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Afghanistan: una riflessione controcorrente

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Quanto sta succedendo in questo martoriato Paese è sotto gli occhi di tutti. I media e le televisioni ci inondano di immagini, di pareri e commenti più o meno critici: un continuo e incessante fluire di notizie a cui si fatica, a volte, stare dietro. Vorrei aggiungere a tutto questo la mia opinione sapendo, già fin da ora, che potrebbe essere, in qualche modo, considerata “stonata”, “fuori dal coro”.

Sono molti coloro che credono che nel corso di questi venti anni, in cui le forze occidentali erano stanziate nel Paese, siano stati spesi parecchi soldi, forse troppi, per controllare in qualche modo una guerra mai completamente terminata. Soldi, in ultima analisi, sprecati visto gli eventi di queste settimane e il ritorno, senza colpo ferire, dei Talebani.

Io credo che questo modo di vedere le cose sia in parte vero ma anche estremamente riduttivo e risultato di una eccessiva semplificazione della questione.

Nel corso di questi 20 anni, intere generazioni di ragazzi, giovani, donne hanno avuto l’occasione di sperimentare e toccare con mano una quotidianità con maggiori prospettive rispetto a quella dei loro genitori.

Numerose associazioni non governative o della cooperazione internazionale si sono spese perché potesse essere garantita una formazione ed istruzione diffusa, soprattutto alle donne. Una opportunità che ha consentito di generare nella popolazione il desiderio di impegnarsi in attività lavorative nuove o proibite fino a poco tempo prima.

Anni che hanno permesso di far crescere la cultura del rispetto e dei diritti, per le donne e per i bambini.  Di recuperare alla vita sociale intere tipologie di persone che i talebani avevano costrette ai margini o perseguitato.  Un modo di leggere il tentativo di fuga di molti, in questi giorni, è sì legato alla paura per la propria incolumità, ma anche al desiderio di non perdere ciò che si è sperimentato è al quale non si può più rinunciare: istruzione, libertà, rispetto, diritti.

Un seme è stato gettato e ha già iniziato a dare i suoi frutti.

Rispetto a vent’anni fa la gran parte della popolazione è diversa da quella precedente, più consapevole dei propri diritti. Il cambiamento è stato possibile grazie alla formazione, l’istruzione e la promozione dei diritti umani. Se vogliamo consentire alle persone di potersi determinare nella propria vita dobbiamo aiutarle con la conoscenza offrendo loro tutti gli strumenti possibili.

Anche in questo sarò, forse, controcorrente, ma tutto questo è stato possibile grazie alla presenza delle Forze Armate. Impensabile che Associazioni, ONG potessero lavorare in questi anni in quel territorio senza la presenza di militari che garantivano loro la sicurezza. Possiamo vedere con i nostri occhi cosa abbia significato la partenza delle Forze Armate, il caos e i disordini che si sono venuti a creare.

Certo, non tutte le presenze militari dei diversi Stati sono uguali. Alcuni avevano fini militari in senso stretto: interventi armati di repressione e controllo. Altre avevano mandati di organizzazione e supporto: meno evidenti, meno presenti sui giornali e nelle notizie, più lenti e faticosi ma garanzia di un impegno quotidiano nella costruzione di un futuro migliore.

In questi giorni ho sentito spesso ripetere la frase: “La democrazia non si esporta”. Condivido, tuttavia tutto ciò che contribuisce a far crescere ragazzi e giovani donne consapevoli e istruiti, non è da sottovalutare, anzi sono un ottimo motivo per dare Speranza ad un Paese. Mi domando cosa sarebbe successo se ci fossimo girati dall’altra parte, se non avessimo voluto vedere ed agire. La risposta a tutto ciò è per me terribile.

Gruppi sportivi forze armate e doping: risposta Sottosegretario

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Nella sezione video del mio sito, potete vedere il video della presentazione della Interpellanza urgente e la replica dopo la risposta del sottosegretario Giacomelli.

Qui sotto potete leggere il testo della risposta che ho ricevuto:

ANTONELLO GIACOMELLI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.

 

Signor Presidente, è una comunicazione complessa, per la complessità del quesito posto, che evidentemente ha richiesto l’acquisizione di elementi di conoscenza da parte di più soggetti.

  Per gli aspetti di competenza del Ministero della giustizia, dalle informazioni assunte presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria competente in merito agli illeciti degli atleti del gruppo sportivo del corpo di polizia penitenziaria, consta come alle Fiamme Azzurre non sia pervenuta alcuna comunicazione dal CONI o dalle federazioni sportive circa l’indagine Olimpia.

  Risulta, invece, trasmessa in data 4 dicembre 2014 nota della procura nazionale antidoping, a seguito della quale sono state richieste agli atleti interessati alle presunte violazioni delle comunicazioni, whereabouts, relazioni esplicative sui fatti contestati.

  In attesa delle determinazioni della procura nazionale antidoping, tutti gli atti inerenti a questa vicenda sono stati tempestivamente trasmessi dal responsabile del gruppo sportivo alla direzione generale del personale e della formazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Allo stato, in assenza di comunicazioni e dell’irrogazione di sanzioni da parte degli organi della giustizia sportiva, non si è dato corso a provvedimenti disciplinari.

  In merito alle comunicazioni di reperibilità che gli atleti devono inviare, si precisa come i gruppi sportivi di riferimento non possano avere accesso alle «comunicazioni di reperibilità», che costituiscono obbligo personale dell’atleta. La normativa antidoping, inoltre, non prevede l’obbligo per gli atleti di comunicare la propria reperibilità al gruppo sportivo e la riservatezza di tali comunicazioni è garantita dalle norme sulla tutela della privacy.

