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Pensieri Democratici

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Acquarius e migranti

Ho aspettato alcuni giorni prima di esprimere la mia opinione su questa vicenda ed ora, che la nave dell’ONG ha raggiunto il porto di Valencia scortata da una nave militare italiana e una della Guardia Costiera, vorrei fare alcune considerazioni su quanto avvenuto.

La mediaticità di questo evento è stata notevole contribuendo a dare moltissima visibilità a Salvini e al “Governo del cambiamento”. Grazie ad essa, inoltre, l’obiettivo di aumentare la percezione di maggiore sicurezza nel Paese e più decisione nell’affrontare i problemi è stato, in parte, raggiunto. Ora ci ritroviamo divisi, costernati, a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che ci vogliono far credere: l’Italia rischia un pericoloso isolamento a livello europeo, gli sbarchi continuano, i porti sono sempre stati aperti, cosa ribadita alla Camera dal Ministro Toninelli nella giornata di mercoledì 20 giugno…. “Da questa ricostruzione dei fatti emerge chiaramente come non vi è stato alcun atto formale di chiusura dei porti italiani. Ripeto, non c’è stato nessun atto di chiusura dei porti italiani, ma, piuttosto, si è ra ccolta la disponibilità manifestata all’apertura del porto di Valencia da parte del Governo spagnolo.”

Qui trovate il link con il resoconto stenografico della seduta e potete verificare voi stessi. http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0018&tipo=stenografico#sed0018.stenografico.tit00060.sub00040.int00060

Di questa vicenda ho colto una grande assente. Mi riferisco alla Politica intesa come gestione della res publica, come impegno per il bene comune. A prevalere, nelle azioni dei Ministri come nei discorsi dei singoli cittadini, è sempre stato solo “l’io”, l’interesse personale, del singolo e non quello di una comunità che si riconosce in valori comuni come: la solidarietà, l’uguaglianza, il rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Compito della Politica è quello di riaggregare le reti sociali, riscostituire l’idea di comunità che il neoliberismo sfrenato di questi anni ha contribuito, giorno dopo giorno, a far venir meno, lasciando le persone sempre più sole ad affrontare le difficoltà e le paure spesso indotte dai media. Una Politica capace di investire sulla comunità e su valori condivisi, e non sulla divisività tra le persone. Aggregare per rendere più solidi i rapporti personali, istituzionali. Aggregare perchè insieme è possibile trovare la soluzione ai tanti problemi che ha questo nostro Paese. Aggregare perchè si sviluppi l’idea che ai mercati senza frontiere faccia da contrappunto una fraternità senza frontiere.

Rapporto OXFAM

E’ uscito da qualche giorno, ma ha avuto poco risalto nelle cronache televisive, il rapporto OXFAM Italia sulla situazione dei lavoratori della filiera agroalimentare italiana e la scarsa redditività per la produzione primaria.

Leggendolo sono rimasto molto colpito soprattutto perchè questo studio fotografa le condizioni di grave sfruttamento subite dai lavoratori agricoli (soprattutto donne e migranti) nelle campagne del nostro Paese.

Nonostante in questi anni siano stati messi in atto provvedimenti per contrastare il fenomeno del caporalato e l’aggregazione delle filiere, il rapporto dimostra che molto ancora resta da fare a partire da una maggiore coscienza civica dei consumatori nell’acquisto dei prodotti alimentari.

Negli anni scorsi mi sono adoperato perchè venisse istituzionalizzata una corretta etichettatura dei prodotti agroalimentari, ora è necessario proseguire richiedendo anche una certificazione sul rispetto delle condizioni dei lavoratori in agricoltura. Tanto clamore e consenso ha nell’opinione comune il rispetto del benessere animale per le produzioni zootecniche, perchè non ci indignamo nel richiedere con uguale impegno una certificazione sulle condizioni di lavoro nei campi?

Se vuoi leggere il rapporto clicca su Sfruttati OXFAM.

Paolo Cova

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News dal Parlamento

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Che succede (davvero) a Lampedusa

Nei giorni scorsi ho partecipato a un modulo formativo sul tema dei migranti a Lampedusa. Un’esperienza che mi ha permesso di conoscere quanto avviene realmente sull’isola e l’attività che viene svolta per l’accoglienza di queste persone e dentro i centri.

Perciò, mi viene spontaneo fare alcune considerazioni che ci tengo a trasmettere. Ciò che mi ha più colpito è l’attenzione alle persone che arrivano in modo avventuroso e tragico dal mare da parte della popolazione locale che davvero esprime un grande senso dell’accoglienza, al di là di quello istituzionale. In particolare mi è rimasta impressa la frase detta dalla moglie di un pescatore dell’isola: “Quando vedo un uomo in mare, non posso certo lasciarlo in mare”, che è un po’ la legge di chi su quelle acque è nato, cresciuto e ci lavora. Al netto di ogni opinione, ideologia od orientamento politico.

