha introdotto il principio della necessità di applicare su tutto il territorio nazionale un unico criterio di liquidazione, da ritenersi equo.

Secondo la proposta approvata, al giudice è consentito di aumentare il risarcimento fino al 50 per cento della misura prevista dalle tabelle, in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato. Il provvedimento è da considerarsi, quindi, un passo avanti importante, soprattutto se associato al disegno di legge “concorrenza”, attualmente all’esame del Senato, che interviene in materia di risarcimento dei danni da incidenti stradali, al fine di garantire, in forza degli stessi principi, la parità di trattamento su tutto il territorio nazionale dei cittadini vittime di questi tipologie di danni non patrimoniali.

 

C’è bisogno di Europa

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ospite, alla Camera, in occasione delle celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. E il suo intervento ha davvero fatto il punto di come la nostra Unione sta funzionando e su che strada dovrebbe andare.

Intanto, Mattarella è partito dall’importante avvenimento della Brexit, dicendo proprio che la celebrazione dell’anniversario richiede che sul percorso di integrazione europea si svolga una riflessione, la cui necessità è accresciuta dall’uscita, per la prima volta, di un Paese, il Regno Unito, membro dal 1973. Una riflessione che non può prescindere dalla storia che sta alle spalle della Ue: nel 1951 nasceva la Comunità del carbone e dell’acciaio, l’anno dopo il Trattato, arenatosi poi in Francia, del progetto di Comunità europea di difesa. Sarebbe stata l’Italia, prima con la Conferenza di Messina, nel 1955, poi con quella di Venezia del 1956, ad esserne motore traente, con Gaetano Martino, Ministro degli Esteri nel Governo Segni, fra i protagonisti.

Perciò, i padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati, con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari, ci ha ricordato il Presidente, bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza, mettendo a fattor comune le capacità di ciascun Paese e puntando a realizzare una grande società aperta, nella quale libertà, democrazia e coesione fossero reciprocamente garantite.

E ancora: l’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà. Una risposta alle debolezze dell’Europa uscita dalla Seconda Guerra Mondiale e alla sua progressiva costruzione hanno preso parte ex nemici. Quindi, ha detto Mattarella, se guardiamo alla strada percorsa ci rendiamo conto di come non sia stato mai un cammino facile, sin dall’inizio. Tuttavia, la spinta all’unità europea si è sempre rivelata, comunque, più forte degli arroccamenti e delle puntigliose distinzioni pro-tempore di singoli governi o di gruppi di Paesi, giocando un ruolo significativo anche nel contributo alla evoluzione delle relazioni internazionali.

Il Capo di Stato vede però oggi un’Europa quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell’intraprendere la rotta. Come ieri, c’è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi. Perché nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai

affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi.

Qui il video integrale del bell’intervento del Presidente Mattarella

 

Lo squadrismo grillino e i vitalizi inesistenti

Avrete visto tutti le immagini di quello che è accaduto nei giorni scorsi a Montecitorio. Una sorta di protesta di piazza inscenata dai soliti che hanno assaltato l’Ufficio di presidenza della Camera e hanno impedito lo svolgimento delle question time. Ora, al di là della gravità del fatto in sé, c’è un principio di fondo che mi preme sottolineare: in democrazia si vota e chi ha la maggioranza vince. Altri metodi non sono democratici e pensare di assaltare la Presidenza e impedire di lavorare e intervenire, perché non si è fatto come voleva un gruppo eletto tanto quanto gli altri, non è democrazia, ma i primi passi di un ritorno al fascismo.

Per altro, avessero almeno ragione!

Sono persino in pieno torto: le due proposte all’esame erano completamente diverse. Quella degli M5s agiva semplicemente sulle pensioni contributive ancora de erogare – e non sui vitalizi che non esistono più dal gennaio 2012–, senza peraltro intaccarne gli importi in alcun modo, e avrebbe portato risparmi pari a zero nell’immediato e risibili tra qualche anno. Questo perché non avrebbe intaccato il grosso della spesa pensionistica, rappresentato dai trattamenti maturati prima della riforma del 2012, quella che, appunto, ha cancellato i vitalizi. In sostanza, chiedeva che i deputati che decadono dopo il gennaio 2012 non prendano più la propria assicurazione a 65 anni, ma a 67. Cioè, veniva semplicemente posticipata di due anni. Ma questa loro sbandierata scelta non avrebbe cambiato proprio niente, in quanto l’assicurazione sarebbe stata versata due anni dopo. Quindi, si sappia chiaramente che la proposta dei cinquestelle non avrebbe portato nessun risparmio per i conti della Camera. Anzi.

La proposta Pd, approvata, prevede, invece, che chi detiene assegni vitalizi e trattamenti previdenziali, diretti e di reversibilità, corrisposti ai deputati cessati dal mandato o ai loro eredi, cioè i deputati decaduti prima del gennaio 2012, versi un contributo di solidarietà per tre anni nelle eccedenze del 10% sopra i 70mila euro, del 20% sopra gli 80mila, del 30% sopra i 90mila e del 40% sopra i 100mila. Questo comporta un risparmio annuo di 2,4 milioni di euro. Preciso anche che non può essere continuativo non per nostra volontà, ma perché il principio è stato voluto dalla Corte costituzionale. Ma mi sembra, comunque, un bel passo avanti rispetto al nulla che proponevano i grillini.

Dei quali vorrei sottolineare l’assoluta malafede: ricordate i cartelli che sbandieravano? No ai vitalizi: ma i vitalizi, ripeto, sono stati abrogati, cioè definitivamente cancellati, dalla riforma del 2012. Cinque anni che i cinquestelle hanno volutamente ignorato. Altrimenti su cosa avrebbero basato la loro propaganda squadrista?

 

Non lasciamolo solo!

In questi giorni stiamo assistendo ad un attacco senza precedenti nei confronti di Don Luigi Ciotti.