  Per completezza si rappresenta come il gruppo sportivo del Corpo di polizia penitenziaria – sempre peraltro impegnato nella lotta al fenomeno del doping – supervisioni l’attività dei propri atleti che, contestualmente all’ingresso nelle Fiamme Azzurre, sono tenuti a sottoscrivere una dichiarazione di impegno di osservanza di specifici adempimenti, finalizzati a soddisfare esigenze di trasparenza e correttezza agonistica. Queste dichiarazioni conservano validità per tutto il periodo di permanenza in servizio presso il gruppo sportivo.

  La competente articolazione di questo Ministero ha, da ultimo, fermamente respinto l’illazione relativa all’adozione di una linea difensiva condivisa tra il gruppo sportivo Fiamme Azzurre e gli atleti deferiti di fronte alla procura nazionale.

  Per quanto attiene, infine, al procedimento penale pendente presso il tribunale di Bolzano in relazione ai fatti in oggetto, si rappresenta come dalla lettura delle contestazioni non emergano fatti ascrivibili ad atleti delle Fiamme Azzurre. Avuto riguardo agli aspetti di competenza del Ministero dell’interno si premette che nessun atleta Fiamme Oro ha mai subito, da parte del CONI, sanzioni per «somministrazione, utilizzo o tentato utilizzo di sostanze dopanti».

  Si informa, invece, che nel mese di dicembre 2014, in relazione all’informativa conclusiva dell’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Bolzano, la procura antidoping del CONI ha aperto dei procedimenti nei confronti di quattro atleti in forza al centro nazionale Fiamme Oro di Padova, per i mancati adempimenti – le comunicazioni di cui abbiamo parlato – riferiti al periodo gennaio 2011 – giugno 2012, durante il quale non avrebbero, appunto, comunicato la loro reperibilità.

  Come è noto, le norme sportive antidoping prevedono l’obbligo – a carico degli atleti – di fornire informazioni sulla reperibilità presso il luogo di permanenza. In particolare, questo obbligo riguarda gli atleti nazionali di alto livello inseriti in un apposito registro. Questo obbligo impone di comunicare, trimestralmente, le informazioni circa il luogo di permanenza dell’atleta che, in tal modo, si rende disponibile ai fini dell’effettuazione di controlli antidoping, senza preavviso, fuori dalla competizione sportiva. A seguito della comunicazione inviata dalla procura antidoping al centro nazionale Fiamme Oro di Padova, sono stati richiesti chiarimenti agli atleti coinvolti. Dalle risposte degli interessati è emerso che gli atleti hanno omesso di informare i responsabili, i dirigenti e i tecnici delle Fiamme Oro, circa le presunte inadempienze e le relative contestazioni sollevate dal CONI. Peraltro, il vice presidente vicario del settore atletica Fiamme Oro, ha aperto dei procedimenti disciplinari, nei loro confronti, non solo per aver evidentemente omesso di inviare la comunicazione necessaria, ma per aver omesso, anche, di informare l’ufficio di appartenenza in merito ai solleciti ricevuti per le procedure di registrazione e aggiornamento della piattaforma Whereabouts.

  Agli atleti sono state notificate le contestazioni di addebiti, in attesa della chiusura dell’inchiesta da parte della procura nazionale del CONI. Gli atleti hanno nominato un legale di fiducia, per difendere i loro interessi nell’ambito della procedura avviata dalla procura federale.

 

  Più in generale, è utile sottolineare che, ai sensi delle norme sportive antidoping emanate dal CONI, l’atleta rimane – lo ribadisco – sempre e comunque l’unico responsabile dell’invio delle proprie informazioni.

  In tal senso, il CONI ha creato una piattaforma informatica attraverso cui l’atleta comunica personalmente le informazioni sulla reperibilità. Il sistema digitale in questione e le procedure di comunicazione dei dati, non permettono e non hanno permesso a questi gruppi sportivi di avere un riscontro diretto circa gli adempimenti effettuati dagli atleti. Il centro nazionale «Fiamme Oro» di Padova, per prevenire la violazione delle norme antidoping, ovvero l’utilizzo di sostanze dopanti, dal 2013 ha posto in essere un sistema di informazione e controllo che prevede: l’aggiornamento professionale riservato agli atleti sulla normativa antidoping; l’invio a tutti gli atleti della normativa e delle modifiche intervenute sull’antidoping; l’elaborazione della guida ai regolamenti, con all’interno un ampio capitolo sulle normative antidoping.

  Inoltre, sempre dal 2013, sono stati disposti controlli, da parte dello staff tecnico delle «Fiamme Oro», sugli adempimenti degli atleti correlati agli obblighi di comunicazione.

  Per quanto riguarda, invece, il gruppo sportivo nazionale dei vigili del fuoco «Fiamme Rosse», lo stesso è stato istituito il 21 ottobre 2013, il relativo statuto è stato approvato il 4 dicembre 2014 ed il successivo 13 aprile 2015 è stato emanato il regolamento recante modalità di svolgimento del concorso pubblico per l’accesso al ruolo dei vigili del fuoco in qualità di atleta.

   Nell’ambito del citato regolamento, questa amministrazione, consapevole dell’importanza della lotta al doping, ha previsto fra le cause di non idoneità per l’ammissione ai concorsi pubblici per l’accesso alla qualifica di vigile del fuoco in qualità di atleta, anche l’utilizzo delle sostanze individuate dalla lista proibita dall’Agenzia mondiale antidoping. Peraltro, lo statuto delle «Fiamme Rosse» sopra richiamato prevede un’apposita disposizione secondo la quale gli atleti devono mantenere in ogni circostanza comportamenti improntati alla massima correttezza, nonché aderire al codice mondiale antidoping.