Secondo aspetto, con il tempo e le testimonianze raccolte, tutti abbiamo capito quello che davvero succede nell’inferno della Libia e cosa, in questi ultimi 20 anni, devono aver passato e passano queste povere persone, ma ci si dimentica, o addirittura non si conosce quel durissimo viaggio che devono affrontare per arrivare fino lì e delle atrocità che subiscono anche nella prima parte della loro odissea.

Posso, inoltre, riportare la forte richiesta della popolazione locale di raccontare com’è davvero la vita sull’isola, che è completamente diversa da quella descritta dai media. E devo ammettere che hanno assolutamente ragione: il giorno dopo il mio rientro, ho letto i commenti riportati da un europarlamentare italiano, evidentemente presente sull’isola, che però descrivevano una Lampedusa che ha visto solo lui.

Migranti

Negli ultimi giorno ho avuto modo di partecipare a trasmissioni televisive dove, come sempre, si è parlato molto di sbarchi e di migranti.

Mi sembra importante raccontare cosa è stato fatto in questi 4 anni su questo tema e quale la strategia scelta.

Certamente un investimento a lungo termine ma è la sola strada che consenta di avere dei risultati negli anni.

Nel 2013-inizio 2014 si è approvata la legge sulla Cooperazione internazionale (attesa dal 1992) con la conseguente istituzione presso il ministero degli esteri del dipartimento della Cooperazione internazionale e finanziamento della Cooperazione internazionale con i decreti sulle missioni militari che l’Italia svolge.

Credo che questo sia stato un passo importante per incominciare ad intervenire nei paesi di origine e in conflitto per ristabilire il rispetto dei diritti umani e di una economia.

Approvazione di accordi bilaterali con alcuni stati per attività economiche di rispetto di diritti e di giustizia: a livello europeo ricordo alcuni esempi per sostenere le economie locali ed evitare che i flussi di migranti economici arrivino in Europa, l’accordo per l’olio tunisino, le arance Marocco, riso vietnamita.

Nel 2015 missione in Libia per formare la polizia locale per prevenire e contrastare il fenomeno dei trafficanti e formazione della guardia costiera.

Dal 2015 sono stati intessuti rapporti con i vari capi libici per avere interlocutori seri e affidabili che contrastassero le violenze sul territorio e gli scafisti. Su questo tema voglio anche essere molto chiaro: fermare le forme di violenza in Libia da parte degli scafisti e dei mercanti di uomini presuppone un intervento armato in quel territorio. Personalmente sono contrario ad un intervento armato, ma credo molto di più ad un percorso di formazione e di ritorno alla legalità anche in quel territorio

Nella legge stabilità 2016 sono stati finanziati 200 milioni di euro per i paesi dell’Africa per progetti di sviluppo economico.

Sul tema della tratta di persone l’ONU è intervenuta con diverse risoluzioni negli ultimi anni chiedendo l’intervento delle nazioni europee.

Metto il link della risoluzione ONU che è la base di partenza per il decreto Minniti https://www.un.org/press/en/2016/sc12543.doc.htm

Il link del decreto attuativo della missione in Libia http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/250/002/INTERO.pdf

Il testo della risoluzione approvata dal Parlamento http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=6-00338&ramo=C&leg=17

L’accordo ONU/ governo libico e Italia prevede lo smantellamento delle basi dei trafficanti di persone come si evince dalla risoluzione che dichiara le seguenti condizioni:

…anche alla luce della reiterata giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) in tema di respingimenti in mare, la missione di supporto non potrà consistere in forme di blocco navale idonee a rappresentare forme di ingerenza o di lesione della sovranità della Libia;

sempre nell’obiettivo del rafforzamento della sovranità libica e del controllo da parte libica sull’immigrazione illegale e sul traffico di esseri umani, è necessario intensificare e sostenere il lavoro delle Organizzazioni internazionali, con particolare riferimento all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, affinché i centri di accoglienza migranti e i rimpatri volontari assistiti siano gestiti nel pieno rispetto dei diritti umani e con l’assistenza di osservatori delle Nazioni Unite;

…a sostenere al più presto l’istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare gestiti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), anche ai fini dell’accertamento del diritto d’asilo;

in parallelo, a continuare ad elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e passaggio del flusso migratorio al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche; …

I misteri italiani in un libro

Un segreto di Stato disvelato a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino. Il velo che cade su una realtà che lascia scioccati gli italiani. E, insieme, un intrecciarsi di eventi che legano, in un unico filo rosso, la guerra, la Resistenza e il dopoguerra. Sono gli elementi che stanno alla base della trama de “La strategia del gatto – Il più grande mistero italiano della guerra fredda”, il romanzo scritto da Laura Sebastianutti, giornalista, e Franco Tosolini, studioso, ed edito da Eclettica Edizioni, casa editrice di Massa, che verrà presentato mercoledì 13 settembre, alle 14.30, nella sala Stampa della Camera, e di cui sarò moderatore.