Piena solidarietà a don Ciotti e la nostra vicinanza non sia solo con le parole, ma anche nell’attenta opera di vigilanza sui territori, delle persone nelle istituzioni e nel mondo del lavoro.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Protezione civile e omogenea

Di una Protezione civile italiana si è sentita l’assoluta esigenza quarant’anni fa, dopo il devastante terremoto del Friuli, nel 1976. Oggi, a tanto tempo di distanza, era necessaria una riforma. Ecco perché, in settimana, alla Camera, abbiamo approvato la Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile, un intervento che servirà a renderla ancora più forte ed efficiente e a dare più forza e coesione all’Italia.

La necessità di modificare e integrare la normativa di riferimento si era resa palese per riportare a unità e a maggiore equità per i cittadini la pluralità di situazioni, spesso molto disomogenee a livello territoriale. La legge delega prevede di rendere omogenea l’applicazione nella pianificazione, nella gestione e nel superamento delle emergenze, nella valutazione delle condizioni dei territori ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza; di indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi eventi; di organizzare un sistema policentrico che operi a livello centrale, regionale e locale, coordinando al meglio responsabilità centrali e territoriali nell’intero Paese e distinguendo fra ruolo politico e gestione amministrativa; di recuperare i ritardi e mantenere la priorità assoluta della sicurezza dei cittadini e delle imprese, costruendo le condizioni per ridurre preventivamente l’effetto di rischi anche attraverso la partecipazione e la responsabilità dei cittadini, l’indispensabile apporto del volontariato organizzato, delle università e degli enti di ricerca e del sistema pubblico della protezione civile, mantenendo lo standard di eccellenza riconosciuto al nostro Paese in tutta Europa.

Alla base di queste scelte c’è un dato di fatto: il costo complessivo dei danni provocati in Italia da calamità naturali è pari a circa 3,5 miliardi di euro all’anno e le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi superano di gran lunga i costi che sarebbero necessari a prevenire i danni. È, dunque, indispensabile sviluppare una politica di prevenzione e di mitigazione del rischio supportata da risorse, scelte amministrative e da una normativa strutturale appropriata.

 

Missioni, avanti con giudizio

La settimana che si è appena conclusa ci ha visto anche fare una articolata discussione sulla relazione delle Commissioni Affari esteri e comunitari e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, adottata il 14 gennaio scorso.

Al termine del dibattito abbiamo votato e approvato una risoluzione in cui si autorizzano tutte le missioni e le attività previste in quella deliberazione, ma si impegna anche il Governo, con riferimento alla missione Joint Enterprise, a sostenere un incremento della raccolta delle informazioni finalizzata al contrasto al fenomeno dei foreign fighters e della criminalità organizzata; con riferimento alle missioni Eulex Kosovo ed Eufor Althea, a proporre l’inserimento, tra gli obiettivi della missione, della lotta al terrorismo e del contrasto del fenomeno dei foreign fighters, e a sostenere un maggiore impegno della missione nel contrasto della criminalità finanziaria; con riferimento alla missione Eunavformed operazione Sophia, ad agire nelle competenti sedi internazionali affinché vengano rafforzate le attività tese a smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani dalle coste libiche verso quelle italiane; con riferimento alla missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi, ad adoperarsi per svolgere un ruolo preminente nella ricostruzione delle forze armate libanesi, anche attraverso la facilitazione e la collaborazione con attori del settore della difesa nazionale, con particolare riferimento al settore addestramento; con riferimento alla missione di partecipazione alla Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh, a continuare a dare priorità al possibile problema umanitario derivante dalla imminente liberazione dal Daesh della città di Mosul; con riferimento alla missione su base bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica, a valutare la possibilità di attuare un coordinamento tra l’attività addestrativa del personale della Guardia costiera libica, in esecuzione degli accordi di cooperazione tra il Governo italiano e il Governo libico per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani.

 

In Europa, sempre forti

In vista del Consiglio europeo che si sarebbe tenuto nei giorni successivi, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ci ha reso comunicazioni su quanto sarebbe andato a discutere in quella sede. In particolare, ha risposto alle accuse venute direttamente dall’Europa di una nostra debolezza nella gestione dei flussi migratori. Gentiloni ha fatto presente che il problema della immigrazione non si cancella, ma è possibile cercare di sostituire quella clandestina irregolare con flussi e canali più accettabili. E se questo è un obiettivo anche della Ue, il nostro premier si è augurato che anche a Bruxelles si facciano passi in più per aiutare il lavoro di avanguardia dell’Italia, anche in termini di risorse.

È stata anche l’occasione per Gentiloni di fare il punto sull’attività di governo che è concentrata su una serie di misure, dall’immigrazione alla pubblica amministrazione, dal processo penale alla sicurezza urbana, dalla legge sulla povertà al ddl sulla concorrenza. Insomma, in Italia le riforme non solo non si sono fermate, ma non hanno minimamente rallentato il loro corso.

Al termine della discussione, abbiamo approvato una risoluzione che impegna il Governo a sostenere la necessità di adottare politiche di bilancio sostenibili ma orientate alla crescita, e in particolare agli investimenti e all’occupazione, che tengano conto del contesto economico, anche attraverso l’eventuale adeguamento delle regole fiscali in vigore; a promuovere la formulazione di raccomandazioni sulle politiche fiscali per la zona euro nel suo complesso; a sottoporre ad una attenta analisi la condizione del sistema bancario europeo; a favorire l’adozione di una politica industriale comune; a promuovere una sempre maggiore integrazione all’interno dell’Unione economica e monetaria; a sollecitare il rafforzamento del mercato unico; a favorire gli interventi volti alla realizzazione di un mercato unico digitale; a sostenere con determinazione la necessità di approntare misure urgenti atte a contrastare l’alto livello di disoccupazione giovanile in aumento in molti Paesi dell’eurozona; a continuare a perseguire attivamente il rafforzamento della solidarietà e della coesione all’interno dell’Unione; a sostenere nelle sedi europee le iniziative di rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e difesa.

 

Più diritti per gli autonomi

Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato è l’altro importante provvedimento, già approvato dal Senato, che abbiamo affrontato questa settimana.

