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L’agricoltura ha il suo decreto

Con 276 voti a favore, 123 astensioni e nessun contrario, questa settimana, alla Camera, abbiamo approvato il decreto legge per il rilancio dei settori agricoli in crisi, che ora passa al vaglio del Senato. Si tratta di un pacchetto di misure urgenti per i comparti strategici del latte, dell’olio e della pesca. Inoltre, il provvedimento intende aiutare i conduttori agricoli colpiti dalle alluvioni del 2014-2015 e razionalizzare la macchina amministrativa destinata al sostegno del settore primario.

Il decreto dà, dunque, una risposta ai 35mila allevatori italiani dopo la fine delle quote latte, consentendo la rateizzazione delle multe per l’ultima campagna, puntando sull’organizzazione e intervenendo sui contratti con novità rilevanti.

Per l’olio, dopo le drammatiche vicissitudini dell’anno passato, si dà il via al piano nazionale olivicolo con lo stanziamento di 32 milioni di euro che verranno accompagnati anche dalle risorse dei Piani di sviluppo rurali (Psr) delle Regioni interessate, con l’obiettivo di arrivare a una crescita del 25% della produzione italiana nei prossimi anni.

Si fa fronte anche alle esigenze degli agricoltori e dei vivaisti colpiti dalla Xylella in Puglia con la deroga per l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale e un primo stanziamento di 11 milioni di euro per i danni subiti.

Viene aumentato il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura, per un importo pari a 250mila euro per il 2015 e a 2 milioni per il 2016.

Sul versante della razionalizzazione amministrativa, vengono previsti la soppressione dell’Agensud e che Agea possa gestire direttamente il Sian (Sistema informatico agricolo nazionale), o affidarne la gestione a terzi selezionati attraverso una gara pubblica.

 

Le mie novità sul latte

Durante la discussione per l’approvazione del Decreto agricoltura, sono intervenuto facendo il punto sulla questione del prezzo del latte e degli splafonamenti. In Aula ho ripetuto quello che ho detto tante volte, ovvero che in questi anni il latte è stato pagato agli allevatori, dall’industria, un costo inferiore al suo valore. Eppure, i prodotti lattiero-caseari trasformati danno valore aggiunto alla materia prima. Il risultato? L’abbandono della zootecnica con il risultato che dal 1996 a oggi ci sono 500mila vacche da latte in meno. E questo perché gli allevatori non ottengono un prezzo adeguato a mantenere aperte le aziende.

Ora, invece, nel decreto si chiede di indicare parametri certi per il prezzo del latte, ma anche molta attenzione al prodotto trasformato perché l’industria paga un prezzo di molto inferiore rispetto a quanto lo rivende al consumatore. Inoltre, prevede che il prezzo fissato abbia una durata di almeno 12 mesi che è una garanzia per i produttori.

Inoltre, poiché l’eccessiva volatilità dei prezzi pagati alla fonte in questi anni ha spingo gli allevatori a fermare i loro investimenti e poiché il mercato è molto frazionato, il decreto prevede anche l’interprofessione, che significa un tavolo dove tutti gli attori della filiera del latte danno un contributo unitario per una migliore strategia di vendita del prodotto.

Infine, il problema dell’eccesso di produzione che nell’ultimo anno ha portato a splafonare le quote latte: grazie a un mio emendamento approvato già in Commissione Agricoltura, costoro vedranno riconosciuta una riduzione del 6% della multa poichè ci sono i margini di compensazione. Con il principio della compensazione si permetterà a tante aziende di superare questa ulteriore difficoltà. E grazie a quanto prevede il decreto, tutta la filiera potrà camminare insieme con un unico obiettivo: valorizzare il prodotto finale.

