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Ogni giorno entrano in Italia 5 milioni di litri di latte da trasformare. Il Ministero intensifichi i controlli

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“Quali iniziative il Ministro per le Politiche agricole intende adottare per tutelare il comparto lattiero caseario e il consumatore, in relazione all’etichettatura d’origine, predisponendo accurate verifiche per accertare la corrispondenza dei prodotti etichettati 100% latte italiano e verificando il rispetto della disciplina che vieta la sottoscrizione di contratti tra industriali del latte e allevatori al di sotto dei costi medi di produzione del latte elaborati da Ismea?”. Lo chiede un’interrogazione a risposta immediata in XIII Commissione Agricoltura della Camera a prima firma dell’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, cui verrà data risposta domani, mercoledì 11 maggio 2016.

 

Nel documento il parlamentare ricorda che la tutela della qualità delle produzioni agroalimentari rappresenta per l’Italia uno dei principali obiettivi della politica agroalimentare, considerato che “il nostro Paese vanta in Europa il maggior numero di prodotti a marchio registrato, oggetto di numerosi e sofisticati tentativi di contraffazione – spiega Cova –. La disciplina sull’etichettatura dei prodotti e sulle conseguenti informazioni ai consumatori costituisce quindi un aspetto centrale della tutela della qualità del prodotto e come tale viene perseguito dal Governo nelle politiche a tutela dei prodotti italiani”.

 

​L​’Italia​ è​ la prima nazione al mondo per il numero di prodotti Dop e Igp, riconosciuti a livello mondiale per la propria qualità​, ma accanto a questi ci sono tanti altri alimenti lattiero caseari che non sono Dop o Igp che arrivano sulle tavole degli italiani come prodotti trasformati con il 100% di latte italiano.​

​Su questi prodotti occorre una verifica seria in quanto, aggiunge il parlamentare, “secondo i dati delle associazioni di categoria, dalle frontiere italiane passerebbero ogni giorno 5 milioni di litri di latte sterile, concentrati, cagliate, semilavorati e polveri per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare mozzarelle, formaggi o latte italiani senza che i consumatori lo sappiano perché non è obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta”.

 

​Cova ricorda anche ​che​ “è stato previsto che​ Ismea (Istituto dei servizi per il mercato agricolo alimentare) elabori mensilmente i costi medi di produzione del latte crudo, tenendo in considerazione la collocazione geografica dell’allevamento e della destinazione finale del latte crudo”. Tutto questo per evitare che siano sottoscritti contratti palesemente sotto i costi medi di produzione in quanto per l’art.62 “è vietato imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose”.

 

Tuttavia, i controlli, per Cova, “non solo non devono mai venire meno, ma vanno intensificati e l’accordo sul prezzo del latte, in questo senso, è fondamentale e va sempre monitorato”.

 

Roma, 10 maggio 2016

“Latte italiano al 100%: attenzione alle pubblicità di certe aziende di trasformazione”

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L’immagine è eloquente: sulla cisterna per il trasporto del latte dell’azienda trasformatrice campeggia la scritta “latte 100% italiano” e, se il messaggio non fosse chiaro, “Genuinità italiane”. Ma all’on. Paolo Cova, parlamentare del Pd, sorge più di qualche dubbio su quelle affermazioni, tanto da indurlo a presentare un’interrogazione.

“Il Governo e il Ministro della Politiche agricole hanno sempre messo in atto interventi di politiche a tutela dei prodotti italiani e della tracciabilità dei nostri prodotti agroalimentari – ricorda Cova –. L’Italia importa quasi il 60% del latte che trasforma in prodotti lattiero caseari, ma comunque resta la prima nazione al mondo per il numero di prodotti Dop e Igp nel settore lattiero caseario, prodotti tipici riconosciuti a livello mondiale per la propria qualità. E il consumatore deve essere informato con una etichettatura facilmente comprensibile sull’origine del latte e la sua zona di provenienza”.

Di conseguenza, “la pubblicità che viene operata dalle industrie di trasformazione dovrebbe essere improntata alla trasparenza e alla corretta informazione del consumatore”.

Per questo Cova chiede di sapere “se l’azienda di trasformazione lattiero casearia in questione usa solo latte italiano in tutti i propri impianti per poter scrivere sulla propria pubblicità 100% latte italiano e se tutti i prodotti lattiero caseari trasformati da questa azienda sono fatti con il solo latte italiano. Eventualmente se provengono da impianti esteri e poi importati in Italia con lo stesso marchio italiano”. E in modo più diretto chiede di sapere “se l’azienda di trasformazione in oggetto acquista latte estero, cagliate estere o latte ricostituito estero e se il consumatore non è stato eventualmente tratto in inganno da questa pubblicità”.

Roma, 30 marzo 2016

Audizione Ministro Martina su TTIP

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Il 19 novembre 2014 c’è stata l’audizione del Ministro per le politiche agricole e forestali Maurizio Martina sul tema del trattato TTIP.

Alcune mie considerazioni:

  •  Gli atti sono pubblici e diffusi come previsto dalla Commissione Europea
  •  Per il settore agroalimentare viene mantenuto il Diritto di Precauzione per cui senza certezze scientifiche non si consente la commercializzazione di alimenti trattati.
  •  Mantenimento delle indicazioni di produzione
  •  Gli OGM non sono tema di questo trattato

Se vuoi leggere la relazione del Ministro Martina clicca su Ministro Martina su TTIP