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Pensieri Democratici

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La guerra in Ucraina, l’importanza dell’Europa

Questi sono giorni colmi di preoccupazione per quanto sta avvenendo in Ucraina, mai avremmo immaginato che una superpotenza potesse scatenare una guerra sul suolo europeo. Putin sta riportando indietro l’orologio della storia immaginando un’Europa senza parole e futuro.

La guerra è un atto inconcepibile per risolvere le questioni tra stati. Per quanto la si pensi veloce, per quanto utilizzi “armi intelligenti”, stravolge la vita delle persone, priva i giovani del loro futuro, semina rancori e desiderio di vendetta, distrugge infrastrutture e città, già questi sarebbero motivi sufficienti per fermarla, per condannarla senza condizioni.

Poco conta se scoppia alle porte di casa nostra o in Paesi a noi più distanti: la guerra è sempre guerra drammaticamente uguale in tutti i luoghi: con il suo carico di dolori, orrori, uccisioni, drammi. Come singoli cittadini possiamo certamente accogliere ed essere solidali, far crescere la cultura della pace con mezzi di pace.

Tuttavia è importante notare che quello che stiamo assistendo è solo l’ultimo affondo, in ordine di tempo, all’idea di Europa che stiamo faticosamente costruendo: la brexit, i no euro, il nascere di tanti nazionalismi sono movimenti tristemente noti. E ancora temi caldi quali: l’assunzione di norme sanitarie dei cibi europei, la creazione del marchio CE, le garanzie richieste a chi vende prodotti, sono motivo di contrasto a chi vorrebbe produrre senza regole e vincoli. E’tempo che l’Europa compia una scatto e assuma consapevolmente un ruolo autorevole su piano internazionale esprimendosi con una sola voce e un solo programma.

 

 

Il biologico è legge

Con l’approvazione definitiva in Senato, è legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, la norma che regolerà e incentiverà questo tipo di produzione. Quali sono le novità?

Il provvedimento delinea una cornice normativa importante: definisce un sistema, un metodo, chiarisce le responsabilità in capo agli operatori che decidono di convertire le loro produzioni al biologico. Si definisce finalmente il Piano strategico nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, il quale assieme al Fondo, che la legge stessa istituisce in modo strutturale, risponde alle esigenze dell’intero comparto. La norma assegna poi un ruolo molto rilevante alla ricerca, alla formazione tecnica e universitaria. Fornisce un quadro normativo alle imprese, valorizza gli accordi di filiera, le aggregazioni di produttori e il legame con i territori, attraverso i biodistretti. Istituisce il marchio nazionale quale strumento di tracciabilità e identificazione delle produzioni del Paese.

Un altro aspetto importante riguarda il Piano nazionale sulle sementi biologiche, da realizzare con la collaborazione del Consiglio per la ricerca in agricoltura. Questo strumento sarà utile per aumentare la varietà delle sementi a disposizione.

Un aspetto importante prevede la delega al Governo per rivedere, armonizzare e razionalizzare le normative sui controlli per la produzione agricola biologica, che rafforzerà il sistema, assicurando maggiore trasparenza, tutela dei consumatori, informazioni precise sulla tracciabilità dei prodotti biologici e, in tema di tutela dalle frodi alimentari, fisserà sanzioni.

In sintesi, il provvedimento disciplina il sistema delle autorità nazionali e locali e degli organismi competenti; i distretti biologici e l’organizzazione della produzione e del mercato, compresa l’aggregazione tra i produttori e gli altri soggetti della filiera; le azioni per la salvaguardia, la promozione e lo sviluppo della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico, compresa la semplificazione amministrativa, e i mezzi finanziari per il sostegno alla ricerca e alle iniziative per lo sviluppo della produzione biologica, la realizzazione di campagne di informazione e di comunicazione istituzionale, la promozione dell’utilizzo di prodotti ottenuti con il metodo biologico da parte degli enti pubblici e delle istituzioni; l’uso di un marchio nazionale che contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia.

