Tag Archives: Sergio Mattarella

Sicomoro

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Nei giorni scorsi il Presidente Mattarella ha giurato e fatto il suo discorso di insediamento. Sul nuovo numero del Sicomoro alcuni autorevoli commenti e poi ritorniamo su comunicazione politica, lavoro in nero e salute.
Se vuoi leggere il Sicomoro clicca su  Sicomoro_n.2_del_1_febbraio_2022.pdf

News dal Parlamento

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Sisma, acceleriamo la rinascita

Via libera, questa settimana, alla Camera, alla Conversione in legge del decreto recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017. Il provvedimento introduce regole più snelle e aiuti per i cittadini e le imprese delle zone colpite dal terremoto di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con l’obiettivo di semplificare e accelerare le varie fasi della ricostruzione.

In particolare, sono stati affrontati alcuni nodi emersi nel corso della gestione dell’emergenza e dell’avvio della ricostruzione di questi mesi: il tema del personale; il sostegno agli enti locali impegnati nella ricostruzione; l’accelerazione delle procedure per la realizzazione delle opere di urbanizzazione necessarie per le casette, per le stalle e per le scuole.

Sono poi state potenziate le misure a sostegno dell’economia dei territori colpiti dal sisma, in particolare con la norma sul danno indiretto che vuole sostenere soprattutto il settore del turismo e del commercio, strategici per le regioni del centro Italia. Anche altre norme vanno in questa direzione: le agevolazioni per gli investimenti, la moratoria su mutui di imprese e privati, la priorità dei contratti di sviluppo per le regioni del sisma.

Sono stati inoltre chiariti alcuni aspetti per rendere le norme meglio applicabili e per arrivare ad una ricostruzione più veloce, trasparente e puntuale, anche per i tanti gioielli architettonici e culturali di cui sono ricche le regioni colpite: con l’approvazione di un emendamento, tutta la quota dello Stato dell’8×1000 sarà destinata, per 10 anni, alla ricostruzione e al restauro dei beni culturali distrutti o danneggiati dal sisma.

Si tratta di circa 150/200 milioni l’anno che garantiranno una fonte certa e sicura di finanziamenti, due miliardi in dieci anni. Inoltre vengono inseriti ulteriori 9 comuni dell’Abruzzo tra quelli a cui si applicano tutte le misure messe in campo finora per le aree colpite dal sisma.

 

Risarcimenti più equi

Questa settimana, abbiamo approvato, in prima lettura, la proposta di legge sulle Modifiche alle disposizioni per l’attuazione del codice civile in materia di determinazione e risarcimento del danno non patrimoniale (definito anche biologico, quello che tocca la persona e la sua salute e non solo le cose).

Il testo consta di due articoli che allegano alle disposizioni di attuazione del codice civile due tabelle che i giudici dovranno utilizzare come parametri per la liquidazione con valutazione equitativa del danno non patrimoniale. Si tratta delle cosiddette Tabelle di Milano, oggi adottate dalla gran parte dei tribunali d’Italia dopo la pronuncia della Corte di Cassazione che ha introdotto il principio della necessità di applicare su tutto il territorio nazionale un unico criterio di liquidazione, da ritenersi equo.

Secondo la proposta approvata, al giudice è consentito di aumentare il risarcimento fino al 50 per cento della misura prevista dalle tabelle, in considerazione delle condizioni soggettive del danneggiato. Il provvedimento è da considerarsi, quindi, un passo avanti importante, soprattutto se associato al disegno di legge “concorrenza”, attualmente all’esame del Senato, che interviene in materia di risarcimento dei danni da incidenti stradali, al fine di garantire, in forza degli stessi principi, la parità di trattamento su tutto il territorio nazionale dei cittadini vittime di questi tipologie di danni non patrimoniali.

 

C’è bisogno di Europa

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ospite, alla Camera, in occasione delle celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. E il suo intervento ha davvero fatto il punto di come la nostra Unione sta funzionando e su che strada dovrebbe andare.

Intanto, Mattarella è partito dall’importante avvenimento della Brexit, dicendo proprio che la celebrazione dell’anniversario richiede che sul percorso di integrazione europea si svolga una riflessione, la cui necessità è accresciuta dall’uscita, per la prima volta, di un Paese, il Regno Unito, membro dal 1973. Una riflessione che non può prescindere dalla storia che sta alle spalle della Ue: nel 1951 nasceva la Comunità del carbone e dell’acciaio, l’anno dopo il Trattato, arenatosi poi in Francia, del progetto di Comunità europea di difesa. Sarebbe stata l’Italia, prima con la Conferenza di Messina, nel 1955, poi con quella di Venezia del 1956, ad esserne motore traente, con Gaetano Martino, Ministro degli Esteri nel Governo Segni, fra i protagonisti.