Il disegno di legge si compone di due insiemi di norme complementari:

da un lato si è inteso introdurre un sistema di interventi finalizzati al rafforzamento delle tutele sul piano economico e sociale per i lavoratori autonomi, dall’altro si è voluto sviluppare, all’interno dei rapporti di lavoro subordinato, modalità flessibili di esecuzione delle prestazioni lavorative (smart working), allo scopo di promuovere l’incremento della produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Tra le tutele previste dal provvedimento per questi lavoratori, figurano le garanzie contro i ritardi nei pagamenti dei corrispettivi, l’impossibilità per il committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere senza congruo preavviso, nonché imporre clausole con le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla richiesta di pagamento, o ancora il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. Tra le misure, si determinano, poi, le condizioni per rendere strutturale la Dis-Coll, ovvero l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

Per quanto riguarda il cosiddetto “lavoro agile” (smart working), si chiarisce in primo luogo che questo istituto non costituisce una nuova tipologia contrattuale, ma solo una particolare modalità di svolgimento della prestazione di lavoro subordinato, basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata, principalmente, da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici e delle possibilità tecnologiche esistenti, nonché dall’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti al di fuori dei locali aziendali.

Nella disciplina del trattamento economico e normativo del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, si stabilisce che questi abbia diritto a un trattamento non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Inoltre, il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore.

 

Primo: proteggere i testimoni

Altra novità, tra le discussioni all’ordine del giorno della Camera, l’approvazione della proposta di legge sulle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia. Finora, infatti, si normava con la stessa legge persone che per quanto fossero preziose per la lotta alla criminalità, erano diverse profondamente: i collaboratori si sono macchiati di delitti efferati, i testimoni di giustizia invece sono cittadini normali, che hanno subito la violenza delle mafie o assistito e denunciato e si sono recati nelle aule giudiziarie a indicare i colpevoli.

La legge dà loro statuto autonomo e dignità, in quanto contiene il principio della personalizzazione delle misure per il testimone di giustizia che non può continuare a subire lo sradicamento dal proprio territorio, l’abbandono del lavoro, il cambiamento del nome. Non sono loro che devono cambiare, ma sono le mafie. Un testimone dovrà poter rimanere a casa propria, continuando il proprio lavoro.

Vengono perciò individuate le speciali misure di protezione previste per i testimoni di giustizia e per gli altri soggetti sottoposti a protezione e si stabilisce, preliminarmente, che comprendono misure di tutela fisica e dei beni, misure di sostegno economico, misure di reinserimento sociale e lavorativo.

Per garantire l’incolumità dei testimoni e la sicurezza dei loro beni, in base alla gravità e attualità del pericolo, dunque, si adottano misure di vigilanza e protezione, accorgimenti tecnici di sicurezza per abitazioni e aziende, misure per gli spostamenti, trasferimenti in luoghi protetti, utilizzazione di documenti di copertura, cambiamento delle generalità.

Al testimone andrà assicurata una condizione economica equivalente a quella preesistente. Alle misure già oggi previste, tra cui spese sanitarie e mancato guadagno, gli sono riconosciuti l’assistenza legale, il rimborso per spese occasionali dovute alla protezione e un indennizzo forfetario per i danni psicologici e biologici subiti.

Il testimone ha diritto a conservare il posto di lavoro o, per esigenze di sicurezza, a trasferirsi in altre sedi. Se invece il lavoro l’ha perso a causa delle sue dichiarazioni, ha diritto a un nuovo posto, anche temporaneo. Sono previste forme di sostegno all’impresa con gli strumenti del codice antimafia e l’eventuale assegnazione di beni confiscati alle mafie, mutui agevolati e l’accesso a programmi di assunzione nella pubblica amministrazione con chiamata nominativa.

Paolo Cova

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Furto di rame: pene più aspre

Il titolo della proposta di legge che abbiamo approvato questa settimana, alla Camera, potrebbe non suggerire niente di specifico: Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di furto di materiale appartenente a infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici. Ma se dico che intende contrastare il fenomeno del furto di rame, sappiamo tutti di cosa si sta parlando. Non è un reato indifferente perché ha delle pesanti conseguenze sull’economia del paese, causando decine di milioni di euro di danni e disservizi nella fornitura di energia elettrica e nelle telecomunicazioni.

Per avere un’idea, nel 2015 Enel Spa ha segnalato disservizi nell’erogazione di energia elettrica per 697.581.423 minuti; Fs ha dovuto disporre il rallentato della circolazione di 6.761 treni, accumulando un totale di 138.525 minuti di ritardo, con danni per decine di milioni di euro. In totale, l’anno scorso i furti di rame registrati sono stati 14.448.

Episodi addebitabili non solo a singoli soggetti, ma anche a criminalità organizzata, che è solita poi rivendere nel mercato nero il metallo rubato. Quindi, il furto di rame è diventato business e la legge prevede, per questo, la punibilità espressa con pena detentiva più aspra se il reato è commesso in forma associata. In generale, la proposta di legge aumenta ulteriormente il contrasto al fenomeno: la nuova disposizione stabilisce, in particolare, che chi compie questo tipo di furto è punito con la reclusione da un anno a sei anni e con la multa da mille a 5mila euro. Inoltre, reclusione da 3 a 8 anni quando a commettere furto o ricettazione di rame sia l’associazione a delinquere.

 

Una mano ai vigili fuoco e comparto sicurezza

Dopo che la grave crisi economica a livello europeo e internazionale ha determinato perdita di posti di lavoro nel privato e una forte contrazione delle dinamiche salariali nel settore pubblico, sono finalmente in corso interlocuzioni tra il Governo, le associazioni sindacali e datoriali al fine di definire in modo concorde l’atto di indirizzo che formalmente riavvierà la stagione della contrattazione nel comparto pubblico. In questo quadro, un’attenzione particolare va certamente riconosciuta al personale dei vigili del fuoco, delle forze armate e delle forze di polizia, in considerazione non solo della particolare delicatezza del lavoro svolto dagli appartenenti al comparto sicurezza, ma anche in considerazione del fatto che il loro lavoro incide direttamente sui bisogni della collettività.

