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Protezione civile e omogenea

Di una Protezione civile italiana si è sentita l’assoluta esigenza quarant’anni fa, dopo il devastante terremoto del Friuli, nel 1976. Oggi, a tanto tempo di distanza, era necessaria una riforma. Ecco perché, in settimana, alla Camera, abbiamo approvato la Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile, un intervento che servirà a renderla ancora più forte ed efficiente e a dare più forza e coesione all’Italia.

La necessità di modificare e integrare la normativa di riferimento si era resa palese per riportare a unità e a maggiore equità per i cittadini la pluralità di situazioni, spesso molto disomogenee a livello territoriale. La legge delega prevede di rendere omogenea l’applicazione nella pianificazione, nella gestione e nel superamento delle emergenze, nella valutazione delle condizioni dei territori ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza; di indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi eventi; di organizzare un sistema policentrico che operi a livello centrale, regionale e locale, coordinando al meglio responsabilità centrali e territoriali nell’intero Paese e distinguendo fra ruolo politico e gestione amministrativa; di recuperare i ritardi e mantenere la priorità assoluta della sicurezza dei cittadini e delle imprese, costruendo le condizioni per ridurre preventivamente l’effetto di rischi anche attraverso la partecipazione e la responsabilità dei cittadini, l’indispensabile apporto del volontariato organizzato, delle università e degli enti di ricerca e del sistema pubblico della protezione civile, mantenendo lo standard di eccellenza riconosciuto al nostro Paese in tutta Europa.

Alla base di queste scelte c’è un dato di fatto: il costo complessivo dei danni provocati in Italia da calamità naturali è pari a circa 3,5 miliardi di euro all’anno e le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi superano di gran lunga i costi che sarebbero necessari a prevenire i danni. È, dunque, indispensabile sviluppare una politica di prevenzione e di mitigazione del rischio supportata da risorse, scelte amministrative e da una normativa strutturale appropriata.

 

Missioni, avanti con giudizio

La settimana che si è appena conclusa ci ha visto anche fare una articolata discussione sulla relazione delle Commissioni Affari esteri e comunitari e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, adottata il 14 gennaio scorso.

Al termine del dibattito abbiamo votato e approvato una risoluzione in cui si autorizzano tutte le missioni e le attività previste in quella deliberazione, ma si impegna anche il Governo, con riferimento alla missione Joint Enterprise, a sostenere un incremento della raccolta delle informazioni finalizzata al contrasto al fenomeno dei foreign fighters e della criminalità organizzata; con riferimento alle missioni Eulex Kosovo ed Eufor Althea, a proporre l’inserimento, tra gli obiettivi della missione, della lotta al terrorismo e del contrasto del fenomeno dei foreign fighters, e a sostenere un maggiore impegno della missione nel contrasto della criminalità finanziaria; con riferimento alla missione Eunavformed operazione Sophia, ad agire nelle competenti sedi internazionali affinché vengano rafforzate le attività tese a smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani dalle coste libiche verso quelle italiane; con riferimento alla missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi, ad adoperarsi per svolgere un ruolo preminente nella ricostruzione delle forze armate libanesi, anche attraverso la facilitazione e la collaborazione con attori del settore della difesa nazionale, con particolare riferimento al settore addestramento; con riferimento alla missione di partecipazione alla Coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh, a continuare a dare priorità al possibile problema umanitario derivante dalla imminente liberazione dal Daesh della città di Mosul; con riferimento alla missione su base bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica, a valutare la possibilità di attuare un coordinamento tra l’attività addestrativa del personale della Guardia costiera libica, in esecuzione degli accordi di cooperazione tra il Governo italiano e il Governo libico per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani.

 

In Europa, sempre forti

In vista del Consiglio europeo che si sarebbe tenuto nei giorni successivi, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ci ha reso comunicazioni su quanto sarebbe andato a discutere in quella sede. In particolare, ha risposto alle accuse venute direttamente dall’Europa di una nostra debolezza nella gestione dei flussi migratori. Gentiloni ha fatto presente che il problema della immigrazione non si cancella, ma è possibile cercare di sostituire quella clandestina irregolare con flussi e canali più accettabili. E se questo è un obiettivo anche della Ue, il nostro premier si è augurato che anche a Bruxelles si facciano passi in più per aiutare il lavoro di avanguardia dell’Italia, anche in termini di risorse.

È stata anche l’occasione per Gentiloni di fare il punto sull’attività di governo che è concentrata su una serie di misure, dall’immigrazione alla pubblica amministrazione, dal processo penale alla sicurezza urbana, dalla legge sulla povertà al ddl sulla concorrenza. Insomma, in Italia le riforme non solo non si sono fermate, ma non hanno minimamente rallentato il loro corso.

