Tag Archives: Libia

Pensieri Democratici

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Acquarius e migranti

Ho aspettato alcuni giorni prima di esprimere la mia opinione su questa vicenda ed ora, che la nave dell’ONG ha raggiunto il porto di Valencia scortata da una nave militare italiana e una della Guardia Costiera, vorrei fare alcune considerazioni su quanto avvenuto.

La mediaticità di questo evento è stata notevole contribuendo a dare moltissima visibilità a Salvini e al “Governo del cambiamento”. Grazie ad essa, inoltre, l’obiettivo di aumentare la percezione di maggiore sicurezza nel Paese e più decisione nell’affrontare i problemi è stato, in parte, raggiunto. Ora ci ritroviamo divisi, costernati, a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che ci vogliono far credere: l’Italia rischia un pericoloso isolamento a livello europeo, gli sbarchi continuano, i porti sono sempre stati aperti, cosa ribadita alla Camera dal Ministro Toninelli nella giornata di mercoledì 20 giugno…. “Da questa ricostruzione dei fatti emerge chiaramente come non vi è stato alcun atto formale di chiusura dei porti italiani. Ripeto, non c’è stato nessun atto di chiusura dei porti italiani, ma, piuttosto, si è ra ccolta la disponibilità manifestata all’apertura del porto di Valencia da parte del Governo spagnolo.”

Qui trovate il link con il resoconto stenografico della seduta e potete verificare voi stessi. http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0018&tipo=stenografico#sed0018.stenografico.tit00060.sub00040.int00060

Di questa vicenda ho colto una grande assente. Mi riferisco alla Politica intesa come gestione della res publica, come impegno per il bene comune. A prevalere, nelle azioni dei Ministri come nei discorsi dei singoli cittadini, è sempre stato solo “l’io”, l’interesse personale, del singolo e non quello di una comunità che si riconosce in valori comuni come: la solidarietà, l’uguaglianza, il rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Compito della Politica è quello di riaggregare le reti sociali, riscostituire l’idea di comunità che il neoliberismo sfrenato di questi anni ha contribuito, giorno dopo giorno, a far venir meno, lasciando le persone sempre più sole ad affrontare le difficoltà e le paure spesso indotte dai media. Una Politica capace di investire sulla comunità e su valori condivisi, e non sulla divisività tra le persone. Aggregare per rendere più solidi i rapporti personali, istituzionali. Aggregare perchè insieme è possibile trovare la soluzione ai tanti problemi che ha questo nostro Paese. Aggregare perchè si sviluppi l’idea che ai mercati senza frontiere faccia da contrappunto una fraternità senza frontiere.

Rapporto OXFAM

E’ uscito da qualche giorno, ma ha avuto poco risalto nelle cronache televisive, il rapporto OXFAM Italia sulla situazione dei lavoratori della filiera agroalimentare italiana e la scarsa redditività per la produzione primaria.

Leggendolo sono rimasto molto colpito soprattutto perchè questo studio fotografa le condizioni di grave sfruttamento subite dai lavoratori agricoli (soprattutto donne e migranti) nelle campagne del nostro Paese.

Nonostante in questi anni siano stati messi in atto provvedimenti per contrastare il fenomeno del caporalato e l’aggregazione delle filiere, il rapporto dimostra che molto ancora resta da fare a partire da una maggiore coscienza civica dei consumatori nell’acquisto dei prodotti alimentari.

Negli anni scorsi mi sono adoperato perchè venisse istituzionalizzata una corretta etichettatura dei prodotti agroalimentari, ora è necessario proseguire richiedendo anche una certificazione sul rispetto delle condizioni dei lavoratori in agricoltura. Tanto clamore e consenso ha nell’opinione comune il rispetto del benessere animale per le produzioni zootecniche, perchè non ci indignamo nel richiedere con uguale impegno una certificazione sulle condizioni di lavoro nei campi?

Se vuoi leggere il rapporto clicca su Sfruttati OXFAM.

