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Italia protagonista in Europa

Questa settimana si è tenuto il Consiglio europeo, quindi, come da prassi, il presidente Paolo Gentiloni ha relazionato alle Camere i temi che si sarebbero toccati. Al termine, abbiamo votato una risoluzione.

Ed è stato un Consiglio europeo in cui si sono prese decisioni importanti e di grande rilievo a cui l’Italia ha contribuito in modo sostanzioso. Ad esempio, l’avvio di una politica di difesa comune a livello europeo, fortemente voluta e perseguita dallo stesso Gentiloni già nella sua precedente carica di Ministro degli Esteri. Una conquista che assume una valenza ancora maggiore alla luce dei conflitti e della crescente instabilità in scenari geopolitici anche a noi molto vicini, una politica che per decenni si riteneva essere una chimera irraggiungibile e che, invece, adesso sta diventando realtà. Sta diventando realtà così come l’ipotesi di concordato nella prima fase dell’intesa post Brexit, raggiunta proprio nei giorni scorsi tra Unione europea e Gran Bretagna.

È un primo passo positivo perché l’Unione europea ha ottenuto tutto quello che voleva su tutte le questioni all’ordine del giorno, ma soprattutto un’intesa importante perché, se non la si fosse raggiunta, questo avrebbe significato un salto nel buio inquietante non solo per la Gran Bretagna e l’Europa, ma anche per quei milioni di cittadini che la Brexit la vivono direttamente sulla propria pelle, 600mila dei quali di origine italiana.

Nel Consiglio europeo si è poi affrontata tutta un’altra serie di questioni come la possibilità di una riforma del Trattato di Dublino, cioè la modifica del sistema di asilo europeo, con proposte forti che prevedano il taglio dei fondi strutturali nei confronti di quei Paesi che si dovessero rifiutare di accogliere migranti ricollocati, l’introduzione di un sistema di quote e il ricollocamento automatico dei profughi in un Paese diverso da quello di accoglienza.

Si sono trattate, poi, questioni come l’introduzione di un’agenda sociale a livello europeo. Ma soprattutto, in tutto ciò, l’Italia, dopo vent’anni che non aveva voce in capitolo in Europa, ha ricominciato ad essere ascoltata, ad avere prestigio e a poter contribuire attivamente alle diverse decisioni che vengono prese a livello europeo. E questo Gentiloni lo sottolinea ogni volta.

Moro, l’altra verità

Dopo molto lavoro di approfondimento delle tante verità sul caso, in Aula alla Camera abbiamo ascoltato la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro.

Quali sono le novità? Intanto, l’intenzione non era di sottoporre a una revisione critica il complesso dei giudicati penali definitisi in quasi un ventennio, ma di approfondire gli elementi di incongruità e le numerose lacune. Certamente, a dispetto di quanto sostenevano molti, sul caso Moro non tutto era conosciuto. Anzi, la rilettura sistematica dei cinque processi e dell’attività delle precedenti Commissioni che si sono occupate, in tutto o in parte, della vicenda Moro, ha fatto emergere un elemento di sicuro rilievo: il fatto, cioè, che la ricostruzione storico-politica e giudiziaria della vicenda Moro è risultata fortemente condizionata da una verità affermatasi tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Una verità fortemente legata alle interazioni tra le culture politiche all’epoca prevalenti e a una diffusa volontà di voltare rapidamente pagina rispetto alla stagione del terrorismo.

E tra le 2.250 unità documentali, per un totale di 700.000 pagine, le oltre 440 attività dei collaboratori, tra cui 256 escussioni, la Commissione ha approfondito in particolare quattro aspetti. Il primo è il complessivo riesame della vicenda di Valerio Morucci e Adriana Faranda che la Commissione ha compiuto allo scopo di rivalutare nella sua interezza il profilo dei due brigatisti che hanno svolto un ruolo importante sia nella vicenda del sequestro, sia nella costruzione dei giudicati penali sul caso Moro. Sulla base di numerose acquisizioni documentali e testimoniali, la Commissione ha realizzato una completa e inedita ricostruzione della vicenda dell’arresto di Morucci e Faranda, che furono catturati il 29 maggio del ‘79 in una casa di viale Giulio Cesare a Roma, dove erano ospiti di Giuliana Conforto, figlia di “Dario”, già agente dell’Unione Sovietica, peraltro ben noto ai servizi italiani e non solo. Questo ha consentito di individuare con più precisione gli attori politici e giudiziari che nel corso degli anni Ottanta realizzarono la stabilizzazione di una verità parziale sul caso Moro, funzionale a un’operazione di chiusura della stagione del terrorismo.

