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Yemen, bando alle armi

L’Italia metta uno stop alla vendita di armi a Paesi del Medio Oriente in guerra e convochi subito una Conferenza di pace, a Roma, con le nazioni coinvolte e con Federica Mogherini in qualità di Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. Sono le richieste contenute nel mio intervento durante la discussione sulle mozioni concernenti la situazione di crisi nello Yemen, con particolare riferimento all’emergenza umanitaria e all’esportazione di armi verso i Paesi coinvolti nel conflitto.

Le questioni da affrontare sono due: la produzione e la vendita di armi e la situazione umanitaria in Yemen. Non nascondiamoci dietro un dito: è in atto una illiceità nella fornitura di armi a Paesi in guerra come l’Arabia Saudita. Di fatto, questa guerra viene fatta con bombe prodotte in Italia. Certamente non basta smettere di produrre armi per risolvere questi conflitti. Non dobbiamo pensare di poterci lavare la coscienza aggrappandoci a semplici proposte o rivolgendoci unicamente al rispetto delle leggi.

Citando Giorgio La Pira come uomo di pace, ho chiesto al Governo di non essere timido sul commercio delle armi e sul rispetto della legge 185/90, che contiene le norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Serve un intervento deciso che porti l’Italia a essere un Paese che non triangola armi e non sia la via di transito di armi vendute ad altre nazioni belligeranti, che oltretutto non sono rispettose dei diritti umani e compiono violenze sui civili.

Un percorso in cui va coinvolta anche l’Unione europea e che deve tendere a un’azione di bando delle armi e della fabbricazione di armi: chiediamo all’Ue di essere protagonista di questa battaglia con noi contro la produzione e la vendita di armi. Ci sarà bisogno di tanto lavoro ostinato e continuo, non solo per questo obiettivo, ma anche per intervenire con gli aiuti umanitari a sostegno di quelle popolazioni stremate. Si discute animatamente dell’emergenza immigrati, ma anche il conflitto in Yemen sta giocando un ruolo notevole in questo. Si parla di lotta al terrorismo, ma la situazione disastrosa, sotto l’aspetto umanitario, in Yemen, è parte di questo problema.

I conflitti nel Corno d’Africa negli anni scorsi avevano portato le popolazioni a migrare verso lo Yemen e poi verso l’Arabia Saudita. Ora la guerra spinge queste persone a cercare rifugio verso l’Europa, andando ad alimentare l’emergenza profughi sotto gli occhi di tutti e tanto contestata.

Se vuoi vedere il mio intervento clicca su

 

Preveniamo la radicalizzazione

Prevenzione, intelligence, repressione: sono le tre parole dell’importante proposta di legge che abbiamo approvato, questa settimana, alla Camera: le Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista, che ora passa al Senato.

Le vere novità sono l’istituzione di un Centro nazionale sulla radicalizzazione presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del Ministro dell’Interno; l’elaborazione annuale da parte del Crad di un piano strategico nazionale di prevenzione e di recupero dei soggetti coinvolti nei fenomeni di radicalizzazione; la creazione di un Comitato parlamentare che svolga attività conoscitiva dei fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista, dedicando particolare attenzione alla verifica del rispetto dei diritti e delle libertà delle donne e dei minori; la previsione di una formazione specialistica, anche per la conoscenza delle lingue, rivolta al personale delle Forze di polizia e delle polizie municipali, delle Forze armate, dell’amministrazione penitenziaria, dei docenti e dirigenti delle scuole di ogni ordine e grado e delle universit&agrav e;, dei servizi sociali e socio-sanitari; l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura che elabori linee guida sul dialogo interculturale e religioso, finalizzate a diffondere la cultura del pluralismo e a prevenire episodi di radicalizzazione in ambito scolastico.

Sono previsti anche progetti per lo sviluppo di campagne informative, attraverso piattaforme multimediali che utilizzino anche lingue straniere, e la realizzazione da parte della Rai di una specifica piattaforma multimediale per la messa in onda di prodotti informativi e formativi in lingua italiana e araba.

 

Derivati più trasparenti

Gli strumenti finanziari dei contratti derivati stipulati dal Ministero dell’Economia e delle finanze e la loro trasparenza sono stati al centro di una mozione che abbiamo votato nei giorni scorsi.

L’atto impegna il Governo a rendere disponibile sul sito web del dipartimento del tesoro relativo al debito pubblico con maggiore frequenza, preferibilmente su base trimestrale, l’aggiornamento dei dati, oggi disponibili solo annualmente, relativi a nozionali e valori di mercato del portafoglio derivati, stock dei titoli di Stato valorizzato non solo al valore nominale ma anche al valore di mercato, indicatori di rischio con e senza impatto dei derivati. Inoltre, impegna a chiarire nel rapporto annuale sul debito i legami fra le diverse pubblicazioni statistiche in materia di derivati, dando contezza dei relativi impatti su saldi e stock di finanza pubblica, integrando l’informazione ove necessario.

 

Europa: ricetta elettronica per i farmaci veterinari

Abbiamo dato il via libera anche alle Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017, il testo che adegua la legislazione italiana a quella europea e interviene a sanare le infrazioni aperte nei confronti dell’Italia per non aver adempiuto agli obblighi dell’Unione. Ora passa al Senato.