Va aggiunto, infine, che i partecipanti ai campionati italiani riservati a tutto il personale dei vigili del fuoco praticante attività sportiva amatoriale, devono attenersi alla normativa in materia di controlli antidoping. Detti atleti sono, pertanto, soggetti ai controlli a campione effettuati in occasione di manifestazioni sportive dalla commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela sanitaria nelle attività sportive e, ove facciano uso per motivi terapeutici, di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e di pratiche mediche il cui impiego è considerato doping, a documentare debitamente le proprie patologie e prescrizioni.

  Per quanto concerne gli atleti appartenenti al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, si precisa che il Corpo forestale dello Stato è dotato di un proprio gruppo sportivo, il Gruppo sportivo forestale, che, a seguito di convenzione con il CONI, è affiliato a diciotto federazioni.

  Si precisa che di tutte le tematiche connesse all’indagine «Olimpia» e altre non era, fino al dicembre 2014, giunta alcuna informazione ufficiale al Gruppo sportivo forestale, o comunque altro tipo di comunicazione, da parte del CONI o dalla FIDAL. La prima comunicazione formale di problematiche connesse a mancate comunicazioni relative ad atleti del gruppo sportivo forestale inseriti nell’elenco del CONI è pervenuta solo in data 4 dicembre 2014, a seguito di richiesta notizie da parte della procura federale FIDAL.

  Premesso per le diverse fattispecie quanto detto a proposito delle diverse amministrazioni, veniamo ai punti specifici sollevati dall’iniziativa dell’onorevole Cova.

  Sul primo punto, cioè se i comandanti dei gruppi sportivi indicati in premessa fossero a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità: la normativa di riferimento prevede che sia compito, onere, dovere del singolo atleta, incluso in un elenco periodicamente aggiornato, provvedere a compilare il modulo di reperibilità finalizzato a consentire controlli a sorpresa da parte dell’ente internazionale o dell’ente nazionale. Nel caso in esame, l’atleta inserito nel registro ha innanzitutto l’obbligo di fornire le proprie informazioni al fine di essere reperibile e disponibile ai fini dell’effettuazione di controlli fuori competizione.

 

  Le informazioni e le variazioni devono essere fornite, in maniera accurata e completa, per ogni giorno del trimestre.

  Ancorché l’atleta possa delegare gli adempimenti che precedono a terzi, è necessario sottolineare come lo stesso atleta rimane sempre e comunque l’unico responsabile della correttezza e dell’aggiornamento della produzione delle proprie informazioni sul luogo di permanenza.

  Il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) – quale organismo responsabile, per le proprie specifiche competenze, della lotta al doping sul territorio nazionale – è destinatario e garante, da un lato, della normativa statuale sulla tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping, dall’altro, del rispetto della normativa sportiva internazionale. Sotto tale profilo, il CONI ha approvato le norme sportive antidoping, quale documento tecnico attuativo del Programma mondiale antidoping.

  Allo stato attuale, tenuto conto che gli atleti spesso si allenano presso strutture federali, e comunque non presso la sede principale del gruppo sportivo forestale, non vi è alcuna possibilità di controllo da parte della società sportiva dell’avvenuto inserimento dei dati richiesti in campo antidoping da parte dell’atleta, anche per motivi di privacy, tenuto conto che tali dati potrebbero riguardare dati personali rientranti nel novero dei dati «sensibili». La sola Federazione sportiva competente o il CONI hanno la possibilità di controllare l’avvenuta compilazione dei moduli e, ad oggi, non hanno mai comunicato, né formalmente, né per il gruppo sportivo forestale informalmente, alle società mancanze eventuali negli obblighi di comunicazione.

  Nel caso specifico è la FIDAL che ha l’incombenza di informare, formare e controllare il corretto comportamento degli atleti di importanza nazionale. Non era, infatti, nella possibilità del gruppo sportivo forestale poter verificare eventuali mancanze.

  Peraltro, ai fini gestionali interni, il Corpo forestale dello Stato si è dotato, da un paio di anni, di un proprio programma informatico di controllo, che consente di monitorare giornalmente l’attività dei propri atleti che sono tenuti a comunicare per via informatica una serie di notizie che vanno dalla sede di allenamento, e quindi della reperibilità dell’atleta stesso, alla tipologia del lavoro svolto, a eventuali problematiche riscontrate o infortuni e, soprattutto, alla comunicazione al medico sociale, al fine della relativa autorizzazione, della necessità di prendere farmaci per eventuali patologie.

  Per quanto riguarda il punto b), se i comandanti dei gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non si trovassero nella condizione di aver disatteso l’obbligo di comunicare la reperibilità: a seguito delle notizie ricevute dalla procura federale FIDAL – comunicazione, ricordo, avvenuta il 4 dicembre 2014 – una sola atleta era inclusa nella lista dei 38 tesserati con plurimancanze relative a comunicazioni obbligate. Un altro atleta era inserito in un elenco per un’unica mancata compilazione del whereabouts. I due atleti sono stati convocati ed è stata richiesta una dettagliata relazione finalizzata a conoscere le motivazioni della mancanza. Le relazioni sono state inviate, su richiesta, alla procura federale. Gli atleti sono stati richiamati, nel frattempo, ad uno stretto rispetto delle norme ed informati che, a seguito delle decisioni che verranno prese dalla procura, potranno essere oggetto, in quanto impiegati civili dello Stato, di procedimenti disciplinari ai sensi della normativa, nonché a provvedimenti, sempre in base alla normativa che regola il reclutamento e il trasferimento ad altro ruolo degli atleti del gruppo sportivo.