Un secondo tema è l’analisi del ruolo della dimensione mediterranea e mediorientale nella vicenda Moro. In questo ambito, la Commissione per la prima volta è riuscita a ricostruire una precisa scansione del rapporto di collaborazione tra Brigate Rosse e formazioni palestinesi maggiormente orientate in senso marxista e ha approfondito le iniziative assunte da servizi italiani per favorire la liberazione di Moro con l’aiuto dell’Olp e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, nel quadro dei controversi accordi di intelligence che l’Italia definì con i vari movimenti palestinesi. Allo stato si può ormai affermare che la vicenda Moro è intimamente connessa col più vasto contesto internazionale del rapporto tra l’Italia e il Medio Oriente in tutti i suoi aspetti, da quello dei traffici d’armi, a quello del rapporto tra terrorismo interno e terrorismo mediorientale.

Un terzo tema è quello della latitanza dell’ex membro delle Brigate Rosse Alessio Casimirri che continua indisturbato a vivere in Nicaragua. Su di lui sono emerse in maniera chiara situazioni di protezione che riguardano i nostri apparati e il nostro il sistema di protezione interno.

Un altro tema importante è stato l’individuazione nella zona della Balduina, a Roma, di un complesso immobiliare di proprietà dello Ior che ospitò, nella seconda metà del 1978, un altro brigatista, Prospero Gallinari, e che era caratterizzato dalla presenza di alti prelati, ma insieme con questi, di società statunitensi, una di queste con funzioni di intelligence americana, di esponenti tedeschi dell’autonomia, di finanzieri libici e di due persone contigue alla Brigate Rosse. Complesso che, anche alla luce delle posizioni e delle indagini svolte, fa pensare sia quello utilizzato per spostare Aldo Moro dalle auto utilizzate in via Fani a quelle cui fu successivamente trasferito.

E su tutto campeggia una certezza: era evidente che esisteva la necessità di tutelare la persona di Moro con le massime misure di sicurezza già prima del sequestro. Se fossero state attuate, forse l’intera vicenda del terrorismo brigatista avrebbe assunto una piega ben diversa da quella che si realizzò.

Il caso Scieri si riapre

L’Italia sembra, per certi versi, il Paese dei misteri e allora in questi stessi giorni abbiamo ascoltato la relazione di un’altra Commissione parlamentare di inchiesta, quella sulla morte del militare Emanuele Scieri. Tutt’altra vicenda, ma da non sottovalutare.

Emanuele Scieri era un giovane avvocato di 26 anni di Siracusa. La chiamata a effettuare il servizio militare lo raggiunse quando già svolgeva la pratica forense. Aveva scelto, a suo tempo, di svolgere il servizio presso i paracadutisti della Folgore. Emanuele Scieri è morto nella caserma Gamerra di Pisa il primo giorno del suo arrivo e venne ritrovato, sempre all’interno della Gamerra, tre giorni dopo. Ma le molteplici indagini della magistratura ordinaria e militare si chiusero tutte, con decreti di archiviazione.

La Commissione, istituita solo in questa legislatura anche su pressione dell’opinione pubblica siciliana, ha ascoltato 76 persone: familiari, ex militari della caserma Gamerra, esperti, consulenti, magistrati, rappresentanti di associazioni, persone detenute. E ha esaminato tutti gli atti delle inchieste giudiziarie già svolte, procedendo a ulteriori indagini. L’archivio dei documenti della Commissione ha raccolto circa 6mila pagine di atti, oltre i video, i filmati, e i reperti. Sulla base degli elementi raccolti è ragionevole ritenere che Emanuele Scieri sia stato fermato da alcuni militari che lo aggredirono, prima di arrampicarsi sulla scala di una torre da cui potrebbe essere caduto, morendo.

