Tag Archives: Aldo Moro

News dal Parlamento

Posted on by

Italia protagonista in Europa

Questa settimana si è tenuto il Consiglio europeo, quindi, come da prassi, il presidente Paolo Gentiloni ha relazionato alle Camere i temi che si sarebbero toccati. Al termine, abbiamo votato una risoluzione.

Ed è stato un Consiglio europeo in cui si sono prese decisioni importanti e di grande rilievo a cui l’Italia ha contribuito in modo sostanzioso. Ad esempio, l’avvio di una politica di difesa comune a livello europeo, fortemente voluta e perseguita dallo stesso Gentiloni già nella sua precedente carica di Ministro degli Esteri. Una conquista che assume una valenza ancora maggiore alla luce dei conflitti e della crescente instabilità in scenari geopolitici anche a noi molto vicini, una politica che per decenni si riteneva essere una chimera irraggiungibile e che, invece, adesso sta diventando realtà. Sta diventando realtà così come l’ipotesi di concordato nella prima fase dell’intesa post Brexit, raggiunta proprio nei giorni scorsi tra Unione europea e Gran Bretagna.

È un primo passo positivo perché l’Unione europea ha ottenuto tutto quello che voleva su tutte le questioni all’ordine del giorno, ma soprattutto un’intesa importante perché, se non la si fosse raggiunta, questo avrebbe significato un salto nel buio inquietante non solo per la Gran Bretagna e l’Europa, ma anche per quei milioni di cittadini che la Brexit la vivono direttamente sulla propria pelle, 600mila dei quali di origine italiana.

Nel Consiglio europeo si è poi affrontata tutta un’altra serie di questioni come la possibilità di una riforma del Trattato di Dublino, cioè la modifica del sistema di asilo europeo, con proposte forti che prevedano il taglio dei fondi strutturali nei confronti di quei Paesi che si dovessero rifiutare di accogliere migranti ricollocati, l’introduzione di un sistema di quote e il ricollocamento automatico dei profughi in un Paese diverso da quello di accoglienza.

Si sono trattate, poi, questioni come l’introduzione di un’agenda sociale a livello europeo. Ma soprattutto, in tutto ciò, l’Italia, dopo vent’anni che non aveva voce in capitolo in Europa, ha ricominciato ad essere ascoltata, ad avere prestigio e a poter contribuire attivamente alle diverse decisioni che vengono prese a livello europeo. E questo Gentiloni lo sottolinea ogni volta.

Moro, l’altra verità

Dopo molto lavoro di approfondimento delle tante verità sul caso, in Aula alla Camera abbiamo ascoltato la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.

Quali sono le novità? Intanto, l’intenzione non era di sottoporre a una revisione critica il complesso dei giudicati penali definitisi in quasi un ventennio, ma di approfondire gli elementi di incongruità e le numerose lacune. Certamente, a dispetto di quanto sostenevano molti, sul caso Moro non tutto era conosciuto. Anzi, la rilettura sistematica dei cinque processi e dell’attività delle precedenti Commissioni che si sono occupate, in tutto o in parte, della vicenda Moro, ha fatto emergere un elemento di sicuro rilievo: il fatto, cioè, che la ricostruzione storico-politica e giudiziaria della vicenda Moro è risultata fortemente condizionata da una verità affermatasi tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Una verità fortemente legata alle interazioni tra le culture politiche all’epoca prevalenti e a una diffusa volontà di voltare rapidamente pagina rispetto alla stagione del terrorismo.

E tra le 2.250 unità documentali, per un totale di 700.000 pagine, le oltre 440 attività dei collaboratori, tra cui 256 escussioni, la Commissione ha approfondito in particolare quattro aspetti. Il primo è il complessivo riesame della vicenda di Valerio Morucci e Adriana Faranda che la Commissione ha compiuto allo scopo di rivalutare nella sua interezza il profilo dei due brigatisti che hanno svolto un ruolo importante sia nella vicenda del sequestro, sia nella costruzione dei giudicati penali sul caso Moro. Sulla base di numerose acquisizioni documentali e testimoniali, la Commissione ha realizzato una completa e inedita ricostruzione della vicenda dell’arresto di Morucci e Faranda, che furono catturati il 29 maggio del ‘79 in una casa di viale Giulio Cesare a Roma, dove erano ospiti di Giuliana Conforto, figlia di “Dario”, già agente dell’Unione Sovietica, peraltro ben noto ai servizi italiani e non solo. Questo ha consentito di individuare con più precisione gli attori politici e giudiziari che nel corso degli anni Ottanta realizzarono la stabilizzazione di una verità parziale sul caso Moro, funzionale a un’operazione di chiusura della stagione del terrorismo.