Al termine della discussione, abbiamo approvato una risoluzione che impegna il Governo a sostenere la necessità di adottare politiche di bilancio sostenibili ma orientate alla crescita, e in particolare agli investimenti e all’occupazione, che tengano conto del contesto economico, anche attraverso l’eventuale adeguamento delle regole fiscali in vigore; a promuovere la formulazione di raccomandazioni sulle politiche fiscali per la zona euro nel suo complesso; a sottoporre ad una attenta analisi la condizione del sistema bancario europeo; a favorire l’adozione di una politica industriale comune; a promuovere una sempre maggiore integrazione all’interno dell’Unione economica e monetaria; a sollecitare il rafforzamento del mercato unico; a favorire gli interventi volti alla realizzazione di un mercato unico digitale; a sostenere con determinazione la necessità di approntare misure urgenti atte a contrastare l’alto livello di disoccupazione giovanile in aumento in molti Paesi dell’eurozona; a continuare a perseguire attivamente il rafforzamento della solidarietà e della coesione all’interno dell’Unione; a sostenere nelle sedi europee le iniziative di rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza e difesa.

 

Più diritti per gli autonomi

Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato è l’altro importante provvedimento, già approvato dal Senato, che abbiamo affrontato questa settimana.

Il disegno di legge si compone di due insiemi di norme complementari:

da un lato si è inteso introdurre un sistema di interventi finalizzati al rafforzamento delle tutele sul piano economico e sociale per i lavoratori autonomi, dall’altro si è voluto sviluppare, all’interno dei rapporti di lavoro subordinato, modalità flessibili di esecuzione delle prestazioni lavorative (smart working), allo scopo di promuovere l’incremento della produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Tra le tutele previste dal provvedimento per questi lavoratori, figurano le garanzie contro i ritardi nei pagamenti dei corrispettivi, l’impossibilità per il committente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere senza congruo preavviso, nonché imporre clausole con le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla richiesta di pagamento, o ancora il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. Tra le misure, si determinano, poi, le condizioni per rendere strutturale la Dis-Coll, ovvero l’indennità di disoccupazione per i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

Per quanto riguarda il cosiddetto “lavoro agile” (smart working), si chiarisce in primo luogo che questo istituto non costituisce una nuova tipologia contrattuale, ma solo una particolare modalità di svolgimento della prestazione di lavoro subordinato, basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata, principalmente, da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici e delle possibilità tecnologiche esistenti, nonché dall’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti al di fuori dei locali aziendali.

Nella disciplina del trattamento economico e normativo del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile, si stabilisce che questi abbia diritto a un trattamento non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva. Inoltre, il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore.

 

Primo: proteggere i testimoni

Altra novità, tra le discussioni all’ordine del giorno della Camera, l’approvazione della proposta di legge sulle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia. Finora, infatti, si normava con la stessa legge persone che per quanto fossero preziose per la lotta alla criminalità, erano diverse profondamente: i collaboratori si sono macchiati di delitti efferati, i testimoni di giustizia invece sono cittadini normali, che hanno subito la violenza delle mafie o assistito e denunciato e si sono recati nelle aule giudiziarie a indicare i colpevoli.

La legge dà loro statuto autonomo e dignità, in quanto contiene il principio della personalizzazione delle misure per il testimone di giustizia che non può continuare a subire lo sradicamento dal proprio territorio, l’abbandono del lavoro, il cambiamento del nome. Non sono loro che devono cambiare, ma sono le mafie. Un testimone dovrà poter rimanere a casa propria, continuando il proprio lavoro.

Vengono perciò individuate le speciali misure di protezione previste per i testimoni di giustizia e per gli altri soggetti sottoposti a protezione e si stabilisce, preliminarmente, che comprendono misure di tutela fisica e dei beni, misure di sostegno economico, misure di reinserimento sociale e lavorativo.

Per garantire l’incolumità dei testimoni e la sicurezza dei loro beni, in base alla gravità e attualità del pericolo, dunque, si adottano misure di vigilanza e protezione, accorgimenti tecnici di sicurezza per abitazioni e aziende, misure per gli spostamenti, trasferimenti in luoghi protetti, utilizzazione di documenti di copertura, cambiamento delle generalità.

Al testimone andrà assicurata una condizione economica equivalente a quella preesistente. Alle misure già oggi previste, tra cui spese sanitarie e mancato guadagno, gli sono riconosciuti l’assistenza legale, il rimborso per spese occasionali dovute alla protezione e un indennizzo forfetario per i danni psicologici e biologici subiti.

Il testimone ha diritto a conservare il posto di lavoro o, per esigenze di sicurezza, a trasferirsi in altre sedi. Se invece il lavoro l’ha perso a causa delle sue dichiarazioni, ha diritto a un nuovo posto, anche temporaneo. Sono previste forme di sostegno all’impresa con gli strumenti del codice antimafia e l’eventuale assegnazione di beni confiscati alle mafie, mutui agevolati e l’accesso a programmi di assunzione nella pubblica amministrazione con chiamata nominativa.

Paolo Cova

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Vietato depistare

Con l’approvazione in via definitiva avvenuta, questa settimana, alla Camera, abbiamo introdotto nel codice penale il reato di frode in processo penale e depistaggio. La proposta di legge supera una lacuna del nostro ordinamento che non prevedeva un reato specifico di depistaggio, ma utilizzava una serie di disposizioni che punivano la condotta di colui il quale in vario modo intralciava la giustizia: falsa testimonianza, calunnia, autocalunnia, favoreggiamento personale, falso ideologico, false informazioni al pubblico ministero.

Questa proposta invece offre nuovi e incisivi strumenti di contrasto al fenomeno: basti pensare all’esempio per eccellenza, ovvero quello della scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino, in cui il Pubblico Ministero si è visto costretto a contestare il reato di furto aggravato proprio in mancanza di altre fattispecie.