Il provvedimento introduce rilevanti novità sul piano dei diritti dei cittadini, estendendo l’aggravante di negazionismo e la perseguibilità anche della grave minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, intervenendo sulla disciplina dell’indennizzo delle vittime dei reati intenzionali violenti. Sono state, inoltre, varate importanti norme sull’energia, in primo luogo, la fissazione dei tetti di al di sotto dei quali è possibile l’incentivazione diretta delle fonti rinnovabili. Sono state approvate modifiche agli oneri relativi alle imprese energivore per energia elettrica e gas.

Ma soprattutto sono state approvate le misure per la tracciabilità e la prescrizione dei farmaci veterinari. In proposito, ho presentato degli emendamenti all’art. 2, quello che, appunto, tratta la ricetta elettronica per i medicinali veterinari somministrati ad animali destinati alla produzione alimentare. Ed è stato approvato l’emendamento che estende l’uso della ricetta elettronica anche per i mangimi medicati, la tracciabilità del farmaco anche per le parafarmacie e la tracciabilità per chi acquista i farmaci nei vari passaggi. Ritengo che sia un articolo che va a garanzia della tracciabilità del farmaco veterinario e soprattutto a garanzia dei consumatori.

Contestualmente, abbiamo dato parere positivo alla Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea riferita all’anno 2017 e sul Programma di lavoro della Commissione per il 2017, approvando una risoluzione che impegna il Governo a continuare a svolgere un ruolo attivo e propositivo nel dibattito in corso sulle prospettive dell’integrazione europea; a intervenire affinché sia data priorità all’obiettivo di rafforzare la capacità competitiva delle economie europee; a perseguire questi obiettivi in primo luogo nella prospettiva del necessario superamento delle politiche di austerità alla base del Fiscal Compact; ad adoperarsi affinché siano perseguite e realizzate compiutamente le politiche per la stabilizzazione non soltanto della finanza pubblica, ma anche dei sistemi creditizi; a seguire attivamente l’attuazione del progetto dell’Unione dell’energia; a dar seguito alle iniziative già avviate e preannunciate per rendere più efficace la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata; a gestire i flussi migratori non come mera emergenza ma come un fenomeno che rischia di assumere carattere strutturale.

 

Venezuela in crisi

Angelino Alfano, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha riferito, questa settimana, alla Camera, sulla grave crisi che sta colpendo il Venezuela. Una crisi senza precedenti che colpisce un Paese dove vivono almeno 150mila connazionali, la cui sicurezza è messa a rischio.

Il Venezuela attraversa una situazione sempre più difficile: le proteste di piazza durano ormai da tre mesi, con un pesantissimo saldo in termini di vite umane, feriti e arrestati. Vi è il concreto rischio che le violenze possano degenerare a tal punto da sfuggire al controllo tanto del Governo quanto dell’opposizione. Vi sono purtroppo già chiari segnali che si sta andando in questa direzione. Il Governo continua a mantenersi intransigente sulla convocazione dell’Assemblea costituente prevista per il 30 luglio. Ma il sistema di voto previsto per la Costituente non è esattamente coerente con i criteri di suffragio universale e di libera ed eguale partecipazione all’espressione delle scelte individuali.

Il Paese è ora a un bivio: da una parte, la strada verso la soluzione negoziata fra le parti; dall’altra, la strada verso il caos. Alfano ha assicurato che l’Italia continuerà ad operare per favorire la mediazione tra le parti, di concerto con l’Unione europea e, in particolare, con i Paesi che insieme al nostro hanno le più consistenti comunità residenti.

 

Riforestazione contro piromani

E alla Camera abbiamo parlato anche dell’emergenza incendi sulla quale è intervenuto a riferire il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il quadro è abbastanza allarmante: dal 10 al 17 luglio sono stati richiesti oltre un terzo degli interventi antincendi dall’inizio dell’anno, oltre 300 in una settimana e oltre 950 dall’inizio dell’anno, la cifra più alta dal 2007 a oggi.

È, dunque, una situazione particolarmente critica per due ordini di motivi. Da un lato, abbiamo la forte siccità che sta caratterizzando la stagione estiva con temperature al di sopra della media e una ventilazione che favorisce il propagarsi degli incendi; dall’altro, c’è la gravissima recrudescenza di episodi dolosi che rappresentano la stragrande maggioranza delle cause degli incendi che ancora oggi siamo chiamati a fronteggiare. Di fronte a questo insopportabile crimine contro la natura e contro ognuno di noi, il Governo sta mettendo in campo tutte le azioni e tutto il personale, esercito compreso, disponibile. Serve, però, anche una fortissima azione repressiva contro i piromani per la quale oggi le forze dell’ordine e la magistratura dispongono di una normativa più adeguata grazie proprio al lavoro del Parlamento e del Governo. La recente legge sugli ecoreati ha, infatti, introdotto strumenti attesi da decenni contro chi fa scempio dell’ambiente.

Galletti ha annunciato poi il lancio di un programma nazionale di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi per il quale ha previsto un primo stanziamento di 5 milioni di euro.

 

Uranio: tuteliamo militari e civili

La Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito ha approvato questa settimana la relazione intermedia. Nel confronto, in Commissione, tra deputati e membri della amministrazione della Difesa è risultato chiaro come ci siano margini di manovra per migliorare le condizioni di lavoro nell’ambiente militare. È assolutamente necessario tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro dei militari e dei civili nell’ambito della Difesa e mettere in atto tutti gli interventi per salvaguardare anche l’ambiente in cui operano, come, ad esempio, i poligoni militari.

