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La forza del consumatore

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Dopo il tragico incidente della scorsa settimana, un altro camioncino pieno di lavoratori stranieri impegnati nella raccolta dei pomodori è rimasto coinvolto in un drammatico scontro con un camion. Questi fatti sono di per sé gravissimi e dovrebbero far indignare tutti, perché i lavoratori coinvolti non avevano nessun tipo di tutela e faticavano anche per 12 ore al giorno per un salario inesistente
Vittime del caporalato per contrastare il quale, nella scorsa legislatura, era stata fatta una legge che ora deve essere applicata senza nessuna eccezione
Ma non è sufficiente. Serve che la nostra indignazione si trasformi in una azione attiva di contrasto a questi fenomeni. Come?
Noi consumatori abbiamo la possibilità di richiedere alla GDO e ai commercianti che i prodotti agricoli, che arrivano sulla nostra tavola, siano stati pagati rispettando i costi di produzione degli agricoltori e che siano stati raccolti da lavoratori assunti con salari rispettosi del proprio lavoro.
Diffidiamo quando comperiamo prodotti a prezzi troppo bassi, se ciò accade è perché, nella filiera del prodotto, qualcuno non ha rispettato proprio tutte le regole.
Una utopia? Non credo, la forza del consumatore è fortissima, è già avvenuto con le norme sul benessere animale e non vedo perché non possa accadere nel richiedere anche il rispetto dei lavoratori agricoli

Pensieri Democratici

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Acquarius e migranti

Ho aspettato alcuni giorni prima di esprimere la mia opinione su questa vicenda ed ora, che la nave dell’ONG ha raggiunto il porto di Valencia scortata da una nave militare italiana e una della Guardia Costiera, vorrei fare alcune considerazioni su quanto avvenuto.

La mediaticità di questo evento è stata notevole contribuendo a dare moltissima visibilità a Salvini e al “Governo del cambiamento”. Grazie ad essa, inoltre, l’obiettivo di aumentare la percezione di maggiore sicurezza nel Paese e più decisione nell’affrontare i problemi è stato, in parte, raggiunto. Ora ci ritroviamo divisi, costernati, a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che ci vogliono far credere: l’Italia rischia un pericoloso isolamento a livello europeo, gli sbarchi continuano, i porti sono sempre stati aperti, cosa ribadita alla Camera dal Ministro Toninelli nella giornata di mercoledì 20 giugno…. “Da questa ricostruzione dei fatti emerge chiaramente come non vi è stato alcun atto formale di chiusura dei porti italiani. Ripeto, non c’è stato nessun atto di chiusura dei porti italiani, ma, piuttosto, si è ra ccolta la disponibilità manifestata all’apertura del porto di Valencia da parte del Governo spagnolo.”

Qui trovate il link con il resoconto stenografico della seduta e potete verificare voi stessi. http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0018&tipo=stenografico#sed0018.stenografico.tit00060.sub00040.int00060

Di questa vicenda ho colto una grande assente. Mi riferisco alla Politica intesa come gestione della res publica, come impegno per il bene comune. A prevalere, nelle azioni dei Ministri come nei discorsi dei singoli cittadini, è sempre stato solo “l’io”, l’interesse personale, del singolo e non quello di una comunità che si riconosce in valori comuni come: la solidarietà, l’uguaglianza, il rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Compito della Politica è quello di riaggregare le reti sociali, riscostituire l’idea di comunità che il neoliberismo sfrenato di questi anni ha contribuito, giorno dopo giorno, a far venir meno, lasciando le persone sempre più sole ad affrontare le difficoltà e le paure spesso indotte dai media. Una Politica capace di investire sulla comunità e su valori condivisi, e non sulla divisività tra le persone. Aggregare per rendere più solidi i rapporti personali, istituzionali. Aggregare perchè insieme è possibile trovare la soluzione ai tanti problemi che ha questo nostro Paese. Aggregare perchè si sviluppi l’idea che ai mercati senza frontiere faccia da contrappunto una fraternità senza frontiere.

Rapporto OXFAM

E’ uscito da qualche giorno, ma ha avuto poco risalto nelle cronache televisive, il rapporto OXFAM Italia sulla situazione dei lavoratori della filiera agroalimentare italiana e la scarsa redditività per la produzione primaria.

Leggendolo sono rimasto molto colpito soprattutto perchè questo studio fotografa le condizioni di grave sfruttamento subite dai lavoratori agricoli (soprattutto donne e migranti) nelle campagne del nostro Paese.