Per questo abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa utile, anche attraverso la previsione dello stanziamento di risorse finanziarie nel disegno di legge di bilancio in corso di presentazione, per proseguire e rafforzare le iniziative già messe in campo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, con specifica attenzione al rinnovo dei contratti nel settore del comparto sicurezza.

Temi caldi in Europa

Mercoledì mattina il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è venuto alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre e ha presentato quali siano i temi caldi del futuro dibattito. Intanto, ha ricordato che il 25 marzo del 2017, sessant’anni dopo la firma dei Trattati istitutivi delle Comunità europee, i 27 Paesi che fanno parte dell’Unione europea si riuniranno a Roma e proveranno a immaginare il futuro. L’incontro può essere uno spartiacque rilevantissimo, cruciale, decisivo, ha detto Renzi.

Si tornerà, poi, ancora sulla questione dell’immigrazione: l’Unione europea si accinge a discutere del prossimo bilancio. Per Renzi l’Italia deve essere promotrice di una posizione durissima nei confronti di quei Paesi che fanno parte dell’Unione europea, che hanno ricevuto molti denari dalla comune appartenenza, che hanno ricevuto molti fondi per rilanciare i propri territori e che, in questa fase, si stanno smarcando dai propri impegni assunti formalmente di ricollocazione degli immigrati.

Si parlerà, infine, della questione di politica internazionale. La discussione verterà sulla Russia, di conseguenza sulla Siria, sulla situazione drammatica del Medio Oriente e sulla necessità per i nostri Paesi di svolgere un ruolo finalmente propositivo di politica europea estera. Appuntamento che per l’Italia sarà preceduto da un importante e rilevante meeting internazionale: la visita di Stato che il Presidente degli Stati Uniti ha chiesto e che vedrà Renzi a Washington da lunedì a mercoledì. Fatto particolarmente significativo perché avviene dopo un numero considerevole di anni, ma anche perché testimonia un rapporto molto forte tra gli Stati Uniti e l’Italia che il Presidente Obama ha definito come un rapporto che conosce oggi il livello più alto della sua storia.

Al termine delle comunicazioni e del dibattito che ne è seguito, abbiamo approvato una articolata risoluzione nella quale, in estrema sintesi, abbiamo impegnato il Governo sui temi della migrazione e a promuovere conclusioni ambiziose sulla politica commerciale europea, ribadendo l’importanza strategica delle relazioni transatlantiche.

 

 

Tutti i numeri dell’Italia

L’esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2016, fatto in settimana, con lo scopo di aggiornare, appunto, le previsioni macroeconomiche, di finanza pubblica e gli obiettivi programmatici, ha dato un quadro del momento che stiamo vivendo. Per capirci, è emerso che la crescita in Italia è tornata positiva nel 2014, ha accelerato nel 2015 e si sta rafforzando nel 2016. Il ritmo della ripresa, tuttavia, è rallentato dalla durezza della doppia e profonda recessione che ha caratterizzato il periodo 2009-2013. In particolare, l’Eurozona appare esposta al rischio di prolungata bassa crescita più di altre regioni.

Il Governo, fin dal suo insediamento, ha perseguito una strategia orientata al rilancio degli investimenti, pubblici e privati e, in modo particolare, al sostegno dei consumi interni, attraverso l’aumento del reddito disponibile delle famiglie e la riduzione della pressione fiscale, scesa dal 43,6 del 2013 al 42,1 del 2016.

Ancora qualche dato contenuto nella Nota che presenta una revisione al ribasso della stima di crescita del Pil per l’anno in corso rispetto alle previsioni formulate nel Def, dall’1,2 per cento allo 0,8 per cento; in relazione alle incertezze che caratterizzano il quadro macroeconomico, anche le previsioni di crescita tendenziale per il 2017 sono ridimensionate allo 0,6 per cento rispetto all’1,2 per cento previsto ad aprile; vengono invece confermate le stime per il 2018 e il 2019, che si attestano all’1,2 e all’1,3 per cento.

Dopo l’illustrazione, abbiamo approvato una risoluzione che impegna il Governo su vari fronti, ma in particolare a proseguire con il programma di dismissione e valorizzazione del patrimonio pubblico e di privatizzazione delle partecipazioni societarie; a realizzare un programma di interventi di adeguamento antisismico del territorio e del patrimonio abitativo, artistico e culturale del Paese; a predisporre gli interventi necessari a far risalire nel periodo di riferimento il rapporto tra investimenti pubblici e Pil, con particolare riguardo agli investimenti in infrastrutture, in campi quali l’edilizia scolastica e ospedaliera, la riqualificazione urbana, il contrasto al dissesto idrogeologico, l’innovazione e la ricerca; a sostenere la competitività delle imprese e a favorirne lo sviluppo; a promuovere politiche orientate alla famiglia e al sostegno dei carichi familiari; a garantire una dotazione finanziaria del Fondo sanitario nazionale idonea ad assicurare l’erogazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza in campo sanitario; a prorogare ulteriormente le maggiorazioni delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico.

 

 

LA RIFORMA PASSO PASSO

 

Il procedimento legislativo

Parliamo ancora di questa importante fase della vita parlamentare, quando le leggi passano dal Presidente della Repubblica e quando viene chiamata in causa la Corte costituzionale.

 

 

Testo vigente art. 73 Testo modificato
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione. identico
  Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito. Se la Camera dei deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso. identico

 

 

Testo vigente art. 74 Testo modificato
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. identico
  Qualora la richiesta riguardi la legge di conversione di un decreto adottato a norma dell’articolo 77, il termine per la conversione in legge è differito di trenta giorni.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata. Se la legge è nuovamente approvata, questa deve essere promulgata.

 

Commento

L’articolo 13 del testo di legge costituzionale introduce un nuovo secondo comma all’articolo 73 della Costituzione, che prevede che le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possano essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale della Corte costituzionale. Affinché ciò avvenga occorre che almeno un terzo dei componenti del Senato o un quarto dei componenti della Camera presentino – entro 10 giorni dall’approvazione della legge – un ricorso motivato. La nuova previsione stabilisce che la Corte costituzionale si pronunci entro il termine di 30 giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata.

