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Mezzogiorno in crescita

Prima della pausa estiva, alla Camera abbiamo approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, il quale contiene misure finalizzate a favorire la crescita economica ed occupazionale nelle regioni del Sud.

Quattro sono le priorità: l’introduzione di nuovi strumenti per incentivare i giovani imprenditori e per il sostegno alla nascita e alla crescita di imprese; l’individuazione di aree geografiche (Zes) dove favorire l’insediamento agevolato di imprese; la semplificazione e la velocizzazione di taluni procedimenti amministrativi, con particolare riguardo alla realizzazione di investimenti e all’operatività degli enti territoriali; il sostegno alla formazione, all’occupazione e alla riduzione delle situazioni di disagio sociale.

Gli interventi in favore dei giovani e per la nascita di nuove imprese si articolano intorno a 2 importanti interventi: “Resto al sud”, per favorire la permanenza nel Mezzogiorno di giovani imprenditori, di età compresa fra 18 e 35 anni, che non dispongono di mezzi propri per avviare un’attività produttiva; una procedura sperimentale per l’individuazione delle terre abbandonate e incolte e di beni immobili in stato di abbandono che possono essere concesse, per la durata di nove anni rinnovabili una volta, ai giovani per rafforzare le loro opportunità occupazionali e di reddito.

Le Zone economiche speciali sono, invece, aree geograficamente delimitate all’interno delle quali sono riconosciute, alle imprese che vi si insediano, condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi. Secondo quanto previsto, le Zes si concentreranno nelle aree portuali e nelle aree ad esse economicamente collegate.

Altro punto centrale del provvedimento sono le semplificazioni, finalizzate all’accelerazione degli investimenti pubblici e privati. Mentre in relazione agli interventi per la coesione territoriale si introducono disposizioni per favorire la ricollocazione dei lavoratori espulsi dai processi produttivi, per contrastare la povertà educativa minorile e la dispersione scolastica, e per affrontare situazioni di particolare degrado in comuni dove si registra una massiva concentrazione di cittadini stranieri.

 

Cosa succederà con la Libia

Questa settimana abbiamo affrontato e discusso la relazione delle Commissioni Affari esteri e comunitari e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica, al termine della quale abbiamo approvato una risoluzione.

L’atto autorizza la partecipazione e impegna il Governo a continuare tutte le azioni di cooperazione, dialogo e diplomazia con i Paesi del confine meridionale della Libia e con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, cercando con essi soluzioni più adeguate alla risoluzione del problema; a operare a livello diplomatico nelle opportune sedi internazionali e nell’ambito delle relazioni bilaterali affinché nessuna iniziativa unilaterale non coordinata possa pregiudicare l’efficacia della missione; a continuare ad attivare da subito ogni iniziativa diplomatica per smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani; a determinare conseguenze concrete per quelle organizzazioni non governative che, non sottoscrivendo il codice di condotta, si sono poste fuori dal sistema organizzato di soccorso in mare; a concordare con le autorità libiche intese tecniche stringenti con riferiment o alla destinazione dei migranti soccorsi in mare; a sostenere al più presto l’istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare; in parallelo, a continuare ad elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e passaggio del flusso migratorio al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche; a velocizzare l’esame delle richieste di asilo e provvedere alle operazioni di rimpatrio dei migranti che non ne hanno diritto; ad assumere tutte le misure possibili affinché la gestione dei migranti, senza distinzioni tra richiedenti asilo e migranti economici, da parte delle autorità libiche avvenga nel rispetto degli standard di diritto umanitario internazionale.

 

I Risparmi della Camera dei Deputati

Il Conto consuntivo per l’anno finanziario 2016 e il Progetto di bilancio per l’anno finanziario 2017 della Camera dei deputati sono stati votati sempre in questi giorni. E dai documenti è emerso che nel 2017 la Camera restituirà al bilancio dello Stato 80 milioni di euro: si tratta della restituzione più consistente mai operata da Montecitorio.

Le restituzioni complessivamente operate a favore del bilancio dello Stato, nella legislatura in corso, ammonteranno così a 200 milioni di euro. Aggiungendo a questa somma i 150 milioni di euro rispetto alla previsione di bilancio dello Stato nel triennio 2013-2015, i contribuenti avranno risparmiato, per il funzionamento della Camera, dal 2013 al 2017, 350 milioni di euro.