La storia repubblicana è costellata di episodi di depistaggio e ostacoli alle indagini frapposti da pubblici ufficiali corrotti e servizi deviati nei tragici fatti di terrorismo, stragi e mafia. Oggi l’intervento non è di lieve entità: ora, nel codice penale si innalza da 6 mesi a un anno minimo e da 3 a 5 anni massimo la pena della reclusione per chi si rende responsabile del reato di frode processuale nell’ambito di un procedimento civile o amministrativo e cioè colui il quale nell’ambito del procedimento, al fine di trarre in inganno il giudice o il perito nell’esecuzione di una perizia, muta artificiosamente lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone.

Confidi rafforzati e semplificati

Alla Camera abbiamo dato il via libera definitivo anche alla legge delega al Governo per la riforma del sistema dei confidi. Questi ultimi sono enti che svolgono l’attività di rilascio di garanzie collettive dei fidi e i servizi connessi o strumentali a favore delle piccole e medie imprese o dei liberi professionisti associati. La garanzia dei confidi è rappresentata da un fondo al quale contribuiscono tutti i soci che hanno aderito al consorzio.

La delega al Governo ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo dei confidi proprio per migliorare l’accesso al credito; semplificare gli adempimenti; contenere i costi di funzionamento che vengono ribaltati inevitabilmente sulle imprese; rafforzare patrimonialmente i confidi, anche alla luce della disciplina più stringente introdotta a livello europeo dall’Unione bancaria; disciplinare la raccolta di risorse pubbliche e private e i contributi degli enti pubblici verso i fondi di garanzia; razionalizzare la filiera di garanzia e controgaranzia; realizzare una maggiore sinergia tra il fondo centrale di garanzia nazionale e i confidi, evitando l’effetto spiazzamento del ricorso diretto del sistema delle imprese sul fondo centrale di garanzia, saltando il sistema di confidi; migliorare l’accesso generale al credito e utilizzare i confidi come strumento per un miglioramento dell’educazione finanziaria delle imprese e per l’attivazione di un sistema di consulenza soprattutto per il sistema delle microimprese.

Missioni internazionali: c’è la legge

La presenza italiana all’estero nelle missioni di pace ha avuto due momenti significativi, questa settimana, in Aula. Come prima cosa abbiamo approvato le Disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, ovvero un riferimento unico per i contingenti militari italiani coinvolti in missioni internazionali, provvedimento che ora torna al Senato. Si tratta di una disciplina quadro che regola le procedure istituzionali e il trattamento economico del personale, con l’obiettivo di snellire il lavoro parlamentare e concentrarlo sugli aspetti politici e strategici delle missioni. Una legge storica perché nel nostro ordinamento non esisteva una disciplina di carattere generale che regolasse le procedure relative alla deliberazione e all’autorizzazione di queste missioni e fornisse una cornice legislativa stabile e uniforme da applicare in tutti gli scenari internazionali.

Aspetti che fino a oggi sono stati gestiti, di volta in volta, con provvedimenti singoli e dalla efficacia limitata nel tempo, con misure che necessitavano di essere continuamente reiterate, rendendo più complicata l’armonizzazione del coordinamento operativo e normativo.

Con questo provvedimento finalmente si razionalizzano e si uniformano il trattamento economico, la normativa applicabile al personale, sia relativa a profili amministrativi che penali, si riordinano le disposizioni altrimenti sparse nei vari decreti di rifinanziamento. Si è così realizzato uno strumento legislativo capace di offrire una cornice normativa certa e unitaria per l’invio dei contingenti, sia nell’ambito di operazioni di mantenimento della pace (peace keeping), sia nell’ambito di operazioni di conseguimento della pace (peace enforcing).

E ora continuiamo

Poi, abbiamo discusso e approvato la conversione in legge del decreto sulla proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché misure urgenti per la sicurezza.

La linea di questo Governo è assicurare che l’impegno militare all’estero faccia parte di un disegno complessivo e articolato che includa parallelamente e coerentemente anche le attività civili e la cooperazione allo sviluppo. Abbiamo, infatti, anche stanziato 90 milioni di euro aggiuntivi per i programmi di stabilizzazione e di ricostruzione in favore delle comunità colpite dalle crisi e dai conflitti. In totale la spesa complessiva è di circa 168 milioni di euro per il sostegno ai processi di ricostruzione, di pace e di stabilizzazione.

Il provvedimento è strutturato suddividendo le missioni in 3 articoli sulla base della dislocazione continentale dei contingenti: Europa, per le missioni nei Balcani, Bosnia–Erzegovina, Albania, Kosovo, Cipro e le zone del Mediterraneo; Asia, per le missioni in Afghanistan, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Libano; Africa, per le missioni in Mali, Corno d’Africa, Oceano indiano, Somalia. La consistenza media annuale del personale impiegato è pari a circa 5.938 unità, per un impegno di spesa di circa 1 miliardo di euro.

In particolare, è rafforzata la coalizione contro Daesh, mentre, su richiesta della coalizione internazionale e d’intesa con il Governo iracheno, l’Italia si è resa disponibile a garantire la protezione dell’area della grande diga di Mosul. Continueremo, poi, a essere presenti in Eunavfor Med, l’operazione volta a contribuire a smantellare le reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale.