 

Milleproroghe per la crisi

Ed è via libera anche per il Decreto Milleproroghe, convertito in legge dopo i passaggi nelle due Camere, cioè quel provvedimento che viene varato in concomitanza con la legge di Bilancio e che si occupa di rinviare la scadenza di varie misure. Il Milleproroghe consente, in questo momento, di gestire le situazioni più esposte e più in crisi. L’obiettivo è, infatti, quello di superare la precarietà e privilegiare la stabilità del lavoro, e in questo senso vanno considerate la proroga per la validità delle graduatorie dei vigili del fuoco, per i lavori socialmente utili, quella per i lavoratori dei trasporti e aeroportuali.

Nel decreto, inoltre, ci sono proroghe e interventi che riguardano la cultura e la scuola, l’università e la prima casa, la sanità e il personale sanitario e ospedaliero. Ma vengono confermati anche gli sgravi alle imprese sull’impegno della salvaguardia ambientale per le necessarie bonifiche, in particolare nelle aree che hanno subito ingenti danni.

Novità importante è il bonus psicologo da 600,00 euro l’anno da utilizzare per iniziare un percorso terapeutico, soprattutto per i giovani e in particolare per le difficoltà legate alle conseguenze del Covid, delle chiusure, delle restrizioni. I nostri ragazzi ne hanno sofferto tanto e forse non solo loro. Questo è un primo aiuto per tutti coloro che si sentono oggi in difficoltà.

Tante le assunzioni nei vari livelli della pubblica amministrazione, tante le stabilizzazioni o le proroghe per chi già lavora in settori più precari. Segnalo il rinvio al 31 dicembre 2022 della facoltà di utilizzare le risorse in materia di potenziamento dei centri estivi diurni, dei servizi socioeducativi territoriali e dei centri con funzione educativa e ricreativa destinati alle attività dei minori di età compresa tra zero e 16 anni.

 

Trasporto locale Lombardo: le proposte Pd

Servizio di qualità, incentivi per rilanciare il trasporto pubblico, politica tariffaria di abbonamenti, riorganizzazione dei servizi, flessibilità in grado di dare risposte rapide a un nuovo aumento della domanda, integrazione efficace del sistema ferro e gomma, nuovo materiale rotabile: queste le proposte del Pd per risollevare il trasporto pubblico locale in Lombardia. Si rendono necessarie considerato che questo era già allo stremo prima della pandemia, dopo un lungo periodo in cui sono state tagliate le corse con il lockdown, per lo smart working e della diminuzione dei viaggiatori.

In questi mesi tutte le rimostranze dei pendolari, le richieste dei gruppi di opposizione, i progetti in cantiere sono rimasti in sospeso, se non definitivamente archiviati. Ciò ha reso la ripartenza per il trasporto pendolare lombardo ancora più in salita.

Regione Lombardia dice di occuparsene e a più riprese fa promesse che spesso mantiene solo in parte, come i treni nuovi su determinate linee. Ma i disagi c’erano e ci sono ancora: ritardi, cancellazioni, affollamento, guasti. Nulla è cambiato da prima della pandemia, la differenza semmai la fanno gli utenti, che essendo inevitabilmente diminuiti, risolvono da soli alcuni problemi.

News dal Parlamento

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Milleproroghe e nuovi posti di lavoro

Via libera, questa settimana, alla Camera al decreto Milleproroghe, che in termini tecnici viene definito Proroga del termine per l’esercizio di deleghe legislative.

Molti gli interventi che sono frutto in larga parte del positivo lavoro svolto in Parlamento nel confronto con il Governo e con tutti gli attori interessati. Si dà una risposta concreta per il futuro di centinaia di lavoratori precari dell’Istat, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che finalmente avranno la possibilità di accedere a contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ma anche a un’altra categoria di lavoratori precari, attraverso la proroga della indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi (la cosiddetta Dis-Coll) che si vedono interrompere il rapporto di lavoro.

Si dà una risposta concreta al bisogno di riorganizzare e rendere più efficiente il nostro sistema carcerario con l’assunzione di 887 unità di personale nella Polizia penitenziaria, attraverso lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi. Così come si affrontano altri temi di fondamentale importanza, tra cui una serie di semplificazioni fiscali o i 17 milioni di euro che andranno a finanziare la cassa integrazione in deroga nel settore della pesca e le diverse norme a sostegno delle popolazioni terremotate.