La Commissione ha, infatti, accertato che alla caserma Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia; che i controlli in caserma non erano sufficienti ad evitare che, perfino dopo il contrappello, diversi paracadutisti uscissero dalla Caserma scavalcando il muro di cinta; che la zona dove fu ritrovato il cadavere di Emanuele Scieri era isolata, ma presidiata dagli anziani che la utilizzavano come spazio di rifugio e di svago, uno spazio in parte esente da regole e controlli. E le prime indagini furono fatte senza le dovute precauzioni, lasciando che i militari spostassero elementi chiave per la ricostruzione della vicenda.

Perciò, la Commissione ha depositato presso la Procura della Repubblica di Pisa, una formale richiesta motivata di riapertura delle indagini e risulta che il Procuratore abbia chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari, la riapertura del caso.

No alla Vigevano-Malpensa

Questa settimana ho partecipato al presidio degli agricoltori contro la superstrada Vigevano-Malpensa. Già a suo tempo mi ero attivato per portare le criticità di questo progetto, che andava a impattare sull’agricoltura di qualità del territorio dell’abbiatense-magentino, all’attenzione dell’opinione pubblica e dei miei colleghi in Parlamento. Quindi, ho condiviso in pieno la protesta.

Sono convinto che questo progetto di strada sia ormai desueto e non serva a nessuno. Ci sono criticità locali lamentate da alcuni Comuni che possono essere risolte senza andare a immaginare un’opera così grande, faraonica che, dopo i fallimenti dimostrati da Pedemontana, Teem e Brebemi, non ha più senso né motivo di essere. Perciò dico fermamente no a questa strada: va bene sistemare le problematiche locali, riutilizzando il tracciato già esistente, ma niente di più.

In questi 5 anni di legislatura il mio impegno, con gli altri colleghi del Pd, è stato di intervenire e di far sì che una strada che non serve non venga fatta. Regione Lombardia, che insiste a voler portare avanti questo progetto, si deve fare un grosso esame di coscienza perché ha contratto debiti colossali con Pedemontana, Teem e Brebemi e ora vuole realizzare un’altra arteria, pensando di andare avanti con questa idea di costruire ancora e distruggere l’economia agricola locale.

Invece, la soluzione è nell’agricoltura di qualità, nel territorio pregiato anche per il turismo e per la sostenibilità. Facciamo strade che siano sostenibili economicamente, sia per l’agricoltura, che per il territorio, che per la sicurezza ambientale. Guadagnare 10 minuti di tempo con l’auto, ma distruggere irreversibilmente un territorio non può essere il nostro futuro. Conviene fare un po’ di coda, ma mantenere sana e integra la nostra terra lombarda.

Paolo Cova

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Abbiamo ricalcolato i vitalizi a tutti

Si è fatto un gran discutere questa settimana dei due provvedimenti che abbiamo approvato alla Camera. Per questo, come sempre, mi piace riportare un po’ di chiarezza nella discussione. La prima, importante proposta di legge è sulle Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali.

Punto primo: con questa legge vengono ricalcolati i vitalizi anche per gli ex parlamentari che sono gli unici a cui è rimasto. Punto secondo: si equipara il trattamento pensionistico di deputati e senatori a quello dei dipendenti pubblici.

L’obiettivo della legge è cioè ricalcolare con un criterio totalmente contributivo anche l’importo delle pensioni attualmente erogate agli ex parlamentari. Premesso che la riforma del 2012 ha già abolito i vitalizi e dunque i trattamenti pensionistici per i parlamentari in carica dall’attuale legislatura sono già calcolati con il contributivo (banalmente, tanto versi, tanto avrai, come qualsiasi altro lavoratore), dall’entrata in vigore della legge tutti i parlamentari, passati, attuali e futuri, percepiranno pensioni calcolate secondo i principi legge Fornero. Questo comporta, per chi sarà parlamentare dalla prossima legislatura, un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico, che saranno identici a tutti gli altri dipendenti pubblici.