 

Governo più attento al doping tra militari

Questa è stata indubbiamente la settimana dei miei temi: venerdì il Governo ha risposto alla mia interpellanza urgente sul doping nei gruppi sportivi militari e delle forze di polizia. E, dalle parole del Sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, è parso chiaro che l’agenzia Coni-Nado e la Procura antidoping sono due organismi perfettamente inutili, quanto meno insufficienti, intervengono in ritardo, di solito dopo la Procura ordinaria e non si preoccupano di verificare neanche la reperibilità degli atleti.

Come vi ho già anticipato 65 atleti sono sotto indagine, sportivi che si sono permessi di non comunicare la propria reperibilità ben quattro anni e mezzo fà, dei quali alcuni non persone qualsiasi, ma militari e forze di polizia che normalmente dovrebbero contribuire a farla rispettare la legge, non violarla.

Eppure, dalle risposte che ho ricevuto, appare chiaro che la responsabilità viene fatta ricadere tutta sull’atleta, mai sul gruppo sportivo, sugli allenatori, sulle persone che girano attorno. I comandanti, a quanto pare, non sono tenuti a sapere nulla. Ma ciò deve indurci a una riflessione: si lasciano soli gli atleti, si danno a loro tutte le responsabilità. Per questo mi viene spontaneo chiedermi a cosa serve l’azione dell’agenzia Coni-Nado e della Procura antidoping. Diventano due organismi inutili e fuori luogo se non intervengono mai tempestivamente o non intervengono proprio. Stiamo aspettando ancora adesso il loro intervento.

E anche i Centri sportivi militari rischiano di essere del tutto inutili se i propri atleti si allenano altrove e se non vengono mai sottoposti a controlli.

Perciò, ho invitato il Governo a risolvere una situazione che dimostra tutti i suoi limiti e le sue difficoltà e a impegnarsi a istituire l’Agenzia antidoping terza come previsto dalla Wada.

 

Adozioni: ora si può risalire alle origini

Alla Camera abbiamo approvato un altro importante provvedimento, un testo unificato di alcune proposte di legge, finalizzato ad ampliare la possibilità del figlio adottato o non riconosciuto alla nascita di conoscere le proprie origini biologiche. In particolare, anche per dare seguito a una sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina vigente, è prevista la possibilità di chiedere alla madre se intenda revocare la volontà di anonimato, manifestata alla nascita del figlio. Il progetto, passato con 307 sì, 22 no e 38 astenuti, ora va al Senato.

Le nuove norme garantiscono il diritto dei figli e quello delle madri, che hanno la libertà di rispondere all’interpello del figlio dichiarando di voler mantenere l’anonimato. In questo modo non viene messo in discussione il patto tra la donna e lo Stato fatto al momento del parto. Il meccanismo consente all’adottato non riconosciuto, attraverso i Tribunali per i minorenni, di far interpellare la mamma biologica per verificare se le cose sono cambiate e se vuole dare il suo consenso a rendere noti i dati.

E se la madre dà la sua approvazione, come sempre più spesso accade, offre così a quel figlio una connessione con le proprie origini, un nuovo contatto con la propria storia. Non vengono, tuttavia, legittimate azioni di stato, né si dà diritto a rivendicazioni di natura patrimoniale o successoria.

Il procedimento è avviato su istanza dei legittimati ad accedere alle informazioni biologiche: l’adottato che abbia raggiunto la maggiore età; il figlio non riconosciuto alla nascita, che abbia raggiunto la maggiore età, in assenza di revoca dell’anonimato da parte della madre; i genitori adottivi, legittimati per gravi e comprovati motivi; i responsabili di una struttura sanitaria, in caso di necessità e urgenza e qualora vi sia grave pericolo per la salute del minore.

Ove la madre confermi di volere mantenere l’anonimato, il Tribunale per i minorenni autorizza l’accesso alle sole informazioni di carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche e patologiche, con particolare riferimento all’eventuale presenza di patologie ereditarie trasmissibili.