Per questo ho auspicato di continuare a lavorare come fatto finora e soprattutto far proseguire l’iter legislativo per dare maggiori e migliori garanzie a chi lavora nell’ambito di questa importante amministrazione.

Paolo Cova

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Milleproroghe e nuovi posti di lavoro

Via libera, questa settimana, alla Camera al decreto Milleproroghe, che in termini tecnici viene definito Proroga del termine per l’esercizio di deleghe legislative.

Molti gli interventi che sono frutto in larga parte del positivo lavoro svolto in Parlamento nel confronto con il Governo e con tutti gli attori interessati. Si dà una risposta concreta per il futuro di centinaia di lavoratori precari dell’Istat, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che finalmente avranno la possibilità di accedere a contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ma anche a un’altra categoria di lavoratori precari, attraverso la proroga della indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi (la cosiddetta Dis-Coll) che si vedono interrompere il rapporto di lavoro.

Si dà una risposta concreta al bisogno di riorganizzare e rendere più efficiente il nostro sistema carcerario con l’assunzione di 887 unità di personale nella Polizia penitenziaria, attraverso lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi. Così come si affrontano altri temi di fondamentale importanza, tra cui una serie di semplificazioni fiscali o i 17 milioni di euro che andranno a finanziare la cassa integrazione in deroga nel settore della pesca e le diverse norme a sostegno delle popolazioni terremotate.

Altri interventi sono quelli per le fondazioni sinfoniche, per i distretti turistici, per i terremoti dell’Emilia e dell’Abruzzo, per la lotta all’evasione e le misure sulle pensioni, che prevedono che i pensionati non dovranno restituire le somme percepite in più nel 2015. Grazie a questo, evitiamo un taglio di pensione per tutti gli italiani a partire dal mese di aprile e per 4 mesi.

In carcere, ma a casa

L’altra faccia dell’incremento dei flussi migratori la conosciamo tutti: purtroppo, anche un aumento dei fatti criminosi, che poi rappresenta una delle cause del grave fenomeno del sovraffollamento carcerario. Uno strumento efficace per arginarlo è la procedura del trasferimento delle persone condannate nel Paese di origine. L’obiettivo non è punitivo, come qualcuno potrebbe pensare, ma anzi di carattere umanitario, nel senso che mira a favorire, in determinati casi, il reinserimento sociale delle persone condannate, avvicinandole ai loro cari, alla loro provenienza, alla loro casa.

Per questo abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo, tra l’altro, a proseguire nella promozione di accordi bilaterali volti a favorire il trasferimento dei detenuti provenienti soprattutto dai Paesi che fanno registrare il maggior flusso di immigrazione verso l’Italia, e, in particolare, da quei Paesi i cui cittadini registrano un alto tasso di presenza nelle carceri italiane, e a promuovere ogni iniziativa volta a semplificare le procedure di trasferimento dei detenuti stranieri.

Il cane in ospedale? No, grazie

Sono rimasto basito dopo che ho scoperto che alcuni articoli del Regolamento di attuazione delle disposizioni della riforma della legge regionale 33/2009, il Testo unico sulla sanità, nei capitoli riguardanti le norme relative alla tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo di Regione Lombardia, prevedevano la possibilità di portare le bestiole dentro gli ospedali.

Infatti, dopo il parere positivo della Commissione consiliare Sanità, la Giunta ha dato il suo ok definitivo al regolamento di attuazione della norma. A questo punto, sarà mia premura interessare il Ministro della Sanità sul grave fatto dell’approvazione degli art. 22 e 23 del regolamento, quelli che, appunto, consentono l’accesso degli animali negli ospedali e nelle strutture sanitarie.

Non lo dico certo per cattiveria verso coloro che amano tanto i propri animali d’affezione, ma, da medico veterinario, credo che sia importante rispettare prima di tutto la salute dei pazienti ricoverati negli ospedali: immaginare che persone allergiche al pelo di cani o di gatti possano trovarsi in sala aspetto o in corsia con loro, mi fa pensare che non ci sia rispetto per i malati. E questo è solo un esempio, forse addirittura il meno pericoloso.

Il rischio più grande riguarda la lotta alle infezioni secondarie contratte negli ospedali, tanto che alcuni hanno lanciato un vero e proprio allarme, e portarci gli animali non va certo in questo senso. Regione Lombardia ha avuto proprio una bella idea! Oltre tutto, i due articoli vengono inseriti nelle norme sul randagismo, dove c’entrano talmente poco da risultare completamente avulsi.

Farmaci in stalla, non ci siamo capiti

In settimana ho ricevuto risposta dal Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico alla mia interpellanza urgente sulle azioni che intende fare il Governo in merito all’adozione di misure tese a migliorare i servizi di farmaco-vigilanza e farmaco-sorveglianza veterinaria.

Se ricordate chiedevo se il Ministro della Salute non ritenesse che la tracciabilità del farmaco veterinario negli allevamenti di animali da reddito senza scorte fosse troppo bassa visto che i dati indicano che si arriva a verificare solo il 21% di allevamenti bovini e il 7% di allevamenti di capi suini. Invece, sono stati controllati l’89% di allevamenti bovini con scorte e l’85% di allevamenti suini. A queste verifiche sfuggono il numero maggiore di aziende zootecniche e il maggior numero di capi. Inoltre, se tutti gli allevamenti senza detenzione di scorte siano stati controllati almeno una volta ogni tre anni e se le aziende controllate rappresentino almeno il 40% degli animali da reddito a seconda delle specie ogni anno. Infine, se il Ministero, non ritenga necessaria una migliore organizzazione dei servizi di farmaco vigilanza e farmaco sorveglianza veterinaria.