Ovvero, i parlamentari eletti dalla prossima legislatura percepiranno la pensione, come tutti gli altri lavoratori, a 66 anni e 7 mesi. L’importo delle 12 mensilità sarà quello ottenuto moltiplicando il montante contributivo individuale per i coefficienti di trasformazione in vigore per i lavoratori dipendenti e autonomi. Per i deputati della presente e delle scorse legislature valgono invece le regole della riforma del 2012: 65 anni per una sola legislatura, 60 anni per chi ne ha più di una. Inoltre, i contributi versati dai parlamentari saranno gestiti dalle Camere. L’erogazione degli assegni resta in capo al Parlamento.

Non solo: aumentano i casi di sospensione nell’erogazione della pensione. Ora viene sospesa nel caso in cui l’ex parlamentare assuma una qualunque carica pubblica o all’interno di enti pubblici o enti privati in controllo pubblico. Prima la sospensione scattava solo se il parlamentare era rieletto in Parlamento, nazionale o europeo, in un consiglio regionale, nominato componente del Governo, assessore regionale o titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare. La pensione di reversibilità è totalmente equiparata alle regole della legge Fornero.

E le Regioni si devono adeguare ai principi della legge, altrimenti arriverà un taglio del 50% delle somme previste nei bilanci per questa voce. In ciò devo dire che la Lombardia aveva già fatto dei passi avanti in questo senso addirittura nella scorsa legislatura.

Questo è quanto. Tutto il resto sono chiacchiere.

Vaccini: ecco come funziona

Altro tema, altra polemica. Con aggressione: dopo che abbiamo approvato la Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 giugno 2017, n 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, alcuni colleghi sono stati aggrediti all’uscita da Montecitorio da persone che credono nella democrazia e nella libertà di scelta, ma non consentono ad altri di scegliere e votare liberamente. Comunque la si pensi, arrivare allo squadrismo fascista direi proprio che non è il caso.

Cosa dice questa legge? Dopo che in questi mesi sono state diffuse molte notizie false, prive di qualunque fondamento scientifico, che hanno descritto i vaccini come pericolosi per la salute, abbiamo deciso comunque di farci carico delle preoccupazioni, andando a recepire le indicazioni di tutta la comunità scientifica, nazionale e internazionale. Perciò, con l’unico scopo – ripeto: l’unico scopo – di proteggere la salute dei nostri figli, abbiamo reso obbligatori 10 vaccini, anziché 4 come prima, e ne vengono individuati altri quattro consigliati e raccomandati, ma di libera scelta.

Ma vorrei essere chiaro: perché è così importante vaccinarsi? Perché al contrario di un normale farmaco che tutela la salute del singolo, i vaccini oltre al singolo tutelano anche l’intera comunità, la cosiddetta immunità di gregge, e rappresentano una prevenzione di sanità pubblica.

Nel dettaglio, i vaccini obbligatori sono l’anti-poliomielitica, l’anti-difterica, l’anti-tetanica, l’anti-epatite B, l’anti-pertosse, l’anti-Haemophilus influenzae di tipo b. Quelli obbligatori “a tempo”, cioè solo fino al 2020, sono l’anti-morbillo; l’anti-rosolia; l’anti-parotite; l’anti-varicella. Quelli consigliati sono l’anti-meningococcica B e C; l’anti-pneumococcica; l’anti-rotavirus. Le dieci vaccinazioni obbligatorie saranno realizzate attraverso due sole somministrazioni, una esavalente e una quadrivalente.

Inoltre, chi è già immune da alcune malattie, potrà ricevere somministrazioni singole. L’obbligatorietà riguarda i bambini da 0 a 16 anni e i minori stranieri non accompagnati. I bambini da 0 a 6 anni non in regola con le vaccinazioni, non potranno accedere all’asilo nido, alla scuola d’infanzia e alla scuola materna. I bambini dai 7 ai 16 anni che non abbiano fatto tutte le vaccinazioni potranno essere iscritti a scuola e vaccinati successivamente, nei termini previsti dal calendario vaccinale. Ho spesso sentito dire che è una legge anticostituzionale, mi permetto di segnalare che fino al 1999 in Italia era obbligatorio vaccinarsi per andare a scuola! Inoltre l’art.32 della Costituzione dice che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…..”