Nonostante in questi anni siano stati messi in atto provvedimenti per contrastare il fenomeno del caporalato e l’aggregazione delle filiere, il rapporto dimostra che molto ancora resta da fare a partire da una maggiore coscienza civica dei consumatori nell’acquisto dei prodotti alimentari.

Negli anni scorsi mi sono adoperato perchè venisse istituzionalizzata una corretta etichettatura dei prodotti agroalimentari, ora è necessario proseguire richiedendo anche una certificazione sul rispetto delle condizioni dei lavoratori in agricoltura. Tanto clamore e consenso ha nell’opinione comune il rispetto del benessere animale per le produzioni zootecniche, perchè non ci indignamo nel richiedere con uguale impegno una certificazione sulle condizioni di lavoro nei campi?

Se vuoi leggere il rapporto clicca su Sfruttati OXFAM.

Paolo Cova

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News dal Parlamento

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Stop al caporalato

Una legge di civiltà che viene per la prima volta affrontata dal Parlamento: si tratta delle Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo, insomma, il cosiddetto caporalato. L’abbiamo approvata, alla Camera, proprio questa settimana e ciò che ci prefiggiamo è di fermare una delle piaghe più gravi che affliggono la nostra agricoltura.

Il fenomeno dell’intermediazione illegale e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura coinvolge circa 400mila lavoratori in Italia, sia italiani che stranieri, ed è diffuso in tutte le aree del Paese e in tutti i settori dell’agricoltura. La norma incide con significative modifiche al quadro normativo penale attuale, con un nuovo articolo che riscrive la condotta illecita del caporale, indicando per la fattispecie base del reato (chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e il datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche, ma non necessariamente, con l’utilizzo di caporalato, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno) la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Il datore di lavoro risponde del reato di caporalato, a prescindere dall’intervento del caporale, solo se sfrutta e approfitta dello stato di bisogno dei lavoratori.

La fattispecie aggravata del reato prevede la reclusione (da cinque a otto anni e multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato) quando il reato di caporalato è compiuto mediante violenza o minaccia. Nel caso in cui il numero dei lavoratori coinvolti sia superiore a tre, uno o più di essi siano minore di età o siano stati esposti a situazioni di grave pericolo, sono previste aggravanti con aumento della pena da un terzo alla metà.

Si introduce, inoltre, il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro tra i reati per i quali è sempre disposta la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato.

Ancora, viene integrato e rafforzato il quadro normativo che ha istituito nel 2014 la Rete finalizzata a rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo, e vengono introdotte misure per favorire il regolare trasporto dei lavoratori agricoli e l’adozione di un apposito piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali.

Mai più abusi sui deboli

La cronaca ci mette sotto gli occhi sempre più spesso casi di violenza ai danni dei più deboli nelle strutture dove dovrebbero essere protetti. Ecco perché la seconda, importante norma che abbiamo approvato in questi giorni contiene le Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale. Il testo ora passa al Senato.

Il provvedimento prevede, innanzitutto, una delega al Governo in materia di formazione del personale degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, per la definizione delle modalità della valutazione attitudinale per l’accesso alle professioni educative e di cura, oltre alle modalità di formazione obbligatoria iniziale e permanente. La delega prevede inoltre che il Governo individui adeguati percorsi di sostegno e ricollocamento del personale dichiarato non idoneo.

Vengono poi puntualmente disciplinati i sistemi di videosorveglianza: dovranno essere conformi a un regolamento del Garante della privacy che definirà gli adempimenti e le prescrizioni da applicare in relazione all’installazione di questi sistemi e al trattamento dei dati personali. La loro presenza dovrà essere adeguatamente segnalata a tutti i soggetti che accedono alle aree videosorvegliate e potranno essere installati solo previo accordo collettivo con le rappresentanze sindacali. Nelle medesime strutture viene espressamente vietato l’uso di webcam.

Altrettanto importante è la partecipazione delle famiglie alle decisioni relative all’installazione e all’attivazione dei sistemi di video-sorveglianza. In base al testo che giunge in Aula, l’accesso alle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza è vietato, salvo il caso di notizia di reato.

Il clima val ben un accordo

Di solito vi elenco le ratifiche senza dare tante spiegazioni, perché spesso si tratta di testi tecnici che rischiano solo di annoiare. Ma voglio darvi conto, invece, della Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015.

