NEWS DAL PARLAMENTO 23 FEBBRAIO

E adesso al lavoro

Dunque, l’Italia ha un nuovo Governo. Sapete tutti come è andata. Forse non è chiaro ai più come procederà. Nelle prossime ore il Governo Renzi si recherà prima al Senato e poi alla Camera per ottenere la fiducia e poter incominciare la sua attività.

Indubbiamente sono state introdotte diverse novità rispetto ai governi precedenti. Mi piace sottolinearne una in particolare, ovvero la rappresentanza femminile che non è un aspetto marginale o secondario. Il rilancio del nostro Paese passa attraverso il pieno coinvolgimento di tutte le sue componenti e l’universo femminile esprime una sensibilità, una attenzione e una ricchezza che devono essere tra le principali risorse per far ripartire l’Italia.

Il giudizio e i commenti sui componenti del nuovo Governo credo sia opportuno esprimerli dopo aver visto al lavoro ognuno di loro. Diamogli una possibilità: rimandiamo apprezzamenti e critiche più avanti, dopo aver valutato cosa sono capaci di fare.

 

L’Agricoltura a Martina

Maurizio Martina, 35 anni, bergamasco, è stato nominato nuovo Ministro delle Politiche agricole e forestali. Prima segretario dei Ds bergamaschi, poi di quelli lombardi, Martina, che è laureato in Scienze politiche, dal 2007 era alla guida del Partito democratico lombardo. Eletto consigliere regionale nel 2010 e nel 2013, la seconda volta si è dimesso quasi subito perché ha ricevuto la nomina di Sottosegretario dello stesso Ministero, con delega all’Expo, dal Governo Letta.

Nei giorni scorsi avevo auspicato la necessità di avere una continuità nel Ministero dell’Agricoltura e la nomina di Martina sembra andare proprio in questa direzione. Sul tavolo del nuovo Ministro ci sono urgenti questioni che devono essere affrontate, a cominciare dalla definizione dei contributi Pac (Politica agricola comunitaria) 2014-2020. In particolare, sarà necessario mantenere un contributo regionale o immaginare un bacino nazionale con più aree di produzione. Inoltre il Decreto agricoltura collegato alla legge di Stabilità 2014 deve iniziare il suo percorso legislativo. E’ un atto importante perché ha la funzione di programmazione del settore agroalimentare italiano. Non posso dimenticare, poi, il problema dei prezzi pagati ai produttori agricoli di ogni settore, dal latte alla carne, dall’ortofrutticolo alla pesca. Martina su questo aveva già iniziato a lavorare com e Sottosegretario e mi auguro che continui nel suo percorso.

Un percorso che vede davanti a sé anche l’accelerazione dei pagamenti dei contributi e la semplificazione burocratica in agricoltura. Sono solo alcuni dei temi che, in parte, Martina ha cominciato ad affrontare, dopo anni di continui cambi di Ministro che hanno immobilizzato il settore.

 

Ma quante proroghe

Grazie ad un accordo tra maggioranza e opposizione, la Camera ha approvato il decreto Milleproroghe con 216 favorevoli e 116 contrari. Adesso passa nuovamente al Senato che dovrà dare il via libera definitivo.

Tra le novità, la proroga del blocco degli sfratti per fine locazione, dal 30 giugno al 31 dicembre; lo stop al trasferimento di 35 milioni dal fondo per i lavoratori esodati al finanziamento della social card; la proroga al 31 dicembre dell’attuale normativa per i Noleggio con conducente, la soppressione della proroga del commissario per il terremoto dell’Irpinia del 1980 e quella del commissario ai rifiuti di Palermo.

Ancora, niente più proroghe, fino a fine 2014 e a fine 2015, per il ricorso alle fonti rinnovabili nella realizzazione di edifici o in ristrutturazioni rilevanti. Diventerà operativo da gennaio 2015 e non dal 3 marzo prossimo, il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti della Campania. Viene poi previsto di emanare un apposito decreto dei Ministeri dell’Economia e della Giustizia che, in base a una direttiva europea, stabilirà i requisiti di specializzazione necessari a un revisore dei conti perché gli venga riconosciuta l'equipollenza con il titolo di commercialista.


Basta soldi (pubblici) ai partiti

L’opinione pubblica lo aspettava da fin troppo tempo. E la Camera l’ha accontentata convertendo definitivamente in legge il decreto su “Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore”.

In sintesi, l’impianto della riforma è questo: si passa dalla contribuzione diretta da parte dello Stato a forme di contribuzione indiretta fondate sulle scelte dei cittadini e a forme di detrazioni. Condizione fondamentale per l’accesso a queste forme di contribuzione è il rispetto dei requisiti di trasparenza e democraticità dei partiti e dei movimenti politici.

In particolare, si stabilisce che i partiti che intendano avvalersi dei benefici previsti dal decreto (le detrazioni e le risorse derivanti dal meccanismo del 2 per mille) sono tenuti a dotarsi di uno statuto redatto nella forma dell’atto pubblico, che deve avere un contenuto minimo indicato dal decreto stesso come, ad esempio, il simbolo, l’indirizzo della sede legale nel territorio dello Stato, il numero, l’attribuzione e la composizione degli organi deliberativi esecutivi e di controllo; i diritti e i doveri degli iscritti; le modalità di selezione delle candidature; le misure disciplinari adottabili; la promozione della presenza delle minoranze negli organi collegiali esecutivi e della parità tra i sessi; le regole che assicurano la trasparenza, con particolare riguardo alla gestione economico-finanziaria.

Non entro nel complicato dettaglio dei registri e dei controlli, ma faccio solo sapere che viene introdotto un meccanismo volontario di contribuzione ai partiti, riconoscendo a ciascun contribuente la facoltà di destinare il 2 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) in favore di un partito politico.

E per quanto riguarda le erogazioni liberali, è stato fissato un tetto di 100mila euro l'anno.

 

Pogliano punta su Lazzaroni

Continua il mio sostegno ai candidati sindaco che ritengo decisamente meritevoli di essere scelti. Questa volta si tratta di un candidato in corsa alle prossime elezioni amministrative di Pogliano Milanese. Si chiama Andrea Lazzaroni, ha 39 anni, è laureato in Giurisprudenza, di professione fa il formatore e il consulente di aziende e organizzazioni, è iscritto al Pd e ha già avuto esperienza come capogruppo di maggioranza e assessore all’Istruzione. Oggi è capogruppo di opposizione della lista civica di centrosinistra Vivere Pogliano.