Altri interventi sono quelli per le fondazioni sinfoniche, per i distretti turistici, per i terremoti dell’Emilia e dell’Abruzzo, per la lotta all’evasione e le misure sulle pensioni, che prevedono che i pensionati non dovranno restituire le somme percepite in più nel 2015. Grazie a questo, evitiamo un taglio di pensione per tutti gli italiani a partire dal mese di aprile e per 4 mesi.

In carcere, ma a casa

L’altra faccia dell’incremento dei flussi migratori la conosciamo tutti: purtroppo, anche un aumento dei fatti criminosi, che poi rappresenta una delle cause del grave fenomeno del sovraffollamento carcerario. Uno strumento efficace per arginarlo è la procedura del trasferimento delle persone condannate nel Paese di origine. L’obiettivo non è punitivo, come qualcuno potrebbe pensare, ma anzi di carattere umanitario, nel senso che mira a favorire, in determinati casi, il reinserimento sociale delle persone condannate, avvicinandole ai loro cari, alla loro provenienza, alla loro casa.

Per questo abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo, tra l’altro, a proseguire nella promozione di accordi bilaterali volti a favorire il trasferimento dei detenuti provenienti soprattutto dai Paesi che fanno registrare il maggior flusso di immigrazione verso l’Italia, e, in particolare, da quei Paesi i cui cittadini registrano un alto tasso di presenza nelle carceri italiane, e a promuovere ogni iniziativa volta a semplificare le procedure di trasferimento dei detenuti stranieri.

Il cane in ospedale? No, grazie

Sono rimasto basito dopo che ho scoperto che alcuni articoli del Regolamento di attuazione delle disposizioni della riforma della legge regionale 33/2009, il Testo unico sulla sanità, nei capitoli riguardanti le norme relative alla tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo di Regione Lombardia, prevedevano la possibilità di portare le bestiole dentro gli ospedali.

Infatti, dopo il parere positivo della Commissione consiliare Sanità, la Giunta ha dato il suo ok definitivo al regolamento di attuazione della norma. A questo punto, sarà mia premura interessare il Ministro della Sanità sul grave fatto dell’approvazione degli art. 22 e 23 del regolamento, quelli che, appunto, consentono l’accesso degli animali negli ospedali e nelle strutture sanitarie.

Non lo dico certo per cattiveria verso coloro che amano tanto i propri animali d’affezione, ma, da medico veterinario, credo che sia importante rispettare prima di tutto la salute dei pazienti ricoverati negli ospedali: immaginare che persone allergiche al pelo di cani o di gatti possano trovarsi in sala aspetto o in corsia con loro, mi fa pensare che non ci sia rispetto per i malati. E questo è solo un esempio, forse addirittura il meno pericoloso.

Il rischio più grande riguarda la lotta alle infezioni secondarie contratte negli ospedali, tanto che alcuni hanno lanciato un vero e proprio allarme, e portarci gli animali non va certo in questo senso. Regione Lombardia ha avuto proprio una bella idea! Oltre tutto, i due articoli vengono inseriti nelle norme sul randagismo, dove c’entrano talmente poco da risultare completamente avulsi.

Farmaci in stalla, non ci siamo capiti

In settimana ho ricevuto risposta dal Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico alla mia interpellanza urgente sulle azioni che intende fare il Governo in merito all’adozione di misure tese a migliorare i servizi di farmaco-vigilanza e farmaco-sorveglianza veterinaria.

Se ricordate chiedevo se il Ministro della Salute non ritenesse che la tracciabilità del farmaco veterinario negli allevamenti di animali da reddito senza scorte fosse troppo bassa visto che i dati indicano che si arriva a verificare solo il 21% di allevamenti bovini e il 7% di allevamenti di capi suini. Invece, sono stati controllati l’89% di allevamenti bovini con scorte e l’85% di allevamenti suini. A queste verifiche sfuggono il numero maggiore di aziende zootecniche e il maggior numero di capi. Inoltre, se tutti gli allevamenti senza detenzione di scorte siano stati controllati almeno una volta ogni tre anni e se le aziende controllate rappresentino almeno il 40% degli animali da reddito a seconda delle specie ogni anno. Infine, se il Ministero, non ritenga necessaria una migliore organizzazione dei servizi di farmaco vigilanza e farmaco sorveglianza veterinaria.