Con me e con gli autori ci saranno anche gli on. Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, e Giorgio Zanin, componente della Commissione Difesa e presentatore della proposta di legge di istituzione di un Museo nazionale della Guerra Fredda.

Paolo Cova

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Tortura, in Italia è punita
Si aspettava da anni e questa settimana abbiamo finalmente approvato la proposta di legge “Introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano”, ovvero nel codice penale, così come richiesto dalla Convenzione Onu del 1984, ratificata dall’Italia con la legge n. 498/1988.
Sono pesanti le pene contro chi tortura. Il nuovo reato punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi o agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, o che si trovi in situazione di minorata difesa.
Pertanto, deve sussistere un nesso di causalità tra l’azione posta in essere da chi la compie e le acute sofferenza fisiche o il verificabile trauma psichico; la condotta deve essere stata connotata da almeno uno dei seguenti elementi: violenze, minacce gravi, crudeltà; la vittima deve trovarsi in almeno una delle seguenti condizioni: essere persona privata della libertà personale, essere affidata alla custodia (o potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza) dell’autore del reato, trovarsi in situazione di minorata difesa; il fatto deve essere stato commesso secondo una pluralità di condotte oppure essere tale da comportare un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Costituiscono un’aggravante la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio dell’autore del reato, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio (la pena prevista è in questo caso la reclusione da 5 a 12 anni), e l’avere causato lesioni personali comuni, gravi o gravissime, ma anche la morte come conseguenza della tortura.
Inoltre, qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non è utilizzabile in un processo, ma vale come prova contro gli imputati di tortura. Nessuno può essere espulso, respinto o estradato verso Paesi dove vi sia il fondato rischio che sia sottoposto a tortura. I cittadini stranieri imputati o condannati per tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale non possono godere di immunità. Se richiesto, saranno estradati.

La verità del Ministro sui flussi migratori
Dopo lo straordinario afflusso di persone salvate nel Mediterraneo centrale negli ultimi giorni di giugno, il Ministro dell’Interno Marco Minniti è venuto a informare la Camera su quanto accaduto e su come si sta comportando l’Italia. Intanto, ha ricordato i numeri: 22 navi, poi diventate 25 nel corso delle ore successive; più di 10.000 arrivi che fanno salire la cifra complessiva delle persone salvate a più di 85.000 nei primi sei mesi dell’anno, più 18,40 per cento rispetto allo scorso anno.
L’Italia ha immediatamente reagito sul terreno dell’accoglienza, ma anche sul terreno politico internazionale. Il nostro ambasciatore a Bruxelles si è recato in Commissione europea e ha chiesto esplicitamente che di fronte a una situazione così delicata e così impegnativa l’Europa si assuma chiare e limpide responsabilità. Successivamente il Governo si è recato a Parigi per incontrare i Ministri dell’Interno francese e tedesco e il Commissario per i problemi dell’immigrazione.
E Francia, Germania e Commissione europea hanno condiviso alcune proposte. La prima è quella di un codice di comportamento delle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo. La seconda questione è un coordinamento con le attività di polizia giudiziaria nei confronti dei trafficanti di esseri umani. Le altre navi che operano nel Mediterraneo centrale sono navi militari. Nel momento in cui operano numerose navi civili, un Paese serio prende tutte le misure per coniugare la salvezza della vita con le esigenze della propria sicurezza e con l’indefettibile obiettivo di combattere i trafficanti di esseri umani. Inoltre, Unione europea, Francia e Germania hanno deciso di rafforzare il loro impegno, economico e politico, in Libia. L’importanza di ciò sta nel fatto che c’è un rapporto forte tra la stabilizzazione della Libia e la lotta ai trafficanti di esseri umani, i quali hanno bisogno di istituzioni fragili e di controllare il territorio. Combattere i trafficanti di esseri umani in Libia significa dare un contributo straordinario per la stabilizzazione della Libia. L’Italia è strategicamente interessata alla stabilizzazione della Libia e al fatto che la Libia si mantenga unita. Nei prossimi giorni, verrà fatta una riunione a Tripoli con i sindaci della Libia, per discutere, insieme con loro, di come liberarsi dal giogo dei trafficanti di esseri umani. Questo è il senso di una cooperazione forte tra Europa, Italia e quel Paese.
E per quanto riguarda le ricollocazioni, il punto più delicato, Minniti ha precisato, ancora una volta i numeri: alla fine dello scorso anno, l’Italia aveva ricollocato 2.600 persone in Europa, oggi ne ha ricollocate 7.500 – 405 sono in via di immediata definizione -, si tratta di circa 8.000 persone. Rispetto agli sbarchi è certamente insufficiente, ma per il Ministro il fatto che Commissione Europea, Francia e Germania abbiano deciso di aumentare la loro quota di rilocation nei confronti dell’Italia, è un piccolo ma importante passo avanti. Inoltre Minniti ha incaricato il capo del Dipartimento immigrazione e di pubblica sicurezza di chiedere a Frontex un confronto urgente sulle regole della missione Triton, affrontando il tema della regionalizzazione del soccorso in mare.