Perciò, i padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati, con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari, ci ha ricordato il Presidente, bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli. Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza, mettendo a fattor comune le capacità di ciascun Paese e puntando a realizzare una grande società aperta, nella quale libertà, democrazia e coesione fossero reciprocamente garantite.

E ancora: l’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà. Una risposta alle debolezze dell’Europa uscita dalla Seconda Guerra Mondiale e alla sua progressiva costruzione hanno preso parte ex nemici. Quindi, ha detto Mattarella, se guardiamo alla strada percorsa ci rendiamo conto di come non sia stato mai un cammino facile, sin dall’inizio. Tuttavia, la spinta all’unità europea si è sempre rivelata, comunque, più forte degli arroccamenti e delle puntigliose distinzioni pro-tempore di singoli governi o di gruppi di Paesi, giocando un ruolo significativo anche nel contributo alla evoluzione delle relazioni internazionali.

Il Capo di Stato vede però oggi un’Europa quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell’intraprendere la rotta. Come ieri, c’è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi. Perché nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai

affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi.

Qui il video integrale del bell’intervento del Presidente Mattarella

 

Lo squadrismo grillino e i vitalizi inesistenti

Avrete visto tutti le immagini di quello che è accaduto nei giorni scorsi a Montecitorio. Una sorta di protesta di piazza inscenata dai soliti che hanno assaltato l’Ufficio di presidenza della Camera e hanno impedito lo svolgimento delle question time. Ora, al di là della gravità del fatto in sé, c’è un principio di fondo che mi preme sottolineare: in democrazia si vota e chi ha la maggioranza vince. Altri metodi non sono democratici e pensare di assaltare la Presidenza e impedire di lavorare e intervenire, perché non si è fatto come voleva un gruppo eletto tanto quanto gli altri, non è democrazia, ma i primi passi di un ritorno al fascismo.

Per altro, avessero almeno ragione!

Sono persino in pieno torto: le due proposte all’esame erano completamente diverse. Quella degli M5s agiva semplicemente sulle pensioni contributive ancora de erogare – e non sui vitalizi che non esistono più dal gennaio 2012–, senza peraltro intaccarne gli importi in alcun modo, e avrebbe portato risparmi pari a zero nell’immediato e risibili tra qualche anno. Questo perché non avrebbe intaccato il grosso della spesa pensionistica, rappresentato dai trattamenti maturati prima della riforma del 2012, quella che, appunto, ha cancellato i vitalizi. In sostanza, chiedeva che i deputati che decadono dopo il gennaio 2012 non prendano più la propria assicurazione a 65 anni, ma a 67. Cioè, veniva semplicemente posticipata di due anni. Ma questa loro sbandierata scelta non avrebbe cambiato proprio niente, in quanto l’assicurazione sarebbe stata versata due anni dopo. Quindi, si sappia chiaramente che la proposta dei cinquestelle non avrebbe portato nessun risparmio per i conti della Camera. Anzi.

La proposta Pd, approvata, prevede, invece, che chi detiene assegni vitalizi e trattamenti previdenziali, diretti e di reversibilità, corrisposti ai deputati cessati dal mandato o ai loro eredi, cioè i deputati decaduti prima del gennaio 2012, versi un contributo di solidarietà per tre anni nelle eccedenze del 10% sopra i 70mila euro, del 20% sopra gli 80mila, del 30% sopra i 90mila e del 40% sopra i 100mila. Questo comporta un risparmio annuo di 2,4 milioni di euro. Preciso anche che non può essere continuativo non per nostra volontà, ma perché il principio è stato voluto dalla Corte costituzionale. Ma mi sembra, comunque, un bel passo avanti rispetto al nulla che proponevano i grillini.

Dei quali vorrei sottolineare l’assoluta malafede: ricordate i cartelli che sbandieravano? No ai vitalizi: ma i vitalizi, ripeto, sono stati abrogati, cioè definitivamente cancellati, dalla riforma del 2012. Cinque anni che i cinquestelle hanno volutamente ignorato. Altrimenti su cosa avrebbero basato la loro propaganda squadrista?