L’articolo 14 del testo di legge costituzionale modifica, invece, l’articolo 74 della Costituzione in materia di rinvio delle leggi da parte del Presidente della Repubblica, stabilendo che, qualora il rinvio riguardi i disegni di legge di conversione di decreti-legge, è contemplato un differimento di 30 giorni rispetto al termine costituzionale di 60 giorni per la conversione. Con una seconda modifica, viene adeguata la formulazione dell’articolo al nuovo procedimento legislativo delineato dall’articolo 70, specificando che se “la legge” è nuovamente approvata, questa deve essere promulgata.

 

Appuntamento

 

Lunedì 17 ottobre 2016 alle ore 10.45 interverrò ad un interessante dibattito sulla filiera del latte alla 533^ Fiera Agricola di Abbiategrasso.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Europa, serve la strada del coraggio

Settimana dedicata all’Europa, questa appena passata. Alla Camera abbiamo approvato la legge europea e abbiamo ascoltato le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, in vista della seduta di Consiglio europeo di fine giugno.

Quest’ultimo, aveva al centro dell’ordine del giorno la grande questione legata al migration compact e alle politiche sulla sicurezza e sull’immigrazione. Renzi ha incentrato il suo intervento soprattutto sul commento alla Brexit, dicendo che si tratta di un voto che va rispettato, di cui va preso atto, voltando pagina e cercando di cogliere ciò che c’è di positivo dalla fase e dalla stagione che si apre. Ma l’analisi ha messo anche in evidenza un fatto: laddove c’è maggiore tensione sociale, lì si è registrato un consenso molto più forte all’ipotesi di uscita dall’Europa, come se fosse la responsabile della crisi, anche economica e industriale, che conosciamo. Dunque, serve una nuova partenza al centro della quale, per Renzi, vanno messi i posti di lavoro.

E per quanto riguarda la posizione dell’Italia dentro l’Europa, Renzi ha parlato di “casa”, sostenendo che noi non immaginiamo di andarcene da casa nostra, perché pensiamo che l’Europa sia il luogo da lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti, proprio come facciamo con la casa alla quale siamo affezionati. Ma sappiamo anche che, così com’è, questa casa non è accogliente come in passato. Dobbiamo essere in grado di mettere al centro quei valori che, peraltro, l’Italia, ha posto al centro della propria azione di Governo.

In effetti, settant’anni di pace dentro questa casa non sono stati un grazioso colpo di fortuna, ha detto ancora il Presidente, ma la conseguenza dell’azione di leader coraggiosi, che ebbero al centro della propria azione un’idea di orizzonte sul futuro, un’idea di valori condivisi, che, partendo dal carbone e dall’acciaio, seppero creare le condizioni di una comunità. Oggi deve prevalere questo senso di responsabilità per le prossime generazioni, ma può essere fatto soltanto a condizione di scegliere la strada del coraggio.

 

E intanto meno infrazioni

Subito dopo, abbiamo approvato le Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2015-2016, già passate al vaglio del Senato.

Si tratta, indubbiamente, di un provvedimento complesso che recepisce nell’ordinamento italiano delle normative europee anche al fine della riduzione del contenzioso. In realtà, il Governo italiano ha già raggiunto risultati importanti nell’adeguamento del diritto interno a quello europeo. Le procedure di infrazione si sono ridotte da 119 a 86, di cui 16 sull’ambiente, 9 sulla libera circolazione delle merci, 8 in materia di fiscalità, dogane e affari interni, 7 in materia di affari economici e finanziari. E con l’approvazione di questa legge si chiudono altre 4 procedure di infrazione, facendo quindi scendere il numero complessivo a 82 e si risolvono altre 10 procedure di preinfrazione.

Quali le novità? In materia di giustizia, ad esempio, è stata introdotta un’apposita sezione recante disposizioni sull’indennizzo in favore delle vittime di reati intenzionali violenti e l’estensione del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di stampo mafioso delle richieste estorsive. Si è intervenuto anche in tema di diritti delle persone, come ad esempio il permesso di soggiorno individuale per minori stranieri, che rappresenta un segnale di avanzamento per le politiche dell’infanzia e per le politiche dell’integrazione europea, provando a costruire un vero legame di fiducia con i cittadini di domani. Si è proceduto allo stralcio dell’articolo sulle disposizioni relative all’indicazione del Paese d’origine sull’etichettatura dei prodotti alimentari, confluendo in un autonomo disegno di legge affinché il Made in Italy venga percepito chiaramente come una risorsa per tutta l’Europa e non un ostacolo alla libera concorrenza. Come Paese stiamo insistendo per una tracciabilità e trasparenza generalizzate e diffuse dei prodotti e della filiera.

 

Un passo avanti sulle banche

Il cosiddetto Decreto Banche, ovvero la Conversione in legge del decreto recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione, già approvato dal Senato, è stato il provvedimento più importante che abbiamo licenziato questa settimana alla Camera.

Il decreto legge sulle banche ha l’obiettivo fondamentale di creare le condizioni per migliorare il funzionamento del sistema bancario e permettere quindi il consolidamento della ripresa. Il provvedimento punta per questo innanzitutto a rimuovere gli ostacoli e le lungaggini che hanno fin qui impedito al sistema creditizio di svolgere il suo fondamentale ruolo economico a favore di famiglie e imprese. Si creano strumenti che facilitano l’accesso al credito per le piccole e medie imprese e si evita, attraverso il pegno non possessorio, che la richiesta di un finanziamento possa tradursi nel blocco dell’attività imprenditoriale o in ripercussioni sui beni personali dell’imprenditore.

Il decreto provvede infine a rimborsare i risparmiatori che avevano acquistato le obbligazioni subordinate dai quattro istituti di credito (Banca popolare dell’Etruria, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti) poi falliti. A quelli truffati toccherà un rimborso automatico dell’80 per cento dell’investimento, mentre chi ha investito i propri soldi consapevole dei rischi, potrà far valere i propri diritti con un arbitrato davanti all’Anac di Cantone.