Cosa cambia per le Province
La legge approvata a giugno scorso che contiene varie disposizioni finalizzate a dare concreta attuazione al bilancio 2017 e agli accordi assunti dal Governo con gli enti locali, contiene anche disposizioni che interessano il comparto delle province e delle città metropolitane e consentono di gestire una fase finanziaria provvisoria e delicata. Rispetto a questo tema appare inevitabile una riflessione sul ruolo e sulle funzioni delle province delle regioni a statuto ordinario, alla luce del risultato del referendum del 4 dicembre 2016, fermi restando i punti di forza della riforma adottata nel 2014. Allora, si era passati da un’amministrazione locale basata su due livelli di governo separati a una concezione diversa, in cui i sindaci e gli amministratori comunali si fanno carico sia delle esigenze di governo di prossimità, sia delle esigenze di governo territoriale.
Per questo alla Camera abbiamo sentito la necessità di mettere un po’ di chiarezza sul tema, approvando una mozione concernente iniziative volte a garantire il funzionamento delle province, che impegna il Governo a proseguire nello sforzo intrapreso al fine di garantire le risorse necessarie ad assicurare l’effettivo esercizio delle funzioni fondamentali da parte delle province e delle città metropolitane, anche promuovendo le opportune modifiche alla legislazione vigente; individuare le risorse adeguate a copertura delle funzioni statali assegnate; a verificare che il processo di riordino delle funzioni regionali assegnate dalle regioni alle province e città metropolitane sia garantito da una copertura finanziaria; ad adottare ogni iniziativa di competenza utile a favorire il ripristino dell’autonomia organizzativa degli enti; ad adottare ogni utile iniziativa di competenza che consenta, a partire dal 2018, di ristabilire la piena autonomia economica, finanziaria e organizzativa delle province e delle città metropolitane; a valorizzare il modello di cooperazione orizzontale tra istituzioni locali, nel riconoscimento a province e città metropolitane del compito di attivare pratiche di collaborazione che favoriscano un nuovo modello di cooperazione anche tra i comuni.

Un sostegno a Umbria Jazz
Come già avviene per altri importanti appuntamenti musicali e per andare incontro a un territorio connotato da sempre da una profonda vocazione culturale, ma messo a dura prova dai recenti eventi sismici, abbiamo approvato la proposta di legge per il sostegno e la valorizzazione del festival Umbria Jazz.
Il provvedimento intende sostenere e valorizzare il festival attraverso l’erogazione di un contributo annuale alla Fondazione di partecipazione Umbria Jazz pari a 1 milione di euro, come già previsto, dal 2013, per le Fondazioni Rossini Opera Festival, Festival dei due Mondi, Ravenna Manifestazioni, Festival Pucciniano Torre del Lago e, dal 2017, per le Fondazioni Teatro Regio di Parma e Romaeuropa Arte e Cultura.
La Fondazione Umbria Jazz, fondata nel 1973, ha lo scopo di assicurare la continuità della manifestazione Umbria Jazz, attraverso la realizzazione di tutte le iniziative necessarie per lo sviluppo e la diffusione del festival, che associa le sedici principali manifestazioni del settore nel mondo. Negli ultimi venticinque anni Umbria Jazz ha organizzato manifestazioni internazionali che hanno coinvolto i più grandi musicisti italiani, dando loro la possibilità di affermarsi ovunque come interpreti di una visione originale, legata alle tradizioni della musica italiana e, inoltre, durante l’edizione, in collaborazione con il Berklee College of music di Boston e con il Conservatorio di musica, si svolgono corsi di formazione che hanno permesso a migliaia di giovani musicisti di perfezionare il linguaggio e la cultura jazz.