Il Sottosegretario mi ha risposto che gli allevamenti autorizzati alla tenuta delle scorte e anche quelli in cui viene dichiarata l’assenza di trattamento sono considerati ad alto rischio e pertanto la frequenza dei controlli è di almeno una volta all’anno. Per quelli sprovvisti di scorta le ispezioni avvengono sulla base del rischio: alto un controllo annuo, medio ogni due anni, basso ogni tre anni. E per quanto riguarda gli 8mila veterinari pubblici, mi ha detto che servono a superare le carenze di organico di regioni e province autonome.

Allora, dico io, forse è giunta l’ora di ristrutturare il sistema dei controlli veterinari e di fare interventi tenendo conto dell’azione che svolgono i liberi professionisti. Ma nel complesso la risposta è stata insufficiente e semplicistica: i criteri indicati dal Ministero non sono quelli che vanno nell’ottica di una riduzione del consumo e una tracciabilità dei farmaci. Quindi, non corrispondono alla realtà. Mi sembra di aver percepito che non si ha presente quello che sta avvenendo dentro le aziende agricole.

Paolo Cova

On. Cova: “Migliorare la farmaco vigilanza veterinaria per contrastare  l’antibiotico resistenza e la commercializzazione di farmaci in nero”

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On. Cova: “Migliorare la farmaco vigilanza veterinaria per contrastare  l’antibiotico resistenza e la commercializzazione di farmaci in nero”

 

Migliorare l’organizzazione dei servizi di farmaco vigilanza in generale e veterinaria in particolare, per evitare che vengano controllati solo gli allevamenti che cercano di stare in regola . E verificare come mai si parla di carenza di veterinari pubblici quando sono sette volte superiori, per numero, che in altre nazioni dove vi sono il doppio degli animali rispetto all’Italia. Sono le richieste dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che ha presentato un’interpellanza al Ministro della Salute dopo che su tema analogo – la distruzione dei farmaci veterinari e il rapporto con la loro immissione sul mercato nero – aveva già depositato un’interrogazione, rivolta anche al Ministro dell’Interno.

Il punto è sempre lo stesso: “Nella relazione annuale al Piano nazionale integrato 2015 del Ministero della Salute sulla farmacosorveglianza vengono indicate tutte le attività svolte per verificare la tracciabilità del farmaco veterinario e l’uso corretto negli animali da reddito e da compagnia. Ma la relazione indica un livello minimo di controlli/annuo diversificato a seconda delle strutture interessate per verificare la tracciabilità del farmaco prima di arrivare all’utilizzatore finale e questa relazione indica un livello minimo di controlli/annuo pari al 33% per gli allevamenti di animali da reddito senza detenzione di scorte, mentre deve essere fatto un controllo/annuo per gli allevamenti zootecnici di animali da reddito con scorta di farmaci veterinari”, ribadisce Cova nell’interpellanza.

“La giustificazione del mancato raggiungimento del numero minimo di controlli è attribuita a carenze croniche di personale veterinario e amministrativo e a difficoltà di riorganizzazione territoriale”, fa sapere il parlamentare Pd.

Eppure, “In Italia risultano assunti circa 6.500 medici veterinari pubblici dipendenti e altri circa 1.500 medici veterinari assunti come convenzionati dalle Regioni con un patrimonio zootecnico composto da circa 5.800.000 capi bovini, 400.000 capi bufalini, 8.600.000 capi suini, 6.700.000 capi ovini. In Francia, con una popolazione identica alla nostra, risultano assunti circa 900 medici veterinari pubblici dipendenti, con un patrimonio zootecnico composto da circa 19 milioni di capi bovini, 13 milioni capi suini, 7 milioni di capi ovini”.

Ecco perché, numeri alla mano (tutti nel documento allegato, ndr), Cova chiede al Ministro della Salute se “non ritenga che la tracciabilità del farmaco veterinario negli allevamenti di animali da reddito senza scorte sia troppo bassa visto che i dati indicano che si arrivi a verificare solo il 21% di allevamenti bovini e il  7% di allevamenti di capi suini. Invece, sono stati controllati l’89% di allevamenti bovini con scorte e l’85% di allevamenti suini. A queste verifiche sfuggono il numero maggiore di aziende zootecniche e il maggior numero di capi. Inoltre, se tutti gli allevamenti senza detenzione di scorte siano stati controllati almeno una volta ogni tre anni e se le aziende controllate rappresentano almeno il 40% degli animali da reddito a seconda delle specie ogni anno. Infine, se il Ministero, anche alla luce di questi dati, non ritenga sia necessaria una migliore organizzazione dei servizi di farmaco vigilanza e farmaco sorveglianza veterinaria, visto la diversa consistenza dei numeri di veterinari pubblici dipendenti assunti in Italia rispetto a quello di altre nazioni”.

In questa battaglia Cova è appoggiato da tutta la Camera: pochi giorni fa i deputati hanno approvato una mozione sul tema dell’antibiotico resistenza in cui c’è anche “l’impegno per una maggiore tracciabilità e controllo dei farmaci veterinari nelle aziende zootecniche di animali da reddito”, ricorda il parlamentare Pd.