Paolo Cova

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News dal Parlamento

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Mezzogiorno in crescita

Prima della pausa estiva, alla Camera abbiamo approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, il quale contiene misure finalizzate a favorire la crescita economica ed occupazionale nelle regioni del Sud.

Quattro sono le priorità: l’introduzione di nuovi strumenti per incentivare i giovani imprenditori e per il sostegno alla nascita e alla crescita di imprese; l’individuazione di aree geografiche (Zes) dove favorire l’insediamento agevolato di imprese; la semplificazione e la velocizzazione di taluni procedimenti amministrativi, con particolare riguardo alla realizzazione di investimenti e all’operatività degli enti territoriali; il sostegno alla formazione, all’occupazione e alla riduzione delle situazioni di disagio sociale.

Gli interventi in favore dei giovani e per la nascita di nuove imprese si articolano intorno a 2 importanti interventi: “Resto al sud”, per favorire la permanenza nel Mezzogiorno di giovani imprenditori, di età compresa fra 18 e 35 anni, che non dispongono di mezzi propri per avviare un’attività produttiva; una procedura sperimentale per l’individuazione delle terre abbandonate e incolte e di beni immobili in stato di abbandono che possono essere concesse, per la durata di nove anni rinnovabili una volta, ai giovani per rafforzare le loro opportunità occupazionali e di reddito.

Le Zone economiche speciali sono, invece, aree geograficamente delimitate all’interno delle quali sono riconosciute, alle imprese che vi si insediano, condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi. Secondo quanto previsto, le Zes si concentreranno nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate.

Altro punto centrale del provvedimento sono le semplificazioni, finalizzate all’accelerazione degli investimenti pubblici e privati. Mentre in relazione agli interventi per la coesione territoriale si introducono disposizioni per favorire la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi, per contrastare la povertà educativa minorile e la dispersione scolastica, e per affrontare situazioni di particolare degrado in comuni dove si registra una massiva concentrazione di cittadini stranieri.

 

Cosa succederà con la Libia

Questa settimana abbiamo affrontato e discusso la relazione delle Commissioni Affari esteri e comunitari e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica, al termine della quale abbiamo approvato una risoluzione.

L’atto autorizza la partecipazione e impegna il Governo a continuare tutte le azioni di cooperazione, dialogo e diplomazia con i Paesi del confine meridionale della Libia e con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, cercando con essi soluzioni più adeguate alla risoluzione del problema; a operare a livello diplomatico nelle opportune sedi internazionali e nell’ambito delle relazioni bilaterali affinché nessuna iniziativa unilaterale non coordinata possa pregiudicare l’efficacia della missione; a continuare ad attivare da subito ogni iniziativa diplomatica per smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani; a determinare conseguenze concrete per quelle organizzazioni non governative che, non sottoscrivendo il codice di condotta, si sono poste fuori dal sistema organizzato di soccorso in mare; a concordare con le autorità libiche intese tecniche stringenti con riferiment o alla destinazione dei migranti soccorsi in mare; a sostenere al più presto l’istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare; in parallelo, a continuare ad elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e passaggio del flusso migratorio al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche; a velocizzare l’esame delle richieste di asilo e provvedere alle operazioni di rimpatrio dei migranti che non ne hanno diritto; ad assumere tutte le misure possibili affinché la gestione dei migranti, senza distinzioni tra richiedenti asilo e migranti economici, da parte delle autorità libiche avvenga nel rispetto degli standard di diritto umanitario internazionale.

 

I Risparmi della Camera dei Deputati

Il Conto consuntivo per l’anno finanziario 2016 e il Progetto di bilancio per l’anno finanziario 2017 della Camera dei deputati sono stati votati sempre in questi giorni. E dai documenti è emerso che nel 2017 la Camera restituirà al bilancio dello Stato 80 milioni di euro: si tratta della restituzione più consistente mai operata da Montecitorio.

Le restituzioni complessivamente operate a favore del bilancio dello Stato, nella legislatura in corso, ammonteranno così a 200 milioni di euro. Aggiungendo a questa somma i 150 milioni di euro rispetto alla previsione di bilancio dello Stato nel triennio 2013-2015, i contribuenti avranno risparmiato, per il funzionamento della Camera, dal 2013 al 2017, 350 milioni di euro.