  Sul punto c), se gli atleti appartenenti ai gruppi citati in premessa, che risultano convocati per chiarimenti, abbiano condiviso e concordato la linea difensiva: gli atleti interessati si sono presentati davanti alla procura, avvalendosi della possibilità di essere assistiti da un legale di fiducia. Non è stata condivisa e concordata con la società alcuna linea difensiva comune.

  Per gli aspetti di competenza del Ministero dell’economia e finanze si rappresenta che il Centro sportivo del Corpo coordina, avvalendosi del dipendente Gruppo Polisportivo «Fiamme Gialle», la programmazione, la direzione tecnica e il controllo delle discipline sportive praticate, ripartite in 5 Nuclei Atleti.

  Il predetto Centro dispone di strutture e attrezzature sportive – nel Lazio e in Trentino Alto-Adige – in grado di assicurare la necessaria preparazione tecnico-fisica dei propri militari nonché di attuare programmi di collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), il Comitato Italiano Paralimpico (CIP).

  Il Comandante del Gruppo Polisportivo: (1) non ha avuto conoscenza degli atleti che, nel periodo antecedente ai Giochi Olimpici di Londra 2012, hanno omesso l’invio della prevista «comunicazione di reperibilità».

  Parimenti, con specifico riferimento all’atletica leggera, il Comandante del I Nucleo, responsabile di detta disciplina, non è stato informato delle mancate segnalazioni se non sporadicamente – in due sole occasioni, via e-mail – dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL- settore sanitario) per presunti ritardi nell’invio del format sulla reperibilità da parte di alcuni atleti dipendenti. Peraltro, tali comunicazioni sono apparse finalizzate principalmente a sollecitare maggiore attenzione a detti obblighi piuttosto che a rilevare una vera e propria inadempienza.

  Nei citati casi, l’ufficiale ha provveduto a richiamare gli interessati, i quali hanno rappresentato diverse difficoltà nelle procedure di segnalazione quali: l’impossibilità a collegarsi al sistema informatico, l’utilizzo di password non valide per l’accesso alla predetta piattaforma, l’avvenuta comunicazione a indirizzi di posta elettronica errati, la mancanza di obblighi di compilazione del format «Whereabout clause CONI-NADO» in quanto le informazioni richieste erano già state inserite nel sistema «World Anti-Doping Agency» (WADA).

  Su quest’ultimo aspetto, giova infatti precisare che, per alcuni periodi, l’assoggettamento agli obblighi previsti dalla «International Association of Athletics Federations» (1AAF)

ha escluso l’adempimento di analoghi obblighi previsti dal CONI, grazie allo scambio di informazioni tra dette agenzie.

  In relazione al sistema di controllo interno, il Comandante ha posto in essere una costante opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti i. responsabili dei Nuclei Atleti per contrastare il fenomeno del doping.

  Oltretutto, all’inizio di ogni stagione agonistica, ciascun militare atleta sottoscrive un impegno formale nel quale ribadisce il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antidoping – rendendosi consapevole delle implicazioni penali e disciplinari cui va incontro in caso di violazione, oltre alle inevitabili conseguenze sulla salute – e compila un modulo recante i nominativi dei medici e dei fisioterapisti di fiducia.

  Il Comandante a seguito delle notizie stampa relative alle indagini della procura di Bolzano, ha impartito precise disposizioni ai dipendenti Comandanti dei Nuclei Atleti volte a esaminare sotto il profilo disciplinare il comportamento dei militari atleti coinvolti nella vicenda.

  In tal senso, il medesimo Comandante di Gruppo ha: dato incarico ai Comandanti dei dipendenti Nuclei Atleti di assumere contatti con le rispettive Federazioni Sportive per acquisire ogni notizia su eventuali infrazioni alla normativa antidoping nell’ultimo anno, anche se di lieve entità; chiesto al Segretario Generale del CONI di informare, attraverso i competenti Uffici del Comitato olimpico, il Centro Sportivo in caso di inosservanza degli obblighi in questione da parte dei militari atleti delle «Fiamme Gialle».

  L’iniziativa ha permesso di accertare: situazioni che – seppur non rilevanti, sotto il profilo sanzionatorio, per l’ordinamento sportivo – sono state valutate disciplinarmente, dando luogo a diversi procedimenti della specie, diversi dei quali (n. 23) conclusi con l’irrogazione di una sanzione graduata in relazione alla significatività della condotta riscontrata, condotta ribadisco che seppure non rilevante sotto il profilo sanzionatorio per l’ordinamento sportivo costituisce infrazione disciplinare; alcuni atleti del settore atletica sono stati in grado di dimostrare l’assenza di ogni forma di responsabilità, atteso che al momento in cui hanno ricevuto l’e-mail di sollecito per la compilazione del format di reperibilità, erano regolarmente collegati al sistema «whereabout clause» del CONI; nessun ufficiale del Centro Sportivo ha condiviso o concordato qualsivoglia linea difensiva con gli atleti convocati dalla Procura antidoping, evitando così ogni forma di ingerenza.

  Infine per quanto concerne il Ministero della difesa, gli atleti militari, già dall’arruolamento e, in seguito, con cadenza periodica, vengono sensibilizzati attraverso specifici periodi di indottrinamento, sulla normativa antidopíng sia nazionale che internazionale, con particolare riguardo alle procedure dei vari controlli e sulle conseguenze in caso di mancata segnalazione o tentativo di sottrarsi ai controlli medesimi.

  A conferma della costante attenzione e della sensibilità che l’Amministrazione rivolge all’attività d’informazione e di dissuasione, si fa presente che tra gli atti del convegno sugli «Stati Generali dello Sport Militare», tenutosi a Roma lo scorso 16 dicembre, la specifica tematica è stata oggetto della parte introduttiva.