 

Roma, 9 febbraio 2017

On. Cova: “Fava non vuole combattere il commercio dei farmaci in nero?”

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On. Cova: “Fava non vuole combattere il commercio dei farmaci in nero?”

 L’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd e veterinario buiatra, risponde ad alcune affermazioni, su un’interrogazione da lui presentata ai Ministri della Salute e dell’Interno, fatte dall’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia:
“Fava non ha nemmeno letto la mia interrogazione sui farmaci in nero e la dimostrazione è che confonde i controlli nelle stalle con quelli della distribuzione illecita dei farmaci. Forse teme che si facciano queste verifiche? Con le sue affermazioni sembrerebbe far capire di non voler combattere un fenomeno che è il vero danno degli allevatori onesti che rispettano la legge e dell’agricoltura italiana”.

Roma, 17 gennaio 2017

 

 

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Sistema bancario: bisogna intervenire

Questa settimana i lavori alla Camera hanno visto all’ordine del giorno la discussione e l’approvazione di una mozione sulle iniziative relative alla crisi del sistema bancario.

L’atto impegna il Governo, per quanto concerne la disciplina europea e la tutela del risparmio, ad assumere iniziative per garantire la massima tutela dei risparmiatori, in ogni ambito, anche rafforzando, con il coinvolgimento delle autorità nazionali di vigilanza, la prevenzione e il contrasto delle condotte scorrette da parte degli amministratori degli istituti bancari nazionali, rinforzando i presidi normativi e regolamentari e l’incisività dei controlli, favorendo la corretta applicazione delle regole finalizzate a impedire il collocamento degli strumenti più rischiosi presso clienti al dettaglio non in grado di comprenderne l’effettivo rischio, e al contempo di meccanismi finalizzati ad assicurare una piena e consapevole informazione dei risparmiatori. Ma abbiamo anche chiesto l’impegno di promuovere nelle sedi europee la revisione della direttiva che può apportare le opportune modifiche al regime d el bail-in e a sostenere nelle sedi negoziali europee la più rapida introduzione del terzo pilastro dell’Unione bancaria, relativo alla tutela dei depositi.

Tra gli altri impegni, quelli di proseguire nell’azione negoziale volta ad ampliare gli spazi di compatibilità con la disciplina europea degli aiuti di Stato, e di promuovere la diffusione dell’educazione finanziaria. E, relativamente al sostegno del sistema bancario nazionale, la richiesta è stata di garantire il più alto grado di tutela dei risparmiatori coinvolti in procedimenti di ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, assumere iniziative per assicurare un adeguato livello di liquidità del sistema bancario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine, mettere in atto un programma di rafforzamento patrimoniale delle banche italiane mediante interventi per la ricapitalizzazione, discutere e approvare le misure di intervento nel quadro della massima condivisione con il Parlamento.

Si è deciso anche di istituire una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta in merito al funzionamento del sistema bancario italiano e ai casi di crisi finanziaria che hanno coinvolto alcuni istituti negli ultimi anni, con particolare riguardo all’individuazione delle eventuali responsabilità degli amministratori, al corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo, nonché all’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare le crisi.

 

Ratificate difesa e dogana

Nei giorni scorsi abbiamo anche discusso e approvato i disegni di legge di Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Esecutivo della Repubblica dell’Angola, fatto a Roma il 19 novembre 2013; la Ratifica ed esecuzione dell’Accordo sulla cooperazione e mutua assistenza amministrativa in materia doganale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica socialista del Vietnam, fatto a Hanoi il 6 novembre 2015; la Ratifica ed esecuzione del Protocollo al Trattato del Nord Atlantico sull’adesione del Montenegro, fatto a Bruxelles il 19 maggio 2016.

Doping: nessuna pietra sopra
Anno nuovo, nuove interrogazioni. Come sapete non cedo di un passo su alcuni temi. E altri se ne aggiungono. Dopo l’archiviazione del procedimento della Procura Federale del Coni contro il prof. Sandro Donati, qualcuno potrebbe aver pensato che sia stata messa per sempre una pietra sopra a quello che l’allenatore ha segnalato sul fenomeno del doping anche nei gruppi sportivi militari, durante le audizioni nelle Commissioni congiunte Istruzione e Affari sociali della Camera. Invece, non si pensi che ora tutto possa tornare come prima e si possa fare finta che i nostri gruppi sportivi militari siano esenti dal fenomeno del doping.
È questo il senso dell’interrogazione che ho presentato, rivolta al Ministro dello Sport Luca Lotti, al quale chiedo espressamente di guardare cosa accade proprio in quei gruppi sportivi, in particolare quelli militari, di cui ha parlato Donati.
Nell’atto spiego un po’ a che punto è la situazione. Le Commissioni Cultura, scienza e istruzione e quella Affari sociali della Camera stanno esaminando la risoluzione sull’istituzione di un’Agenzia nazionale antidoping. Nel corso della discussione è intervenuto tra gli altri il dott. Gualtiero Ricciardi, direttore dell’Istituto superiore di sanità, il quale ha affermato che il doping in Italia è ormai un problema di salute pubblica. Inoltre, ha sostenuto che non vi sono argini alla diffusione delle sostanze dopanti nello sport a livello sia giovanile e dilettantistico, sia professionistico. Rivelazioni agghiaccianti che, appunto, hanno trovato conferma anche nell’audizione di Donati, il quale non solo ha confermato quanto esposto da Ricciardi, ma ha chiamato in causa precise responsabilità degli enti nazionali preposti. Se ricordate, avevo presentato due interpellanze urgenti sul tema, nel corso del 2015, e, nonostante gli impegni assunti dal Governo, risulta che il fenomeno in Italia non stia arretrando e l’esposto presentato dal Coordinamento dei gruppi sportivi militari e di Stato nei confronti di Donati per il contenuto dell’audizione resa innanzi alle Commissioni riunite della Camera, e l’annessa richiesta alla Procura della Federazione italiana di atletica leggera di deferimento al Tribunale federale, sono un’evidente ammissione di incapacità di cogliere la gravità del problema. Invece di preoccuparsi di combattere il doping anche tra i propri atleti hanno pensato di combattere chi lotta da sempre contro il doping.