Un secondo tema è l’analisi del ruolo della dimensione mediterranea e mediorientale nella vicenda Moro. In questo ambito, la Commissione per la prima volta è riuscita a ricostruire una precisa scansione del rapporto di collaborazione tra Brigate Rosse e formazioni palestinesi maggiormente orientate in senso marxista e ha approfondito le iniziative assunte da servizi italiani per favorire la liberazione di Moro con l’aiuto dell’Olp e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, nel quadro dei controversi accordi di intelligence che l’Italia definì con i vari movimenti palestinesi. Allo stato si può ormai affermare che la vicenda Moro è intimamente connessa col più vasto contesto internazionale del rapporto tra l’Italia e il Medio Oriente in tutti i suoi aspetti, da quello dei traffici d’armi, a quello del rapporto tra terrorismo interno e terrorismo mediorientale.

Un terzo tema è quello della latitanza dell’ex membro delle Brigate Rosse Alessio Casimirri che continua indisturbato a vivere in Nicaragua. Su di lui sono emerse in maniera chiara situazioni di protezione che riguardano i nostri apparati e il nostro il sistema di protezione interno.

Un altro tema importante è stato l’individuazione nella zona della Balduina, a Roma, di un complesso immobiliare di proprietà dello Ior che ospitò, nella seconda metà del 1978, un altro brigatista, Prospero Gallinari, e che era caratterizzato dalla presenza di alti prelati, ma insieme con questi, di società statunitensi, una di queste con funzioni di intelligence americana, di esponenti tedeschi dell’autonomia, di finanzieri libici e di due persone contigue alla Brigate Rosse. Complesso che, anche alla luce delle posizioni e delle indagini svolte, fa pensare sia quello utilizzato per spostare Aldo Moro dalle auto utilizzate in via Fani a quelle cui fu successivamente trasferito.

E su tutto campeggia una certezza: era evidente che esisteva la necessità di tutelare la persona di Moro con le massime misure di sicurezza già prima del sequestro. Se fossero state attuate, forse l’intera vicenda del terrorismo brigatista avrebbe assunto una piega ben diversa da quella che si realizzò.

Il caso Scieri si riapre

L’Italia sembra, per certi versi, il Paese dei misteri e allora in questi stessi giorni abbiamo ascoltato la relazione di un’altra Commissione parlamentare di inchiesta, quella sulla morte del militare Emanuele Scieri. Tutt’altra vicenda, ma da non sottovalutare.

Emanuele Scieri era un giovane avvocato di 26 anni di Siracusa. La chiamata a effettuare il servizio militare lo raggiunse quando già svolgeva la pratica forense. Aveva scelto, a suo tempo, di svolgere il servizio presso i paracadutisti della Folgore. Emanuele Scieri è morto nella caserma Gamerra di Pisa il primo giorno del suo arrivo e venne ritrovato, sempre all’interno della Gamerra, tre giorni dopo. Ma le molteplici indagini della magistratura ordinaria e militare si chiusero tutte, con decreti di archiviazione.

La Commissione, istituita solo in questa legislatura anche su pressione dell’opinione pubblica siciliana, ha ascoltato 76 persone: familiari, ex militari della caserma Gamerra, esperti, consulenti, magistrati, rappresentanti di associazioni, persone detenute. E ha esaminato tutti gli atti delle inchieste giudiziarie già svolte, procedendo a ulteriori indagini. L’archivio dei documenti della Commissione ha raccolto circa 6mila pagine di atti, oltre i video, i filmati, e i reperti. Sulla base degli elementi raccolti è ragionevole ritenere che Emanuele Scieri sia stato fermato da alcuni militari che lo aggredirono, prima di arrampicarsi sulla scala di una torre da cui potrebbe essere caduto, morendo.

La Commissione ha, infatti, accertato che alla caserma Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia; che i controlli in caserma non erano sufficienti ad evitare che, perfino dopo il contrappello, diversi paracadutisti uscissero dalla Caserma scavalcando il muro di cinta; che la zona dove fu ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri era isolata, ma presidiata dagli anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago, uno spazio in parte esente da regole e controlli. E le prime indagini furono fatte senza le dovute precauzioni, lasciando che i militari spostassero elementi chiave per la ricostruzione della vicenda.