In questo provvedimento, con un emendamento, come già anticipato anche dai mass media, è stata sospesa per ora la fornitura gratuita all’Egitto di ricambi per i cacciabombardieri F-16 a causa della crisi in atto con Il Cairo per il caso di Giulio Regeni.

Infine, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2016 l’impiego di oltre 6mila militari per il Giubileo e per altre specifiche aree del territorio nazionale, come pure l’incremento di 750 unità per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili e nelle operazioni “Strade sicure” e “Terra dei fuochi”.

Dacca, Italia in prima linea

Il Ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni ha tenuto un’informativa urgente del Governo sull’attentato terroristico di Dacca nell’Aula della Camera. E dopo averci raccontato come presumibilmente sono andate le cose, ha fatto un’analisi più approfondita della vicenda. Rivelando quello che ora è chiaro a tutti: gli autori di questo massacro infame erano giovani istruiti, appartenenti a famiglie della classe media e, in qualche caso, dell’establishment del Paese. Se è vero, infatti, che la manovalanza del terrorismo può certamente attecchire tra i diseredati delle periferie del mondo o delle periferie delle nostre città, è anche vero che il fanatismo può spesso armare le mani – e non è la prima volta, basti ricordare l’11 settembre – di persone istruite e facoltose.

Gli autori di questo massacro, secondo le autorità locali, sarebbero aderenti al gruppo islamista Jamaat-ul Mujahideen, ma le prime valutazioni, condivise con le diplomazie e l’intelligence del Giappone e di altri Paesi con presenze storiche in Bangladesh, portano comunque a ritenere attendibili le rivendicazioni della strage fatte da Daesh in alcuni siti del sedicente Califfato.

Ma questo ci dice anche una cosa: ora dobbiamo avere la consapevolezza definitiva di trovarci di fronte davvero a una minaccia globale, quella del fondamentalismo terrorista. La risposta, ha detto il Ministro, deve essere altrettanto globale, e questa è una delle cose su cui l’Italia da mesi lavora per attuarla nella comunità internazionale.

Contro chi si rivolge questa minaccia globale? Ovvero, gli italiani erano il bersaglio? In questo caso, si può dire senz’altro che le vittime sono state in prevalenza italiane e giapponesi. In altri casi, più in generale, ci sono state vittime straniere, occidentali, comunque considerate infedeli dalla barbarie terroristica. Ma spesso il terrorismo colpisce Paesi a maggioranza islamica, colpisce nel mucchio. Quindi, è una minaccia che certamente colpisce gli italiani in quanto occidentali, in quanto infedeli, nell’assurda visione del mondo dei terroristi, ma che, in generale, prende di mira tutte le presenze occidentali e punta anche contro il mondo islamico.

E come rispondere? Il Governo, il Parlamento, tutte le istituzioni coinvolte, le forze sociali, culturali del Paese devono essere unite, in questo, ha detto il Ministro, e il terrorismo fondamentalista deve sapere che non avrà tregua.

Perciò, visto che sta perdendo terreno sia in Siria che in Iraq, la nostra mobilitazione militare deve essere crescente per la sconfitta definitiva, abbattendo il simbolo del sedicente Stato islamico.

Non basta naturalmente vincere sul piano militare, ha aggiunto Gentiloni, perché il contrasto alla radicalizzazione fondamentalista sarà un impegno di lunga durata e in questo sarà necessario rivolgersi alla comunità islamica e ai Paesi a maggioranza di religione islamica, offrendo solidarietà e chiedendo impegno, ha concluso il rappresentante del Governo.

Via libera agli accordi internazionali

Tornano in Aula le ratifiche. Questa settimana abbiamo dato il via libera all’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Tagikistan sulla cooperazione culturale, scientifica e tecnologica; alla Ratifica ed esecuzione dell’Accordo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria, di esecuzione delle sentenze e di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco e della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Regno del Marocco sul trasferimento delle persone condannate.

Abbiamo poi approvato la ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Turkmenistan sullo scambio di informazioni in materia fiscale; il Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici; la Decisione del Consiglio di sorveglianza recante modifiche all’Allegato IV della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana, il Governo della Repubblica francese, il Governo della Repubblica federale di Germania ed il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sull’istituzione dell’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti Occar del 9 settembre 1998.

E ancora, abbiamo discusso e approvato il disegno di legge di Ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Cile e di Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l’accertamento e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile. Infine, abbiamo discusso e approvato il disegno di legge di Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Cile per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali.