Nelle stalle farmaci in nero
La seconda interrogazione, a risposta scritta e rivolta al Ministro dell’Interno e a quello della Salute, tratta un argomento altrettanto scottante: i farmaci veterinari in nero usati nelle stalle, dichiarati distrutti e reimpiegati come normali medicinali. Il rischio è che chi controlla, non lo faccia con le dovute attenzioni.
Per spiegare un po’ come funziona, esiste l’European surveillance of veterinary antimicrobial consumption (Esvac) che, nella sua ultima relazione sul consumo di farmaci veterinari, indica l’Italia come terzo Paese europeo per consumo in Europa. Nella relazione annuale al Piano nazionale integrato (Pni) 2015 del Ministero della Salute sulla farmacosorveglianza vengono indicate tutte le attività svolte per verificare la tracciabilità del farmaco veterinario e l’uso corretto negli animali da reddito e da compagnia. La relazione indica un livello minimo di controlli annui diversificati a seconda delle strutture interessate per verificare la tracciabilità del farmaco prima di arrivare all’utilizzatore finale. In particolare, nelle attività di commercio all’ingrosso viene effettuata una ispezione annua; nelle farmacie e parafarmacie i controlli annui sono pari al 33%; nelle ditte produ ttrici di medicinali veterinari e nelle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso si fa una ispezione annua.
In questi anni i media riportano che diverse attività giudiziarie hanno mostrato l’uso di farmaci veterinari e umani in nero negli allevamenti da animali da reddito, mercato creato dalla complicità tra i diversi attori della filiera, ma soprattutto un punto di debolezza nella catena della tracciabilità dei farmaci è la loro possibile distruzione occasionale, se questa non viene realmente monitorata, in particolare nella fase di distribuzione, quando abbiamo grandi quantitativi di farmaci che transitano.
Dai Ministri voglio sapere se siano a conoscenza di attività di commercio all’ingrosso, ditte produttrici di medicinali veterinari e attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso, farmacie o parafarmacie, segnalate per avere una anomala distruzione occasionale di farmaci. E se gli organi preposti alle ispezioni previste dal Pni abbiano verificato nelle varie strutture che distruzioni di confezioni di medicinali veterinari non siano anomale o siano superiori alla media e superiori alla distruzione occasionale di farmaci umani e possano configurare una possibile commercializzazione nel mercato del nero dei medicinali veterinari.

Paolo Cova

On. Cova: “Farmaci in nero usati nelle stalle: servono più controlli”

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On. Cova: “Farmaci in nero usati nelle stalle: servono più controlli”

Farmaci veterinari in nero usati nelle stalle, dichiarati distrutti e reimpiegati come normali medicinali. E chi controlla, forse non lo fa con le dovute attenzioni. È l’ennesima denuncia dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, che sulla questione ha presentato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro dell’Interno e a quello della Salute.

“L’ European surveillance of veterinary antimicrobial consumption (Esvac), nella sua ultima relazione sul consumo di farmaci veterinari, indica l’Italia come terzo Paese europeo per consumo in Europa – fa sapere Cova nell’interrogazione –. Nella relazione annuale al Piano nazionale integrato (Pni) 2015 del Ministero della Salute sulla farmacosorveglianza vengono indicate tutte le attività svolte per verificare la tracciabilità del farmaco veterinario e l’uso corretto negli animali da reddito e da compagnia. La relazione indica un livello minimo di controlli annui diversificati a secondo delle strutture interessate per verificare la tracciabilità del farmaco prima di arrivare all’utilizzatore finale. In particolare, nelle attività di commercio all’ingrosso viene effettuata una ispezione annua; nelle farmacie e parafarmacie i controlli annui sono pari al 33%; nelle ditte produttrici di medicinali veterinari e nelle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso si fa una ispezione annua”.

In questi anni i media riportano che “diverse attività giudiziarie hanno mostrato l’uso di farmaci veterinari e umani in nero negli allevamenti da animali da reddito, mercato creato dalla complicità tra i diversi attori della filiera”, ma soprattutto, sottolinea il parlamentare Pd, “un punto di debolezza nella catena della tracciabilità dei farmaci è la loro possibile distruzione occasionale, se questa non viene realmente monitorata, in particolare nella fase di distribuzione, quando abbiamo grandi quantitativi di farmaci che transitano”.

Ai Ministri Cova chiede se “siano a conoscenza di attività di commercio all’ingrosso, ditte produttrici di medicinali veterinari e attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso, farmacie o parafarmacie, segnalate per avere una anomala distruzione occasionale di farmaci”. E “se gli organi preposti alle ispezioni previste dal Pni abbiano verificato nelle varie strutture che distruzioni di confezioni di medicinali veterinari non siano anomale o siano superiori alla media e superiori alla distruzione occasionale di farmaci umani e possano configurare una possibile commercializzazione nel mercato del nero dei medicinali veterinari”.