Perciò, la Commissione ha depositato presso la Procura della Repubblica di Pisa, una formale richiesta motivata di riapertura delle indagini e risulta che il Procuratore abbia chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari, la riapertura del caso.

No alla Vigevano-Malpensa

Questa settimana ho partecipato al presidio degli agricoltori contro la superstrada Vigevano-Malpensa. Già a suo tempo mi ero attivato per portare le criticità di questo progetto, che andava a impattare sull’agricoltura di qualità del territorio dell’abbiatense-magentino, all’attenzione dell’opinione pubblica e dei miei colleghi in Parlamento. Quindi, ho condiviso in pieno la protesta.

Sono convinto che questo progetto di strada sia ormai desueto e non serva a nessuno. Ci sono criticità locali lamentate da alcuni Comuni che possono essere risolte senza andare a immaginare un’opera così grande, faraonica che, dopo i fallimenti dimostrati da Pedemontana, Teem e Brebemi, non ha più senso né motivo di essere. Perciò dico fermamente no a questa strada: va bene sistemare le problematiche locali, riutilizzando il tracciato già esistente, ma niente di più.

In questi 5 anni di legislatura il mio impegno, con gli altri colleghi del Pd, è stato di intervenire e di far sì che una strada che non serve non venga fatta. Regione Lombardia, che insiste a voler portare avanti questo progetto, si deve fare un grosso esame di coscienza perché ha contratto debiti colossali con Pedemontana, Teem e Brebemi e ora vuole realizzare un’altra arteria, pensando di andare avanti con questa idea di costruire ancora e distruggere l’economia agricola locale.

Invece, la soluzione è nell’agricoltura di qualità, nel territorio pregiato anche per il turismo e per la sostenibilità. Facciamo strade che siano sostenibili economicamente, sia per l’agricoltura, che per il territorio, che per la sicurezza ambientale. Guadagnare 10 minuti di tempo con l’auto, ma distruggere irreversibilmente un territorio non può essere il nostro futuro. Conviene fare un po’ di coda, ma mantenere sana e integra la nostra terra lombarda.

Paolo Cova

UN’EREDITA’ PER PROGETTARE IL FUTURO

Posted on by image

ALDO-MORO

Category: Eventi | Tags: ,

Il Sicomoro

Posted on by

Carissime e carissimi,

al seguente link trovate la nuova copia de “Il Sicomoro”, affronta le vicende politico-istituzionli nazionali ed internazionali di questo periodo incerto. Il tema delle fragilita’ e dei tentativi di risposta assume poi un particolare significato nell’attuale situazione di poverta’ e freddo che incontrano persone e famiglie.

Occorre uno scatto di ripresa anche della nostra societa’ e della politica: cercheremo di farlo a partire dall’incontro del 4 febbraio su Aldo Moro ” un’eredità per progettare il futuro” di cui trovate il programma a pag. 3

 

Paolo Cova

Category: Pubblicazioni | Tags: ,

News dal Parlamento

Posted on by

L’eredità di Moro

 

   Sabato 4 febbraio 2017, dalle 9.30 alle 12, allo Spazio K, in via Spalato 11, a Milano, zona Isola, si terrà il convegno su Aldo Moro dal titolo “Una eredità per progettare il futuro”, dove avrò il compito di introdurre il tema. L’incontro, che nasce dal libro di Guido Formigoni “Aldo Moro: lo statista e il suo dramma”, vuole essere un’iniziativa ad ampio respiro per fare anche ragionamenti sul futuro del riformismo, del centrosinistra e del cattolicesimo democratico in questo nuovo secolo.

Tra i partecipanti sono previsti i colleghi parlamentari Maria Coscia e Michele Nicoletti, lo stesso Guido Formigoni e Fabio Pizzul che farà da moderatore. Tenetevi liberi per questo importante momento di confronto.

 

 

 

 

Mafia e gioco: nuove regole

 

Questa settimana, alla Camera, abbiamo discusso e approvato la relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, cui è seguita una nostra risoluzione.