Il Sottosegretario mi ha risposto che gli allevamenti autorizzati alla tenuta delle scorte e anche quelli in cui viene dichiarata l’assenza di trattamento sono considerati ad alto rischio e pertanto la frequenza dei controlli è di almeno una volta all’anno. Per quelli sprovvisti di scorta le ispezioni avvengono sulla base del rischio: alto un controllo annuo, medio ogni due anni, basso ogni tre anni. E per quanto riguarda gli 8mila veterinari pubblici, mi ha detto che servono a superare le carenze di organico di regioni e province autonome.

Allora, dico io, forse è giunta l’ora di ristrutturare il sistema dei controlli veterinari e di fare interventi tenendo conto dell’azione che svolgono i liberi professionisti. Ma nel complesso la risposta è stata insufficiente e semplicistica: i criteri indicati dal Ministero non sono quelli che vanno nell’ottica di una riduzione del consumo e una tracciabilità dei farmaci. Quindi, non corrispondono alla realtà. Mi sembra di aver percepito che non si ha presente quello che sta avvenendo dentro le aziende agricole.

Paolo Cova

News dal Parlamento

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Milleproroghe e tante novità

Questa settimana, alla Camera, abbiamo dato il via libera al Milleproroghe, il decreto legge che affronta lo stato di attuazione di numerose leggi, rettificandone le scadenze per raggiungere più efficacemente gli obiettivi previsti. Ora il testo passerà al Senato.

Tra gli aspetti più rilevanti ci sono alcune misure a sostegno di lavoratori e imprese, come la possibilità di prorogare i contratti ai precari delle provincie e delle città metropolitane, l’aumento dell’importo dei contratti di solidarietà in particolari situazioni e la proroga, in alcune circostanze, dell’esonero dal pagamento del contributo di licenziamento a carico del datore di lavoro.

Nuove disposizioni anche sulla trasparenza dei bilanci di partiti e movimenti politici, come l’obbligo di trasmettere agli organi preposti il rendiconto, il verbale di approvazione dello stesso, i relativi allegati e il giudizio sul rendiconto della società di revisione. È stata introdotta anche una sanzione di 200mila euro per chi non ottempera a questo obbligo. Il M5S non presenta il proprio bilancio ed ancora una volta dimostra che per loro la trasparenza sui soldi è un aspetto che va preteso ma mai praticato nei propri confronti.

Altri, specifici interventi di proroga riguardano l’edilizia scolastica, le norme antiterrorismo, gli interventi emergenziali, la ricerca.

Per quanto riguarda nello specifico le politiche agricole, viene prorogata al 30 giugno 2016, limitatamente alle operazioni di pagamento e riscossione riferite all’annualità 2015 e alle annualità precedenti, l’autorizzazione a favore del dirigente delegato del Ministero delle Politiche agricole e forestali a effettuare pagamenti e riscossioni utilizzando il conto di tesoreria dell’ex Assi, l’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico.

 

Sulla Corea del Nord bisogna intervenire

Per quanto sia un Paese chiuso a ogni forma di comunicazione con l’esterno che non sia decisa dal regime, sappiamo tutti in che condizioni versa la Corea del Nord. A inizio anno Pyongyang ha reso noto di aver condotto con successo un test con una bomba all’idrogeno e in effetti il sisma che è stato registrato in quell’area sembrerebbe avvallare l’ipotesi. Altri test sembra siano stati fatti con bombe atomiche a fissione nel 2006, nel 2009 e nel 2013. Per non parlare delle centinaia di migliaia di persone, come denunciato più volte da Amnesty International e confermato di recente dall’Onu, che sono detenute in campi di prigionia politica e in altre strutture del Paese, senza aver commesso alcun reato.