Sempre nel 2017, la spesa per il funzionamento della Camera, che ammonta a 950,4 milioni di euro, scende di 15,3 milioni di euro rispetto all’anno precedente. È così che, per il sesto esercizio consecutivo, la spesa segna una riduzione rispetto al picco massimo registrato nel 2011: anche questo è un risultato per larga parte realizzatosi nel corso della XVII legislatura. Inoltre, sempre al netto delle restituzioni al bilancio dello Stato, la spesa di funzionamento per il 2017, detratti gli oneri previdenziali, è pari a 551,4 milioni di euro, inferiore del 2,57 per cento rispetto all’anno precedente.

Tutti i risparmi sopracitati sono il frutto di una gestione oculata della Camera, consentendo comunque lo svolgimento della reale attività politica a salvaguardia della democrazia.

 

 

Fincantieri, l’Italia non molla

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico, ha riferito, questa settimana, alla Camera sulla vicenda dell’acquisizione da parte di Fincantieri dei cantieri navali Stx Saint-Nazaire. Il Ministro ci ha spiegato che Stx France, dopo varie vicende, si è venuta a trovare sotto il controllo della coreana Stx Offshore & Shipbuilding, che deteneva il 66,66 per cento delle azioni dei cantieri di Saint-Nazaire, in partecipazione con lo Stato francese, che aveva il 33,33 per cento dell’impresa. I cantieri francesi, a causa delle difficoltà economiche e finanziarie della controllante, sono stati messi in vendita. Il 19 ottobre 2016 il tribunale di Seul ha avviato la procedura pubblica di vendita delle quote di Stx France in capo al gruppo coreano Stx in amministrazione controllata. Fincantieri, in accordo con il Governo francese, il 27 dicembre 2016 ha presentato la sua offerta vincolante sulla base di un prezzo di 80 milioni di eu ro. Il 3 gennaio 2017 Fincantieri è stata selezionata come preferred bidder dal tribunale di Seul, essendo peraltro stata l’unica ad aver presentato un’offerta. Dopo mesi di trattative, il 12 aprile scorso Fincantieri ha firmato con il Governo francese un accordo che definiva la struttura della compagine azionaria, gli elementi fondamentali della governance e le linee guida del piano industriale. Il Governo francese, tuttavia, manteneva il diritto di prelazione sull’acquisizione esercitabile entro il 29 luglio.

In dettaglio, l’accordo prevedeva una compagine azionaria ripartita tra Fincantieri, con il 48,66 per cento delle azioni; un’istituzione finanziaria italiana, identificata nella Fondazione CrTrieste, con il 6 per cento; il Governo francese, con il 33,34; Dcns, oggi Naval Group, con il 12 per cento.

Il 19 maggio scorso, Fincantieri ha firmato il contratto di acquisto. Il 31 maggio il Presidente Macron ha manifestato la volontà di rivedere gli accordi sottoscritti tra il gruppo italiano e il Governo Hollande, dando, di fatto, mandato al Ministro dell’economia di avviare con gli interlocutori italiani un ulteriore confronto, che ha avuto luogo lo scorso 5 giugno a Roma.

In quella sede l’Italia ha chiarito che riteneva la sostanza dell’accordo preso con il precedente Governo non modificabile. La vicenda ha preso una brusca accelerazione lo scorso 27 luglio, data in cui il Governo francese ha annunciato di voler esercitare il diritto di prelazione. La posizione del Governo italiano è stata sempre ferma e chiara: l’Italia e Fincantieri hanno dato tutte le garanzie quanto al mantenimento dell’occupazione e alla protezione delle tecnologie. E non si muoveranno di un millimetro dalla posizione sul controllo dei cantieri.

 

Il professionista non va in pensione

La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani ha denunciato la mancata applicazione di un emendamento alla legge di Bilancio 2017 che consente di cumulare tra di loro, gratuitamente, i versamenti di contributi effettuati a diverse gestioni. Con questa norma i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria, come la gestione separata dell’Inps e contemporaneamente le casse professionali, possono esercitare il cumulo dei periodi assicurativi.