Nell’atto abbiamo stabilito alcuni precisi punti cardine per combattere il fenomeno. Ad esempio, di introdurre barriere all’ingresso, sul piano dei requisiti per la partecipazione a gare o a procedure a evidenza pubblica e il rilascio, il rinnovo e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici, la disciplina del settore dei giochi, alla luce anche delle risultanze delle più recenti indagini della magistratura e delle forze dell’ordine. Una revisione dell’apparato sanzionatorio penale ed amministrativo, di cui appare indifferibile una puntuale e organica revisione. Un rafforzamento delle misure antiriciclaggio, attraverso la tracciabilità delle vincite al gioco; politiche antimafia e un nuovo ruolo delle autonomie locali; una nuova governance del settore con una vigilanza rafforzata e la riorganizzazione dei controlli; una politica per la sicurezza delle infrastrutture critiche del gioco legale, tenuto c onto che esiste una vera e propria minaccia del cyber crime; infine, l’adozione di misure armonizzate a livello europeo nel settore del gioco d’azzardo a distanza.

 

 

 

Cucino, ti invito, mi paghi. Ecco come

 

Alla Camera abbiamo anche approvato, in prima lettura, il testo unificato delle proposte di legge sulla Disciplina dell’attività di ristorazione in abitazione privata, definita con un inglesismo home restaurant. Si tratta della prima normativa organica di regolazione del settore. Il provvedimento si propone di sistematizzare un fenomeno recente, ad oggi privo di disciplina, espressione della cosiddetta sharing economy: privati cittadini, nell’ambito di un’attività non professionale, ricevono nella propria abitazione ospiti con cui sono entrati in contatto attraverso piattaforme digitali, offrendo loro una cena, dietro pagamento effettuato, solitamente, mediante le stesse piattaforme digitali. In Italia il fenomeno, secondo un’indagine di Confesercenti, nel 2014 contava già 7mila cuochi in attività con circa 37mila eventi realizzati, con un incasso medio di 198 euro. Il testo approvato dalla Camera dei deputati pone degli obblighi in capo ai gestori delle piattaforme digitali attraverso cui avviene il contatto tra il cuoco operatore e l’utente finale. Stabilisce che l’operatore cuoco debba svolgere questa attività in modo non professionale, fissando un limite annuo ai proventi di 5mila euro. Fissa, inoltre, le caratteristiche che devono essere possedute dall’immobile in cui si esercita l’attività di ristorazione, nonché l’obbligo di rispettare alcune procedure igieniche.  Dispone infine delle sanzioni che vanno fino alla chiusura dell’esercizio per i soggetti che violano le norme.

 

Migranti, l’accoglienza che serve

Le iniziative in materia di gestione dei flussi migratori, anche alla luce di recenti circolari del Ministero dell’Interno sono al centro di una mozione che abbiamo approvato in questi giorni. L’atto impegna il Governo a proseguire lungo la strada della realizzazione di un sistema di accoglienza diffuso sul territorio, anche prevedendo ulteriori incentivi di natura economica che favoriscano la più ampia partecipazione dei sindaci e delle comunità locali nelle scelte di programmazione riguardanti il proprio territorio; ad adottare ogni iniziativa utile per rendere i rimpatri e le espulsioni davvero effettivi; a perseverare nel lavoro in seno alle istituzioni dell’Unione europea per rilanciare una politica condivisa sull’asilo e sulla revisione del regolamento Dublino III; a proseguire sulla strada del rafforzamento e dell’estensione degli accordi bilaterali con i Paesi del Mediterraneo; a incrementare la cooperazione internazionale con i Paesi africani di origine e transito dei migranti per creare opportunità di crescita e sviluppo che possano, in futuro, prevenire i flussi migratori verso l’Europa; ad adottare, anche in via d’urgenza, misure atte a velocizzare le procedure relative all’esame delle domande di protezione internazionale; ad assumere iniziative per una formazione specifica, sia del personale delle commissioni territoriali sia dei magistrati; ad assicurare la doverosa attenzione verso i minori non accompagnati, le vittime di tratta e le persone in condizione di vulnerabilità sociale; a favorire la partecipazione dei richiedenti asilo in attesa di risposta a iniziative di pubblica utilità, allo scopo di favorire nel loro futuro un eventuale processo di integrazione.