  L’attuale normativa del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) prevede che le Federazioni Sportive Nazionali (FSN), per le quali gli atleti sono tesserati, ogni anno debbano comunicare all’Ufficio Antidoping CONI – National Anti Doping Organization (NADO) l’elenco degli atleti che, per importanza, potrebbero essere inseriti nelle varie squadre nazionali.

  In un secondo tempo, il CONI comunica direttamente all’agenzia internazionale, a mezzo raccomandata, l’inserimento dell’apposito registro nel quale sono riportati tutti gli atleti che soddisfano i criteri di inclusione. Contestualmente, vengono rese note le procedure che gli interessati sono tenuti a seguire. È evidente, dunque, come già detto più volte, che le società di appartenenza, anche se militari, non sono inserite nelle linee di comunicazioni, mentre sono inserite le rispettive federazioni.

  Gli atleti comunicano trimestralmente e debbono adempiere a tutti gli obblighi della normativa, sotto la loro diretta responsabilità. Al riguardo, è opportuno osservare che, al momento del passaggio dal sistema di comunicazione cartaceo a quello telematico, nei primi mesi dell’anno 2012, i Gruppi Sportivi Militari si sono fortemente attivati per ovviare ad alcune oggettive difficoltà di ordine gestionale riscontrate dai propri atleti per effettuare correttamente tale comunicazione.

  Con riferimento all’inchiesta della procura di Bolzano, secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore della Difesa, i Comandanti del comparto Difesa, non appena appreso che nel settembre 2014 erano state avviate delle indagini da parte della procura, si sono attivati per verificare se qualche atleta alle loro dipendenze avesse disatteso l’obbligo relativo alla reperibilità. In alcuni limitati casi, sono state effettivamente accertate inadempienze da parte di atleti militari, prontamente sanzionate con provvedimenti disciplinari in linea con la vigente normativa. Tali provvedimenti sono stati posti in essere a prescindere dalle indagini e dalle conclusioni dell’indagine, nel pieno rispetto dei regolamenti militari e a dimostrazione di una volontà di assoluta trasparenza. Infine, non risulta sia stata concordata – e anche da parte di questa amministrazione viene ribadito – alcuna linea difens

Doping nei gruppi sportivi militari e delle forze di polizia: domani, venerdì 19 giugno, alla Camera, la risposta all’interpellanza urgente

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Si parlerà di doping e gruppi militari sportivi domani, venerdì 19 giugno 2015, nell’Aula della Camera. Tra le risposte del Governo agli atti di indirizzo dei deputati è calendarizzata l’interpellanza urgente presentata due settimane fa dall’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd. Il tema sarà trattato attorno alle 10.

 

Le richieste che vengono sottoposte ai Ministri competenti sono di sapere “se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti”.

Ma anche “se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso a questo obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo”.

Infine, “se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale a difesa e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi”.

 

Roma, 18 giugno 2015

News dal Parlamento

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Class action per legge

Con un sì unanime – 388 voti a favore, nessun contrario e un astenuto – alla Camera abbiamo approvato la legge sulla class action. Una proposta che ha come scopo quello di assicurare efficienza all’amministrazione della giustizia, migliorando la disciplina dell’azione di classe, intesa come strumento di attuazione in via collettiva dei diritti.

La class action ora potrà essere intrapresa da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie, anche modeste (oggi lo strumento è riservato sostanzialmente ai consumatori e alle loro associazioni). Ci saranno a seguito incentivi economici, in particolare a sostegno dell’attività di coloro che propongono la class action.

Rispetto al passato viene definita più puntualmente la procedura da seguire, introducendo meccanismi che consentano di portare a conclusione l’azione, e rinnovata la disciplina del compenso per i difensori, in caso di accoglimento della domanda, riconoscendo loro la cosiddetta “quota lite”.

L’azione sarà sempre esperibile in relazione a “diritti individuali omogenei” e a “interessi collettivi” da ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa. Quanto all’oggetto, all’accertamento della responsabilità, alla condanna al risarcimento del danno e alla condanna alle restituzioni, si aggiunge l’inibitoria nei confronti degli autori delle condotte lesive.

I destinatari sono imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità. La si propone al tribunale, che deve valutarne l’ammissibilità entro un mese dalla presentazione dell’azione, che può essere riproposta in caso di reiezione con un titolo diverso.

In caso di condanna il giudice può procedere direttamente alla liquidazione individuale di ogni singolo aderente all’azione, o stabilire un criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione dei singoli assegnando alle parti un termine massimo di 90 giorni per trovare un accordo sulla liquidazione del danno e le restituzioni.

 

Nuove regole per l’estradizione

Questa settimana abbiamo dato un altro importante via libera: con 328 sì, 68 no (M5S e Lega) e 9 astenuti, abbiamo approvato la ratifica della Convenzione di Bruxelles del 2000 sull’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri Ue e la delega al Governo per l’adeguamento della normativa italiana, oltre alla delega per la riforma dell’estradizione. Ora il testo passa al Senato.