Latte crudo, Ministero controlli
Ho presentato un’interrogazione a risposta in Commissione Agricoltura sui contratti per la cessione del latte crudo in cui ricordo che i contratti per la cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento. In particolare, per quanto riguarda il latte crudo, i contratti devono avere una durata non inferiore a dodici mesi, salvo rinuncia espressa e formulata per iscritto da parte dell’agricoltore cedente.
Una norma introdotta per proteggere e sostenere gli operatori del settore che, a seguito della fine del regime delle quote latte nel marzo 2015, si sono trovati esposti al crollo del prezzo del latte crudo, passato da 40 a 33 centesimi al litro – con un minimo di 30,47 centesimi/litro nell’agosto 2016 – anche per effetto del notevole aumento delle importazioni. Ma nell’ultimo anno si segnala una ripresa dei mercati internazionali e il prezzo si aggira attualmente intorno ai 39 centesimi, vicino quindi a quello dell’ultimo periodo delle quote latte. Tuttavia, la domanda di latte e derivati è in flessione e il rischio che le disposizioni non vengano applicate è alto, tanto che esistono appositi organi per il controllo.
Per questo chiedo al Ministro se vi siano dati aggiornati sullo stato dell’arte a livello nazionale nell’ambito dei contratti per la cessione del latte crudo, in particolare se siano presenti in forma scritta, e se il Ministro non ritenga utile e necessario un monitoraggio dei contratti stipulati tra i produttori di latte e l’industria di trasformazione.

Agricoltura alla Festa
Come ogni anno, dall’8 al 23 luglio, a Milano all’ex Scalo Farini, si tiene la Festa del Pd metropolitana. Qui troverete tutto il ricco programma di eventi, ma vi anticipo già che intervengo sabato 22 luglio, alle 18.30, in sala Marie Curie, sul tema “Coltivare la città. Agricoltura sociale, aree interne e agricoltura di prossimità”. Assieme a me ci saranno Paolo Festa, Dario Oliverio, Andrea Patrucco, Marco Porcaro e Francesco Prina.

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Una delega per l’insolvenza

Questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato, in prima lettura, la Delega al Governo in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, frutto dello stralcio di un originario disegno di legge che concerneva la delega al Governo per la riforma organica delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

L’oggetto della delega è la riforma organica della disciplina della amministrazione straordinaria, ovvero la procedura introdotta dalla cosiddetta Legge Prodi finalizzata all’individuazione di un nuovo assetto imprenditoriale per la salvaguardia dei complessi aziendali, della relativa occupazione, del potenziamento degli strumenti di tutela dei creditori, definendo l’amministrazione straordinaria delle imprese in stato d’insolvenza tramite la prosecuzione, la riattivazione o la riconversione dell’attività imprenditoriale.

Si tratta di una disciplina rilevante per il tessuto economico del Paese, se si considera che nei 15 anni successivi alla riforma del 1999 l’amministrazione straordinaria ha interessato circa 136 gruppi di imprese, di cui 115 ai sensi appunto del decreto legislativo Prodi bis  e 21 ai sensi dell’analogo decreto Marzano, per un totale di circa 121mila lavoratori.

Dunque, il provvedimento delega il Governo ad adottare una procedura unica di amministrazione straordinaria, modificando i presupposti di accesso alla stessa e attribuendo la competenza alle sezioni specializzate in materia di impresa presso i tribunali sede di Corti d’appello. È istituito poi l’albo dei commissari straordinari per l’amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza, stabilendo dei requisiti puntuali per farne parte. Viene, inoltre, rivista la procedura per l’accesso diretto.

 

Nel nome dei migranti

Secondo quanto riportato dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, il 2016 è stato l’anno record per il numero di vittime nella traversata del Mediterraneo. Dai 3771 morti e dispersi nel 2015, si è passati agli oltre 5mila del 2016. La situazione risulta ancora più grave se si esamina la rotta del Mediterraneo centrale, ossia quella che mette in comunicazione il Nord Africa con il nostro Paese. In questo caso si passa dai 2913 decessi del 2015 ai 4527 del 2016. Al 9 marzo si contano già 522 vittime per il 2017. E purtroppo si stima che almeno il 60 per cento di coloro che perdono la vita in mare resti senza nome: l’attività di identificazione dei migranti annegati in mare è infatti un’operazione complessa, resa ancora più problematica dall’assenza di un’unica banca dati, nella quale far confluire e confrontare i dati relativi alle persone scomparse e ai corpi ritrovati e privi d’identità.