 

Più università per tutti

Secondo un rapporto internazionale dell’Ocse, risalente al 2015, solo il 42% degli italiani inizia gli studi universitari, valore che è il più basso in Europa, a fronte di una media europea del 63% e di valori massimi che superano l’80%. Gli studenti universitari italiani dovrebbero, quindi, aumentare almeno di metà, anche solo per raggiungere la media europea, addirittura raddoppiare per raggiungere i Paesi più avanzati. Secondo il medesimo rapporto, l’Italia, per percentuale di laureati nella fascia 25-34 anni, occupa adesso l’ultimo posto nell’Ocse con il 24%, a fronte di una media europea del 39 per cento: il numero dei laureati italiani dovrebbe, quindi, aumentare di oltre il 60%.

Ecco perché, in settimana, abbiamo approvato una mozione concernente iniziative volte a favorire l’accesso agli studi universitari, con particolare riferimento ad un’equa ripartizione delle risorse sul territorio nazionale.

L’atto impegna il Governo ad assumere iniziative per stabilizzare definitivamente il fondo integrativo per il diritto allo studio; ad aggiornare e rendere maggiormente omogenei a livello nazionale i requisiti di merito dello studente e di reddito e patrimonio della famiglia (cioè il valore Isee) per accedere alle prestazioni del diritto allo studio universitario; a stabilire i criteri di ripartizione del fondo integrativo statale sulla base dei fabbisogni regionali e rendere vincolante per le regioni lo stanziamento di risorse proprie; a stabilizzare su base pluriennale le cifre e i criteri di allocazione e di ripartizione del fondo di finanziamento ordinario delle università statali; ad adottare idonee iniziative per garantire, almeno a livello regionale, la presenza di corsi di studio in grado di soddisfare le diverse esigenze culturali e di formazione degli studenti.

 

Latte e carni suine più tracciabili

E in linea con quanto l’Italia sta chiedendo, sempre più, all’Europa, appunto, la scorsa settimana ho depositato, in Commissione Agricoltura della Camera, una risoluzione che pone al centro la tracciabilità del latte bovino e delle carni suine nei sistemi Dop e la separazione dalle linee di produzione “non Dop”. In sostanza, come la filiera della mozzarella di bufala Dop ha beneficiato di un provvedimento analogo, così deve essere anche per le Dop​/Igp​ degli altri prodotti lattiero-caseari da latte bovino​​ ​e delle carni suine. Non mi stancherò mai di dire che in Italia abbiamo prodotti di eccellenza tali che vanno tutelati, non solo per il lavoro dei produttori, ma anche per il rispetto nei confronti dei consumatori.

La risoluzione parte dalla considerazione che l’Italia ha una posizione di rilievo nell’ambito del settore lattiero-caseario mondiale, ma il mercato continua a essere gravato da una situazione di offerta abbondante, tanto che il 2016 si è aperto con una conferma della situazione di criticità come già nel 2015. Inoltre, la suinicoltura ha per il Paese un valore strategico, con ​i​ suoi 26mila allevament​i suinicoli, de​i​ quali oltre 4.500 fornit​ori​ di materia prima per le Dop, ma le quotazioni dei suini vivi da inviare al macello e destinati al circuito dei prodotti Dop sono inferiori ai costi di produzione ormai da diversi anni.

Quindi, è indispensabile introdurre per entrambe le filiere sistemi di tracciabilità in grado di rendere ​certa per il consumatore​ ​l’origine​ ​dei prodotti lattiero-caseari Dop​/Igp e i tagli ottenuti da animali allevati nell’ambito del circuito tutelato dalle stesse certificazioni, che presentano caratteristiche qualitative particolari, legate al rispetto dei disciplinari di produzione e costantemente controllate da organismi terzi.

Ecco perché la risoluzione impegna il Governo a istituire un sistema di tracciabilità della filiera dei prodotti lattiero caseari Dop​/Igp​ e dei prodotti da carni suine Dop​/Igp​, in modo che gli allevatori, i trasformatori e gli intermediari siano obbligati ad adottare nelle proprie attività sistemi idonei a garantire la rilevazione e la tracciabilità del latte e delle carni prodotti, ​ma anche ad ​attuare la procedura per cui la lavorazione di prodotti che arrivano da allevamenti che non sono all’interno del Dop/Igp ​avvenga in spazi dedicati​ e separati​.

 

Venerdì 8 luglio alla Festa PD a Melzo

 

Venerdì 8 luglio 2016 alle ore 21.00 alla Festa del Pd a Melzo farò da moderatore ad un incontro con il Ministro Martina e con Ettore Prandini vice Presidente Nazionale Coldiretti e con rappresentanti delle organizzazioni sindacali sul tema “ Mondo agricolo, innovazione per lo sviluppo”

Paolo Cova

Trattato TTIP

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Nei giorni scorsi il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione di indirizzo per il trattato TTIP. In questi mesi si è parlato più volte che mancassero informazioni e trasparenza su questo trattato. Mi sembra allora opportuno diffondere la Risoluzione approvata che puoi leggere se clicchi su risoluzione TTIP.

Mi sembra importante segnalare che in questo trattato l’Europa voglia mantenere i propri standard sanitari e qualitativi per il settore agroalimentare( vedi punto xxvii e ii e iv). Le produzioni di eccellenza, di cui l’Italia è ricca, posso avere maggiori margini di esportazione cadendo alcune barriere doganali.

Se volete potete anche vedere la scheda di lettura predisposto dagli Uffici della Camera, la scheda aggiornata dell’accordo se clicchi su RUE_Scheda aggiornata_2015 07 21 e il Dossier Europeo se clicchi su Dossier Europeo su TTIP

News dal Parlamento

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Cosa cambia in nome dell’Europa

Con 310 voti a favore, 21 contrari (Lega e Fdi) e 95 astenuti (M5S e Fi), alla Camera abbiamo approvato la Legge europea 2014, che ora va al Senato.