Andremo fino in fondo su Uranio Impoverito

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“Proseguono le audizioni in commissione uranio impoverito. Sta finalmente emergendo che le gravi malattie di molti militari italiani nascono in un contesto di multifattorialità che prescinde dalla dimostrazione di uno stringente nesso di causalità”, dichiara Diego Zardini, capogruppo Pd in Commissione. “L’audizione di oggi del professor Trenta ha rafforzato la nostra determinazione ad andare fino in fondo. Se nella precedente audizione, infatti, Trenta aveva tenacemente sostenuto l’assenza di ruolo nelle malattie dei nostri militari della radioattività dell’uranio impoverito, questa mattina ha confermato le sue dichiarazioni rese in tribunale, autonomamente rilevate dalla Commissione, che incolpavano le nanoparticelle derivanti dall’esplosione dei proiettili arricchiti all’uranio depleto (“L’uranio depleto è il mandante, le nanopolveri l’esecutore”). Nessuna reticenza può impedirci di svolgere il nostro ruolo, lavoreremo assieme per ricostruire la fiducia tra istituzioni e cittadini, tra Stato e militari: il patto deve essere chiaro. Il nostro impegno è che questa sia l’ultima commissione di inchiesta su questi temi, perché saremo stati capaci di far luce sui fatti, senza intenti punitivi, ma per ottenere giustizia e garantire salute e sicurezza a tutti i cittadini e lavoratori come previsto dall’art. 32 della Costituzione Italiana. Crediamo che solo così lo Stato avrà svolto il suo ruolo fino in fondo”.

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Missioni e cooperazione: strada della pace

Alla Camera abbiamo approvato la legge di conversione del decreto che autorizza la proroga della partecipazione del personale delle Forze armate e di polizia alle missioni internazionali, nonché la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione in numerose aree internazionali di crisi. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Il decreto è stato, dunque, discusso e votato proprio pochi giorni dopo i terribili attentati che hanno colpito Parigi venerdì 13 novembre. E proprio in relazione a questi accadimenti, il relatore ha voluto sottolineare che è nel nome della pace e della giustizia, e della necessità di contribuire attivamente a garantirle e a difenderle, che questo provvedimento è stato emanato. In questo spirito, si prevede il finanziamento di un’ampia serie di iniziative di cooperazione e di sostegno ai processi di ricostruzione e alle misure di sostegno alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione.

Il decreto contiene, dunque, le autorizzazioni di spesa necessarie alla proroga del termine per la partecipazione italiana a diverse missioni internazionali delle Forze armate e delle forze di polizia, le relative norme sul personale e quelle in materia penale e contabile.

Appalti, si cambia

Via libera, questa settimana, anche alla legge delega che riforma la disciplina degli appalti e delle concessioni pubbliche seguendo tre parole d’ordine: semplificazione, trasparenza, qualità. Ora il provvedimento torna al Senato.

Nata dalla necessità di recepire le direttive europee per l’adeguamento della normativa italiana in materia di appalti e contratti pubblici, la legge opera un riordino complessivo della materia e rappresenta un’importante riforma per il rilancio economico del nostro Paese, in particolare per il settore dell’edilizia e dei lavori pubblici.

L’obiettivo è rendere più semplici e flessibili le procedure degli appalti relativi a lavori, servizi e forniture, agevolare l’accesso alle imprese, in particolar modo quelle di piccole e medie dimensioni, e garantire l’efficienza dei lavori stessi, attuando controlli e assicurando l’esecuzione nei tempi e nelle modalità previste.

Cambiamenti sostanziali riguardano gli affidamenti sia per la progettazione che per l’esecuzione delle opere, la richiesta di maggiore qualificazione delle stazioni appaltanti e delle imprese, il ruolo rafforzato dell’Autorità nazionale anticorruzione, il divieto di deroghe alle procedure di affidamento, la riduzione delle varianti in corso d’opera, l’eliminazione dell’aggiudicazione con il criterio del massimo ribasso per le professioni tecniche, la maggiore centralità della fase progettuale sostituendo il progetto preliminare con quello esecutivo.

Proteggiamo la biodiversità

Importante, poi, l’approvazione della legge sulla tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria, che nasce dalla consapevolezza che la perdita di questo patrimonio aumenta a ritmi incessanti ed è necessario intervenire subito.

Il provvedimento istituisce: l’Anagrafe nazionale della biodiversità agraria e alimentare, allo scopo di registrare tutte le risorse genetiche locali di origine vegetale, animale e microbica a rischio di estinzione e di erosione genetica; la Rete nazionale della biodiversità agraria e alimentare, composta dalle strutture locali, regionali e nazionali per la conservazione ex situ del germoplasma (corredo genetico) degli agricoltori e allevatori custodi, che svolge ogni attività diretta a preservare le risorse genetiche locali dal rischio di estinzione o di erosione genetica e si attiva per incentivarne la reintroduzione in coltivazione o in altre forme di valorizzazione; il Portale nazionale della biodiversità agraria e alimentare, per creare un sistema di banche dati interconnesse delle risorse genetiche locali individuate; il Comitato permanente per la biodiversità agraria e alimentare, istituito presso il Ministero delle Politiche agricole per garantire il coordinamento delle azioni tra i diversi livelli di Governo, Stato, Regione e Province autonome sulla materia della tutela della biodiversità agroalimentare.

Tutto questo per dotare il nostro Paese di un sistema di norme capace di riconoscere, proteggere, recuperare e organizzare la biodiversità agricola ed alimentare, per investire sull’enorme ricchezza rappresentata da varietà e razze locali e per valorizzare l’inestimabile patrimonio italiano di conoscenze, memoria e pratiche sostenibili.