Ecco perché, alla Camera, abbiamo approvato una mozione che impegna il Governo ad adoperarsi in tutte le sedi internazionali, in particolare l’Onu e l’Unione europea, al fine di bloccare la pericolosa escalation militare in una regione già resa fragile da dispute territoriali e con la contemporanea presenza di tre potenze nucleari come la Cina, La Russia e gli Stati Uniti. Inoltre, a evidenziare e condannare le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla Corea del Nord e a intervenire, per quanto di propria competenza, presso i pertinenti fori multilaterali cui l’Italia partecipa e a collaborare con i principali partner regionali asiatici, affinché possano cessare al più presto le gravi violazioni dei diritti umani, si possa mettere fine alle esecuzioni capitali e si possano chiudere i campi di prigionia e “rieducazione”.

 

Un impegno per i frontalieri

Come molti sanno, le province di Como e Varese, ma in parte anche Lecco e Sondrio, contano un numero sostenuto, oltre 60mila, di lavoratori frontalieri, cioè coloro che ogni giorno si recano al lavoro in Canton Ticino e nei Grigioni. Negli ultimi anni, però, soprattutto nella Svizzera italiana, è montata una campagna di vera e propria ostilità verso questi cittadini, al punto che il Governo di Bellinzona ha chiesto a quello di Berna di rivedere i patti che regolano i rapporti tra i due Paesi e che risalgono al 1974. Un nuovo accordo fiscale è stato già in parte approvato, ma crea non poche preoccupazioni nei frontalieri, anche perché il clima, in Canton Ticino, in particolare, non si è affatto stemperato.

Abbiamo, perciò, approvato una mozione che impegna il Governo a richiedere un chiarimento formale alla Confederazione elvetica in merito alle decisioni discriminatorie assunte dal Canton Ticino in contrasto con gli accordi di libera circolazione delle persone; a rivalutare l’accordo tra Italia e Svizzera in materia fiscale in relazione alla formulazione, da parte delle competenti autorità federali e cantonali svizzere, di specifiche assicurazioni formali tendenti ad escludere la validità e l’applicazione di qualsivoglia iniziativa discriminatoria e lesiva dell’accordo di libera circolazione delle persone intercorrente tra Unione europea e Confederazione elvetica nei confronti di cittadini italiani occupati o occupabili in Svizzera e di aziende italiane potenzialmente interessate al mercato elvetico, nonché alla rimozione di ogni forma di discriminazione sin qui messa in campo, compresa l’individuazione da parte dell a Svizzera di una soluzione euro-compatibile di adeguamento della propria legislazione al risultato del voto popolare sull’iniziativa del 9 febbraio 2014 (che vorrebbe reintrodurre il contingentamento delle entrate di cittadini); ad assumere iniziative per garantire, per quanto di competenza, che nel disegno di legge di ratifica si provveda ad assicurare ai comuni di frontiera l’equivalente dell’attuale ristorno delle imposte versate dai lavoratori frontalieri; ad assumere iniziative, anche in sede europea, tese a garantire il rispetto delle norme che regolamentano il riconoscimento delle qualifiche professionali in forza dell’accordo tra l’Unione europea e la Svizzera; ad assicurare che nel prosieguo del processo negoziale sia data adeguata attenzione alla specificità del comune di Campione d’Italia; ad assumere iniziative per prevedere che l’eventuale extra gettito derivante dall’entrata a regime del trattamento fiscale Irpef dei frontalieri venga destinato a potenziar e le infrastrutture nelle zone di confine.

 

Recente accordo sull’indicizzazione del prezzo del latte bovino

 

Lunedì 15 febbraio 2016 alle ore 20.45 in Via Verdi 9 a Vizzolo Predabissi (Mi) presso la Sala Consigliare del Comune vi invito ad una serata di aggiornamento relativa al “Recente accordo sull’indicizzazione del prezzo del latte bovino”.
In particolare la mia relazione approfondirà il processo per indicizzare il prezzo del latte e il rapporto con i costi di produzione.

 

Paolo Cova