Vigevano-Malpensa: altri soldi buttati via

Regione Lombardia vuole fare la strada Vigevano-Malpensa a tutti i costi. Alla faccia di ciò che pensa il territorio. Lo hanno detto chiaramente due assessori regionali che si sono recati a Magenta per presentare i prossimi passi dell’iter di realizzazione del progetto in una conferenza stampa. Cioè, per loro è un’opera fondamentale, tanto che la Regione è disposta anche a metterci dei soldi. Cosa ne pensino i cittadini pare non interessare granché agli uomini di Maroni.

Invece, Regione Lombardia dovrebbe porsi la domanda di come ha investito in questi anni in strade, prima di annunciarne di nuove: la fallimentare Pedemontana, incompleta e senza traffico perché troppo costosa e quindi con l’utenza che continua a usare le strade locali; la Brebemi, l’autostrada più cara e più inutilizzata forse di tutta la Penisola; la Teem che fa il paio con quella precedente e si ritrova a servire fondamentalmente un traffico tutto locale.

Ora, la Giunta lombarda insiste nel voler gravare i suoi cittadini di costi per realizzare un’altra inutile arteria viaria, la Vigevano-Malpensa, che comporterà solo la distruzione di territorio prezioso all’agricoltura. Almeno questi assessori abbiano il coraggio di dire ai nostri coltivatori che vogliono asfaltare le campagne e che sono contro le produzioni italiane e lombarde.

Un bando sui Cammini

Tempo fa mi occupai dei Cammini, ovvero l’attenzione agli antichi percorsi, spesso destinati ai pellegrinaggi, che ancora sui nostri territori si possono individuare e seguire, solitamente a piedi. Ebbene, è online il primo bando nazionale del progetto.

Vengono, cioè, assegnati 43 immobili pubblici in concessione gratuita per 9 anni a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da under 40. Da oggi, fino all’11 dicembre, è possibile scaricare il bando unico nazionale nella sezione Gare e Aste/Immobiliare dell’Agenzia del demanio, riguardante i 30 immobili di proprietà dello Stato in gara. Si tratta di case cantoniere, torri, ex caselli ferroviari e vari fabbricati distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nei prossimi giorni, anche gli altri enti locali coinvolti pubblicheranno sui rispettivi siti istituzionali i bandi dei 13 beni di loro proprietà inseriti nell’iniziativa.

Per partecipare alla gara è necessario presentare una proposta che non prevede l’offerta di un canone: la valutazione si baserà unicamente sugli elementi qualitativi del progetto presentato che dovrà essere coerente con la filosofia e le finalità del progetto Cammini e Percorsi.

Qui trovate il link http://www.agenziademanio.it/opencms/it/notizia/Cammini-e-Percorsi-online-il-primo-bando-nazionale-del-progetto

Venerdì sono qui

Per chi è già in vacanza o chi abita nei ditorni, vi informo che venerdì 4 agosto alle ore 21.00 sono a Selvino presso Mostra Missionaria via Monte Rosa 31 a parlare di “Ius soli: un diritto?”

Paolo Cova

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L’Imu di montagna cambia

Con 272 favorevoli, 153 contrari e 15 astenuti alla Camera abbiamo approvato la conversione in legge del decreto che porta misure urgenti in materia di esenzione Imu e prevede proroghe dei termini per l’esercizio della delega in materia di revisione del sistema fiscale. Un disegno di legge che interviene, quindi, su due rilevanti aspetti normativi: la proroga di tre mesi del termine per l’esercizio della delega fiscale e l’estensione delle esenzioni in materia di Imu sui terreni agricoli. Mi soffermerò maggiormente su quest’ultima, visto che riguarda più da vicino le mie tematiche.  Adesso sono oltre 3500 i comuni esenti dal pagamento della tassa, mentre per altri 655 viene riconosciuta la qualifica di “parzialmente montani” e a oltre 1600 enti definiti di “collina svantaggiata” va una detrazione di 200 euro. Inoltre, con la non applicazione di interessi e sanzioni per ritardato pagamento fino al 31 marzo 2015, è stata prevista una proroga per l’imposta dovuta nel 2014.