Ecco perché abbiamo approvato una mozione concernente iniziative volte all’identificazione dei migranti deceduti nella traversata del Mediterraneo che impegna il Governo a promuovere una comunione di sforzi tra gli Stati membri dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa al fine di fronteggiare la tragedia umanitaria in corso nel Mediterraneo e la mancata identificazione dei corpi dei migranti deceduti, anche attraverso una rapida definizione di regole comuni per la ricerca, il recupero, l’identificazione e la gestione dei dati dei cadaveri senza nome; a valutare iniziative di riforma e potenziamento dell’ufficio del commissario straordinario per le persone scomparse e a sostenere le task-force inter-istituzionali da impegnare per un’ordinata raccolta dei dati post mortem e l’identificazione dei corpi ancora senza nome dei migranti; a favorire un efficace scambio di informazioni con i Paesi d’origine dei migranti; ad adotta re le misure necessarie per la riconversione del relitto del naufragio del 18 aprile 2015 in un monumento capace di richiamare la memoria e l’attenzione sui valori della solidarietà e della dignità umana che devono sempre ispirare e guidare le istituzioni nazionali e l’Unione europea nella gestione dei flussi migratori.

 

Fiscal compact e politiche europee

Tra le mozioni approvate questa settimana, una, piuttosto tecnica, riguarda la questione dell’inserimento del cosiddetto Fiscal compact – il coordinamento e la governance nell’unione economica e monetaria, accordo approvato da 25 Stati membri dell’Unione europea ed entrato in vigore il 1° gennaio 2013 – nei Trattati europei, nonché le politiche economiche e di bilancio dell’Unione europea.

Abbiamo, dunque, impegnato il Governo a sostenere in sede europea l’opposizione all’incorporazione del contenuto del Fiscal compact nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea; a promuovere una riforma complessiva della governance economica europea; a proseguire il confronto con le istituzioni europee per la revisione delle metodologie di calcolo del prodotto potenziale e a sostenere che nella programmazione di bilancio sia conferito un maggior rilievo a indicatori legati all’evoluzione della spesa pubblica; ad adoperarsi in sede europea affinché si affianchi alla politica monetaria espansiva della Bce un maggiore coordinamento delle politiche fiscali degli Stati dell’Eurozona; a promuovere interazioni più sistematiche tra le istituzioni europee.

 

Quel che sarà della robotica

Negli ultimi anni il progresso scientifico e tecnologico hanno favorito la crescita della robotica e delle intelligenze artificiali applicate, dando origine a una profonda innovazione nel mondo della produzione dei beni e servizi, con un ampio impatto atteso in molti settori, come la domotica, la medicina, la difesa, i servizi alle persone. E nel 2014 questo ha portato la crescita della vendita dei robot a un aumento del 29 per cento, quasi il doppio della media degli anni precedenti. Perciò, ci si attende che nei prossimi anni saranno venduti circa 35 milioni di robot personali in tutto il mondo, per uso domestico, per i veicoli senza guidatore, per l’intrattenimento, l’educazione, l’assistenza sanitaria.

Per questo abbiamo approvato una mozione in materia di robotica ed intelligenza artificiale che impegna il Governo a favorire una linea comune tra i Ministeri nell’approccio allo sviluppo sostenibile della robotica, dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica; a promuovere attività di formazione, ricerca e sviluppo nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca italiani e a sostenerne le applicazioni nella produzione industriale e nei servizi civili in imprese consolidate e in start up innovative. Ma anche ad analizzare soluzioni alternative e innovative di welfare in merito agli effetti che lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale avrà sull’occupazione.

 

In ricordo di Matteotti e Mazzini

Nell’ambito degli interventi per commemorare gli esponenti della nostra storia, cultura e arte, abbiamo approvato una proposta di legge sulle Iniziative per preservare la memoria di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Mazzini, che ora va al Senato. Il provvedimento stanzia un contributo straordinario di 300mila euro da utilizzare per il finanziamento di iniziative, organizzate su tutto il territorio nazionale, relative allo studio e alla diffusione del pensiero di Matteotti. Potrà trattarsi di borse di studio, della digitalizzazione, del riordino, dell’inventariazione di materiale bibliografico e archivistico di rilevante valore culturale, di pubblicazioni inedite, di iniziative didattiche formative. I progetti potranno occuparsi anche della cura e del restauro di strutture museali. Il testo dichiara, inoltre, monumento nazionale la casa natale di Matteotti a Fratta Polesine, di proprietà dell’Accademia dei Concordi di Rovigo.

Il progetto di legge tratta, poi, la figura di Giuseppe Mazzini, in particolare della Domus mazziniana di Pisa, la casa museo dove Mazzini soggiornò e morì il 10 marzo 1872. L’istituto ha il fine di cooperare agli studi e alle ricerche sulla vita, sul pensiero, sull’opera di Mazzini, alla raccolta e conservazione di cimeli e documenti e a ogni altra attività che valga a diffondere la conoscenza del pensiero e dell’azione mazziniana.