 

Lo stato della Giustizia

È stata lunga e articola la comunicazione del Ministro della Giustizia Andrea Orlando sull’amministrazione della giustizia, fatta questa settimana alla Camera, al termine della quale abbiamo approvato una risoluzione su tutto quello che ci è stato riferito. Sono diminuiti i contenziosi: i dati mostrano che il sistema giudiziario italiano si sta avvicinando a quello della media europea. Le cause civili pendenti nel mese di giugno 2013 erano circa 5.200.000 e nel giugno 2016 circa 3.800.000. Rimane stabile la pendenza degli affari civili presso i tribunali per i minorenni, mentre tutti gli altri uffici mostrano un decremento di circa il 5%, con la sola eccezione della Corte di Cassazione, che vede la sua pendenza crescere nell’ultimo anno del 3,2%, ci ha detto Orlando. Inoltre, nel 2016 le mediazioni civili sono state 196.247 (+10% rispetto al 2015), ma se si considera l’insieme totale, allora i tentativi nel 2016 sono stati circa 366mila. Sul versante penale, il numero complessivo di procedimenti pendenti è calato nel 2016 del 7%, attestandosi a 3.229.284 procedimenti. Il rapporto tra cittadini e cause continua ad essere elevato. In parte, è un fenomeno generale, caratteristico delle società a capitalismo avanzato; in parte dipende dalla stessa crisi economica, che amplifica il ricorso alla giustizia; in parte, è legato alla tradizione e allo spirito pubblico litigioso del nostro Paese. Per quanto riguarda il rapporto con l’Ue, l’Italia ha sostenuto con forza il progetto di istituzione di una Procura europea con un livello alto di efficienza che potesse avere in prospettiva competenza anche in materia di terrorismo e criminalità organizzata. Ma finora hanno prevalso le preoccupazioni miopi di quegli Stati che non rinunciano alle prerogative dei sistemi nazionali. Invece, la risposta a diversi fenomeni del nostro tempo, come la criminalità transfrontaliera, in ambiti quali il terrorismo, il traffico di stupefacenti e di armi, la tratta di esseri umani, il traffico di migranti, la criminalità informatica, la contraffazione, non può essere soltanto nazionale. Il Ministro ha sottolineato anche una nuova attenzione all’uso della rete Internet, ha ricordato la delicata questione della prescrizione, dettata da un lato dall’esigenza di assicurare alla giurisdizione tempi congrui allo svolgimento delle attività di accertamento dei fatti di reato e dall’altro dalla necessità di garantire la ragionevole durata del processo, ha reso noti i numeri della popolazione carceraria, diminuita di oltre 10mila unità in tre anni. Infine, un accenno alla Magistratura – l’obiettivo di mantenere e garantire la posizione di autonomia e indipendenza della magistratura si è contemperato con un quadro di tutele costituzionali per tutti i cittadini – e al disegno di legge delega sulla crisi d’impresa che contiene importanti misure di semplificazione ed efficientamento delle procedure concorsuali, e un cambio di passo anche culturale nella gestione delle crisi d’impresa.

Finalmente l’origine in etichetta

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che introduce in etichetta l’indicazione obbligatoria dell’origine per i prodotti lattiero caseari in Italia, che scatterà dal 19 aprile 2017. Dovrà apparire su tutte le confezioni e si applicherà al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. Ricordo che il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile. Le diciture utilizzate saranno le seguenti: “Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte”; “Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte”. Qualora il latte o il latte utilizzato come ingrediente nei p rodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “Origine del latte: Italia”. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dall’Italia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: latte di Paesi Ue, se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei; latte condizionato o trasformato in Paesi Ue, se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei. Se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea, verrà usata la dicitura “Paesi non Ue”. Sono esclusi solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato. Per quanto mi riguarda, non posso che apprezzare un intervento che aspettavo da molto. Dop o anni di attesa questo Parlamento e il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina hanno fatto un passo importante per i produttori lattiero caseari italiani e a garanzia dei consumatori. E se il sistema è una sperimentazione, consente, però, di indicare con chiarezza la provenienza delle materie prime di molti prodotti come il latte Uht, il burro, lo yogurt, la mozzarella, i formaggi e i latticini. Siamo finalmente sulla strada della tutela del vero Made in Italy, come ho auspicato per tanti anni, da quando siedo in Parlamento.

Paolo Cova

News dal Parlamento

Posted on by

 

La Camera che non vorremmo vedere

Sono davanti agli occhi di tutti voi le brutte immagini di quanto accaduto in Aula alla Camera, nei giorni – e nelle notti – scorsi, durante il dibattito sulle riforme. Mi sembra opportuno spiegare come ho vissuto quei momenti e cosa è successo davvero. La riforma della Costituzione è alla Camera da inizio settembre, dove ha iniziato il suo percorso in Commissione Affari costituzionali. La discussione in Aula è iniziata a dicembre con un tempo contingentato di circa 105 ore, ampliato di un ulteriore terzo. Con un accordo con i partiti (Sel, FdI, Lega, M5s), è stato deciso di terminare le votazioni dopo l’elezione del Presidente della Repubblica per evitare che ci fosse uno scambio tra l’approvazione delle riforme e l’elezione del nuovo Capo di Stato.