 

 

 

Riso tutelato in etichetta

E sempre in tema di protezione dei nostri prodotti agroalimentari, alla Camera abbiamo approvato una mozione che affronta i problemi del mondo della risicoltura, il quale attraversa una fase di cambiamento di notevole portata. Il comparto è per certi versi vulnerabile a causa di un paventato e progressivo venir meno della protezione offerta dalle politiche integrative della Politica agricola comune e per l’aumento progressivo delle importazioni a dazio zero.

Poiché l’Italia è il primo produttore nell’Unione europea con oltre il 50% della produzione e più di 14 milioni di quintali l’anno, abbiamo impegnato il Governo a continuare a intervenire nelle competenti sedi comunitarie a tutela del mercato italiano del riso, in particolare affinché sia attivata la clausola di salvaguardia rispetto alle importazioni a dazio zero; a intervenire a livello europeo per l’attivazione di adeguate misure di controllo e di garanzia in relazione ai modelli di produzione dei Paesi terzi con particolare riguardo al rispetto dei diritti sociali, alla salvaguardia ambientale e alla sicurezza e salubrità dei prodotti; ad adottare le iniziative necessarie per rendere immediatamente applicabile al riso e ai prodotti a base di riso la normativa sull’etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari; ad assumere iniziative per innovare la normativa nazionale vigente disciplinando sist emi di etichettatura volti ad indicare la varietà del riso e dei prodotti a base di riso; ad adottare idonee iniziative normative volte ad introdurre sanzioni accessorie affinché siano resi noti e pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti in pratiche commerciali ingannevoli, fraudolente o scorrette, finalizzate a immettere sui mercati finti prodotti made in Italy, nonché i dati dei traffici illeciti accertati; ad avviare un programma di comunicazione, su scala europea ed internazionale, sulla qualità del riso italiano valorizzando le peculiarità di sostenibilità ambientale e di salubrità delle produzioni italiane.

 

 

Canapa, ma che sia industriale

In Commissione Agricoltura, questa settimana, abbiamo approvato, in sede legislativa, la legge sulla canapa industriale, una norma che permetterà di rilanciare la filiera della canapa italiana. Ora il testo passerà al Senato.

Sono due gli elementi fondamentali di questa legge: l’aumento del principio attivo Thc, dallo 0,2% allo 0,6%, sostanza incriminata che rende psicotropa la pianta, ma che in natura serve a renderla più resistente agli attacchi di insetti e microrganismi e che ora impedirà facili sequestri, e lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per gli impianti di trasformazione.

A questo punto, si potrà creare una realtà produttiva che può far riferimento a settori come il tessile, l’agroalimentare e l’edilizia sostenibile.

 

 Milano crocevia di migranti

Mi fa piacere segnalare che sabato 28 novembre, dalle 9.30 alle 14, in via Sant’Antonio 5, a Milano, l’Associazione Noifuturoprossimo.it-Il Sicomoro organizza un appuntamento, interessante e di ampio respiro, assieme ad altre due importanti realtà milanesi, “Occhisulsociale” e ” Ilcaffègeopolitico”. Si tratta di un laboratorio di approfondimento socio-politico, rivolto preferibilmente alle giovani e ai giovani fino ai trent’anni, sul tema “Mediterraneo e migranti: Milano, incrocio e attraversamento della città”.

 

Qui il volantino per i dettagli

Paolo Cova

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Nuove regole per le missioni internazionali

Con 321 voti a favore e nessun contrario, alla Camera abbiamo approvato la legge quadro sulle missioni internazionali, un provvedimento atteso da tempo che ora passa al Senato.

Di cosa tratta? Le nuove norme regolano le missioni internazionali svolte dal personale appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia e da operatori civili che operano congiuntamente negli stessi teatri di intervento. La gamma di questioni su cui la legge interviene è vasta: dalle indennità di missione, al trattamento assicurativo, previdenziale e assistenziale, dalle norme su prigionieri e dispersi a quelle su orari di lavoro e valutazione del servizio prestato, dal personale civile alla figura del consigliere per la cooperazione civile. Inoltre stabilisce che al personale che partecipa alle missioni internazionali e al personale inviato in supporto si applica il codice penale di pace e che la competenza è del tribunale militare di Roma.

Perché era necessaria? Nel nostro ordinamento giuridico non esisteva una normativa di questo tipo con la conseguenza che ogni aspetto delle missioni, compresi ovviamente il trattamento economico e normativo del personale impegnato, è stato di volta in volta regolato nell’ambito dei provvedimenti legislativi d’urgenza che finanziano le missioni stesse.

Per quanto riguarda la procedura autorizzativa, la legge stabilisce che il Consiglio dei Ministri, previa informazione al Presidente della Repubblica, delibera circa la partecipazione italiana a missioni internazionali, ma sono poi le Camere ad approvare o negare l’autorizzazione delle missioni stesse con atti di indirizzo. Nelle sue comunicazioni alle Camere, il Governo deve indicare, per ciascuna missione, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica di riferimento, la composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte, nonché la durata programmata e l’ammontare delle risorse finanziarie stanziate. Viene istituito un apposito Fondo missioni la cui dotazione sarà stabilita annualmente dalla legge di Stabilità.