Questo provvedimento rappresenta, insieme alla legge di delegazione europea, uno dei due strumenti di adeguamento all’ordinamento dell’Unione europea. In particolare, vi sono inserite le disposizioni finalizzate a porre rimedio al non corretto recepimento della normativa dell’Ue nell’ordinamento nazionale, nei casi in cui il Governo abbia riconosciuto la fondatezza dei rilievi mossi dalla Commissione europea nell’ambito di procedure di infrazione o di pre-infrazione.

Ecco che allora i vari articoli intervengono sulle materie più disparate: la libera circolazione delle merci, abrogando la disciplina relativa alla commercializzazione degli apparecchi ricevitori per la televisione in tecnica analogica, oramai obsoleti; numerose disposizioni riguardano la libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, come l’importazione di prodotti petroliferi da Paesi terzi, il Codice delle comunicazioni elettroniche, i servizi di radiodiffusione sonora in onde medie a modulazione di ampiezza o le disposizioni del Codice della proprietà industriale relative alle domande di brevetto o di marchio.

In materia di giustizia e sicurezza, vengono apportate modifiche alla disciplina dell’immigrazione e dei rimpatri, rendendoli più stringenti. Sui trasporti si interviene sui requisiti per il rilascio delle patenti di guida, sui requisiti richiesti agli esaminatori e si provvede all’eliminazione di alcune limitazioni alla guida dei minorenni titolari di patenti.

Altre novità riguardano la materia fiscale, il lavoro e la politica sociale, quindi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili, la salute pubblica e la sicurezza alimentare – in particolare si interviene sul sistema di identificazione degli animali della specie bovina negli scambi intracomunitari –, la materia ambientale, modificando la disciplina relativa alla cattura di uccelli a fini di richiamo e intervenendo sui divieti relativi al commercio di specie di uccelli viventi.

È ora di regolare le unioni civili

Questa settimana, in Aula, sono state discusse alcune mozioni relative alla trascrizione dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso. Come sapete, è successo un po’ di tutto su questa materia: molte coppie hanno contratto, appunto, un matrimonio all’estero e hanno chiesto al proprio Comune di poterlo vedere riconosciuto in Italia. Alcuni sindaci lo hanno fatto, altri no, altri ancora sono stati smentiti dai loro Prefetti. Va messo ordine. L’unica mozione approvata alla Camera è stata quella del Pd che ha impegnato il Governo, ad adottare le misure necessarie per garantire un eguale trattamento delle medesime situazioni su tutto il territorio nazionale. Ma anche a intervenire, nell’ambito delle proprie prerogative, a legiferare sul tema delle unioni civili.

Meno denaro contante, più sicurezza

Questa settimana, inoltre si è  discusso di mozioni riguardanti la circolazione del denaro contante. I motivi sono tanti. Ad esempio, il costo del contante che, secondo la Banca d’Italia, ripartito tra istituti bancari e imprese, è di circa 8 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,6% del prodotto interno. Ma c’è anche la necessità di contrastare il riciclaggio e l’evasione fiscale che, secondo il rapporto presentato dal Ministro dell’economia e delle finanze, assume nel nostro Paese dimensioni ancora molto ampie e complesse. Inoltre, l’adozione anche nella pubblica amministrazione di strumenti di pagamento digitali può avere effetti positivi in termini di riduzione dei costi e dei rischi connessi, come di maggiore efficienza nella gestione dei servizi al cittadino.

Si impegna, perciò, il Governo a definire in tempi brevi l’attuazione del regolamento Ue sui tetti alle commissioni interbancarie nelle parti in cui è lasciata la facoltà al Paese membro di adottare determinate misure, con la finalità di ridurre il costo dei mezzi di pagamento elettronici in Italia, e ad assumere iniziative normative volte, da una parte, a incentivare gli strumenti di pagamento elettronici e a ridurne il costo e, dall’altra, contestualmente e condizionatamente, a valutare l’opportunità di rivedere la disciplina vigente in tema di uso del contante, ponendo l’Italia in linea con gli altri Stati europei che adottano restrizioni sulla circolazione della carta moneta e hanno raggiunto una significativa diffusione dei mezzi di pagamento diversi dal contante.

Trattati e accordi: le novità

Settimana di ratifiche, questa. Abbiamo, dunque, approvato la ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo italiano e l’Organizzazione mondiale della Sanità – Ufficio regionale per l’Europa – concernente l’Ufficio europeo Oms per gli investimenti in salute e per lo sviluppo; la ratifica ed esecuzione dell’Accordo di associazione tra l’Unione europea e la Comunità europea dell’energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l’Ucraina, dall’altra; l’adesione della Repubblica italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia (soggetti privi di cittadinanza), fatta a New York il 30 agosto 1961; la ratifica ed esecuzione dell’Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kazakhstan di cooperazione nel contrasto alla criminalità organizzata, al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, di precursori e sostanze chimiche impiegat e per la loro produzione, al terrorismo e ad altre forme di criminalità. Provvedimenti che passano ora all’esame del Senato.

Sono stati inoltre approvati in via definitiva la ratifica ed esecuzione del Trattato in materia di assistenza giudiziaria penale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati uniti messicani; la ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati uniti messicani; la ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori.

Parliamo di latte

Vi anticipo un incontro, organizzato dalla collega di Commissione Agricoltura Veronica Tentori, cui parteciperò e che si terrà sabato 20 giugno, alle 10.30, nella sala conferenze Sandro Pertini della Biblioteca comunale di Bulciago, sul tema “Le prospettive della zootecnia: dalla nuova Pac al Decreto latte”. Il programma prevede i saluti del sindaco Luca Cattaneo, l’intervento mio, della collega Tentori e di Antonio Ciappesoni, allevatore e presidente dell’Associazione provinciale Allevatori Como-Lecco, oltre a quello di esponenti della Fiera zootecnica di San Gaetano e di allevatori e produttori locali.

L’obiettivo dell’incontro è parlare della fase di grandi cambiamenti che coinvolgono l’intero settore della zootecnia e del lattiero caseario, considerando la fine del regime delle quote latte, gli scenari del mercato agroalimentare internazionale e l’entrata in vigore della nuova Politica agricola comunitaria 2014-2020.