All’inizio di questa settimana è stato fatto un ulteriore accordo per ampliare i tempi del dibattito, ormai esauriti, e per rinviare la votazione finale a marzo, come richiesto dai partiti di minoranza a cui ora si è aggiunta Forza Italia. Dopo tutte queste trattative, mercoledì sono stati presentati circa 2mila sub emendamenti – per darvi un’idea, se ne riuscivano a votare circa 100-150 al giorno – e in più il regolamento della Camera consente che ogni mattina si possano presentare altri nuovi sub emendamenti. Capisco che raccontare tutto ciò possa sembrare noioso e difficile da comprendere, ma è solo per farvi capire come questo meccanismo consenta di non arrivare mai ad approvare una legge o, come in questo caso, la riforma. La scelta risolutiva è stata, dunque, di fissare una “seduta fiume”, cioè si continua ad andare avanti a votare a oltranza fino al termine, notte compresa. L’obiettivo era di evitare la presentazione di nuovi sub emendamenti e il blocco completo dei lavori.

Questo ha scatenato la protesta del M5s che così non poteva più proseguire con il suo ostruzionismo e che, come alternativa, ha impedito in tutti i modi ai deputati di altri partiti di intervenire e di proseguire con le votazioni. Gravissimi i cori di insulti nei confronti della Presidente Boldrini e dei vice presidenti a cui si è aggiunto il lancio di oggetti verso di loro e del personale di supporto alla presidenza. Questo clima di tensione ha scatenato anche la rissa fra un deputato del Pd e uno di Sel. Come è stato più volte ribadito, è giusto che chi non condivide abbia la possibilità di intervenire e dibattere, ma diventa difficile immaginare che riesca a impedire di votare i provvedimenti, soprattutto se mette in campo urla, insulti, scontri fisici. Questo significherebbe la completa paralisi del Parlamento. E comunque, ci sono metodi diversi per dimostrare il proprio dissenso e anche per fare ostruzionismo.

La verità non spaventi. Mai

Come vi avevo segnalato più volte nelle scorse newsletter, sabato mattina, a Palazzo Marino, si è tenuto l’incontro “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”, ovvero la lettura di quanto accaduto al presidente della Dc attraverso i documenti di Stato.

Il collega on. Gero Grassi, che sta portando in tutta Italia questa iniziativa, ha magistralmente ricostruito i fatti relativi al rapimento e all’uccisione di Moro, basandosi su uno studio degli atti della Magistratura effettuato dal Gruppo del Pd alla Camera. È stata un’interessante e preziosa occasione di approfondimento di questa tragica pagina della storia italiana. ​Mi sembra opportuno ribadire che la ricerca della verità non deve mai spaventare nessuno, anche se in alcuni casi può essere difficile da accettare.​ E l’ampia partecipazione che ha avuto l’iniziativa lo ha dimostrato. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare quanti di voi ne hanno preso parte e, ancora una volta, Gero, per la sua disponibilità e per l’eccellente lavoro svolto.

 

L’Associazione MusicalMente di Landriano e la Compagnia Tuttinscena di Roncaro sono liete di invitare la S.V. alla rappresentazione scenica con atto unico

AMORE FERITO

CONFERENZA SPETTACOLO SUL TEMA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

Musiche originali e arrangiamenti dal vivo di Paolo La Rosa

SABATO 21 FEBBRAIO 2015, alle ore 21.00

Presso il TEATRO ARCA

Corso XXII Marzo 23 Milano

Un’ora di spettacolo e una riflessione con il pubblico su una problematica che investe in modo sempre più frequente la nostra società. Nella speranza di incontrarvi personalmente cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti.

Il Direttivo dell’Associazione MusicalMente, Landriano.

Clicca qui per vedere la locandina.

Paolo Cova

Category: Newsletter | Tags: , ,

News dal Parlamento

Posted on by

 

 Le premesse del Presidente

Per chi se lo fosse perso, voglio riportare il video integrale del discorso che il neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto al Parlamento nel giorno del giuramento. E qui vi riassumo i passi salienti di un messaggio che ho apprezzato dalla prima all’ultima parola. Per capire che tipo di settennato sarà, è importante sapere quali sono le premesse da cui parte.