 Poste: no ai tagli

Lo avrete letto o vi sarà capitato di verificarlo sul campo, ma Poste italiane spa ha intrapreso un processo di internalizzazione del servizio recapiti, che ha portato alla riduzione del numero delle agenzie di recapito esterne e delle città coperte dal servizio. Ciò ha comportato la chiusura di numerosi uffici con conseguenti disagi per gli utenti e la perdita di posti di lavoro. Tuttavia, temporaneamente Poste italiane, su sollecitazione del Governo e del Parlamento, ha rinviato l’attuazione completa del piano che comporterebbe la chiusura di 445 punti di recapito.

Per questo in settimana abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo a garantire, anche in vista del processo di privatizzazione in atto, la sostenibilità economica del servizio universale postale e a valorizzare tutti gli asset di Poste italiane spa, servizi di logistica e corrispondenza, prodotti finanziari e prodotti assicurativi, salvaguardando la presenza capillare della società su tutto il territorio nazionale; a valutare con particolare attenzione l’impatto sociale del piano di razionalizzazione degli uffici per gli anni 2015-2019, sollecitando Poste italiane a porre particolare attenzione alla necessità di garantire il servizio nelle situazioni più critiche, come le aree pedemontane caratterizzate dalla presenza di località o frazioni collinari o montane isolate ricomprese in comuni di pianura, e alle comunità di cittadini in prevalenza anziani a ridotta mobilità.

Abbiamo impegnato il Governo anche a chiedere a Poste italiane di precisare l’impatto occupazionale del piano di razionalizzazione e, piuttosto che tagliare, di rilanciare lo spirito costruttivo di un nuovo modello di sviluppo nel settore della logistica di recapito.

 

 

L’educazione parte dal cibo

Un altro tema che questa settimana abbiamo affrontato con un atto di indirizzo, riguarda l’educazione alimentare che è principalmente educazione alla salute. Solo per darvi un’idea della situazione, ricordo che una recentissima ricerca dell’Università di Milano Bicocca sull’obesità infantile rivela che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui si ha il maggiore aumento di questa patologia con circa 3 punti percentuali al di sopra della media Europea. Inoltre, tra gli 8 e i 9 anni, il 25% dei bambini è obeso e il 50% è in soprappeso. Tra le bambine le percentuali scendono rispettivamente al 16% e al 41%. Altri numeri da altre ricerche: solo il 44,7% dei genitori conosce le regole della sana alimentazione; il 37% delle madri di figli in sovrappeso non ritiene eccessiva la quantità di cibo somministrato; il 22% dei bambini non mangia tutti i giorni frutta e verdura; 1 bamb ino su 10 salta la prima colazione.

Capite, quindi, l’urgenza di intervenire, facendo il paio con un altro intervento del Governo che, attraverso il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpas), ha recepito le sollecitazioni dell’Unione europea in materia di riduzione degli sprechi e ha avviato un percorso di consultazione con i protagonisti della filiera agroalimentare italiana.

La nostra mozione impegna perciò il Governo ad affrontare le attività di educazione alimentare nella scuola mediante un approccio sistemico capace di attivare ampie sinergie che coinvolgano tutti i soggetti della vita sociale, le istituzioni socio sanitarie, gli enti locali, l’industria alimentare, il mondo agricolo, della distribuzione, della vendita e della comunicazione e, soprattutto, le famiglie, univocamente finalizzate alla promozione del benessere, come indispensabile elemento di crescita comune incentivando la consapevolezza dell’importanza del rapporto cibo-salute.

Inoltre, si vuole promuovere una cultura del benessere che favorisca la prevenzione e si riappropri del piacere della tavola. Importantissimo anche l’impegno a promuovere, nell’ambito delle attività di educazione alimentare, la conoscenza del sistema agroalimentare attraverso la comprensione delle relazioni esistenti tra sistemi produttivi e distributivi, in rapporto alle risorse alimentari, all’ambiente e alla società.

Scuola, la storia si ripete

 

Prima della pausa del fine settimana, alla Camera abbiamo cominciato ad affrontare la riforma della scuola. Voglio soffermarmi su alcune considerazioni, mentre nel merito del provvedimento interverrò dopo la sua votazione.

A fine anni Novanta l’allora Ministro Bindi diede avvio alla riforma della sanità sollevando grandi proteste e scioperi da parte degli operatori. Il centrodestra dichiarò più volte che appena fosse arrivato al Governo avrebbe modificato quella legge, ma si è guardato bene dal farlo. La riforma venne approvata e venne imputata al Ministro la responsabilità della sconfitta elettorale e della perdita di consenso. Oggi la sanità italiana è la terza al mondo (ricordiamocelo sempre quando ci lamentiamo tanto del servizio sanitario nazionale).

Nello stesso periodo un altro Ministro, Berlinguer, stava cercando di riformare la scuola, anche qui tra le imponenti proteste degli insegnati. Anche a lui fu imputata la perdita di consenso e a entrambi i Ministri, Bindi e Berlinguer, non fu rinnovata la fiducia del Governo. Nel caso della scuola la riforma non fu fatta, ma subito dopo arrivarono quelle delle Ministre Moratti e Gelmini che tagliarono i posti di lavoro, portando a un aumento del precariato, il Mof (il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa), il tempo pieno e produssero le classi pollaio.

 

La storia si ripete…

 

Vi invito a leggere il testo attualmente in aula per verificare affettivamente cosa c’è scritto. Se vuoi leggere clicca.