 

L’originalità di Gramsci

Intanto, alla Camera, abbiamo commemorato Antonio Gramsci, morto a Roma il 27 aprile 1937. A parlare in Aula di uno dei fondatori del partito comunista, è stata la presidente Laura Boldrini che ha ricordato come Gramsci intervenne una sola volta alla Camera, nella discussione di un disegno di legge contro le società segrete che, a suo dire, non colpiva tanto la massoneria quanto le associazioni antifasciste.

La presidente lo ha definito un marxista originale, non dogmatico e mai prigioniero di schemi precostituiti che ha seguito l’ideale di giustizia sociale ed è ancora oggi tra autori più studiati nel mondo.

 

Traffico d’organi, ok alla ratifica

Tra le ratifiche approvata recentemente, questa settimana abbiamo dato il via libera a quella contenente la Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico di organi umani, fatta a Santiago de Compostela il 25 marzo 2015, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno.

Il testo modifica il codice penale e introduce una ulteriore aggravante del delitto di associazione a delinquere quando è finalizzata, oltre che a commettere il reato di traffico di organi prelevati da persona vivente, a commettere il reato di prelievo di organi da persona vivente e di uso di organi prelevati illecitamente da persona vivente. Il reato aggravato comporta l’applicazione della pena della reclusione da 5 a 15 anni o da 4 a 9 anni, a seconda che si tratti dell’attività di promozione, costituzione od organizzazione dell’associazione criminosa, oppure che vi si prenda semplicemente parte.

Viene poi inserito il delitto di prelievo di organi da persona vivente con la reclusione da 6 a 12 anni per chiunque illecitamente preleva un organo, parte di un organo o un tessuto da persona vivente, e si punisce con la reclusione da 4 a 10 anni l’esercente una professione sanitaria che si presta al traffico illecito di organi. Alla condanna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.

Infine, abbiamo approvato la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di pubblica sicurezza, fatto a Roma il 2 dicembre 2013.

Paolo Cova

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Un Augurio di Buona Pasqua

Questa News vi arriva con qualche ora di anticipo e ne approfitto per farvi i miei migliori Auguri di una Santa Pasqua.

Pensando alla giornata odierna voglio anche ricordare quanto avvenuto a Bruxelles; nelle difficoltà e nei momenti più cupi c’è sempre la via di luce che ci porta fuori dalle nostre paure ed angosce. Ora serve solo una unità nazionale ed europea di contrasto al terrorismo, cosa che abbiamo già sperimentato negli anni ’70-’80 in Italia.

Il resto serve solo ad interessi personali e di certo non al “bene comune”.

Un nuovo credito cooperativo

Questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato la conversione in legge del decreto legge sulle misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio, che ora passa al Senato per l’approvazione definitiva.

Questo nuovo provvedimento si inserisce nel più ampio disegno di ristrutturazione della normativa che regola il sistema bancario, con l’obiettivo di rafforzare gli istituti bancari e sostenere più efficacemente l’economia reale e la crescita.

Quattro gli ambiti di intervento: la riforma delle Banche di credito cooperativo; la garanzia dello Stato sulla cartolarizzazione delle sofferenze; le disposizioni fiscali relative alle procedure di crisi; le norme in materia di gestione e di tutela del risparmio.

Attesa, dunque, la riforma che ridisegna il sistema del Credito cooperativo italiano, introducendo forti elementi di innovazione e al tempo stesso mantenendone integra l’identità, lo spirito mutualistico e il rapporto con il territorio di appartenenza. Nodo centrale della riforma – che recepisce largamente il progetto di autoriforma proposto dallo stesso sistema del Credito cooperativo – è l’obbligo di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni. La società capogruppo svolgerà attività di direzione e coordinamento sulle singole Bcc, in base agli accordi definiti dal cosiddetto “contratto di coesione”, che stabilirà anche il complesso delle garanzie solidali. Prevista la possibilità di non adesione al gruppo attraverso la cosiddetta wayout, ovvero la “clausola d’uscita”, e di creare sottogruppi territoriali.

Lo stesso provvedimento contempla, inoltre, importanti misure a beneficio dei consumatori: viene disinnescato l’invio di 50mila cartelle esattoriali agli italiani attraverso un emendamento che estende lo sconto del 30% sul pagamento delle multe anche quando vengono pagate in via telematica (home banking, ecc.) alla scadenza dei 5 giorni previsti per il saldo; per il 2016 si riduce drasticamente l’imposta di registro, ipotecaria e catastale, delle vendite di immobili in esito a procedure esecutive (misura fissa di 200 euro anziché il 9% del valore di assegnazione); viene definitivamente chiarito il divieto di anatocismo, ovvero l’odiosa pratica bancaria, cui viene messo fine, che, facendo pagare interessi su interessi, gonfia progressivamente la somma da restituire alla banca in caso di prestiti.