Mi ha colpito particolarmente quando, esordendo, ha detto di avvertire pienamente la responsabilità del compito che gli è stato affidato che è quello di rappresentare l’unità nazionale, ma anche quella costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini. E che questa unità rischia di essere difficile, fragile, lontana. Quindi, l’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze. Concetti che aveva brevemente espresso a commento della sua elezioni pochi minuti dopo l’annuncio. È importante che li abbia ribaditi: saranno un punto fermo del suo incarico, non frasi di circostanza.

Dopo una lucida disamina degli effetti di una crisi durata fin troppo, ha ribadito che i punti dell’agenda delle istituzioni saranno rappresentati dalla necessità di garantire lavoro, diritti e servizi sociali fondamentali ai cittadini. Quindi, da un lato vanno assicurati i principi e i valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione, dall’altro va alimentata l’inversione del ciclo economico.

Il Presidente Mattarella ha sottolineato ancora una volta l’urgenza di riforme istituzionali, economiche e sociali. E anche qui il suo pensiero è andato ai giovani, ma anche alle imprese che, nonostante tutto, continuano a fare il possibile per stare sui mercati internazionali.

Un’esortazione è arrivata direttamente a noi parlamentari: non siete espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese, ci ha detto.

I suoi richiami sono stati, poi, ai diritti delle donne, dei malati, delle persone con disabilità, al pluralismo dell’informazione e ha posto come priorità assoluta la lotta alla mafia, alla corruzione e oggi anche al terrorismo internazionale. E la parola speranza è risuonata più volte nella nostra Aula, come un monito per tutti noi.

Qui il video del discorso.

 

Parliamo di Moro

Vi ricordo l’appuntamento di sabato 14 febbraio 2015, alle ore 10.00, a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, in sala Alessi, dove si terrà l’incontro dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”. Come vi avevo annunciato, si tratta del racconto della vicenda del presidente della Dc, rapito e ucciso dalla Brigate Rosse, attraverso la lettura dei documenti di Stato. Oltre a me, interverranno Marco Granelli, assessore del Comune di Milano, Andrea Fanzago, vicepresidente del Consiglio comunale milanese, il sindaco Giuliano Pisapia, il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. La relazione è affidata a Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo Pd della Camera.

Come vi avevo anticipato, questa iniziativa sta girando tutta l’Italia ed è ancora più importante in un momento in cui abbiamo eletto un Presidente della Repubblica che ad Aldo Moro è stato molto vicino. Conoscere le novità su questa tragica pagina della storia italiana recente, diventa, perciò, fondamentale. Per leggere il volantino clicca qui.

 

News dal Parlamento

Posted on by

Grazie, Presidente

Questa settimana ho vissuto le dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dalla sua carica. Per me è un solo e grande “grazie”. Ha vissuto il suo incarico in una fase storica difficile sia per la nostra nazione, sia per tutto il contesto internazionale, con alla base un sistema economico che ha mostrato i suoi limiti e le tensioni fondamentaliste diffuse nel mondo.

In questa situazione ha mantenuto una continuità, ha evitato strappi che potessero lacerare ulteriormente il nostro tessuto sociale, ha chiesto a gran voce un rinnovamento, ha garantito tutti.

Per questo non posso far altro che dire a gran voce: grazie, Presidente!

 

Doping: subito l’ente terzo

Come vi avevo annunciato, il Governo, con il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, ha risposto alla mia interpellanza urgente sulla lotta al doping nello sport. Presentando i contenuti del documento, ho ribadito alcuni punti fermi, ripetuti poi durante la conferenza stampa che ho tenuto con una dei colleghi co-firmatari nel pomeriggio: serve una separazione netta tra controllori e controllati. Ecco perché è necessaria un’agenzia terza che, come nel caso di Expo con il commissario Cantone, sia rigida nelle verifiche e anche nelle penalità conseguenti. Ce lo chiede anche la Wada, la World Anti-Doping Agency, che pretende che a fare le verifiche sia un organismo indipendente.

Sono stato molto netto sulla necessità dei controlli: nessuno deve pensare di sfuggire, ho detto al Governo, anzi, i controlli devono essere il primo deterrente all’uso di qualsivoglia sostanza. Ecco perché è fondamentale il principio della reperibilità degli atleti, spesso usata come escamotage per evitare le verifiche e gli ultimi casi, che hanno coinvolto sportivi famosi e pluripremiati, lo dimostrano. Ma non mi sono limitato alle richieste e ho fatto anche una proposta concreta per rendere subito operativo il nuovo organismo, dicendo che i soldi che oggi vengono dati dal Governo al Coni per i controlli antidoping vengano trasferiti immediatamente a questa nuova agenzia terza che potrebbe mettersi così subito a lavorare.