Roma, 13 gennaio 2017

 

On. Cova: “Ottimo intervento dei Nas contro i farmaci per ‘dopare’ le mucche da latte, gli stessi che potrebbero usare gli atleti”

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“Ottimo l’intervento dei Carabinieri dei Nas che con la loro azione investigativa hanno bloccato un vasto traffico illecito di farmaci: gli stessi che alcuni atleti potrebbero usare per doparsi e vincere scorrettamente le gare”, lo denuncia l’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, veterinario di professione, che da sempre segue il tema dell’agricoltura, dell’allevamento, delle quote latte e del prezzo del latte, ma da qualche tempo anche della lotta al doping, alla notizia dell’operazione contro gli allevamenti italiani dove venivano usati medicinali veterinari di provenienza illecita sulle mucche da latte per aumentare la produzione.

“È gravissimo che in un momento di particolare crisi del settore del latte bovino, alcuni allevatori abbiano pensato di aumentare fraudolentemente le proprie produzioni​ con somatotropina, spingendo sempre più verso lo splafonamento dalla quota nazionale anche gli altri allevamenti da latte – incalza Cova –. Gravissimo perché allontana sempre di più il consumatore dal latte fresco e dai prodotti lattiero caseari, proprio in un momento in cui il settore spinge il più possibile per un rilancio”.
Il parlamentare Pd, ultramaratoneta, aggiunge: “La tracciabilità del prodotto alimentare e dei farmaci in zootecnia sono una delle nostre priorità e anche le proposte del tavolo del latte del Ministro Martina vanno in questo senso. Un’ulteriore preoccupazione deriva dal fatto che questi farmaci risultano abusati anche nelle palestre e nel doping sportivo. Se l’intervento dei Nas aiuta a stroncare anche questo fenomeno pericoloso per la salute degli atleti, non posso che esserne felice”, conclude Cova.

 

Roma, 17 marzo 2015

 

News dal Parlamento

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Farmaci meno costosi per i nostri “amici”

Sono lieto di aprire questa news con la mia prima proposta di legge. È una richiesta solo apparentemente tecnica, ma rivolta, alla fine, a tutti coloro che hanno o vorrebbero un animale da compagnia o un cavallo senza doversi svenare per poterlo curare e tenere in salute, fatto che spesso li dissuade dal prendere con sé un piccolo amico. Nel documento chiedo la modifica dell’articolo 10 di un decreto legislativo del 2006, in materia di uso di medicinali in deroga per il trattamento veterinario di animali non destinati alla produzione di alimenti.

L’obiettivo è di consentire una riduzione della spesa sanitaria per i proprietari di tutti quegli animali che chiamiamo, appunto, di affezione. E quindi, così come avviene per le persone e i loro medici curanti, anche per i nostri amici il veterinario deve essere svincolato da obblighi di prescrizione di determinati farmaci e deve poter ricorrere al principio attivo anche di un farmaco ad uso umano.

La limitazione può essere giustificata solo in caso di animali da reddito, perché in questo caso è potenzialmente in gioco la salute dei cittadini, ma non certo per gli animali da compagnia. Per il resto non si capisce perché chi vuole tenere con sé un piccolo amico – e penso anche agli anziani cui fa tanta compagnia, ma spesso vivono di pensioni minime – debba spendere per curarlo più di quanto potrebbe essere necessario, quasi a suggerire che la salute dell’animale da compagnia sia solo per chi può investire in farmaci costosi e quindi può permetterselo.

Oggi, in linea di massima, è così: il costo è estremamente rilevante e le difficoltà di accesso alle cure da parte dei proprietari meno abbienti sono state più volte portate all’attenzione dell’opinione pubblica in questi anni.

Nella mia proposta di legge metto a confronto l’attuale normativa per dimostrare che se valutiamo la cura dell’animale sotto il profilo della corretta applicazione dei principi scientifici, ovvero in termini di riduzione della sofferenza e possibilità di cura più efficace, nonché meno costosa per il principio di contenimento della spesa, appare evidente che la ricerca scientifica internazionale è già arrivata alla conclusione che sono sufficienti i “farmaci espressi in termini di molecola farmacologicamente attiva”. Il medico veterinario ha quindi tutti gli strumenti per formulare scelte razionali e rispondenti a precisi criteri scientifici, sotto il profilo delle più avanzate conoscenze, potendo anche far risparmiare il cittadino. Non ha più ragione d’essere, dunque, che sia obbligato a prescrivere, prima di tutto e in via preferenziale, ciò che il mercato gli me tte a disposizione.

Quattro anni a chi depista

Con 351 sì, 50 no e 26 astenuti, alla Camera abbiamo approvato, in prima lettura, la proposta di legge diretta a introdurre nel nostro ordinamento – riscrivendo di fatto l’art. 375 del Codice penale – il delitto di inquinamento processuale e depistaggio. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Ad oggi, il nostro ordinamento non prevede questo reato specifico, ma una serie di altre disposizioni che puniscono in vario modo la condotta di colui che intralcia la giustizia, indirizzando su una falsa pista le indagini penali svolte dall’autorità giudiziaria. Si pensi alla falsa testimonianza, alla calunnia e all’autocalunnia, al favoreggiamento, al falso ideologico, alle false informazioni al Pubblico ministero, alla frode processuale: si tratta, analogamente al depistaggio, di comportamenti volti, con diverse modalità, a ostacolare l’acquisizione della prova o l’accertamento dei fatti nel processo penale.

