NEWS DAL PARLAMENTO 16 FEBBRAIO

 
 

 

Il Presidente e la Costituzione

In questi giorni ho letto e sentito diversi interventi che ribadivano che Mario Monti, Enrico Letta e il prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri non sono stati eletti dal popolo. Sono certo che nessuno di voi ha fatto queste affermazioni, ma mi sembra opportuno richiamare quanto scritto nella Costituzione Italiana agli articoli 92, 93 e 94.

L'art. 92 recita: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Gli altri due sono i passi successivi (giuramento, fiducia…).

Capisco che 20 anni di centrodestra abbiano instillato l'idea che sia il popolo a scegliere il Presidente del Consiglio e che questa sia la prassi, ma ciò non è mai avvenuto negli ultimi 65 anni.

Mi sembrava doveroso precisare.

 

Di governo e di partito

Le giornate che stiamo vivendo con le dimissioni di Enrico Letta da Presidente del Consiglio mi spingono a fare alcune considerazioni.

Il tema mai chiarito e non ancora risolto è il peso e il ruolo che deve giocare il partito e il suo segretario nazionale nelle varie fasi politiche. Certamente mi riferisco a partiti che non sono “padronali” o movimentisti. Il ruolo è semplice, mentre siamo in minoranza e non governiamo: il partito viene organizzato per fare opposizione e ricercare del nuovo consenso con la costruzione di proposte. Tutto diventa più difficile quando si governa. Lo dico non solo riferito al governo nazionale, ma anche alle vicende locali di tanti comuni. Un sindaco, ma anche un semplice presidente di Consiglio di zona a Milano, si trova a doversi confrontare con i partiti.

Chi decide e chi detta la linea? Abbiamo tantissimi esempi di amministrazioni locali dove la sintonia tra il partito e il sindaco porta a ottimi risultati. Entrambi vedono che il lavoro di squadra serve a entrambi e non offusca nessuno dei due. Ritengo che debba essere un sostegno leale e propositivo, anche schietto, ma non con l'intento di minare l’esperienza amministrativa. Questo dovrebbe essere il percorso che deve ispirare anche il governo del Paese.

Può sembrare che il partito e il suo segretario nazionale giochino un ruolo secondario, forse che vengano anche messi in ombra, ma è una scelta politica di disponibilità e servizio che va nella costruzione del bene comune.

Un’ultima amara considerazione: mi aspetto che cambiare la politica non consista solo in un cambio di velocità, ma anche una maggiore etica, sobrietà e morale.

 

Destinazione ripresa

Destinazione Italia passa alla Camera e vola verso il Senato. Abbiamo approvato il decreto legge con 320 sì, 194 no e un astenuto. Vediamo cosa faranno i senatori e in che tempi. Vi spiego, in sintesi, cos’è questo provvedimento dal nome suggestivo.

Destinazione Italia è, in pratica, la politica del Governo per attrarre investimenti esteri e promuovere la competitività delle imprese italiane. Si compone di 50 misure che incidono su tutto il ciclo di vita dell’investimento e sulla capacità dell’Italia di promuovere la sua immagine all’estero. Misure che toccano numerosi ambiti: dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca, dal rafforzamento della rete estera al miglioramento della reputazione dell’Italia all’estero. Ed è una riforma che interessa tutti: investitori stranieri, imprenditori italiani, mondo del lavoro, mondo della ricerca, professionisti, cittadini. Tra le principali scadenze, in quest’ottica non poteva che esserci Expo 2015, il momento in cui tutto il mondo arriverà fisicamente in Italia.

Cosa cambierà per il cittadino comune? Viene prevista la possibilità di compensare le cartelle esattoriali con i crediti certificati vantati nei confronti della Pubblica amministrazione, anche se solo nel 2014. Viene dato incarico all'Authority dell'energia di ridefinire gli oneri generali di sistema applicati al consumo di gas a carico dei clienti finali, e sono previsti tutta una serie di misure per le rinnovabili che dovrebbero portare a circa 850 milioni di risparmi sulle bollette.

Per quanto riguarda la dichiarazione di efficienza energetica, si stabilisce che deve essere comunque consegnata, entro 45 giorni, anche se è pagata la relativa multa, perché inadempienti. E per chi dovesse essere incappato nel problema della nullità dei contratti di compravendita causati dalla mancata presentazione della dichiarazione, sappia che è stato abrogato al riguardo un comma della legge di Stabilità 2014.

Velocemente altre novità: le piccole e medie imprese potranno utilizzare un voucher da 10mila euro per l’informatizzazione, anche per favorire il telelavoro. L’Agcom dovrà mettere a punto una banca dati degli accessi pubblici a privati a Internet con l’obiettivo di contenere il digital divide nella banda larga e ultralarga. Si mette uno stop al rialzo dell'accisa sulla birra e la possibilità per i librai di utilizzare i voucher per l'accesso alla lettura, anche in forma di e-book. E per le famiglie il bonus libri significa che il Governo ha creato un fondo di 50 milioni di euro, relativo al periodo 2014-2016, per l'acquisto di libri da parte delle famiglie con figli alle scuole superiori.

Sisma, arrivano i soldi

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto di ripartizione del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, per le annualità 2013 e 2014. Grazie a questo intervento verrà proporzionalmente suddiviso tra le tre regioni colpite l'importo complessivo stanziato per il biennio, di 1 miliardo e 100 milioni di euro con queste percentuali: 92,3% in favore dell’Emilia-Romagna; 6,7% per la Lombardia; 1% per il Veneto.

Ciò significa che nella nostra regione arriveranno 73 milioni e 700 mila euro per la ricostruzione nelle aree colpite dal sisma che sono concentrate soprattutto nel mantovano. Come parlamentari Pd ci siamo detti molto soddisfatti del via libera della Presidenza del Consiglio. E spero che finalmente gli amici mantovani e tutti coloro che hanno patito perdite, danni e dispiaceri per l’evento, vedano la luce.

 

In Lombardia il segretario si chiama Alfieri

Alessandro Alfieri, 42 anni, varesino, è il nuovo segretario regionale del Partito democratico. Il risultato è uscito dalle urne delle primarie aperte che si sono tenute domenica, in tutta la Lombardia. Oltre 24mila votanti hanno scelto Alfieri nel 57,2% dei casi.

Due parole sul nostro coordinatore: sposato, padre di una bambina, Alfieri si è laureato in Economia alla Bocconi e, dopo aver vinto il concorso in diplomazia, ha lavorato per quattro anni al Ministero degli Affari Esteri, a Roma e nel mondo. Nel 2002 è stato candidato sindaco di Varese e per quattro anni ha coordinato l’Ulivo cittadino. Per la Provincia di Milano, è stato responsabile per le Relazioni internazionali, seguendo la promozione all’estero della candidatura di Milano all’Expo del 2015. Nel 2010 è stato eletto per la prima volta in consiglio regionale. Confermato nel 2013, attualmente ricopra la carica di capogruppo e, da quando Maurizio Martina ha fatto il salto romano, è stato già coordinatore regionale della Lombardia.