Per rendere efficace il mio intervento, ho usato parole forti che spero siano state ascoltate non solo dalla politica, ma soprattutto da chi di sport vive. Perché per me c’è un valore etico che va tutelato prima di tutto: meno medaglie sul petto, ma più pulite. E per quanto riguarda il nuovo organismo di controllo, ho anche detto che non ci serve una spolverata cambiando semplicemente le persone sedute sulle varie poltrone del mondo dello sport, ma è urgente una gestione diversa di esso. Ecco perché è così importante un ente terzo, dove il compito principale viene affidato al vertice. Non ho citato a caso Cantone, che ha ricevuto l’incarico di commissario di Expo per la sua storia, la sua etica, la sua preparazione.

A seguito dell’interpellanza si è verificato immediatamente un risultato inaspettato: dopo quasi quattro anni, la Procura antidoping del Coni ha convocato 65 atleti che si erano scordati di dare la propria reperibilità per i controlli a sorpresa o alcuni di essi avevano saltato i dovuti controlli.

Chi volesse vedere il mio intervento in Aula clicchi sul link:https://www.youtube.com/watch?v=z_Qod4RG4oM ad esso è seguita poi una conferenza stampa dove ho ribadito i concetti, qui c’è il link:https://www.youtube.com/watch?v=gAlmUP9EWmk

 

Imu di montagna, l’agricoltore non ci guadagna

Si è fatto un gran dibattere sull’esenzione dall’Imu dei terreni agricoli. Avevo già avuto modo di spiegare che risultavano esenti da imposta, anche per il 2014, tutti i terreni agricoli di valore pari o inferiore a 6000 euro, se erano di proprietà di coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali.  Inoltre, il Decreto legge n. 66/2014 ha disposto una limitazione dell’esenzione dei terreni agricoli ricadenti in aree montane e di collina in base all’altitudine del comune cui appartengono. Ma in buona sostanza, veniva meno il concetto di area svantaggiata, vuoi perché se il centro del comune è a un’altitudine inferiore, non è detto che il terreno sia ubicato dentro il range previsto, vuoi perché spesso piccole comunità situate anche non molto in altezza, vivono, comunque, una situazione di svantaggio economico.

Per questo ho sottoscritto convintamente una risoluzione che impegna il Governo “a rivedere i criteri di definizione delle aree svantaggiate e montane per l’esenzione dall’Imu dei terreni agricoli, individuando una griglia di criteri definiti sulla base delle caratteristiche pedoclimatiche, per tener conto delle difficoltà oggettive di coltivazione, e sulla base delle caratteristiche socio-economiche delle aree interessate per tener conto degli indici di infrastrutturazione e di organizzazione delle filiere agricole, nonché delle dimensioni e del reddito aziendale”. Inoltre, il documento chiede di istituire un tavolo di confronto con le organizzazioni agricole e con gli enti locali per l’individuazione degli indici più rappresentativi di questi nuovi criteri, e di prorogare nel contempo la data di scadenza del pagamento oltre il termine previsto del 26 gennaio, fino alla definizione della vic enda, tenuto conto anche che in proposito pendono ricorsi al Tar.

 

La verità su Moro

Vi preannuncio con largo anticipo un appuntamento che ritengo di fondamentale importanza per i temi trattati e che ho contribuito a organizzare. Sabato 14 febbraio 2015, a partire dalle 10, a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, in sala Alessi, si terrà un incontro dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro”. Si tratta del racconto della vicenda del presidente della Dc, rapito e ucciso dalla Brigate Rosse, attraverso la lettura dei documenti di Stato. Oltre a me, interverranno Marco Granelli, assessore del Comune di Milano, Andrea Fanzago, vicepresidente del Consiglio comunale milanese, il sindaco Giuliano Pisapia, il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. La relazione è affidata a Gero Grassi, vicepresidente del Gruppo Pd della Camera.

Faccio anche sapere che questa iniziativa non è estemporanea, ma sta girando letteralmente tutta l’Italia, nei centri maggiori, come in quelli più piccoli e io mi sono sentito di sposarla in pieno. Se vuoi vedere il volantino clicca qui.

Paolo Cova