 

Non lasciamolo solo!

In questi giorni stiamo assistendo ad un attacco senza precedenti nei confronti di Don Luigi Ciotti.

Piena solidarietà a don Ciotti e la nostra vicinanza non sia solo con le parole, ma anche nell’attenta opera di vigilanza sui territori, delle persone nelle istituzioni e nel mondo del lavoro.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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 Le premesse del Presidente

Per chi se lo fosse perso, voglio riportare il video integrale del discorso che il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto al Parlamento nel giorno del giuramento. E qui vi riassumo i passi salienti di un messaggio che ho apprezzato dalla prima all’ultima parola. Per capire che tipo di settennato sarà, è importante sapere quali sono le premesse da cui parte.

Mi ha colpito particolarmente quando, esordendo, ha detto di avvertire pienamente la responsabilità del compito che gli è stato affidato che è quello di rappresentare l’unità nazionale, ma anche quella costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini. E che questa unità rischia di essere difficile, fragile, lontana. Quindi, l’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze. Concetti che aveva brevemente espresso a commento della sua elezioni pochi minuti dopo l’annuncio. È importante che li abbia ribaditi: saranno un punto fermo del suo incarico, non frasi di circostanza.

Dopo una lucida disamina degli effetti di una crisi durata fin troppo, ha ribadito che i punti dell’agenda delle istituzioni saranno rappresentati dalla necessità di garantire lavoro, diritti e servizi sociali fondamentali ai cittadini. Quindi, da un lato vanno assicurati i principi e i valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione, dall’altro va alimentata l’inversione del ciclo economico.

Il Presidente Mattarella ha sottolineato ancora una volta l’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali. E anche qui il suo pensiero è andato ai giovani, ma anche alle imprese che, nonostante tutto, continuano a fare il possibile per stare sui mercati internazionali.

Un’esortazione è arrivata direttamente a noi parlamentari: non siete espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese, ci ha detto.

I suoi richiami sono stati, poi, ai diritti delle donne, dei malati, delle persone con disabilità, al pluralismo dell’informazione e ha posto come priorità assoluta la lotta alla mafia, alla corruzione e oggi anche al terrorismo internazionale. E la parola speranza è risuonata più volte nella nostra Aula, come un monito per tutti noi.

Qui il video del discorso.

 

Parliamo di Moro

Vi ricordo l’appuntamento di sabato 14 febbraio 2015, alle ore 10.00, a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, in sala Alessi, dove si terrà l’incontro dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”. Come vi avevo annunciato, si tratta del racconto della vicenda del presidente della Dc, rapito e ucciso dalla Brigate Rosse, attraverso la lettura dei documenti di Stato. Oltre a me, interverranno Marco Granelli, assessore del Comune di Milano, Andrea Fanzago, vicepresidente del Consiglio comunale milanese, il sindaco Giuliano Pisapia, il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. La relazione è affidata a Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo Pd della Camera.

Come vi avevo anticipato, questa iniziativa sta girando tutta l’Italia ed è ancora più importante in un momento in cui abbiamo eletto un Presidente della Repubblica che ad Aldo Moro è stato molto vicino. Conoscere le novità su questa tragica pagina della storia italiana recente, diventa, perciò, fondamentale. Per leggere il volantino clicca qui.

 

News dal Parlamento

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Un Presidente europeista in una giornata bellissima

Una giornata bellissima quella di sabato 31 gennaio 2015, data dell’elezione di Sergio Mattarella a nuovo Presidente della Repubblica. Il percorso fatto per arrivare a questo nome è stato completamente diverso dall’esperienza di due anni fa, quando venne rieletto Giorgio Napolitano. Intanto, c’è stata una condivisione maggiore all’interno del nostro gruppo. Poi, il confronto fatto con le altre forze politiche è stato correttamente relazionato dalla nostra delegazione. La scelta infine è stata votata dal gruppo, mentre, se ricordate, nel 2013 pochi votarono Franco Marini e su Romano Prodi addirittura non si andò al voto.