Il provvedimento consentirà lo svolgimento di una serie di doverose rogatorie internazionali presentate dalla magistratura italiana, ma più in generale il testo mira a semplificare e rendere più efficaci le formalità e le procedure relative alle richieste di assistenza giudiziaria, introducendo forme e tecniche specifiche di collaborazione rafforzata con le autorità giudiziarie degli altri Paesi europei. Contempla, ad esempio, la possibilità di svolgere audizioni mediante videoconferenza e teleconferenza, di creare squadre investigative comuni, di effettuare intercettazioni di telecomunicazioni, operazioni di infiltrazione e consegne sorvegliate. Risponde, insomma, a una sempre più accentuata esigenza di collaborazione internazionale sul piano delle indagini e su quello processuale per garantire un’efficace azione di contrasto alla criminalità. Verranno così perfezionati strumenti convenzionali preesistenti e appartenenti ad altri ambiti giuridici, come il patto di Schengen, per migliorare la collaborazione giudiziaria in materia penale attraverso un’assistenza giudiziaria rapida, efficace, compatibile con i principi fondamentali del diritto interno degli Stati membri e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Ancora sul doping. E i gruppi militari

Forse ricorderete che sulla questione doping e gruppi sportivi militari avevo presentato un’interrogazione a febbraio, allo scopo di avere chiarezza su quanto la pratica scorretta incidesse sulle performance degli atleti di Stato. Ma non ho mai ricevuto risposta e ora ho depositato anche un’interpellanza, sottoscritta da 30 colleghi del Pd. In sostanza, chiediamo ai comandanti responsabili dei gruppi sportivi militari di sapere come hanno vigilato sui propri atleti in occasione delle scorse olimpiadi. Inoltre, poiché siamo nel pieno della preparazione olimpica, dispiacerebbe che gli errori del passato non siano stati superati: ecco perché è importante capire cosa è stato messo in atto per evitare che accada ancora.

Nel dettaglio, nell’interpellanza ripeto le domande già fatte ai Ministri competenti: se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti; se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso a questo obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo; se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale a difesa e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi.

Sono loro i primi tutori della legalità. E devono essere di esempio per tutti gli atleti professionisti e amatoriali.

 

Abbasso la Xylella

Sull’emergenza fitosanitaria, causata dal batterio Xylella fastidiosa, che ha colpito gli alberi di ulivo in Puglia e di cui si è parlato molto in questi mesi proprio per i danni che ha provocato, abbiamo approvato una serie di mozioni che prevedono interventi urgenti. Principalmente impegniamo il Governo ad affrontare e a risolvere con immediatezza la fase di crisi economica degli agricoltori e dei vivaisti, che, rispettivamente con l’abbattimento delle piante di olivo e con la sospensione o l’annullamento dei contratti e delle forniture, perdono la loro fonte di reddito e di sopravvivenza.

Inoltre, l’impegno è a incentivare la ricerca per studiare il patogeno, l’insetto vettore, e individuare ogni misura idonea a prevenire e curare gli ulivi e le altre specie vegetali attaccate dalla Xylella fastidiosa, salvaguardando l’aspetto paesaggistico, ambientale e produttivo dei territori colpiti. Per questo il Governo dovrà assumere iniziative per prevedere per tutti gli agricoltori danneggiati dalla Xylella fastidiosa la sospensione dell’Imu agricola e la proroga delle scadenze delle rate di credito agrario di esercizio e di miglioramento e di credito ordinario dalle imprese agricole.

Tra gli impegni, anche quello ad adoperarsi, in particolare in sede comunitaria, per realizzare un regime di aiuti destinati a finanziare piani di intervento per l’emergenza fitosanitaria con specifiche misure sovvenzionate, in relazione al valore dei raccolti distrutti e dei frutti pendenti non raccolti delle piante arboree estirpate.

 

Il Governo si occupi della Sardegna

Dalla Puglia alla Sardegna. Nella stessa seduta abbiamo votato unanimemente altre mozioni che prevedono interventi per l’isola. I testi approvati sono relativi tra l’altro a temi quali servitù militari, crisi occupazionale e produttiva dell’Isola, calamità naturali abbattutesi sulla regione, difficoltà nei collegamenti con l’Italia e interni.

Il Governo è stato da noi, perciò, impegnato a superare le criticità esistenti, tenendo nel debito conto gli interessi territoriali in base anche al principio della leale collaborazione tra enti e comunque nel pieno rispetto degli interessi di cui è portatrice la Regione autonoma della Sardegna; a prestare un’attenzione particolare in termini di assunzione di responsabilità e di riconoscimento delle specificità della realtà e delle problematiche della Sardegna, affinché possano essere superate e orientate a una valorizzazione delle vocazioni principali dell’isola stessa; a inserire nell’agenda dei lavori del Governo la questione Sardegna, anche attraverso l’istituzione di uno specifico tavolo di lavoro congiunto Stato-Regione per l’esame urgente delle vertenze ancora aperte e per definire, in particolare, tutte le iniziative utili a garantire la loro risoluzione in tempi certi.

 

Un premio alle tematiche del socialismo

Attraverso la formula della proposta di legge, in Aula abbiamo votato l’istituzione del “Premio biennale di ricerca Giuseppe Di Vagno” e le disposizioni per il potenziamento della biblioteca e dell’archivio storico della Fondazione Di Vagno, per la conservazione della memoria del deputato socialista assassinato il 25 settembre 1921.

Il premio sarà conferito il 25 settembre di ogni biennio, a partire da quest’anno, per un ammontare totale di 40mila euro, a coloro che tratteranno temi ispirati alle tematiche del socialismo nel XXI secolo in Italia e nel mondo; ai conflitti sociali e alle lotte politiche tra passato e futuro; al socialismo e al Mezzogiorno; ai cambiamenti istituzionali regionali e locali avvenuti nel Mezzogiorno d’Italia nel XX secolo e previsioni per il XXI secolo; allo studio del fenomeno della violenza politica, sia verbale che fisica, del suo sviluppo, delle sue forme, degli strumenti per combatterla; agli ideali di giustizia, di solidarietà e di pace in Italia e nel mondo; al riformismo e alla democrazia nel Mezzogiorno d’Italia.