Le Casse professionali, come nel caso di quella dei veterinari (Enpav), devono perciò comunicare con lettera formale al Ministero del Lavoro e all’Inps l’accettazione delle domande di cumulo dei propri iscritti, come previsto dalla normativa.

In caso contrario, l’Inps non può attivarsi per il pagamento delle pensioni. Il risultato è che ci sono professionisti che potrebbero già essere in pensione, ma stanno ancora attendendo.

Noi abbiamo fatto di tutto perché venisse sanata questa anomalia nella legge di bilancio, ma adesso siamo allibiti, perché gli enti previdenziali non rispettano le regole. Il diritto resta sulla carta, ma la colpa è solo e unicamente degli enti previdenziali e il meccanismo riguarda tutte le casse dei liberi professionisti.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Un po’ di appuntamenti

Apro questa news ricordandovi alcuni miei appuntamenti per la prossima settimana. Venerdì 18 marzo, alle 21, alla Coop Ortica di via San Faustino 3, a Milano, vi incontrerò volentieri per raccontarvi un altro anno di vita da parlamentare e fare con voi una verifica di quanto successo, buttando uno sguardo un po’ più approfondito sulle riforme. Qui il volantino.

 

Sabato 19 marzo, alle 15.30, al Circolo Pd “Gino Giugni” di via Astesani 27 , ad Affori, sempre Milano, parlerò, assieme al collega Francesco Laforgia, di legge di stabilità 2016. Clicca su volantino.

 

Una riforma “civile”

Alla Camera abbiamo approvato la delega al Governo con le disposizioni per l’efficienza del processo civile che lo riformerà con l’obiettivo di ottenere una giustizia più veloce, più efficiente e più vicina alle esigenze dei cittadini. Ora il testo passa al Senato.

Questo provvedimento da un lato riduce il peso della burocrazia, semplificando le procedure e favorendo l’uso delle moderne tecnologie, e dall’altro specializza l’offerta di giustizia, attraverso l’istituzione del tribunale delle imprese e con l’ampliamento delle competenze del tribunale della famiglia e della persona.

Con la riforma della disciplina del tribunale delle imprese, le sezioni saranno rinominate “sezioni specializzate per l’impresa e il mercato”, con l’attribuzione di nuove specifiche competenze riguardanti controversie su pubblicità ingannevole e concorrenza sleale, azioni di classe, controversie su accordi di collaborazioni nello scambio di beni e servizi, controversie in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Alle sezioni specializzate circondariali dovranno essere attribuite in via esclusiva in primo grado le controversie relative a separazioni e divorzi, rapporti di famiglia e procedimenti relativi alla filiazione fuori dal matrimonio, i procedimenti sulla decadenza dalla potestà sui figli e sulla eventuale reintegrazione, controversie sulla condotta del genitore pregiudizievole ai figli, contrasto sull’esercizio della potestà dei genitori .

Alle sezioni specializzate distrettuali, poi, dovrà essere attribuita in primo grado la competenza sui procedimenti per adozioni di minori non accompagnati e minori richiedenti asilo, procedimenti in materia civile, penale e amministrativa.Inoltre, la riforma delle procedure di esecuzione forzata prevede, quanto alla vendita di beni immobili, il ricorso alla modalità telematica. Per i beni mobili si prevede l’impignorabililtà dei beni di uso quotidiano e degli animali da compagnia, anche se di valore. Quanto all’espropriazione di beni indivisi, ci sarà maggiore tutela dei comproprietari non debitori.

 

Libia, questione delicata

Sui fatti di Libia, questa settimana, è venuto a riferire in Aula il Ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni, che ci ha informati sul ruolo dell’Italia in relazione agli sviluppi della situazione. Purtroppo, lo scenario già complicato di quel Paese si è incrociato con la vicenda drammatica del sequestro dei nostri connazionali. Gentiloni ha ricordato come si sono svolti i fatti, con il sequestro del personale della Bonatti, risalente ancora a luglio scorso, e il tragico finale.