 

 

Di chi la colpa di 70 milioni di multa?

Ho presentato un’interrogazione sulla sentenza della Corte europea che ha respinto il ricorso della Repubblica Italiana per l’annullamento della decisione di esecuzione della Commissione che ha condannato l’Italia a una multa di oltre 70 milioni di euro, a causa di irregolarità nei controlli afferenti al regime delle quote latte, riscontrate nelle regioni italiane Abruzzo, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, durante le campagne 2004/2005, 2005/2006 e 2006/2007,

Nel dispositivo della Sentenza emerge che la Commissione ha esposto in maniera chiara e inequivocabile le ragioni per le quali essa aveva rinvenuto la reiterazione delle irregolarità. Inoltre la Commissione ha ricordato che, a seguito di un’indagine condotta in Italia nel 2004, aveva già constatato irregolarità. Per farla breve, la segnalazione dei mancati o insufficienti controlli per quantitativo di latte e per numero di aziende e dimensione di produzione di queste aziende potrebbe fare supporre la mancata verifica anche della reale corrispondenza tra quota assegnata, quota realmente prodotta e effettiva presenza e consistenza dei capi bovini necessari per produrre quei quantitativi.

Nell’interrogazione chiedo di sapere quale organo era deputato al controllo delle produzioni di latte in quelle regioni e quali motivazioni hanno indotto a eseguire i controlli in ritardo e non in modo conforme alle disposizioni; quali provvedimenti sono stati presi nei confronti di questi organi; chi provvederà a pagare i circa 70 milioni di euro; se è stata verificata la reale consistenza di capi bovini da latte.

   

Meno vincoli nel calcio

 

Ho sottoscritto un’interrogazione al Sottosegretario alla Presidenza con delega allo Sport che tratta la questione del vincolo sportivo. In sostanza, risulta che, allo stato attuale, in Italia, il diritto dell’atleta dilettante a svolgere in piena libertà l’attività agonistica sportiva sarebbe gravemente compromesso dal vincolo sportivo in essere, perché questo, tramite la sottoscrizione del cosiddetto “cartellino”, lo legherebbe indissolubilmente, o quasi, alla società sportiva di appartenenza. E ciò è vero soprattutto per i giovani calciatori. Di fatto, questi ragazzi affidano la titolarità delle proprie prestazioni sportive alle società, vedendo così compromessa in prospettiva la propria libertà agonistica e trovandosi legati alla dirigenza societaria che risulta così avere un potere decisorio sulla durata del cartellino.

L’interrogazione chiede se non si ritenga utile e necessario rivedere le norme relative al vincolo sportivo nel calcio dilettantistico e pensare a un progressivo abbandono e superamento dello stesso per calciatori e calciatrici dilettanti, affinché sia resa definitivamente libera l’attività sportiva degli atleti, come già succede nella stragrande maggioranza degli Stati europei, e al tempo stesso si tuteli per un determinato periodo di tempo l’investimento sostenuto dalle società per la formazione dei futuri professionisti come dei giocatori amatoriali.

Pescatori “sostenibili”

 

Ho aderito a una risoluzione sulla questione del fermo biologico. Per preservare la popolazione ittica, nel Mediterraneo la regolamentazione della pesca è principalmente basata sulla limitazione dello sforzo attraverso misure di fermo temporaneo che è, appunto una della misure obbligatorie utili a preservare gli stock ittici e a contribuire al ripopolamento della flora e della fauna acquatiche gravemente compromesse, nel corso degli anni, da catture eccessive e da sistemi di pesca inadeguati.

In queste fasi, per le navi da pesca la normativa europea reca disposizioni specifiche in materia di aiuti pubblici da erogare ai pescatori, tramite cassa integrazione in deroga, e per gli armatori prevede risorse comunitarie a parziale indennizzo del mancato reddito derivante dall’interruzione della loro attività.

Sul tema è intervenuto anche il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, affermando che è disponibile 1 miliardo di fondi da utilizzare per contrastare la crisi e dare un futuro concreto all’intera filiera ittica. Ecco perché la risoluzione, tra i vari impegni, chiede che sia sostenuta la competitività delle piccole e medie imprese del settore della pesca e dell’acquacoltura, preservando l’ambiente e favorendo l’uso razionale delle risorse, e venga promossa un’occupazione sostenibile nel comparto anche dal punto di vista della creazione di nuove e integrative opportunità di reddito, a supporto dello sviluppo e della multifunzionalità delle imprese di settore, in senso integrato con la sostenibilità ambientale.

 Parliamo di immigrazione

Vi anticipo un incontro che si terrà tra una decina di giorni. Lunedì 25 maggio, alle ore 21.00, nel Circolo Pd “Piero Calamandrei” di Cesano Boscone (Sala della trasparenza, via Libertà 9), parteciperò al dibattito pubblico “Popoli in movimento – Dinamiche, problemi e sussidiarietà delle politiche di immigrazione”. Assieme a me ci saranno Antonio Panzeri, parlamentare europeo, Luca Bettinelli dell’Area stranieri della Caritas Ambrosiana, Simone Negri, sindaco di Cesano Boscone. Coordinerà la serata Andreas Massacra del Coordinamento cittadino del Pd. Operatori del settore porteranno la loro esperienza diretta.

 

 Paolo Cova