Inoltre, alla Fondazione Giuseppe Di Vagno è concesso un contributo straordinario una tantum, per l’anno 2015, pari a 100mila euro per la riorganizzazione, la redazione degli inventari, il potenziamento, l’automazione, l’informatizzazione e la dotazione di risorse umane, la definitiva e permanente apertura al pubblico della biblioteca e dell’archivio storico della memoria democratica pugliese, collocati nella sede della Fondazione

Doping nei gruppi sportivi militari e delle forze di polizia: dopo l’interrogazione, chiedo spiegazioni con un’interpellanza

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Doping e gruppi militari: l’on. Paolo Cova aveva presentato un’interrogazione a febbraio per avere chiarezza su quanto la pratica scorretta incidesse sulle performance degli atleti di Stato. Ma non ha mai ricevuto risposta e ora ci riprova con un’interpellanza.

 

“Dopo non aver ricevuto risposta all’interrogazione fatta alcuni mesi fa, oggi, con 30 colleghi del Pd, richiediamo ai comandanti responsabili dei gruppi sportivi militari di sapere come hanno vigilato sui propri atleti in occasione delle scorse olimpiadi – spiega Cova –. Inoltre, siamo nel pieno della preparazione olimpica e dispiacerebbe che gli errori del passato non siano stati superati. Allora è importante capire cosa è stato messo in atto perché non accada più”.

 

Cova reitera, perciò, le sue domande ai Ministri competenti, ovvero chiede di sapere “se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti”.

Ma anche “se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso a questo obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo”.

Infine, “se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale a difesa e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi”.

 

“Occorre fare chiarezza in un settore sportivo che tocca direttamente le forse armate della nazione, cioè i primi tutori della legalità che devono essere di esempio per tutti gli atleti professionisti e amatoriali”, conclude il parlamentare Pd.

​Se vuoi leggere l’interpellanza clicca su 150212-Forze armate

 

Roma, 4 giugno 2015

News dal Parlamento

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 Focolaio Libia: l’Italia non può essere sola

La crisi in Libia e il grave deterioramento del quadro di sicurezza internazionale, è stata al centro di una comunicazione alla Camera del Ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni. Un quadro, ha detto il responsabile del dicastero, che ha portato l’Italia a decidere la temporanea chiusura dell’ambasciata. Dalle sue parole emerge che la realtà della presenza di gruppi terroristici in Libia deve essere valutata con attenzione, distinguendo tra fenomeni locali, criminalità comune, e realtà esterne rappresentate dai combattenti stranieri. Fenomeni che si autoalimentano traendo vantaggio dall’assenza di un quadro istituzionale nel Paese. Gentiloni è stato chiaro su un punto: le origini della crisi attuale vanno cercate negli errori compiuti, anche dalla comunità internazionale, nella fase successiva alla caduta del vecchio regime di Gheddafi. Ci sono di mezzo rivalità politiche, religiose, regionali, etniche e tribali che il vecchio regime teneva sotto controllo e che subito dopo sono scoppiate senza possibilità per alcuno di saperle contenere.

Oggi nel Paese le istituzioni sono praticamente fallite e potenziali gravi ripercussioni potrebbero riflettersi su di noi, ma anche sulla stabilità degli altri Stati africani contermini. Gentiloni ha ribadito che l’Italia ha deciso, sin dal primo momento, di sostenere senza sosta lo sforzo di mediazione delle Nazioni Unite, sapendo bene che l’unica soluzione alla crisi in Libia è quella politica. E sapendo che mentre il negoziato muove questi primi passi, la situazione si aggrava, a cominciare dalla crescita dell’onda migratoria, rispetto alla quale però una cosa è certa: non possiamo voltarci dall’altra parte, lasciando i migranti al loro destino. Dobbiamo, piuttosto, batterci per contrastare le cause delle migrazioni nei Paesi di origine e di transito e dobbiamo rafforzare sensibilmente la missione Triton, per adeguarla alla realtà di un fenomeno di scala enorme. Ma non possiamo ess ere soli di fronte a questa situazione: serve un cambio di passo da parte della comunità internazionale prima che sia troppo tardi.

 

È tempo di proroghe

Anticipato da un voto di fiducia (354 sì, 167 no, 1 astenuto), alla Camera abbiamo approvato il decreto Milleproroghe, quel provvedimento che ha la finalità di prorogare o differire termini legislativamente previsti al fine di garantire la funzionalità in diversi settori.

Tra i più importanti di questi settori la proroga degli sfratti di 4 mesi: si consente, cioè, al giudice di disporre, su richiesta della parte interessata e al fine di consentire il passaggio da casa a casa, la sospensione dell’esecuzione delle procedure esecutive di rilascio per finita locazione.

Un’altra previsione attesa riguardava le partite Iva: si stanziano 120 milioni l’anno per bloccare al 27% l’aumento previsto dell’aliquota contributiva Inps per gli iscritti alla gestione separata. Inoltre, i possessori di partita Iva, con guadagni fino a 30mila euro, per tutto il 2015 potranno optare sia per il nuovo regime dei minimi con l’aliquota forfettaria al 15%, sia per il vecchio regime al 5% ma con il limite fino a 5 anni o al raggiungimento dei 35 anni d’età.

Sul fronte del lavoro e dell’occupazione, si proroga per il 2015 l’incremento del 10% dell’ammontare del trattamento di integrazione salariale per i contratti di solidarietà, che passa, quindi, al 70% della retribuzione. Prorogata di 24 mesi anche la cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività.

Importantissimo, poi, l’allungamento da 4 a 6 anni della durata complessiva dei rapporti instaurati per il conferimento degli assegni di ricerca, che dà respiro al mondo dei giovani ricercatori. E per chi è sensibile dal punto di vista ambientale, è stato prorogato anche il regime fiscale di vantaggio relativo alle energie da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, oltre che da carburanti ottenuti da produzioni vegetali.