Dopo i documenti approvati anche in Commissione Agricoltura, che si preoccupavano di riportare ordine nella definizione di “montani” per alcuni dei comuni che ricadevano sotto la norma, la nuova disciplina richiama, quale riferimento per l’esenzione, l’elenco delle altimetrie diffuso dall’Istat e, relativamente ai terreni agricoli ubicati in comuni parzialmente montani, oltre al possesso, richiede la conduzione, anche in comodato e in affitto, da parte dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali a soggetti della stessa categoria. Come chiedevamo noi in Commissione.

Resta, naturalmente, ferma l’esenzione per i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile non ricadenti in zone montane o di collina.

 

 

Basta sparizioni forzate

In settimana abbiamo anche approvato una importante ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2006. Il documento ha lo scopo di elaborare sul piano internazionale uno strumento normativo vincolante per la protezione delle persone dal fenomeno delle sparizioni forzate. Configura, perciò, quale reato l’arresto, la detenzione, il rapimento od ogni altra forma di privazione della libertà posti in essere da agenti dello Stato o da persone o gruppi di persone che agiscono con l’autorizzazione, il sostegno o l’acquiescenza dello Stato, seguiti dal rifiuto di riconoscere la privazione della libertà o dall’occultamento della sorte riservata alla persona scomparsa e del luogo in cui questa si trova, ponendola al di fuori della protezione della legge.

Nessuna circostanza eccezionale può essere invocata dallo Stato per giustificare la sparizione forzata, né la guerra, né l’instabilità politica, né l’ordine pubblico. Il principale obbligo è, dunque, quello di prevedere, all’interno della legislazione nazionale, una norma che condanni come reato la pratica delle sparizioni forzate. Anche perché uno degli articoli del nuovo strumento internazionale definisce il ricorso generalizzato e sistematico alle sparizioni forzate come crimine contro l’umanità.

Al fine di combattere il fenomeno, ogni Stato deve, quindi, prendere tutte le misure necessarie affinché venga accertata la responsabilità penale di ogni persona sospettata di aver eseguito, ordinato, sollecitato o indotto una sparizione forzata. Nell’ipotesi in cui lo Stato decida di non procedere all’estradizione o di non consegnare il presunto colpevole a un tribunale internazionale da esso riconosciuto, la Convenzione richiede di adottare le misure legali necessarie per garantire la presenza del presunto colpevole nel territorio nazionale fino al termine del procedimento giudiziario e sottoporre il caso alle proprie autorità giudiziarie per l’avvio di un processo equo, anche nell’ipotesi in cui non siano state presentate denunce formali, ma esistano fatti ragionevoli per credere che la sparizione forzata sia avvenuta.

 

La superstrada è senza soldi

In settimana ho sollevato una questione che riguarda l’ovest della provincia di Milano e la parte nord ovest di quella pavese, creando un discreto dibattito. Tutto nasce da un vecchio progetto di superstrada che avrebbe dovuto collegare Vigevano a Malpensa. Nei territori, come sempre in questi casi, c’è chi è favorevole e chi contrario, ma alcuni gruppi politici erano pronti a strumentalizzare in malo modo la questione. Poiché mi è già capitato di intervenire sul tema, ho deciso di fare un po’ di chiarezza, spiegando che quella strada attualmente non si farà, perché i soldi sono stati tolti e il progetto derubricato.

Lo scorso anno ero intervenuto ad Albairate per informare i cittadini di questa mutata situazione. E d’altra parte, avevo detto allora e ribadisco oggi, quella è un’opera che poteva avere un senso negli anni Novanta, ma con il passare del tempo ha visto i costi raddoppiati e 265 milioni di euro di fondi statali fermi praticamente da un ventennio.