Sempre nel 2017, la spesa per il funzionamento della Camera, che ammonta a 950,4 milioni di euro, scende di 15,3 milioni di euro rispetto all’anno precedente. È così che, per il sesto esercizio consecutivo, la spesa segna una riduzione rispetto al picco massimo registrato nel 2011: anche questo è un risultato per larga parte realizzatosi nel corso della XVII legislatura. Inoltre, sempre al netto delle restituzioni al bilancio dello Stato, la spesa di funzionamento per il 2017, detratti gli oneri previdenziali, è pari a 551,4 milioni di euro, inferiore del 2,57 per cento rispetto all’anno precedente.

Tutti i risparmi sopracitati sono il frutto di una gestione oculata della Camera, consentendo comunque lo svolgimento della reale attività politica a salvaguardia della democrazia.

 

 

Fincantieri, l’Italia non molla

Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo economico, ha riferito, questa settimana, alla Camera sulla vicenda dell’acquisizione da parte di Fincantieri dei cantieri navali Stx Saint-Nazaire. Il Ministro ci ha spiegato che Stx France, dopo varie vicende, si è venuta a trovare sotto il controllo della coreana Stx Offshore & Shipbuilding, che deteneva il 66,66 per cento delle azioni dei cantieri di Saint-Nazaire, in partecipazione con lo Stato francese, che aveva il 33,33 per cento dell’impresa. I cantieri francesi, a causa delle difficoltà economiche e finanziarie della controllante, sono stati messi in vendita. Il 19 ottobre 2016 il tribunale di Seul ha avviato la procedura pubblica di vendita delle quote di Stx France in capo al gruppo coreano Stx in amministrazione controllata. Fincantieri, in accordo con il Governo francese, il 27 dicembre 2016 ha presentato la sua offerta vincolante sulla base di un prezzo di 80 milioni di eu ro. Il 3 gennaio 2017 Fincantieri è stata selezionata come preferred bidder dal tribunale di Seul, essendo peraltro stata l’unica ad aver presentato un’offerta. Dopo mesi di trattative, il 12 aprile scorso Fincantieri ha firmato con il Governo francese un accordo che definiva la struttura della compagine azionaria, gli elementi fondamentali della governance e le linee guida del piano industriale. Il Governo francese, tuttavia, manteneva il diritto di prelazione sull’acquisizione esercitabile entro il 29 luglio.

In dettaglio, l’accordo prevedeva una compagine azionaria ripartita tra Fincantieri, con il 48,66 per cento delle azioni; un’istituzione finanziaria italiana, identificata nella Fondazione CrTrieste, con il 6 per cento; il Governo francese, con il 33,34; Dcns, oggi Naval Group, con il 12 per cento.

Il 19 maggio scorso, Fincantieri ha firmato il contratto di acquisto. Il 31 maggio il Presidente Macron ha manifestato la volontà di rivedere gli accordi sottoscritti tra il gruppo italiano e il Governo Hollande, dando, di fatto, mandato al Ministro dell’economia di avviare con gli interlocutori italiani un ulteriore confronto, che ha avuto luogo lo scorso 5 giugno a Roma.

In quella sede l’Italia ha chiarito che riteneva la sostanza dell’accordo preso con il precedente Governo non modificabile. La vicenda ha preso una brusca accelerazione lo scorso 27 luglio, data in cui il Governo francese ha annunciato di voler esercitare il diritto di prelazione. La posizione del Governo italiano è stata sempre ferma e chiara: l’Italia e Fincantieri hanno dato tutte le garanzie quanto al mantenimento dell’occupazione e alla protezione delle tecnologie. E non si muoveranno di un millimetro dalla posizione sul controllo dei cantieri.

 

Il professionista non va in pensione

La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani ha denunciato la mancata applicazione di un emendamento alla legge di Bilancio 2017 che consente di cumulare tra di loro, gratuitamente, i versamenti di contributi effettuati a diverse gestioni. Con questa norma i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria, come la gestione separata dell’Inps e contemporaneamente le casse professionali, possono esercitare il cumulo dei periodi assicurativi.

Le Casse professionali, come nel caso di quella dei veterinari (Enpav), devono perciò comunicare con lettera formale al Ministero del Lavoro e all’Inps l’accettazione delle domande di cumulo dei propri iscritti, come previsto dalla normativa.

In caso contrario, l’Inps non può attivarsi per il pagamento delle pensioni. Il risultato è che ci sono professionisti che potrebbero già essere in pensione, ma stanno ancora attendendo.

Noi abbiamo fatto di tutto perché venisse sanata questa anomalia nella legge di bilancio, ma adesso siamo allibiti, perché gli enti previdenziali non rispettano le regole. Il diritto resta sulla carta, ma la colpa è solo e unicamente degli enti previdenziali e il meccanismo riguarda tutte le casse dei liberi professionisti.

Paolo Cova