News dal Parlamento

Carcere come luogo di civiltà

In questi giorni ho avuto modo di tornare a visitare alcune carceri e di riflettere su quanto avviene in questo mondo. Uno degli aspetti positivi che ho registrato è stata la riduzione dell’affollamento che ci aveva anche portato a una condanna da parte della Corte europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. Il problema ha cominciato a risolversi in parte grazie agli interventi legislativi approvati in questa legislatura, che hanno differenziato le pene, e in parte grazie alla costruzione di nuove carceri.

Per me rimane imprescindibile un fatto: riportare a un luogo di civiltà, o quasi, un posto che resta di sofferenza è e deve essere una delle priorità di una società che ha a cuore la persona.

Il secondo aspetto che voglio segnalare è che c’è ancora tanto da fare per cercare di recuperare chi si trova in carcere e che ha nell’animo il desiderio di tornare a una vita normale e lasciare dietro di sé gli errori commessi, anche gravi. Spetta a noi cercare e costruire percorsi per aiutare questi esseri umani.

 

Maroni non vuole i Cammini

Ne conosco tanti e per questo so che ha scatenato una pesante indignazione l’ultima decisione presa da Regione Lombardia nei loro confronti; sono i “camminatori”, viandanti, pellegrini e turisti che ancora una volta vengono penalizzati dall’ottusità di Maroni e soci, per nulla intenzionati a investire sui cammini storici. Durante la discussione sul bilancio regionale, infatti, è stata bocciata dalla Lega e dal resto del centrodestra la proposta contenuta in un ordine del giorno di un consigliere regionale del Pd che chiedeva di valorizzare i cammini storici lombardi.

E questo proprio mentre a livello nazionale la legge di stabilità metteva in previsione 3 milioni di euro destinati alla realizzazione di itinerari turistici a piedi. Inoltre, ricorderete che è stato approvato un mio ordine del giorno che impegna il Governo a valutare la possibilità di finanziare gli enti locali per interventi di valorizzazione e messa in sicurezza dei Cammini italiani attraverso una segnaletica puntuale dei tracciati, percorsi accessibili e una ospitalità adeguata per i viandanti. A fronte di tutto questo Regione Lombardia ha detto ‘no’ a questa opportunità, quindi non crede alla possibilità di sviluppo economico e turistico attraverso la valorizzazione di questi percorsi, appunto. E non si rende conto che molte aree potrebbero trarre un sostanzioso beneficio.

Eppure basterebbe guardare un attimo oltre il proprio naso: altre regioni da decenni hanno investito in questo particolare settore turistico, ad esempio Toscana e Lazio, e ne hanno ampiamente beneficiato i territori. Regione Lombardia rifiuta questa forma di turismo, nonostante l’ordine del giorno del consigliere mettesse le basi per cominciare a muoversi in quest’ambito. Ma Maroni, la Lega e la Giunta di centrodestra decidono di rimanere nell’immobilismo: portare sviluppo economico e dare lustro ai nostri territori è lontanissimo dai loro progetti, anche se a parole dicono il contrario.

 

Latte, come migliorare il comparto

Come avevo preannunciato, ho partecipato con soddisfazione a un incontro sul tema del latte e dei formaggi, a Ghisalba, nella bergamasca, organizzato dal bravo Bortolo Ghislotti, del quale ho condiviso lo spirito: mai fermarsi alla lamentela, ma cercare di cambiare le cose per migliorare il comparto lattiero caseario.

È stata, perciò, l’occasione, per me, per riaffermare alcuni concetti e punti fermi che ritengo importanti. Innanzitutto, il termine del regime delle quote latte e la nuova politica agricola mondiale devono mettere i nostri allevatori nelle condizioni di affrontare le sfide in modo strutturale. Pertanto mi è sembrato fondamentale sottolineare che l’eccessivo frazionamento degli allevatori – che porta ancora il singolo a cercare di trattare il proprio latte con una multinazionale e a pensare di sedersi al tavolo con la stessa forza contrattuale della multinazionale – deve terminare. Sono pure consapevole che il ruolo giocato dalle cooperative non è sempre stato nella logica del loro spirito originario e alcune volte hanno anche causato perdite economiche agli allevatori per errori di gestione, ma questo non deve fermare una maggiore aggregazione intorno allo spirito cooperativo.

Inoltre, ho ricordato che nel decreto 51/2015 è stata approvata l’interprofessione della filiera del latte e su questo tavolo si deve operare per una seria programmazione del settore e con spirito lungimirante e non speculativo. Il Parlamento e il Governo hanno investito su questo strumento, che deve creare le condizioni per riportare i vantaggi economici su tutta la filiera, anche nei momenti di difficoltà.

 

 

 

Segnalo l’importante iniziativa: Food and the cities , cena solidale a sostegno del Refettorio Ambrosiano che si terrà sabato 16 gennaio h 19.30, per maggiori informazioni clicca qui.

 

Paolo Cova