E questo perché con l’approvazione di questo disegno di legge l’Italia si prepara ad affrontare una delle più grandi sfide del futuro, cioè quella del contrasto al cambiamento climatico e delle relative misure di mitigazione e adattamento. Una questione planetaria che incrocia tutti i più grandi temi globali del nostro tempo: dallo sviluppo sostenibile alla green economy, dalla lotta al dissesto idrogeologico all’adattamento ai fenomeni meteorologici sempre più estremi, dall’alternarsi di siccità e alluvioni ai migranti climatici.

Senza contare che il cambiamento climatico può contribuire allo sviluppo economico, anche nella prospettiva di avere sistemi energetici a zero emissioni. Ecco: questo accordo mette le basi affinché anche l’Italia, in tutti i suoi settori, rispetti ciò che è stato deciso a Parigi. Sarà difficile? Pazienza: ne va del nostro futuro, ma ancora di più di quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

 

Lattiero-caseario, quei criteri restrittivi

Ho presentato ancora un’interrogazione, a risposta immediata in Commissione Agricoltura, al Ministro delle Politiche agricole, sul tema della produzione lattiero-casearia. L’indebitamento delle aziende zootecniche italiane è, infatti, cresciuto a causa della lunga crisi del settore, una piaga che se non sarà debellata è destinata a decimare le imprese attive e a incidere sulla capacità produttiva nazionale di latte e prodotti caseari.

Al fine di contribuire alla ristrutturazione del settore lattiero, anche in relazione al superamento del regime europeo delle quote latte e al miglioramento della qualità del latte bovino, la legge di stabilità 2015 ha istituito il Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, con una dotazione iniziale pari a 8 milioni di euro per il 2015 e a 50 milioni di euro per il 2016 e il 2017. Ad aprile scorso, sono state ripartite le risorse disponibili e sono stati definiti i criteri e le modalità di accesso da parte delle aziende del settore.

Criteri, tuttavia, talmente restrittivi, oltre alle complesse procedure e modalità di erogazione, che rischiano di limitare fortemente il campo delle imprese beneficiarie e di escludere dal beneficio proprie le imprese più indebitate e a rischio di chiusura. Per questo chiedo di sapere quante risorse del Fondo sono state distribuite alle aziende dall’entrata in vigore del decreto, sia per la misura relativa al credito finalizzato agli investimenti, sia per il consolidamento delle passività.

LA RIFORMA PASSO PASSO

 

Il referendum

Affrontiamo questa volta il tema del referendum e vediamo come cambia con la proposta di riforma costituzionale.

Testo vigente art. 75 Testo modificato
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali identico
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti gli elettori.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto,o se avanzata da ottocentomila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum. identico

 Commento

L’articolo 15 del testo di legge costituzionale modifica l’articolo 75 della Costituzione sul referendum abrogativo, introducendo un nuovo quorum per la validità del referendum, ossia la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera, nel caso in cui la richiesta sia stata avanzata da 800.000 elettori. Nel caso in cui la richiesta provenga da un numero di elettori compreso tra 500.000 e 800.000, resta fermo il quorum di validità attualmente previsto, ossia la maggioranza degli aventi diritto al voto. Va ricordato inoltre che, in base al nuovo quarto comma dell’articolo 71, sono introdotti nell’ordinamento i referendum propositivi e di indirizzo.

 

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Chi rendiconta e chi sa solo predicare

Abbiamo ricominciato l’annata politica dopo la pausa estiva con le polemiche. Nemmeno a dirlo, innescate dagli M5S. Il tema: l’approvazione delle modifiche alla legge sulla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Ma vediamo tecnicamente cosa è successo. La Commissione che deve controllare i bilanci dei partiti, composta da una sola persona, non è riuscita a concludere in tempo il lavoro per la mole del lavoro e carenza di personale. E l’ufficio di presidenza di Montecitorio, a luglio, ha stabilito di non poter erogare neanche un euro senza la relazione di conformità della Commissione, sospendendo l’erogazione delle quote dei contributi spettanti ai partiti per il 2015 che avrebbero dovuto essere liquidate entro il 31 luglio. Si tratta sia delle quote dei contributi a titolo di rimborso delle spese per la campagna elettorale, sia di quelle a ti tolo di cofinanziamento per l’anno 2015.

Per uscire da quest’impasse abbiamo approvato delle modifiche che introducono una disciplina specifica per gli anni 2013 e 2014 sulle modalità di controllo dei bilanci dei partiti, in virtù della quale si chiede alla Commissione, opportunamente aumentata nel personale, di verificare entro 30gg questi bilanci. Per l’annata 2013 verrà fatta la verifica del rendiconto vista la mole di lavoro di verifica che la Commissione, così come era strutturata, non era in grado di fare.