Così, nel giugno 2013 il Governo ha revocato i fondi per la realizzazione dell’arteria. Nell’ottobre dello stesso anno da ‘progetto definitivo’ l’opera è stata derubricata a ‘studio di fattibilità’, infine, a giugno 2014, c’è stato un ulteriore passo da ‘studio di fattibilità’ a ‘progetto preliminare’. Questo lo dicono le carte, non le chiacchiere di chi vuole strumentalmente cavalcare, dal punto di vista politico, il malcontento, sia di chi la vuole, sia di chi è contrario. A questo punto ho invitato tutti a non parlare del nulla: ritorneremo a discutere di questo progetto se e quando verrà nuovamente finanziata l’opera.

 

Quelle vacche dopate

La scorsa settimana, tra le pieghe della cronaca, una notizia ha destato parecchio stupore tra gli addetti ai lavori e avrebbe dovuto allarmare non poco i consumatori, purtroppo: è stato scoperto un traffico illecito di farmaci che, come per l’uomo, servivano a “dopare” letteralmente le vacche da latte per indurle a produrre di più. Un’assurdità, se si pensa alla vicenda delle quote e lo è ancora di più sapendo che lo stesso genere di farmaci viene usato dagli atleti scorretti per doparsi prima delle gare.

Non potevo, dunque, non intervenire, visto che sono temi di cui mi occupo non solo per dovere istituzionale, ma perché mi stanno davvero a cuore. Perciò ho definito ottimo l’intervento dei carabinieri dei Nas che con la loro azione investigativa hanno bloccato il traffico illecito di farmaci, ma anche gravissimo che tutto questo succeda in un momento di particolare crisi del settore del latte bovino, perché vuol dire che alcuni allevatori hanno pensato di aumentare fraudolentemente le proprie produzioni con somatotropina, spingendo sempre più verso lo splafonamento dalla quota nazionale anche gli altri allevamenti da latte. Un comportamento che allontana il consumatore dal latte fresco e dai prodotti lattiero caseari, proprio in un momento in cui il settore spinge il più possibile per un rilancio.  Come ho ripetuto più volte, la soluzione sta nella tracciabilità del prodotto alimentare e dei farmaci in zootecnia. E sono contento di poter dire che le proposte del tavolo del latte del Ministro Martina vanno proprio in questo senso.

Paolo Cova

La Provincia PV del 19 marzo 2015

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La Provincia Pv superstrada

On. Cova: “Superstrada Vigevano-Malpensa: derubricata e senza soldi”

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“Si sta discutendo inutilmente: quella strada non si farà”: è perentorio l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, a proposito della realizzazione della superstrada Vigevano-Malpensa, che dovrebbe tagliare in due territori pregevoli, da un punto di vista ambientale, come il Magentino, dentro il Parco agricolo sud e il Parco del Ticino. E spiega anche perché entra così deciso nella polemica tra i favorevoli e i contrari: “Già lo scorso anno ero intervenuto ad Albairate per informare che erano stati tolti i fondi per questa strada e derubricato il progetto. Un’opera che poteva avere un senso negli anni Novanta, ma con il passare del tempo ha visto i costi raddoppiati e 265 milioni di euro di fondi statali fermi da 20 anni”.

Cova tiene a sgomberare il campo da ogni dubbio, in proposito: “L’iter è stato semplice e lineare: nel giugno 2013 il Governo ha revocato i fondi per la realizzazione dell’arteria. Nell’ottobre dello stesso anno da ‘progetto definitivo’ l’opera è stata derubricata a ‘studio di fattibilità’. Infine, a giugno 2014, c’è stato un ulteriore passo da ‘studio di fattibilità’ a ‘progetto preliminare’. E questo lo dicono le carte, non le chiacchiere di chi vuole strumentalmente cavalcare, dal punto di vista politico, il malcontento, sia di chi la vuole, sia di chi è contrario​”.

 

Quindi, per il parlamentare Pd “stiamo parlando del nulla, per ora. Ritorniamo a discutere di questo progetto se verrà nuovamente finanziata​ l’opera” .

 

Roma, 17 marzo 2015