Il nuovo delitto di inquinamento processuale e depistaggio punisce con la reclusione fino a 4 anni chiunque compia un’azione finalizzata a impedire, ostacolare o sviare un’indagine o un processo penale. Sarà punito, dunque, chiunque modifica il corpo del reato o la scena del crimine, distrugge, occulta o altera prove, oppure crea false piste.
Quando a depistare è un pubblico ufficiale, la pena aumenta da un terzo alla metà. L’inasprimento di pena (da 6 a 12 anni) scatta anche qualora il reato riguardi processi per stragi e terrorismo, mafia e associazioni segrete, traffico di armi e materiale nucleare, chimico o biologico, o altri gravi delitti come la tratta di persone e il sequestro a scopo estorsivo. Se la condanna supera i 3 anni si applica l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Sì al benessere animale

Questa settimana è stata approvata la mia mozione sul benessere animale che avevo illustrato già qualche giorno fa, in Aula. Come ricorderete, questi atti di indirizzo sono stati decisi nell’ambito del semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, per la tutela dei diritti degli animali.

Il Sottosegretario alla Salute ha dato il parere del Governo e, per quanto riguarda la mia mozione, è stata fatta una modifica, da me accettata, che va verso la prevenzione del randagismo, ponendo come fondamentale la sistemazione delle cucciolate e il controllo delle nascite.

Nel mio intervento ho toccato i punti focali dei temi legati al benessere animale: l’importanza dei centri di referenza nei singoli Paesi membri affinché forniscano dati certi e scientifici, la formazione a partire fin dai più giovani, la promozione del concetto di proprietà dell’animale, la sensibilizzazione propedeutica per avere degli adulti consapevoli che non maltratteranno o abbandoneranno gli animali, lo stop all’importazione illegale di cuccioli.

Ho chiesto anche di vietare le adozioni internazionali di cani e gatti che spesso presentano zoonosi ed evidenti segni clinici di malattie che rischiano di diffondersi su larga scala. E per il randagismo di cercare di aumentare l’identificazione degli animali, attraverso i chip. Il mio obiettivo è quello di arrivare a svuotare i canili, accompagnando le cucciolate e attuando le sterilizzazioni.

La mozione impegna anche a superare gli stabulari per la ricerca, riducendo e sostituendo gli animali nelle strutture scientifiche.

Se vuoi vedere il mio intervento clicca sul link

F35 ridotti a metà

Tra le mozioni approvate questa settimana in Aula, di particolare importanza quella che impegna il Governo a riesaminare il programma di acquisto degli F35 e a dimezzare il budget previsto. Il documento, che ha ottenuto 275 voti favorevoli, 45 contrari e 152 astenuti, da una parte razionalizza le risorse destinate agli F35, dall’altra dimostra che è compito del Parlamento decidere, così come ha stabilito la Riforma sui sistemi d’arma, approvata alla fine della scorsa legislatura. La mozione, dunque, è coerente con un percorso di revisione dello strumento militare e con i rigorosi vincoli di bilancio imposti dalla crisi.

Tant’è che l’impegno chiesto al Governo è di ricercare ogni possibile soluzione e accordo con i partner internazionali, allo scopo di massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici. Faccio presente, in questo senso, che il lavoro attualmente previsto per il partner italiano porterà a un’occupazione pari a circa 1.500 addetti diretti, che, includendo l’indotto, porterà a un totale di 6.500 unità.

La rivoluzione del cognome

È una notizia che potrebbe sembrare di costume per noi italiani, abituati come siamo a riconoscerci in una discendenza prettamente paterna. Ma in molti Paesi europei, penso alla Spagna, non è mai stato così. Adesso, invece, anche in Italia sarà possibile assumere anche il cognome della madre o di entrambi. Alla Camera abbiamo approvato (con voto segreto: 239 sì, 92 no, 69 astenuti) la proposta di legge che modifica radicalmente la disciplina e, di conseguenza, appunto gli usi e i costumi della Penisola.

In questo modo non abbiamo solamente risposto a una richiesta che poteva nascere dall’esigenza di una parte della popolazione e riconosciuta anche da sentenze della Corte costituzionale o della Cassazione, ma anche alla bacchettata della Corte europea dei diritti dell’uomo che pochi mesi fa ha condannato l’Italia per violazione del principio di uguaglianza uomo-donna.

Adesso, dunque, alla nascita il figlio potrà avere il cognome del padre o della madre o di entrambi. Decidono loro e se non si trova un accordo, il neonato prenderà i due cognomi in ordine alfabetico.

Altra grande novità è che la stessa regola vale per i figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti dai due genitori. Se, poi, il riconoscimento dovesse arrivare in un secondo momento, il cognome del “nuovo” genitore si aggiunge solo se vi è il consenso dell’altro e dello stesso minore che abbia almeno 14 anni. La legge varrà anche per i figli adottivi e chi ha già due cognomi potrà trasmetterne al figlio soltanto uno. Potrebbe trattarsi di una vera rivoluzione, perché basterà essere maggiorenni e fare una dichiarazione allo Stato civile per aggiungere il cognome mancante.