 

Migranti, ok all’equa ripartizione

Abbiamo parlato anche di migrazioni, tra i vari argomenti settimanali. In Aula abbiamo approvato con 387 voti a favore e 24 contrari la Risoluzione approvata dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. Si sono astenuti i deputati di Sel e la Lega ha votato contro.

Il documento impegna il Governo a valorizzare a pieno, per quanto di sua competenza, in sede europea e nazionale, con particolare riguardo alla riunione del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015, quanto previsto dall’articolo 17 del Regolamento Dublino III, promuovendo un sistema di asilo europeo che consenta un’equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri di primo ingresso e gli altri.

In particolare, uno degli articoli si riferisce alla clausola di sovranità e alla clausola umanitaria, che stabiliscono, da un lato, che uno Stato membro, a prescindere dal principio dello Stato “di primo approdo” fissato dal Regolamento di Dublino, può sempre decidere di assumere la responsabilità di esaminare una richiesta di asilo presentata in frontiera o sul territorio, anche se, in base ai criteri ordinari, la competenza dovrebbe essere attribuita ad altro Stato membro, e, dall’altro lato, che qualsiasi Stato membro, pur non essendo competente per l’esame della domanda secondo i criteri ordinari, può diventarlo in considerazione di esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo. In questo modo, si facilitando i ricongiungimenti familiari dei rifugiati o degli immigrati che arrivano in Italia, diretti verso un altro Stato membro, senza necessità di modificare il Regolamento stesso.

 

Personale in sanità e terrorismo: le mozioni

Due le mozioni importanti esaminate e votate dalla Camera negli ultimi giorni. Una riguarda l’importanza del personale per il Servizio sanitario nazionale e impegna il Governo a valutare di predisporre una revisione complessiva dei vincoli imposti per la sua gestione con provvedimenti volti a favorire il ricambio generazionale; ad assumere iniziative per preservare la dotazione di personale attraverso assunzioni a tempo indeterminato nei servizi strategici; ad assumere iniziative per limitare il blocco del turnover; a rimuovere gli ostacoli che impediscono la mobilità a livello regionale; a introdurre una distinta area negoziale della dirigenza sanitaria.

La seconda mozione si occupa dei recenti episodi verificatisi in Europa e in diversi Paesi dello scacchiere mediorientale che hanno evidenziato l’innalzamento della minaccia terroristica di matrice jihadista. Si parte dal presupposto che in questo preoccupante contesto le scuole e gli educatori si confrontano ogni giorno con realtà sociali sempre più complesse. Il documento impegna, dunque, il Governo a valutare l’opportunità di introdurre nel nostro Paese una strategia nazionale di contro-radicalizzazione, mediante la formazione di operatori qualificati e una campagna di prevenzione che coinvolga la società civile e le istituzioni a tutti i livelli.

 

È ora di cambiare l’Italia

Venerdì 26 giugno , dalle 10.30 alle 19.00, nella Sala dei Teatini di Piacenza, in via Scalabrini 9, parteciperò, in qualità di relatore, all’evento “Cambiare lo Stato per riavviare l’Italia”, al quale saranno presenti, tra gli altri, il sindaco Paolo Dosi, il presidente del Gruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan, il vicepresidente di Confindustria Gaetano Maccaferri, i Sottosegretari di Stato Luigi Bobba e Vito De Filippo, il vicesegretario nazionale Pd Lorenzo Guerini.

Se vuoi leggere il volantino clicca qui.

 

Iniziativa su agricoltura e alimenti

 

Sabato 27 giugno alle ore 21.00 alla Festa Pd Martesana presso Area Feste di Melzo partecipo all’incontro “ Il Mondo Agricolo nuova leva per lo sviluppo” con la presenza di Paola Santeramo, Presidente Confederazione Italiana Agricoltori MI-LO-MB; Antonio Boselli, Presidente Confagricoltura MI-LO-MB; Giovanni Giubilini, Presidente Copagri Uci Lombardia; Coordina: Ernesto Sbolli, Coordinatore circolo PD Melzo.

Paolo Cova