Ha detto che non sono emersi elementi di riconducibilità a formazioni di Daesh in Libia, non è mai giunta alcuna rivendicazione e, tra le principali ipotesi in corso, la più accreditata è quella di un gruppo criminale filoislamico operante tra Mellitah, Zuara e Sabrata. Quindi, sulla base delle evidenze emerse, i quattro connazionali sono stati nelle mani dello stesso gruppo durante tutta la durata del sequestro. Gentiloni ci ha tenuto anche a chiarire che non è stato pagato alcun riscatto.

A cinque anni dalla caduta di Gheddafi, il Paese è diviso, frammentato, attraversato da un’altissima conflittualità, con la presenza di Daesh e di altre formazioni terroriste jihadiste. Di fronte a questo quadro, il Ministro ha sottolineato che l’interesse dell’Italia è quello di evitare una ulteriore degenerazione di questa situazione, che questa disgregazione in atto si accentui per evitare un collasso definitivo della Libia che la trasformerebbe stabilmente in una polveriera a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, oltre ad accentuare una crisi umanitaria che è già incipiente.

Per questo serve un Governo legittimo, capace di riconciliare le diverse aree del Paese (la Tripolitania, la Cirenaica, il Fezzan, ma anche tantissime altre sottozone in cui si divide), capace di riprendere gradualmente il controllo del territorio, come hanno sancito i cosiddetti accordi di Skhirat e la successiva risoluzione delle Nazioni Unite. Questo Governo legittimato farà le sue richieste ed è sullo scenario di queste, anche in termini di sicurezza, che sta lavorando la comunità internazionale. Un percorso a ostacoli con il rischio della crescita della minaccia terroristica, ma che va affrontato e senza farsi trascinare in avventure inutili e perfino pericolose per la nostra stessa sicurezza nazionale, ha concluso Gentiloni.

 

Settant’anni di voto

L’8 marzo alla Camera è stato festeggiato nel modo che può essere più consono a un Parlamento: abbiamo, infatti, approvato una mozione sulla ricorrenza del settantesimo anniversario del voto alle donne che cadrà esattamente il prossimo 2 giugno, assieme al settantesimo della Repubblica Italiana. Ricordiamo sempre che fino al 1946 le nostre connazionali non potevano partecipare né attivamente, né passivamente alle elezioni politiche. Al termine del primo conflitto mondiale, nel 1918, il suffragio fu esteso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto il ventunesimo anno di età e a coloro che avessero prestato servizio nell’esercito mobilitato. Ma per le donne ci vollero ancora decenni.

La mozione impegna, perciò, il Governo a promuovere, nel corso del 2016, iniziative di ampio respiro, di carattere nazionale e locale, per ricordare le figure delle ventuno Madri Costituenti, anche attraverso la realizzazione di programmi televisivi e radiofonici; a promuovere in tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado momenti dedicati alla commemorazione di queste donne; a promuovere e a rafforzare la tutela dei diritti delle donne; a promuovere le condizioni che favoriscono la trasformazione nelle relazioni di genere per renderle egualitarie; ad assumere iniziative per garantire alle donne l’effettiva partecipazione e la possibilità di assumere la leadership a tutti i livelli decisionali, politici, economici e sociali.

 

Prato non deve ripetersi

 

La scorsa settimana avevamo votato una relazione sul tema della contraffazione. A questa è seguita una più specifica, riferita al solo settore tessile, in particolare sul caso del distretto produttivo di Prato, già approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.Dallo studio del distretto tessile di Prato è emerso uno stretto legame tra contraffazione e lavoro in nero, come testimoniato anche dalla tragica vicenda dei lavoratori cinesi morti nel rogo di un capannone-dormitorio a Prato nel dicembre 2013. Dopo quella vicenda vi è stato un salto di qualità della lotta alla contraffazione, perché è emerso chiaramente il legame tra l’illegalità delle imprese, la violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, lo sfruttamento del lavoro in nero e i legami con la criminalità organizzata e le filiere internazionali della contraffazione.