Voglio tuttavia precisare alcuni aspetti: i bilanci, che sono certificati,avranno il controllo della Commissione.

Inoltre chi si lamenta del mancato controllo dei bilanci, ad ora non ha mai prodotto un bilancio del proprio movimento. Infatti il bilancio del M5S non è mai passato al vaglio della Commissione come invece prevede la legge; il deposito del bilancio è richiesto a prescindere dalla effettiva riscossione dei rimborsi, quale requisito a se stante di trasparenza della politica, ma nessuna documentazione richiesta dalla legge è stata presentata mai dal M5S.

Insomma, predicano bene, ma…

 

Nell’Europa che cambia

Tra i temi affrontati questa prima settimana di lavoro alla Camera, anche la discussione e il voto sulla Relazione della Commissione Politiche dell’Unione europea sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2015, sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2015 e sul Programma di 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea.

In sintesi, è emerso che risulta necessario rivedere al più presto i Trattati Ue per superare l’attuale impostazione tecnocratica, aumentare la trasparenza delle istituzioni, rafforzare il ruolo del Parlamento europeo e le competenze sussidiarie dei parlamenti nazionali, dare centralità a una Commissione politica e al metodo comunitario in luogo di quello intergovernativo.

Per affrontare le questioni più calde di questa nostra non facile stagione e per proseguire in modo lineare il lavoro fatto finora, ci sembra fondamentale la costruzione degli Stati uniti d’Europa, improntati alla realizzazione dei principi di democrazia, solidarietà e federalismo.

È urgente e indispensabile porre al centro della discussione l’esigenza di costruire politiche in grado di mettere l’Ue nel suo complesso in condizioni di conseguire tassi di crescita più consistenti, in modo da assorbire la disoccupazione che, negli ultimi anni, è aumentata, e di sostenere la domanda complessiva. La ripresa degli investimenti, sostanzialmente crollati in molti Paesi europei, compresa l’Italia, è un presupposto imprescindibile a questo scopo, così come risulta di fondamentale importanza per favorire le capacità competitive dell’Europa.

Ma soprattutto oggi abbiamo dinanzi una sfida: governare i grandi flussi del cambiamento, che significa diritto d’asilo europeo, una nuova legislazione, nuovi concetti di confini, frontiere, fronte.

 

Caporalato: intervenga il Governo

Nel corso di quella che è stata indicata come l’estate più calda degli ultimi decenni, si sono registrati almeno 4 decessi, nella sola regione Puglia, tra i braccianti impiegati nella raccolta del pomodoro. E l’eccezionalità climatica non è la principale causa di queste morti: si tratta delle gravissime e inaccettabili condizioni di lavoro e di sfruttamento cui sono costretti migliaia di lavoratori, prevalentemente stranieri ed extracomunitari, da un sistema criminale che opera con spietata determinazione, principalmente attraverso l’operato del caporalato e l’utilizzazione di lavoro irregolare.

È una piaga antica che va debellata una volta per tutte. Per questo ho sottoscritto una risoluzione che impegna il Governo a proseguire con speditezza e con tempi certi, in un rapporto collaborativo con le parallele proposte di iniziativa parlamentare, nella definizione di un nuovo quadro normativo finalizzato al contrasto del lavoro irregolare in agricoltura e del caporalato; a implementare le iniziative elaborate dalla cabina di regia, prevista in attuazione dell’articolo 6, del decreto legge del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, prevedendo altresì un ruolo attivo e collaborativo dei comuni con le altre istituzioni preposte all’azione di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e del caporalato, nonché l’attivazione delle associazioni del volontariato sociale e delle associazioni di rappresentanza dei consumatori nella definizione e realizzazione di apposite campagne di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza sull’importanza di una produzione agricola di qualità e rispettosa dei diritti dei lavoratori; a relazionare periodicamente alle Camere sui risultati conseguiti a seguito dell’adozione delle nuove misure di carattere normativo nonché dei contenuti del piano organico complessivo per il contrasto stabile al lavoro nero e al caporalato, elaborato dalla cabina di regia preposta alla realizzazione della Rete del lavoro agricolo di qualità.

 

Integrazione è possibile!

Domenica 27 settembre 2015 alle ore 21.00 sono a Cassina dé Pecchi a parlare sul tema dell’integrazione.

Se vuoi leggere volantino clicca qui.

Ti aspetto.

Paolo Cova