Ma sarà anche l’occasione per confrontarsi sulle strategie messe in campo dal Governo attraverso il cosiddetto Decreto latte ora in discussione alla Camera, in cui è previsto un rafforzamento degli strumenti contrattuali e una migliore organizzazione interprofessionale della filiera, oltre alla declinazione dei punti di intervento previsti per il Fondo per la qualità del latte, introdotto nell’ultima Legge di stabilità.

Paolo Cova

 

 

 

News dal Parlamento

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Biodiversità per far ripartire l’Italia

E alla fine abbiamo detto tutti sì: le “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare” sono, infatti, state approvate all’unanimità. E ora il testo, che intende conservare l’agrobiodiversità, gli antichi sistemi di coltivazione, le tradizioni locali e il paesaggio rurale, passa al Senato.
Come ricorderete, sono intervenuto durante il dibattito, per ribadire che valorizzare la biodiversità vegetale e animale consente di arricchire il patrimonio genetico del nostro territorio, perché esalta le produzioni tipiche. E chiedendo che questo nostro patrimonio agroalimentare venga salvaguardato al pari di quelli artistico, culturale e paesaggistico.
In effetti i propositori della legge hanno lavorato proprio pensando che l’Italia ha bisogno di una normativa omogenea che valorizzi il suo patrimonio agricolo ed ambientale e risponda all’esigenza, sollecitata negli ultimi anni da gran parte dell’opinione pubblica e dall’associazionismo di categoria, di conciliare un’agricoltura produttiva con la tutela degli ecosistemi, mantenendo la complessità e la ricchezza genetica delle specie, sia quelle coltivate che quelle selvatiche.
Grazie a questa nuova norma ora sarà possibile tutelare il territorio rurale, limitando i fenomeni di spopolamento e preservandolo dall’inquinamento genetico e dalla perdita del patrimonio genetico stesso. L’obiettivo si perseguirà innanzitutto con un’Anagrafe nazionale della biodiversità agraria e alimentare istituita al Ministero delle Politiche agricole, che indichi tutte le risorse genetiche locali di origine vegetale, animale o microbica a rischio di estinzione o di erosione genetica. Vengono, poi, istituiti una Rete nazionale della biodiversità agraria e alimentare e un Comitato permanente che le verifichi e le tenga monitorate.
Non si pensi che si tratti di una legge poco significativa o che si potesse rimandare: al contrario, è un testo importante, perché guarda, come ho detto in Aula, a un patrimonio da cui ripartire e perché l’agricoltura riveste oggi, più che mai, un ruolo importante, un settore da cui il Paese potrebbe scoprire una fonte per risollevarsi.

Un ponte chiamato Europa

Questa settimana, alla Camera, abbiamo ascoltato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ci riportava le comunicazioni sul Consiglio europeo che si sarebbe tenuto poche ore dopo. Due sarebbero stati i temi sul tavolo: la politica estera intesa come capacità dell’Europa di avere una propria dignità, e la politica degli investimenti. Ha detto chiaramente che è ora di smetterla di parlare di chi fa i compiti e chi no, di chi è più attento all’austerity che alla salute dei propri figli.
Renzi ha aggiunto che il bilancio del semestre a presidenza italiana è rinviato al prossimo appuntamento parlamentare, il 13 gennaio a Strasburgo, ma ha anche sottolineato che se vale “il principio einaudiano dell’ideale a disposizione dell’Europa, dobbiamo avere il coraggio di dirci che l’Italia dei prossimi anni deve poter giocare alcune carte in più nel dibattito europeo”.
A proposito del piano di investimenti Juncker, per Renzi è un primo passo verso politiche di crescita, anche se non ancora sufficiente. Ha annunciato che aver messo al centro del dibattito il tema della crescita sta portando per la prima volta a immaginare che i contributi che gli Stati membri daranno alle istituzioni europee per alcuni investimenti giudicati meritevoli saranno finalmente scorporati dal patto di stabilità.

E citando Giorgio La Pira, Renzi ha aggiunto che il compito del nostro Paese, oggi, è quello di costruire i ponti, più che di abbattere i muri (25 anni fa crollava il muro di Berlino), ma questo significa tornare a credere che si possa realizzare qualcosa di grande senza essere tifosi di un governo o dell’altro, bensì dell’Italia intera.

Riforme, no alle pregiudiziali

Come sapete, alla Camera stiamo trattando l’importante questione della riforma del Titolo V, ovvero quel disegno di legge costituzionale sulle “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”, che il Senato ha già approvato in prima deliberazione.
Come primo passo, e primo sì al progetto di riforme del Governo che prevede appunto il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione delle funzioni e dei componenti dello stesso Senato, abbiamo respinto, con un’unica votazione e un’ampia maggioranza, le pregiudiziali di costituzionalità di Sel e del M5S.
È terminata così la discussione generale in Aula a Montecitorio, ma l’esame del disegno di legge costituzionale riprenderà, con le votazioni degli emendamenti, il prossimo 7 gennaio. I tempi saranno contingentati, per un massimo di 80 ore totali.

Il Governo fa accordi

La scorsa settimana abbiamo anche proseguito la discussione e votato alcuni disegni di legge di ratifica di accordi. Dunque, è stata approvata l’esecuzione dell’Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Turchia sulla lotta ai reati gravi, in particolare contro il terrorismo e la criminalità organizzata, fatto a Roma l’8 maggio 2012 e già approvato dal Senato.
L’Aula ha ratificato il Protocollo di modifica alla Convenzione tra il nostro Governo e quello degli Stati uniti messicani per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo dell’8 luglio 1991, fatto a Città del Messico il 23 giugno 2011.
Infine, abbiamo votato l’ok all’Accordo tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America finalizzato a migliorare la compliance fiscale internazionale e ad applicare la normativa Fatca (Foreign account tax compliance act), fatto a Roma il 10 gennaio 2014, nonché disposizioni concernenti gli adempimenti delle istituzioni finanziarie italiane ai fini dell’attuazione dello scambio automatico di informazioni derivanti da questo stesso accordo e da accordi tra l’Italia e altri Stati esteri.

Paolo Cova