 

E ora parliamo di doping in divisa

Prosegue il mio impegno su questo argomento che cerco di approfondire in ogni suo aspetto. Sto infatti affrontando la vicenda del doping anche per quanto riguarda i gruppi sportivi delle forze armate o dell’ordine in quanto ritengo che coloro che indossano la divisa debbano essere i primi atleti a risultare puliti e a contrastare questo fenomeno. Ho già spiegato tante volte anche il perché: il doping alimenta il malaffare ed è una pratica sporca, in tutti i sensi.

Per questo motivo ho presentato senza indugi un’interrogazione a risposta scritta in cui chiedo ai Ministri competenti di sapere “se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive, appartenenti al proprio gruppo sportivo, non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti”. Ma anche “se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso all’obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo”.

Infine, “se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi”. Ricordo che lo snodo in tema di controllo antidoping è nell’agenzia terza, ma anche nella procedura che vede la comunicazione della reperibilità il punto focale delle verifiche. E se nessuno si preoccupa di sanzionare gli atleti che non fanno sapere con esattezza dove si trovano, è chiaro che il meccanismo non funziona. Ciò, ribadisco, vale per tutti. E chi porta la divisa lo deve sapere a prescindere.

 

Coste italiane a rischio

Ho sottoscritto un’interrogazione, rivolta al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, che tratta dei fenomeni di erosione che interessano sempre più le zone marino-costiere italiane, spesso favoriti da fattori antropici. La questione è sempre quella del consumo di suolo, particolarmente grave quando si tratta della costa: secondo l’annuario Ispra, infatti, il 35,8% del territorio nazionale compreso nella fascia dei 300 metri dalla riva, risulta urbanizzato, per un valore complessivo di 731 chilometri quadrati su 670 comuni. E nel contempo l’erosione dei litorali interessa quasi la metà del Paese: su circa 8.300 chilometri di fascia costiera il 42%, cioè poco meno della metà, è soggetto a questi fenomeni e 2400 chilometri di costa italiana ne mostrano gli effetti. Ogni anno si perdono 75mila metri quadrati di spiagge e in pericolo è soprattutto i l versante Adriatico.

Numeri agghiaccianti, che portano a chiedere al Ministro che cosa stia facendo per contrastare l’erosione delle coste, se sia stata avviata una ricognizione mirata sulla situazione dei litorali, dei progetti in corso, delle norme e delle conoscenze tecniche e scientifiche esistenti. E se non ritenga opportuno valutare una proposta comune per accedere ai fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione europea e iniziare interventi eco-sostenibili prolungati e specifici.

Paolo Cova

Doping: un’interrogazione per chiarire cosa accade nei gruppi sportivi militari e delle forze di polizia

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La battaglia contro il doping dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, continua e questa volta nel mirino ci sono gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi militari e delle forze di polizia, quelli che in molte discipline, negli ultimi decenni, hanno rappresentato il fiore all’occhiello dello sport nazionale e il vero medagliere italiano.

 

“È necessario capire se i gruppi sportivi militari hanno vigilato sui propri atleti rispetto alla problematica doping e alle mancate segnalazioni di reperibilità che sono alla base dello scandalo dei controlli, in quanto non​ hanno​ comportato, il più delle volte, nessuna conseguenza – spiega Cova –. Si consideri che quasi il 90 per cento degli atleti che sono andati alle olimpiadi vestono la divisa. Anzi, il doping nello sport va combattuto ​in primo luogo proprio dai gruppi sportivi delle forze armate e delle forze dell’ordine che sono i tutori della legge e i primi rappresentati dello Stato nello sport. Per costruire uno sport pulito e senza ombre, i comandanti di questi gruppi sportivi devono mettere in campo ogni azione per evitare che i propri atleti cadano nella tentazione del doping e non devono delegare solo alle federazioni questi compiti”.

E aggiunge: “Mi auguro che nessuno dei nostri atleti militari o delle forze dell’ordine sia coinvolto nelle mancate notifiche o nei test mancati, ma è importante appurare se ciò è effettivamente accaduto e come sono intervenuti i rispettivi comandanti”. Proprio per questo, per Cova “è giusto aspettarsi una procedura più stringente, perché questi atleti rappresentano tutti noi e le istituzioni di questo Paese”.

 

L’interrogazione a risposta scritta depositata stamattina da Cova chiede, perciò, ai Ministri competenti di sapere “se i comandanti dei Gruppi sportivi erano a conoscenza che atleti di tutte le discipline sportive appartenenti al proprio gruppo sportivo non avevano provveduto a inviare il modulo della propria reperibilità come previsto dal Codice antidoping del Wada e quale sistema di controllo interno abbiano messo in atto in questi anni per prevenire il mancato invio della reperibilità e del possibile uso di sostanze dopanti da parte dei propri atleti”.

Ma anche “se i comandanti dei Gruppi sportivi, dopo le notizie delle agenzie di stampa sugli interventi fatti dalla Procura di Bolzano a settembre 2014, si siano attivati per verificare che i propri atleti non fossero nella condizione di aver disatteso a questo obbligo di inviare la reperibilità e quali provvedimenti abbiano messo in atto nei confronti degli atleti che avessero eventualmente disatteso a questo obbligo”.

Infine, “se gli atleti appartenenti ai gruppi sportivi che risultano convocati per chiarimenti dalla Procura antidoping, abbiano concordato una linea difensiva comune assumendo un unico studio legale a difesa e se tale percorso sia stato condiviso e concordato dai comandanti e responsabili dei gruppi sportivi”.

 

Roma, 18 febbraio 2015