Abbiamo, perciò, approvato una risoluzione per impegnare il Governo a favorire l’applicazione dei modelli di coordinamento e di stretta integrazione tra le diverse istituzioni competenti sperimentati a Prato, quali i Patti per la sicurezza finalizzati al contrasto specifico della contraffazione; ad adottare le opportune misure, anche nella predisposizione di provvedimenti concernenti il lavoro illegale o il caporalato, per contrastare la contraffazione colpendo il lavoro in nero; a promuovere la certificazione etica delle filiere produttive; a garantire la tracciabilità dei prodotti; a realizzare un efficace contrasto al fenomeno degli illeciti finanziari; a prevedere che i proventi derivanti dalle sanzioni irrogate per le irregolarità riscontrate sulla sicurezza del lavoro possano essere destinati ad interventi sul territorio per accrescere la sicurezza nei luoghi di lavoro e il contrasto della contraffazione nei territori interessati.

 

Marzabotto non ci sta

 

Nei giorni scorsi ho aderito senza indugi all’interrogazione, presentata in Commissione Esteri, scaturita a seguito della notizia, appresa dal Comitato Onoranze ai caduti di Marzabotto, di un riconoscimento attribuito da un comune tedesco ad un ex Ss condannato per l’eccidio dell’autunno del 1944.

Nell’atto si chiede se il Governo italiano non intenda muovere ogni passo in sede politica e diplomatica nei confronti del Governo tedesco affinché quest’ultimo si attivi direttamente per la immediata revoca dell’assurda onorificenza.

 

Paolo Cova

 

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 Focolaio Libia: l’Italia non può essere sola

La crisi in Libia e il grave deterioramento del quadro di sicurezza internazionale, è stata al centro di una comunicazione alla Camera del Ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni. Un quadro, ha detto il responsabile del dicastero, che ha portato l’Italia a decidere la temporanea chiusura dell’ambasciata. Dalle sue parole emerge che la realtà della presenza di gruppi terroristici in Libia deve essere valutata con attenzione, distinguendo tra fenomeni locali, criminalità comune, e realtà esterne rappresentate dai combattenti stranieri. Fenomeni che si autoalimentano traendo vantaggio dall’assenza di un quadro istituzionale nel Paese. Gentiloni è stato chiaro su un punto: le origini della crisi attuale vanno cercate negli errori compiuti, anche dalla comunità internazionale, nella fase successiva alla caduta del vecchio regime di Gheddafi. Ci sono di mezzo rivalità politiche, religiose, regionali, etniche e tribali che il vecchio regime teneva sotto controllo e che subito dopo sono scoppiate senza possibilità per alcuno di saperle contenere.

Oggi nel Paese le istituzioni sono praticamente fallite e potenziali gravi ripercussioni potrebbero riflettersi su di noi, ma anche sulla stabilità degli altri Stati africani contermini. Gentiloni ha ribadito che l’Italia ha deciso, sin dal primo momento, di sostenere senza sosta lo sforzo di mediazione delle Nazioni Unite, sapendo bene che l’unica soluzione alla crisi in Libia è quella politica. E sapendo che mentre il negoziato muove questi primi passi, la situazione si aggrava, a cominciare dalla crescita dell’onda migratoria, rispetto alla quale però una cosa è certa: non possiamo voltarci dall’altra parte, lasciando i migranti al loro destino. Dobbiamo, piuttosto, batterci per contrastare le cause delle migrazioni nei Paesi di origine e di transito e dobbiamo rafforzare sensibilmente la missione Triton, per adeguarla alla realtà di un fenomeno di scala enorme. Ma non possiamo ess ere soli di fronte a questa situazione: serve un cambio di passo da parte della comunità internazionale prima che sia troppo tardi.

 

È tempo di proroghe

Anticipato da un voto di fiducia (354 sì, 167 no, 1 astenuto), alla Camera abbiamo approvato il decreto Milleproroghe, quel provvedimento che ha la finalità di prorogare o differire termini legislativamente previsti al fine di garantire la funzionalità in diversi settori.