Migranti, prorogata la Commissione

In Aula abbiamo anche votato la modifica della delibera del 17 novembre 2014, con la quale la Camera ha istituito la Commissione monocamerale d’inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione e di espulsione. In particolare, si è approvata una proroga della durata dei lavori fino alla fine della legislatura e un’integrazione dei compiti della Commissione, motivata sia dall’esigenza di approfondire maggiormente un fenomeno che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni crescenti, sia dalla necessità di tener conto delle novità introdotte successivamente all’istituzione della Commissione, in particolare con il decreto legislativo che ha riformato il sistema di accoglienza dei migranti.

In particolare, viene previsto che l’inchiesta abbia ad oggetto non solo il sistema di accoglienza e di identificazione, ma anche il sistema di espulsione dei migranti.

Latte: il prezzo dell’arroganza

Alcuni industriali del latte hanno deciso di sottoporre ai loro allevatori un prezzo del latte al litro per il contratto di fornitura per la nuova campagna produttiva, inferiore a quanto stabilito dagli accordi. Un’arroganza inaccettabile che arriva fino a stracciare quanto deciso da tutta la filiera, a gennaio, alla presenza del Ministro Martina. Le lettere mandate ai conferenti con il contratto da sottoscrivere, infatti, prevedono proprio una indicizzazione diversa da quella di Ismea e un calcolo del prezzo del latte legato ai mercati europei, senza considerare la tipicità italiana.

Insomma, è come se costoro si fossero inventati una propria indicizzazione, senza rispettare il costo di produzione. Perciò, ho proposto provocatoriamente al Governo e al Ministro di trasferire i fondi del pacchetto latte, destinato a questi industriali, agli allevatori che sono penalizzati dal loro atteggiamento. Perché chi garantisce ancora la produzione italiana di qualità deve avere tutto il nostro sostegno, mentre chi pensa solo di ‘fare cassa’, penalizzando la produzione primaria, non deve avere il nostro aiuto.

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Il dramma dei migranti

Dopo gli ultimi, tragici episodi di queste ultime settimane e soprattutto quanto sta avvenendo in queste ore al confine con l’Austria e all’arrivo in Germania, appare ormai chiaro a tutti come il dramma dei profughi non sia solo una questione italiana che possa restare limitata ai nostri confini. Questo esodo biblico impone una riflessione sul dramma che stanno provocando i conflitti ancora aperti nel mondo.

Voglio fare due brevi considerazioni su questa situazione.

La prima è diretta a quanti , in Italia, continuano a spiegare come si riesce con grande facilità a risolvere il problema. Le ricette che ci hanno propinato e ci propinano dimostrano che sono dei semplici stratagemmi per raccogliere consenso. Quando un continente intero si trova di fronte a questa grande richiesta di accoglienza, le soluzioni facili sono solo di chi è incompetente e vuole ingannare gli italiani.

La seconda considerazione è che chiudersi nel proprio individualismo e nel proprio egoismo ci rende tutti più poveri e soli. Una società accogliente sarà sempre attenta ai nostri bisogni.

 

Tutti uniti sul prezzo del latte

Questa settimana ho avuto una grande soddisfazione sul fronte del mio impegno in Parlamento per quanto riguarda l’agricoltura: è stato siglato l’accordo tra le organizzazioni agricole e l’industria lattiera per la definizione di un parametro condiviso da utilizzare per l’indicizzazione del prezzo del latte, sottoscritto assieme al Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che se ne è fatto promotore. Fui il primo a parlare di questo argomento con una risoluzione che chiedeva l’indicizzazione del prezzo ancora nell’autunno del 2013, praticamente all’inizio della legislatura. La sua approvazione da parte della Commissione Agricoltura della Camera ha consentito che venisse recepita anche nel decreto 51, approvato poche settimane fa.

D’altra parte, gli allevatori chiedevano e aspettavano questo momento da tantissimi anni. Adesso è necessario passare in fretta all’operatività, vista anche la disponibilità degli industriali che hanno chiesto di trovare velocemente dei criteri per stabilire l’indicizzazione. E una volta identificati, poi sarà possibile individuare il prezzo.

Penalizzare sempre e solo i produttori, come è successo finora, non è stato di aiuto, anzi, tutta la filiera, che parte dall’allevatore e arriva alla commercializzazione, può ottenere solo degli enormi vantaggi dall’indicizzazione del prezzo. Mi auguro che il percorso giunga a buon fine e che si arrivi a una valorizzazione del prodotto sia sulle tavole italiane che del resto del mondo.

 

 Paolo Cova

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