Pensieri Democratici

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Milano oltre ogni aspettativa

A quasi un mese dallo straordinario risultato elettorale delle amministrative di Milano, che ha visto la rielezione al primo turno di Giuseppe Sala e gli organismi ormai tutti ricostituiti, mi permetto di offrire un breve commento su quello che è avvenuto nella nostra città.

In primo luogo vanno ringraziati le candidate e i candidati che si sono messi in gioco in queste elezioni; confrontarsi con una votazione non è mai una cosa scontata, dietro la fatica e l’impegno c’è la testimonianza di chi crede nei valori democratici, la volontà di ricercare il bene comune, il desiderio di ascoltare i bisogni e i consigli degli elettori.

Sono, poi, soddisfatto che i nove Municipi cittadini siano tornati ad essere amministrarti da Presidenti di centro sinistra ma soprattutto che quattro di essi siano presieduti da donne. Abbiamo bisogno di uno sguardo femminile su questa nostra città per renderla più fruibile e attenta ai bisogni dei loro abitanti.

Mi resta il rammarico per l’astensione al voto molto alta. Di ciò deve riflettere anche il mio partito poiché se è vero che una fetta consistente di elettorato non ha avuto fiducia nelle diverse proposte a candidato sindaco, è anche vero che non ha nemmeno colto la proposta del Partito Democratico come opportunità.

Risulta evidente che il lavoro dei prossimi mesi sarà quello di elaborare proposte che possano interessare quel 50% degli elettori che non è andato a votare per dare un forte segnale di essere un partito capace di includere, anche queste persone, in una visione nuova del Paese e della città. Ci attendono, nei prossimi anni le elezioni Regionali e Politiche e senza un cambio di passo in questo senso faremo sempre più fatica a convincere nuovi elettori.

Siamo pari

Dopo l’approvazione della Camera dei deputati, anche il Senato ha dato il suo via libera alla proposta di legge di modifica del Codice delle pari opportunità. Si tratta di un passo in avanti di civiltà e di riconoscimento dei diritti delle donne: introduce, infatti, ulteriori disposizioni volte a favorire l’uguaglianza di genere nel mercato del lavoro, sia dal punto di vista della partecipazione sia della parità retributiva.

Il provvedimento, che ora è legge, modifica il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, per rendere più efficace l’informazione e il controllo del Parlamento sull’applicazione della legislazione in materia di pari opportunità. Si prevede, dunque, una definizione più ampia e precisa delle discriminazioni sul lavoro; si interviene sulla definizione di discriminazioni indirette che mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio o possono consistere anche in atti o scelte di natura organizzativa o incidenti sull’orario di lavoro. Si interviene sulla disciplina del rapporto sulla situazione del personale, che avrà cadenza biennale; dovrà essere redatto obbligatoriamente dalle aziende con oltre 50 dipendenti, mentre le aziende con un numero inferiore potranno redigere il rapporto su base volontaria per accedere alla certificazione di parità.

Si rafforza anche il quadro sanzionatorio e si attribuisce all’Ispettorato nazionale del lavoro il compito di verificare la veridicità dei rapporti. Ma di fatto questa legge non punta tanto alla sanzione delle inadempienze, quanto alla promozione di una cultura delle pari opportunità. Infatti, si istituisce dal 1° gennaio 2022 una certificazione della parità di genere, per valorizzare le politiche e le misure adottate dai datori di lavori per ridurre il divario di genere. Alla certificazione si accompagna l’attivazione di un sistema premiale, grazie al quale alle aziende sarà concesso uno sgravio dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro.

Infine, viene estesa l’applicazione delle disposizioni relative all’equilibrio tra i generi nella composizione dei consigli di amministrazione delle società quotate nei mercati regolamentati anche alle società controllate dalle pubbliche amministrazioni.

 

Malattie rare: c’è la legge

Il testo unico sulle “Malattie rare” è stato approvato in Senato diventando subito legge. Si tratta della normativa, molto attesa da coloro che soffrono di queste malattie e dalle loro famiglie. Il disegno di legge inquadra e prevede una definizione chiara per queste patologie, un Comitato e una rete nazionale di coordinamento, piani diagnostico-terapeutici e assistenziali e Livelli essenziali di assistenza (Lea) per ciascuna specifica malattia. E soprattutto prevede più fondi per la ricerca.

Nel dettaglio, la legge contempla l’attuazione del Piano diagnostico terapeutico assistenziale personalizzato; garantisce un percorso strutturato della transizione dall’età pediatrica all’età adulta; prevede che i cosiddetti “farmaci orfani” siano resi immediatamente disponibili da tutte le Regioni e disciplina le modalità di importazione di farmaci inclusi nei Piani personalizzati. Viene, inoltre, istituito un fondo di solidarietà finalizzato a favorire l’inclusione sociale dei pazienti.

Il Comitato nazionale per le malattie rare opererà al Ministero della Salute con funzioni di indirizzo e coordinamento, definendo le linee strategiche delle politiche nazionali e regionali.

Infine, sarà promossa un’informazione tempestiva e corretta ai pazienti, ai loro familiari e agli operatori sanitari insieme a iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie rare.

 

Una cava chiamata Lombardia

Da tempo nella nostra regione c’era la necessità di rivedere la legge che regola l’escavazione dei terreni per trarre sostanze minerali, solitamente utili nell’edilizia. Da anni il Gruppo regionale del Pd chiedeva che si rimettesse ordine al settore evitando che il nostro territorio, l’ambiente, il verde e i nostri bei parchi fossero messi a rischio.

La legge, emanata di recente, non risponde a questi bisogni. Non stabilisce, infatti limiti più stringenti proprio per queste zone che richiederebbero il massimo della protezione. Non riduce davvero e in maniera consistente la quantità di materiale estraibile e mantiene alto il consumo di suolo agricolo. Poca attenzione al territorio, dunque, proprio in questo tempo in cui si susseguono, causa cambiamenti climatici, sempre più spesso disastri ambientali che provocano danni alle persone e ai territori.

 

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