Tra i più importanti di questi settori la proroga degli sfratti di 4 mesi: si consente, cioè, al giudice di disporre, su richiesta della parte interessata e al fine di consentire il passaggio da casa a casa, la sospensione dell’esecuzione delle procedure esecutive di rilascio per finita locazione.

Un’altra previsione attesa riguardava le partite Iva: si stanziano 120 milioni l’anno per bloccare al 27% l’aumento previsto dell’aliquota contributiva Inps per gli iscritti alla gestione separata. Inoltre, i possessori di partita Iva, con guadagni fino a 30mila euro, per tutto il 2015 potranno optare sia per il nuovo regime dei minimi con l’aliquota forfettaria al 15%, sia per il vecchio regime al 5% ma con il limite fino a 5 anni o al raggiungimento dei 35 anni d’età.

Sul fronte del lavoro e dell’occupazione, si proroga per il 2015 l’incremento del 10% dell’ammontare del trattamento di integrazione salariale per i contratti di solidarietà, che passa, quindi, al 70% della retribuzione. Prorogata di 24 mesi anche la cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività.

Importantissimo, poi, l’allungamento da 4 a 6 anni della durata complessiva dei rapporti instaurati per il conferimento degli assegni di ricerca, che dà respiro al mondo dei giovani ricercatori. E per chi è sensibile dal punto di vista ambientale, è stato prorogato anche il regime fiscale di vantaggio relativo alle energie da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, oltre che da carburanti ottenuti da produzioni vegetali.

 

E ora parliamo di doping in divisa

Prosegue il mio impegno su questo argomento che cerco di approfondire in ogni suo aspetto. Sto infatti affrontando la vicenda del doping anche per quanto riguarda i gruppi sportivi delle forze armate o dell’ordine in quanto ritengo che coloro che indossano la divisa debbano essere i primi atleti a risultare puliti e a contrastare questo fenomeno. Ho già spiegato tante volte anche il perché: il doping alimenta il malaffare ed è una pratica sporca, in tutti i sensi.

Per questo motivo ho presentato senza indugi un’interrogazione a risposta scritta in cui chiedo ai Ministri competenti di sapere “se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive, appartenenti al proprio gruppo sportivo, non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti”. Ma anche “se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso all’obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo”.

Infine, “se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi”. Ricordo che lo snodo in tema di controllo antidoping è nell’agenzia terza, ma anche nella procedura che vede la comunicazione della reperibilità il punto focale delle verifiche. E se nessuno si preoccupa di sanzionare gli atleti che non fanno sapere con esattezza dove si trovano, è chiaro che il meccanismo non funziona. Ciò, ribadisco, vale per tutti. E chi porta la divisa lo deve sapere a prescindere.

 

Coste italiane a rischio

Ho sottoscritto un’interrogazione, rivolta al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, che tratta dei fenomeni di erosione che interessano sempre più le zone marino-costiere italiane, spesso favoriti da fattori antropici. La questione è sempre quella del consumo di suolo, particolarmente grave quando si tratta della costa: secondo l’annuario Ispra, infatti, il 35,8% del territorio nazionale compreso nella fascia dei 300 metri dalla riva, risulta urbanizzato, per un valore complessivo di 731 chilometri quadrati su 670 comuni. E nel contempo l’erosione dei litorali interessa quasi la metà del Paese: su circa 8.300 chilometri di fascia costiera il 42%, cioè poco meno della metà, è soggetto a questi fenomeni e 2400 chilometri di costa italiana ne mostrano gli effetti. Ogni anno si perdono 75mila metri quadrati di spiagge e in pericolo è soprattutto i l versante Adriatico.

Numeri agghiaccianti, che portano a chiedere al Ministro che cosa stia facendo per contrastare l’erosione delle coste, se sia stata avviata una ricognizione mirata sulla situazione dei litorali, dei progetti in corso, delle norme e delle conoscenze tecniche e scientifiche esistenti. E se non ritenga opportuno valutare una proposta comune per accedere ai fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione europea e iniziare interventi eco-sostenibili prolungati e specifici.

Paolo Cova