Sicuramente questo iter ha smentito chi ha speso migliaia di parole sul fatto che nel Patto del Nazareno ci fosse anche il nome del Presidente della Repubblica (mi auguro che si possa ricredere) e ha cercato di trovare il più largo consenso possibile sulla figura di Sergio Mattarella. E così è stato con i 665 voti. Mi preme sottolineare subito una caratteristica del nuovo Presidente ed è la sua cultura europeista che nasce dall’idea degasperiana. Una Europa delle persone e dell’integrazione dei popoli, dunque. Al contrario, in questi anni l’idea che è cresciuta con la maggioranza di centrodestra è stata quella dei tecnici che decidevano tutto e badavano ai numeri e poco alle persone. Il compito di Mattarella sarà anche questo: dare un’anima alla nostra bella Europa.

Come si combatte il doping

Ho depositato la risoluzione che mette i primi punti fermi nella lotta al doping. Con me ci sono un’altra sessantina di parlamentari: abbiamo firmato tutti insieme quel documento che impegna a far chiarezza e vuole richiamare l’intenzione a riportare l’Italia alla normalità, perché in questo momento stiamo vivendo nell’emergenza, dal punto di vista della verifica dei casi di doping tra gli atleti professionisti. Ho ripetuto che serve un’agenzia terza che ci tolga dall’impaccio di una situazione in cui controllore e controllato, cioè il Coni, coincidono. La legge 376/2000 già la prevede, basta applicarla.

E per quanto riguarda la proposta del presidente del Coni Malagò a proposito dell’aiuto che potrebbero dare i Nas, ho dichiarato che questo nucleo dei carabinieri risponde esclusivamente alla Magistratura, non certo al Comitato olimpico. Ci mancherebbe solo questo.

Vi aggiungo, in sintesi, i compiti che deve avere per me l’Agenzia nazionale antidoping, indipendente sia dal Coni che dal Governo e con una propria autonomia finanziaria, riprendendoli direttamente dal testo della risoluzione: “L’organizzazione dei controlli antidoping; il prelievo dei campioni biologici e le loro analisi; lo sviluppo dei procedimenti disciplinari riguardanti i tesserati delle diverse federazioni sportive nazionali o la stessa Agenzia; il rilascio dell’autorizzazione di uso a fini terapeutici di farmaci vietati per doping; l’attività di ricerca; l’attività di prevenzione; la partecipazione ad attività internazionali; i rapporti con il Governo, con i Ministeri competenti in tema di controlli antidoping e con i diversi organismi sportivi”. Sapete già che la vorrei guidata da un Commissario di indubbia autonomia rispetto alle Federazioni sportive e al Coni e di comprovata professionalità e competenza specifica, come è stato fatto con Cantone per Expo. Ora la risoluzione va solo discussa e votata.

Ma perché proprio questo argomento?

Scusate se mi dilungo ancora sullo stesso tema, la lotta al doping, ma in questi giorni alcune persone mi hanno chiesto perché non dedico la mia attività parlamentare ad argomenti più seri come il lavoro o il superamento della crisi. Devo dire che anche nei mesi scorsi mi veniva chiesto perché perdevo tempo con le questioni riguardanti l’agricoltura, quando – mi veniva detto da alcuni – il rilancio economico passa da altro. Ma teniamo presente che l’esportazione italiana mette il comparto agricolo al primo posto e in crescita del 7-8% ed è ancora il secondo comparto per Pil.

Su tutto un altro piano, vorrei dire che si ripete la stessa situazione nel caso del doping: inutile chiedere ai politici di combattere la malavita, la corruzione o l’evasione se poi siamo i primi ad accettare che lo sport (lo sport: l’attività più sana che dovrebbe esserci sotto tutti i punti di vista) sia truccato. Se vogliamo riportare alla normalità questo Paese, si deve partire proprio dalle base. Uno sport sano, pulito ed etico!

Mi auguro che nessuno dei nostri giovani si debba trovare di fronte alla scelta di doparsi o smettere di gareggiare ad alto livello se crede nel valore della disciplina. Vorrei che la salute dei nostri cittadini venga prima di un primato o una medaglia truccata e che la lotta al commercio di farmaci illegali o artefatti o allo spaccio di stupefacenti (fenomeni legati anche al doping e gestiti dalla malavita) sia una risposta all’illegalità. Forse è tempo perso per qualcuno, ma sono battaglie che vanno fatte perché ci siamo dimenticati di combatterle in questi anni, girandoci dall’altra parte. E le conseguenze sono state nefaste per tutti, perché ignorare o rimanere indifferenti di fronte a qualsiasi tipo di malaffare, porta conseguenze che, alla fine, fanno danno a ogni singolo cittadino.

Paolo Cova